Idea Vilariño

di
Milton Fernàndez

A Montevideo, il 29 aprile 2009, è scomparsa la poetessa Idea Vilariño. Vi spedisco un profilo molto personale della sua esistenza. Chiedo scusa ma ci sono voci che suonano ancora più forti quando vengono a mancare. Come ha detto qualcuno (amaramente) “La morte continua ad essere il miglior (a volte l’unico) sponsor dei poeti”.

Milton Fernàndez

Costano cari i giornali in Uruguay. Suppergiù quanto un chilo di carne. Sono in pochi a permetterseli. E poi, per le notizie importanti c’è la radio, il passaparola, i muri della città. Lì, le nuove (quelle importanti) sostano a lungo, fino a quando il tempo non decide di cominciare a importunarle. Continua a leggere→

Vivalascuola. A cosa serve il latino?

A cosa serve il latino? A cosa serve la seconda lingua comunitaria? A cosa serve l’insegnante di inglese? A cosa servono gli insegnanti tecnico-pratici? A cosa serve il diritto? A cosa serve il liceo scientifico tecnologico? A cosa serve il liceo delle scienze sociali? A cosa servono le compresenze? A cosa serve la scuola pubblica? Visto che abbiamo la nostra maestra unica?

Lingua latina moritura nos salutat!
di Lucia Tosi

Mi capita di pensare spontaneamente sempre più spesso ad una cosa a cui, un tempo, mi sforzavo di pensare, alla quale quasi mi imponevo di credere. Sapevo che non era, allora, un moto spontaneo dell’animo Continua a leggere→

La montagna

Franco non sembra uno che caccia balle. Franco ha una ditta di disinfestazioni, derattizzazioni, pulizie industriali, cose così. Lavora anche per grossi nomi, industrialoni, potenti vari, gli disinfesta case e palazzi. Franco sembra dire il vero quando racconta che ha vinto un appalto per eliminare le zanzare dalla villa del Conte Tizio, giù in Liguria.
-E quanto ti paga per togliergli le zanzare?- gli faccio.
-Dodicimila.-
-All’anno?- chiedo, tanto per scrupolo, che già mi sembrano tanti.
-No, al mese.-
-….- Continua a leggere→

Tre giorni

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da qui

Dopo tre giorni di massacro mi chiedo cosa resti, di tutto questo.
In fondo, sono quattro turni di prime comunioni.
Un incubo, con la febbre alta.
Se almeno nascesse qualcosa da questo seme, da questa febbre assurda dell’amore.

L’amore è una custodia di violino

custodia

di Alessandro Ansuini

“Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere”
Adolf Hitler (1936)

“Non ne posso più di queste gocce” disse Lavinia
e sprofondò nel divano esatta e liscia come una mosca
inghiottita da una pianta carnivora
“Però sono commestibili” dissi io e lei rimase muta –
nella casa zigzagava ronzando il moschone della televisione
e le cose erano gialle e ferme e noi non ci facevamo
distrarre né dal colore né dall’atteggiamento e in fondo
le finestre erano aperte, le palazzine incorniciate
i film erano muti e la Madre era didascalica
tutta mani in pasta e borsellini e caschi d’insalata
e sul “Cosa faccio per cena” Lavinia indossava i pattini
io comunicavo voglie come fossi l’inserto d’un giornale
che si sfoglia frusciando. Continua a leggere→

L’esperienza italiana di Ken Shulman

Articolo di Ken Shulman

Testo introduttivo e intervista finale di Giovanni Agnoloni

Ken Shulman è un giornalista e scrittore di Boston, che nel corso degli anni si è occupato di politica, sport e cultura in tutto il mondo per testate come Newsweek, The New York Times, The International Herald Tribune, BBC e Associated Press. Ha vissuto per 15 anni in Italia (soprattutto a Firenze) occupandosi del campionato italiano di calcio e scrivendo anche il libro “Anatomy of a Restoration”, (Walker and Co, 1991) saggio imperniato sul restauro della Cappella Brancacci. Come giornalista sportivo ha seguito tre Coppe del Mondo, e ha viaggiato e si è occupato delle realtà di paesi come Brasile, Israele e Palestina, Turchia, Russia, Liberia, Sierra Leone, Giappone, Sud-Africa e Cuba. Continua a leggere→

Chi ha ragione?

Se la regina grida “Il re è nudo”
di Curzio Maltese

Se a gridare “Il re è nudo!” stavolta è la regina, la notizia fa il giro del mondo. Del mondo più che dell´Italia, anche se il re, anzi l´imperatore, tocca a noi. Tutti i giornali e i siti del mondo titolano con caratteri di scatola le critiche di Veronica Lario al ciarpame politico di Berlusconi e aprono un dibattito sulla democrazia in Italia.
Da noi il dibattito è già chiuso, nascosto dai telegiornali o recintato nell´angusta dimensione del conflitto coniugale, troncato e sopito dai cani da guardia del giornalismo, sommerso infine dal mare della banalizzazione. I regimi sono sempre banali. Continua a leggere→

Poeti-guitti, poeti-fosfeni

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Franco Cordelli, Il poeta postumo, Le Lettere, 2008, pag.265, euro 28,00.

