Vere emozioni nel cuore degli animali

Gli animali provano emozioni esattamente come noi, afferma l’etologo Marc Bekoff.

Essere felici come un’allodola o matti come una lepre marzolina non sono dei detti stupidi, perche’ gli animali provano emozioni esattamente come noi. Se non bastasse l’evidenza della vita quotidiana accanto a cani e gatti, la “conferma scientifica” viene anche dal prof. Marc Bekoff, un etologo dell’Universita’ del Colorado. Bekoff afferma che gli animali sono degli esseri emotivi ed empatici, che possono provare gioia, felicita’, tristezza, paura, dolore, risentimento e gelosia. Continua a leggere→

Come sempre

sacrificio di Isacco
Sullo sfondo ci sono abitazioni, un castello, alcune case: è la città, la nostra città. L’azione avviene tra noi, sta coinvolgendo noi. Perfino il capro ci riguarda, con quell’aria innocente di chi è sul punto di essere immolato. Anzi, sarei tentato di leggere il dramma non tanto dalla parte di Abramo e Isacco, che rischiano di perdere la fede per lo strano comando del Signore, e nemmeno dalla parte dell’angelo, che ferma la mano già pronta a colpire col grosso coltello da cucina – un’allusione al divieto di sacrificare i figli agli idoli; sarei tentato di leggere il dramma dalla parte del capro, l’unico a portare fino in fondo la logica del darsi, del non concedersi sconti, del rinunciare alla furbizia della percentuale; l’unico senza riserve, che lentamente si trasforma in un altro capro espiatorio, su un altro monte, issato sul patibolo infame ai margini di un’altra città, la nostra, di gente che pensa di riuscire a cavarsela anche questa volta, come sempre. Continua a leggere→

La bambina che nacque sbagliata e poi (italianamente) lo rimase

di Guido Tedoldi

Recensione di Una bambina sbagliata, romanzo di Cynthia Collu, Mondadori, 2009, pp. 349, € 19,00

Questo romanzo è un’opera prima. L’autrice è una donna matura, che a un certo punto della sua vita ha deciso di verificare se la sua personale passione per la scrittura potesse diventare anche un modo per incontrare il gusto letterario del nostro tempo. Così si è iscritta a un corso di scrittura creativa, ha partecipato con risultati lusinghieri a concorsi letterari per racconti, e si è cimentata nella costruzione di un’opera narrativa più vasta. Poi, è come non è, quell’opera si è aperta la strada fino alla pubblicazione: con Mondadori, l’editore più grosso d’Italia. Continua a leggere→

Tassonomia (2)

tassonomia2

Riprendiamo il discorso sulla “tassonomia” cominciato il 9 agosto scorso. In quelle noterelle avevamo dimenticato di dire che il termine è un prestito del linguaggio scientifico perché con tassonomia si intende una branca della storia naturale che studia la classificazione degli esseri viventi e dei fossili (dal greco “taxi”, collocazione e “nomía”, nome). La “tassonomia linguistica” si potrebbe definire, quindi, la scienza che studia il “sesso” dei sostantivi in base alla loro collocazione nei vari settori. In base a questa classificazione, contrariamente al “buon senso”, tendono a collocarsi nel genere femminile i nomi militari che indicano mansioni: guardia; ronda; pattuglia; sentinella e via dicendo. Ma perché proprio femminili dal momento che queste mansioni erano svolte, fino a qualche anno fa, esclusivamente dagli uomini? Continua a leggere→

Tov Meod

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da qui

Nel racconto ebraico della creazione troviamo un Dio ottimista a cui piace ogni cosa che ha plasmato. Si diverte, gioca, come è scritto nel libro dei Proverbi. Ma in Genesi raggiunge il vertice; ogni cosa è buona, e al sesto giorno – è la volta dell’uomo – prorompe in un’esclamazione: non è soltanto tov, buono, ma tov meod, molto buono. Si sa come si chiude la faccenda: l’ottimo elemento, il molto buono, decide di essere se stesso in modo non proprio irreprensibile, convinto dal serpente dei culti idolatrici, simbolo fallico, dio della fecondità, custode delle recondite stanze di prostitute sacre, e tutto finisce, come si dice a Napoli, a schifio. Eppure resta il lampo di quella esclamazione che Dio, passeggiando nella brezza della sera, non ha potuto trattenere: tov meod, un’emozione ingenua, davanti al suo capolavoro.

