La mano, la mano, la ricordo come fosse ora la sua mano, mezza in ombra e mezzo colpita dalla luce, una mano che indicava proprio me, al punto che sollevai la mia, quasi senz’accorgermene e l’appoggiai sul petto, in un gesto di domanda, dici a me, ma tu non sai chi sono, che ho fatto nella vita, cosa si nasconde dietro questa barba, sipario chiuso sul cuore incapace di donarsi, perfino il mio giubbetto nero è una barriera insormontabile, un rifiuto di lasciar penetrare chicchessia, forse chiami un altro, il giovane che conta il denaro, tutto preso dal suo gesto economico, innocente, nel suo ridurre il mondo alla circonferenza di un pugno di monete, o il vecchio che si china a fatica, in un ultimo sforzo, prima di arrendersi al tempo che corrompe, o forse il fanciullo, colpito in pieno volto dalla luce più chiara, lui, il puro, vicino a noi perduti pubblicani, sordi a ogni appello che non sia quello delle tenebre, o l’ultima possibilità, l’uomo proteso verso te in un gesto inconscio di stupore, quasi abbandonato a un sentimento incontrollabile, no, stai indicando me, chiami proprio me, con la mano, quella mano che ricordo come fosse ora, mezza in ombra e mezzo colpita dalla luce, proprio verso me che non so più chi sono. Continua a leggere→