Chi avrebbe potuto concepire un explicit più folgorante? Quale allegoria più potente e abbacinante di quello sfascio di tubi Innocenti e di assi di legno che, nella sua distruzione, racchiudeva la fine di un’epoca, di un movimento, del ‘sogno di una cosa’? Ma forse persino di una generazione, se si riflette su come poi sono andate le cose. Continua a leggere→

Una gita a Croisset – con appunti di narratologia sulla descrizione

di Alfio Squillaci

Il treno fila via liscio sulla dolce pianura normanna costeggiando per alcuni tratti la Senna che qui s’allarga e si distende nell’ultima corsa verso l’Atlantico. Ci lasciamo alle spalle Parigi ed abbiamo per meta Croisset, sobborgo di Rouen, dove Flaubert visse la maggior parte della sua vita, scrisse i suoi capolavori narrativi e quelle stupende “Lettere” che non finiscono mai di sorprendere.

Il paesaggio è dolce e pervaso da quella malinconia che nei viaggi non sai mai se attribuire alle cose o all’occhio che le scorge, benché la giornata risplenda di piena luce primaverile. « È soprattutto quando si viaggia che si sente profondamente la malinconia della materia, che altro non è che la nostra anima proiettata sugli oggetti » dice Flaubert in una lettera. Ecco, questo è uno scrittore, grande o piccolo non sappiamo dire, ma nostro: colui che ricostruisce con nitida esattezza ciò che è un nostro confuso pensiero. Ed è proprio a partire da questo muto dialogo fra i nostri e i suoi pensieri che si stabilisce il primo riconoscimento, e, in seguito, al ripetersi dell’esperienza, l’attaccamento affettivo e il travaso da una sensibilità all’altra. Continua a leggere→

Vorrei dopo ogni parola

di Michele Caccamo

vorrei dopo ogni parola
un distruggente piacere
che ti tocchi le mani
una parola chiusa
e aderente quanto un bacio
e come sarai turbata amore
così lontana da te stessa
alla fine del tuo corpo
a confessare e perdonare
la tua bocca che vola

*

tu mi converti
e baci ogni parola
ed hai il senso dell’ossigeno
del piacere per entrambi i corpi
e ti lasci cadere le mie mani aperte
perché siano una memoria
io ti credo religiosa Continua a leggere→

“Lupi contro un duca”, di Alberto Pezzini

Sono dovuto partire di notte. Al freddo. Eravamo inseguiti dagli uomini del Duca. Mia moglie aveva rifiutato di concedersi la prima notte a lui. La prima notte di nozze. Io non ce l’ho fatta. Sembravo un uccello impazzito. Ardevo di rabbia. E’ quella che mi ha permesso di prendere quattro stracci, mia moglie, bella come una luna fiorente nel cielo, e salire verso il passo.
Di notte è dura. La luna ci ha fatto da battistrada. Era grossa, piena, estiva. L’aria faceva da contraltare. Fredda come una lama. Bruciava come il ghiaccio. Sarà che eravamo giovani e
neanche i lupi mi spaventavano.
Siamo finiti al Pian delle Gorre. Lì abbiamo lasciato i cavalli. Li abbiamo
abbandonati a loro stessi. Volevo ucciderli ma mi è mancata la mano. Uno dei due, Luce, mi
ha cresciuto. Continua a leggere→

Davide Sapienza al Trento Film Festival

Vi segnalo questo intervento dello scrittore Davide Sapienza per il Trento Film Festival: tema, il Grande Nord, la sua natura e il suo spirito, davanti alle sfide poste dalla modernità. Il servizio video è a cura della Web Tv di Trento Festival 2009. Continua a leggere→

L’invidia: desiderare qualcosa perché qualcuno ce l’ha

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di Damiano Mazzotti

Si può considerare l’esperienza invidiosa come l’insieme di diversi stati affettivi: desiderio di qualcosa o di qualcuno, sentimento d’inferiorità, risentimento verso l’altra persona, verso se stessi e verso il destino, e a volte senso di colpa e ammirazione. Ogni singola esperienza d’invidia si può collocare lungo un continuum, con ad un polo l’invidia elementare, definita prevalentemente dal fatto di non avere qualcosa che l’altro ha (un barbone che desidera un cappotto per non morire di freddo), e l’invidia sociale, che invece di essere centrata sulla mancanza del bene si focalizza sull’altra persona e sul rapporto di inferiorità con quella persona (l’adolescente viziata che ruba o si prostituisce per comprare l’abito firmato che l’amica più ricca possiede), fino ad arrivare alla forma di invidia maligna che si alimenta delle sfortune degli altri (io non l’ho, ma ora non l’hai nemmeno tu…). Continua a leggere→