INTERVISTA A RITA CHARBONNIER

Con la scusa di predirgli il futuro per l’anno successivo (il 1844) un’anziana donna inizia a raccontare a un uomo la propria storia. L’uomo si chiama Alexandre Dumas. La donna, Maria Stella Chiappini. La storia riguarda il passato di Maria Stella e ha a che fare con uno scandalo che avrebbe potuto minare dalle fondamenta l’intero regno di Francia. Questi gli elementi fondanti del nuovo romanzo di Rita Charbonnier, La strana giornata di Alexandre Dumas (Edizioni Piemme).
Di seguito, l’intervista realizzata da Salvo Zappulla.

Massimo Maugeri

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Intervista a Rita Charbonnier
di Salvo Zappulla

Rita Charbonnier è nativa di Vicenza, ha vissuto a Matera, Mantova, Genova, Trieste, per poi stabilirsi a Roma. Ha fatto studi musicali e ha frequentato la scuola di Teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. E’ stata attrice e cantante in teatro, recitando al fianco di celebri artisti. In seguito si è dedicata alla scrittura e, dopo aver collaborato come giornalista con riviste di spettacolo, ha iniziato a scrivere sceneggiature e infine romanzi. Il primo, La sorella di Mozart (Corbaccio 2006), ha riscosso un grande successo in Italia e all’estero, tradotto in ben dodici Paesi. Ha pubblicato per le Edizioni Piemme il suo secondo romanzo La strana giornata di Alexandre Dumas.

– E proprio dal nuovo romanzo desidero iniziare questa chiacchierata. Rita, ancora un romanzo storico, ancora un romanzo con protagonista una figura femminile rubata all’oblio e consegnata alla gloria letteraria. Come mai questa scelta? Continua a leggere→

Smettiamola con le zuffe e ascoltate gli scrittori

di Tiziano Scarpa

Come si chiama quel posto dove un cittadino senza potere può dire la sua su ciò che ritiene importante, dando alla comunità un contributo di bellezza, e a volte perfino di verità e giustizia? Risposta: si chiama letteratura. Ed è una cosa molto seria. È un’ istituzione inestimabile. Dà voce a chi non la può esprimere altrove. Di qualunque classe sociale ed età (guardate gli autori attivi oggi in Italia: Andrea Camilleri ha ottantaquattro anni, Chiara Strazzulla diciannove). Oggi però si preferisce far finta che la letteratura sia una faccenduola mondana che riguarda il successo e le classifiche dei libri più venduti. Mettendo in scena giornalisticamente le baruffe tra chi ha vinto il Premione e chi no: ammanicato di qua, buffone di là… Galli che si azzuffano. I soliti letterati! Ma la letteratura è una conquista politica troppo importante per ridurla a una bega fra narcisi invidiosi. Ci sono voluti secoli per arrivarci. Continua a leggere→

