Caterina coltiva un bel giardino.
sarebbe molto bello, perlomeno,
se non fosse un giardino
condominiale, mal recintato,
se le talpe i condòmini i vicini
non fossero un’incivile
marmaglia multietnica.
Di notte veglia, scrive poesie.
Ne ha tante, ripartite in varie aiuole
ordinate e catalogate:
queste per Dio, queste per la mamma,
queste erotiche e queste invece no.
Queste contro la guerra e queste (ahi quante!)
per lui, per l’altro, insomma per l’amore.
Un tempo se ne vergognava,
le teneva per sé, le concimava
ogni giorno con il disprezzo
dell’ultimo suo amante.
Ora, chissà perché,
le va offrendo ai passanti
in mazzi di foglietti scompagnati
strappati a mille quaderni. Caterina
è una pazza, una prodiga mendìca
che squaderna il suo cuore di fanciulla
nell’indifferenza del mondo.
Nei giorni di pioggia, ai semafori,
con in mano quei fiori appassiti,
si china sul parabrezza
e ti guarda. E’ ancora una bambina.
Ha occhi scuri e supplici di cane,
tristi come l’inverno.
“Autoreverse” a Milano
Benidorm – di Giulia Colavolpe Severi

Stanotte ho sognato Benidorm. Non ci sono mai stata. Ogni tanto ne sento parlare, di questo divertimentificio, pare che sia una città in plastica. Qualche articolo sui giornali, forse un saggio di sociologia urbana. Nel sogno ero prigioniera in un hotel abbandonato, nel pieno centro cittadino. Un hotel-condominio, di sole donne. A tenerci prigioniere era un manipolo di pazze assassine. Bellissime, magre, neanche un capello fuori posto, vestiti all’ultima moda. Un manipolo di pazze assassine fashion addicted. L’hotel di Benidorm è sbaraccato da troppi anni. Restano solo i pavimenti, le scale squallide, tra un ambiente e l’altro enormi porte a vetri. La luce filtra scarsa, le finestre sono luride, forse è rimasto un divano rosso, anni ottanta, squadrato. Mi sembra di ricordarne uno così in un angolo. Divano o meno, sono seduta in terra. Vicino a me c’è un’altra disgraziata. Stiamo così, passiamo le giornate ad aspettare che vengano ad ammazzarci. Continua a leggere
Io ti capisco
Non ha importanza – di Ettore Malacarne

Quando sono venuto a prenderti tua madre non mi ha salutato, appena hai aperto la porta l’ho vista voltarsi ed entrare in cucina. Non ho avuto bisogno di altro per capire di cosa parlavate anche questa sera. Tua sorella invece è stata come sempre carina con me, mi ha offerto un bicchiere di vino, recitando la sua parte da donna di casa, ed abbiamo giocato un po’ con la play station, mentre finivi di truccarti. Quando siamo usciti mi ha fatto ciao con la mano da sopra il divano, come se facesse qualcosa da tenere nascosto. Divertita dalla situazione mi salutava e guardava verso la porta della cucina per vedere se tua madre fosse lì a spiare le nostre mosse. Continua a leggere
OH, VALENTINO!
Oh! Valentino vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!
Solo, ai piedini provati dal rovo
porti la pelle de’ tuoi piedini;
porti le scarpe che mamma ti fece,
che non mutasti mai da quel dì,
che non costarono un picciolo: in vece
costa il vestito che ti cucì. Continua a leggere
Rien ne va plus -Bloggers in gioco
Il progetto
nasce a novembre del 2007: dopo un gioco-concorso che ha coinvolto oltre centotrenta autori, una caccia spietata ai talenti letterari della Rete, e un editing serrato, fra pochi giorni si trasformerà in un libro e farà capolino nelle librerie italiane.
Questa è la postfazione di Enrico Piscitelli – curatore di Rien ne va plus (Las Vegas edizioni, 2009).
FAQ: una postfazione in tre domande e sette note.
[FAQ: acronimo di Frequently Asked Questions, ovvero le domande più frequenti; è costume della Rete fornire tutte le risposte una ed una sola volta; queste risposte sono elencate in una pagina di FAQ.]
Ero con i bei nomi dell’editoria italiana – non tutti, ma diversi.
Ecco: si era tutti lì, a fare le cose che fanno in questi casi i bei nomi
dell’editoria italiana: mangiare a scrocco, e tirarsela senza dare troppo
nell’occhio. Continua a leggere
Incredibile
Sono appena tornato dal concerto di Ivano Fossati.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Po4WJfrmUrg]
da qui
Title track – di Franz Krauspenhaar