La rivoluzione e-book. Il libro nel taschino

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di Ernesto Assante

IL Kindle e il Sony Reader (o l’iLiad, il Cybook, l’iRex, tanto per citare i più diffusi e-book reader) stanno conoscendo un improvviso successo, dovuto al miglioramento della tecnologia e, soprattutto, a una disponibilità di testi elettronici fino a oggi sconosciuta. Oggi si possono trovare nelle librerie degli e-book reader con una collezione di libri pre-caricata, oppure ci si può collegare ai negozi online che vendono i testi, o ancora servirsi del grande lavoro fatto da appassionati come il Project Gutenberg o l’italiano Progetto Manuzio per scaricare libri i cui diritti sono scaduti (dalla poesia latina alla Divina Commedia, fino a testi del primo Novecento), o rivolgersi all’enorme catalogo di Google Ricerca Libri, con oltre dieci milioni di testi, o ancora finire nel mare della pirateria online. I numeri parlano chiaro: tra il 2007 e il 2008 il mercato negli Usa è praticamente raddoppiato e oggi tutti i principali editori e distributori anglo-americani e tedeschi si stanno attrezzando, stringendo accordi con aggregatori e integratori, con l’obiettivo di offrire un nutrito catalogo di e-book alle librerie. E la Sony ha annunciato un accordo con Google per distribuire i suoi libri digitalizzati. Continua a leggere→

IN UN FRATTEMPO di Marco Rovelli

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 (Salgareda, Treviso, Veneto)

Il presidente del consiglio Romano Prodi ha detto, il 12 aprile 2007, che i morto sul lavoro sono “martiri”. Questa definizione ricorre di continuo, in bocca a politici e giornalisti. Ma a un uomo lucido tocca di pensare fino in fondo le proprie parole. Come è ben noto, la parola “martire” significa “testimone”. Martire, allora, è colui che offre la propria vita per testimoniare qualcosa. Questo qualcosa è Dio, nel caso dei cristiani che venivano gettati nelle arene, o la Libertà, nel caso dei partigiani uccisi come “banditi”. In entrambi i casi c’era una assoluta consapevolezza di andare alla morte, in nome di una Causa superiore, nei confronti della quale la propria vita individuale passava in secondo piano. Un martire mette sempre in conto la propria morte. Ma per Jasmine Marchese – ventun anni, che lavorava come interinale di notte, producendo ante di legno per mobili che finiscono all’Ikea, per pagarsi le rate della macchina, arrivare a metter su casa, essere indipendente – non c’era alcuna Causa al servizio della quale offrire la propria vita. O se ci fosse stata, non era certo quella. Jasmine era forse disposta a morire affinché noi tutti possiamo godere dei mobili dell’Ikea? Continua a leggere→

Da Le finestre Verdi

di Fabrizio Falconi

Mare verticale

Incanta l’onda, irretisce
gli sguardi prima che il sole
declini
a Occidente, rosso come sipario:
mare
mosso e mai stanco
mare madre e mare vulcano
mano di Dio, e Dio nella mano.

 

Lontananze, madre,
ne ho attraversate,
e teneri addii, pallidi
arrivederci,
mesti ritorni,
perdite, mancanze,
ironiche attese
sparsi giorni tinti di ricordi,
mancavano i tuoi,
mancano anche oggi
quel che eri, quel che sei
il nastro di organza,
il ditale, la spilla. Continua a leggere→

Botta e risposta: Enzo Bianchi – Vito Mancuso

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Com’è difficile dialogare

di Enzo Bianchi

Da anni vado ripetendo che con la fine della cristianità e lo sviluppo di una società civile sempre più consapevole della propria laicità e della molteplicità di culture e religioni che si incontrano e intrecciano nel quotidiano, la capacità di dialogo e di ascolto reciproco diventano condizioni indispensabili non solo per una crescita in umanità ma, in prospettiva, per la stessa sopravvivenza di una convivenza civile degna di tale nome. Ma accanto a questa convinzione se ne riafferma in me anche un’altra: nonostante i numerosi sforzi che da più parti si compiono in questo senso, restiamo ancora “all’età della pietra” per quello che concerne il dialogo, tuttora balbettanti nel definire e soprattutto nell’assumere una autentica “deontologia del dialogo”. Continua a leggere→

Vada giù, vada giù

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da qui

Verrà un giorno in cui solo i belli avranno diritto di vivere.
Il mondo sarà una superficie levigata su cui più nulla farà attrito.
Supplicheremo di vedere un volto insignificante, un brutto muso, ma l’orizzonte sarà vuoto e muto, come una stanza di obitorio.
Solo allora sarà chiaro che la verità era nel rovescio delle cose; che attraverso le contraddizioni, le crisi, le ferite si entrava nella vita.
Ma sarà troppo tardi: la velina sculetterà un’ultima volta, poi tutto precipiterà nel nulla.