La mano

La mano, la mano, la ricordo come fosse ora la sua mano, mezza in ombra e mezzo colpita dalla luce, una mano che indicava proprio me, al punto che sollevai la mia, quasi senz’accorgermene e l’appoggiai sul petto, in un gesto di domanda, dici a me, ma tu non sai chi sono, che ho fatto nella vita, cosa si nasconde dietro questa barba, sipario chiuso sul cuore incapace di donarsi, perfino il mio giubbetto nero è una barriera insormontabile, un rifiuto di lasciar penetrare chicchessia, forse chiami un altro, il giovane che conta il denaro, tutto preso dal suo gesto economico, innocente, nel suo ridurre il mondo alla circonferenza di un pugno di monete, o il vecchio che si china a fatica, in un ultimo sforzo, prima di arrendersi al tempo che corrompe, o forse il fanciullo, colpito in pieno volto dalla luce più chiara, lui, il puro, vicino a noi perduti pubblicani, sordi a ogni appello che non sia quello delle tenebre, o l’ultima possibilità, l’uomo proteso verso te in un gesto inconscio di stupore, quasi abbandonato a un sentimento incontrollabile, no, stai indicando me, chiami proprio me, con la mano, quella mano che ricordo come fosse ora, mezza in ombra e mezzo colpita dalla luce, proprio verso me che non so più chi sono. Continua a leggere→

Il Bardo ritorna: Gloucester, il cattivo assoluto

di Antonio Sparzani
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Una volta a Londra andai a vedere al National Theater una rappresentazione del Riccardo III: certo non tutto afferravo dell’inglese shakespeariano ma questo iniziale monologo che trovo di eccezionale potenza me l’ero quasi imparato a memoria. Qui ve ne mostro tre versioni piuttosto diverse ma ognuna con qualche suo pregio. Ricordo che Riccardo di Gloucester è fratello del regnante Edoardo IV (primo re della casa di York, dal 1461, con un’interruzione nel 1470-71, alla morte nel 1483), che già possiede un erede, il futuro Edoardo V, e che Riccardo ordirà le più abiette trame, assassinii ecc., per impossessarsi del trono, che naturalmente alla fine perderà, insieme con la vita, nella decisiva battaglia sul campo di Bosworth (22 agosto1485). Questa battaglia segnò la fine dei Plantageneti e l’inizio della dinastia Tudor; il vincitore della battaglia fu infatti Henry Tudor, conte di Richmond, che diventò re col titolo di Enrico VII.. Aggiungo anche che il “sun of York” della seconda riga è già un gioco di parole tra il sole, emblema del re Edoardo e il “son”, cioè suo figlio. (Questa è la classica versione di Laurence Olivier).
Credo che il testo poi parli da solo:
The tragedy of king Richard III:
Enter GLOUCESTER, solus:

Now is the winter of our discontent
Made glorious summer by this sun of York; Continua a leggere→

LA BELLEZZA E L’INFERNO di Roberto Saviano

Nei giorni scorsi l’amico scrittore Adriano Petta mi ha inviato una mail con, allegata, una recensione al volume “La bellezza e l’inferno” di Roberto Saviano.

Nella mail mi scrive: “È un libro importante anche per il significato stesso della scrittura: se io potessi ne farei uno dei testi fondamentali di ogni scuola di scrittura creativa…”
Pubblico la recensione di Adriano qui di seguito.
Massimo Maugeri

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«La bellezza e l’inferno» di Roberto Saviano
Mondadori – Strade Blu – euro 17.50

carne e sudore della verità

di Adriano Petta

Un libro che appare in un periodo particolarmente buio per il nostro Paese, in cui la verità è… tutto e il contrario di tutto! Molti presunti intellettuali e pseudo-giornalisti ignorano chi tenta di riscrivere la storia d’Italia, negano o sminuiscono il dilagare trionfante delle organizzazioni criminali che ci avvelenano, privano il nostro popolo del loro grido d’allarme. A depurare questa atmosfera ammorbata, a squarciarne le tenebre, è apparso «La bellezza e l’inferno» di Roberto Saviano, degno seguito di «Gomorra». Continua a leggere→

Viedellapovertà 1

Mi bastava ciò che guadagnavo. Le spese, certo: un mutuo consistente, le pesanti bollette di luce, gas, telefono; e quelle impreviste, visite o cure mediche a pagamento, un conguaglio da pagare, un regalo, e via dicendo. Ma ci scappavano sempre i libri, le riviste, una serata al cinema.
Poi la separazione, lo stare insieme diversamente, coi figli; l’abbandono di una casa col mutuo ancora da pagare, la rinuncia agli arredi comuni, alla propria auto, alle proprie cose; e una nuova casa in affitto, altri arredi, utensili e oggetti necessari da comprare; e un cumulo di vecchie e nuove bollette. Continua a leggere→

La dimensione religiosa nel vissuto della sofferenza psichica

di don Giovanni Moletta

(Don Giovanni Moletta, sacerdote, docente, teologo e moralista, è stato un animatore della vita religiosa e intellettuale di Vicenza e del Veneto. Io lo conobbi come docente di filosofia ed ebbi occasione di frequentarlo brevemente. Mancato nel gennaio 2006, desidero ricordarlo attraverso il rigore e la passione intellettuale con cui affrontava i temi del vissuto e della sofferenza. Queste sono alcune note impiegate nei suoi corsi e conferenze.)

La sofferenza poco o tanto, prima o dopo bussa alle porte della vostra vita ed ha sempre un riflesso psichico, in quanto influisce sulla nostra psiche e spirito.
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Fratello

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da qui

Mi chiedo che significhi, oggi, il termine fratello. Con quelli di sangue mi divertivo e litigavo, rapporti di odio-amore, gelosie, complicità. Non è facile condividere in sei i genitori e tutto il resto. Dal mio letto a castello guardavo il mondo come dall’oblò di una nave fantasma. I compiti fatti di corsa la mattina, le scenate di papà, i campionati con le scatole di mini-soldatini. La parola fratello, all’inizio, è un odore e un sapore, sono urla e botte, risate e trasgressioni. Come prete, i fratelli li ho perduti. Tutti tranne uno: l’altro consacrato di famiglia, schierato su fronti paralleli; ci lanciamo messaggi da una trincea all’altra, quasi senza parlare. Poi i fratelli sono diventati altri, quelli che condividono il rischio quotidiano, la fatica e l’assurdo del vivere. A loro devo dare l’esempio, essere là dove serve, costi quel che costi. Solo da poco il termine fratello mi rimanda a qualcos’altro: l’immagine di un uomo che mi cammina a fianco, e ha conosciuto, non so come, gli stessi odori e sapori dell’infanzia, ha dormito nei letti a castello, subìto la gelosia e le botte, riso e pianto con me, studiato alle sette del mattino, condiviso la lotta e la fatica. Sono sceso nell’ultima trincea? Quando appari all’orizzonte, fratello, ho paura che stia per succedere qualcosa. Spero che stia per succedere qualcosa.

Notte di San Lorenzo

Eppure ci ho provato a contarle. Mi ci sono messa d’impegno, quando ero bambina, poi adolescente. Sapevo che sarebbe stato difficile, impossibile, ma io ci ho provato. Volevo contare quante più stelle possibili. Per un mio sfizio, per vedere fin dove arrivavo. Per constatare personalmente, la sera del 10 agosto, con una semplice sottrazione, se qualcuna mancasse all’appello. Continua a leggere→

Pogrom

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POGROM

di Nadia Agustoni

Nel Punjab si è consumato uno dei non pochi pogrom che stanno devastando quella parte geografica del mondo che comprende India e Pakistan nelle regioni dove confinano. Articoli scarni ci informano che in un piccolo paese di nome Gojra una festa di matrimonio della minoranza cristiana ( il 2%  in Pakistan) è stata il pretesto di un massacro (QUI). I cristiani accusati, oltretutto ingiustamente, di avere lanciato sugli sposi dei foglietti strappati dal Corano sono stati fatti bersaglio di una rappresaglia crudele. Otto persone sono morte, bruciate vive e solo il fatto che l’allarme era già scattato ha impedito che le cifre degli uccisi salissero di altre unità. Leggendo la notizia, soffermandomi su alcuni particolari ho ricordato gli articoli della scrittrice indiana Arundhati Roy sugli eccidi del 2002 nel Gujarat. E’ subito evidente che non si tratta mai, in nessun caso, di pogrom che nascono da rabbia momentanea qualunque gruppo li compia. La spontaneità dei linciaggi è esclusa per l’uso di una quantità inspiegabile di armi e per l’impiego di gruppi di individui trasportati sul luogo dell’eccidio con autobus. Continua a leggere→

La tigre

 

– Guilherme Marcondes & Trattoria, William Blake, Renata Morresi & un pizzico di Dino Campana

 

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Tigre! Tigre! Bruci bestia,

nella notte, nella foresta,

quale occhio disumano

fu capace di forgiare

la tua simmetria fatale?

 

In che cieli o abissi persi

s’infocarono i tuoi occhi?

Su che ali osò aspirare?

E che mano osò attizzarti?

 

E che spalla, che sapere

torse i tendini del cuore?

Quando il cuore si è contratto

quale piede spaventoso,

quale spaventoso braccio?

  Continua a leggere→

La Tana degli Alberibelli

Marino Magliani, La Tana degli Alberibelli, ed. Longanesi, 2009, pp. 329, € 18,00.

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di Luigi Preziosi

Jan Martin, un giovane olandese agente di un’agenzia europea antifrode, viene in Italia per indagare su fondi europei dirottati a fini di privata speculazione verso la costruzione di un porto turistico dalle dimensioni imponenti, forse il più importante del Mediterraneo. Jan agisce sotto copertura: lo scopo ufficiale della sua venuta, infatti, è un’attività da archeologo, consistente nella ricerca di notizie circa la verità d un racconto popolare che narra di due disertori francesi rifugiatisi in una grotta della zona (la Tana degli Alberibelli, appunto) subito dopo la battaglia di Marengo in attesa di trovare un imbarco per Cipro e rifarsi una vita. Entrambi facevano uso di hashish (secondo una vulgata l’hashish fu introdotto in Europa proprio da reduci delle campagne napoleoniche in Egitto) e se ne servivano utilizzando un mestolino d’argento in cui lo mescolavano con la menta il cui ritrovamento costituirebbe la prova della storicità della leggenda. Continua a leggere→

Pezzi di vetro

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da qui

Ne ho viste tante, nella vita, come molti di noi del resto. Se scrivessi un romanzo di formazione, ne uscirebbe un volume dell’ampiezza de L’uomo senza qualità, se non della Recherche. Ma ho una passione per la sintesi, riduco anni di drammi in una riga, e le gioie più incontenibili in una sola parola. Forse per questo ascolto a lungo, perché trituro le parole in una centrifuga spietata, lasciando spazio a quelle degli altri: mi sembrano sempre ridondanti, esagerate, ma quanto più mi mettono a disagio, tanto più le accolgo come il dono di un bambino, incapace di collocare il mondo in una forma. Penso che tutte le parole abbiano origine nello stesso punto, si affacciano all’orizzonte della storia per una stessa chiamata. Dolore e gioia sono uniti da un’unica grammatica, si coniugano e declinano secondo regole identiche. Tutte le frasi della terra potrebbero raccogliersi nel palmo di una mano, facendo attenzione a non tagliarsi, perché le parole possono far male, come pezzi di vetro che aprono squarci improvvisi senza che nemmeno te ne accorga.

Tassonomia

tassonomia

Si tranquillizzino i cortesi blogghisti, non abbiamo intenzione alcuna di angosciarvi trattando di tasse o della legge finanziaria, per questo bastano i vari radiotelegiornali che, implacabili, entrano nelle nostre case proprio quando avremmo un gran bisogno di rilassarci dopo una giornata faticosa, seduti davanti a una tavola imbandita a gustarci un buon piatto. No, state tranquilli. Vogliamo parlarvi di un argomento che non tutti i sacri testi grammaticali riportano – essendo riservato agli addetti ai lavori – che va sotto il nome di “tassonomia” (tassonomia) e che, ripetiamo, non ha nulla che vedere con le tasse. Continua a leggere→