Ti ho vista, attricetta. Ti ho vista camminare con lui per la via del lusso giovane. Siete entrati in un negozio di abbigliamento. Sono stato a guardare dentro la vetrina per quasi un’ora. Eravate scomparsi alla mia vista, come esclusivi, come involti in una protezione tessile di gran marca. I miei occhi erano chiusi, come se avessi messo un tappo nero all’obiettivo della Canon. La mia. Quando siete usciti ho gettato a terra la sigaretta appena accesa e vi ho seguiti. Continua a leggere
Nè poesia, nè spirito.
Poca Poesia, poco Spirito in questo post. Piuttosto una logica elementare, rozza, pure qualunquista. Continua a leggere
Domenico CIPRIANO – Poesie da: “Il continente perso”
L’isola sarà vuota
senza la nostra presenza
un cuore di latta trasparente
ma tu pensami, pensati
negli sguardi sconosciuti
pensa ai corpi inutili, diffidente
perché vale solo una vita
quella della mente.
(Illetas, Palma de Mallorca, 3 agosto 1999)
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Copyright
Antonio FIORI – Poesie da: “Trattare la resa”
Rina in giardino
Concerto di ronzii di calabroni
in tarda primavera nel giardino
– ricordo il sorriso e la postura
in quella sera sarda di profumi
di Rina dolce seduta al tavolino.
Non so se conoscesse i fiori
ed i misteri dell’arte del giardino
gli insetti strani o i bulbi bruni
– so solo che vendette gli anni
un giorno di nascosto
ad un bambino. Rina è così
rimane senza età, si guarda intorno
sempre un po’ svagata ed oggi è qui
nella fotografia che l’ha fissata.
Provette ed alambicchi anche noi usiamo,
genetisti autodidatti della parola
e ben sappiamo, irta di dubbi e fedi
la vita, nostra sostanza sola.
Nota: gli ultimi quattro versi costituiscono un testo autonomo, ‘Provette ed alambicchi’, della raccolta Sotto mentite spoglie( Manni, 2002)
25 brandelli di me che avreste sempre voluto conoscere (ma che non avete mai osato chiedere).
[Quella che segue è una sorta di catena di Sant’Antonio nata su Facebook. Si è diffusa a macchia d’olio in tempi rapidissimi. Ho letto pezzi notevoli, di grande spessore umano e letterario. Mi vengono in mente – per citare due redattori di LPELS – quelle di Guido Tedoldi e di Franz Krauspenhaar. Ho pensato di proporre i miei 25 punti anche qui. Beninteso, siete autorizzati a saltarli a piè pari. GC.]
1) Quando sono nata, mio padre ha dichiarato, in preda alla comprensibile esaltazione di un 47enne che aveva perso le speranze di avere una/ un figlia/o: «Guardate, mi somiglia! Ha il mio stesso naso!». Il punto è che voi non avete ben presente il naso di Cenciarelli senior. Mia madre e mia nonna lo hanno lasciato vivo perché non volevano che crescessi orfana di padre. Continua a leggere
I gialli e il NebbiaGialla Suzzara Noir Festival di Paolo Roversi
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Paolo Roversi nato a Suzzara, vicino Mantova, nel 1975, è scrittore-giallista e saggista. Laureato in Storia Contemporanea e studioso di Charles Bukowski, ha dedicato a questo autore, tra l’altro, la sua prima biografia italiana, che ha realizzata con l’aiuto di Fernanda Pivano.
Ricordiamo i suoi romanzi noir, tre dei quali (La mano sinistra del diavolo, ed. Mursia – Premio Camaiore per la Letteratura Gialla nel 2007 –, Blue tango – noir metropolitano, ed. Stampa Alternativa, e Niente baci alla francese, ed. Mursia) hanno per protagonista Enrico Radeschi, un giornalista-hacker. Le sue storie hanno un’ambientazione padana (tra Milano e il Po), e sono considerate un evidente esempio di “noir metropolitano”, da cui appunto il titolo di uno dei suoi gialli. Continua a leggere
Un minuto di silenzio
Revolutionary road, di Richard Yates e Sam Mendes
Quello che si può dire di Revolutionary Road, il film, in rapporto a Revolutionary Road, il romanzo da cui è tratto, è già tutto nella seguente frase, profetica in qualche misura, di Tommaso Pincio.
A proposito del tragico fallimento del progetto di riscatto esistenziale della coppia protagonista della storia, costituito dal salvifico, ingenuo Viaggio A Parigi, Pincio, nel 2003 scrive:
La brillante idea, che inizialmente sembra restituire una parvenza di armonia e ottimismo, non farà che esasperare i problemi e condurre la coppia verso un finale da tragedia in piena in regola, un finale che anticipa di quasi mezzo secolo cose diventate oggi materia comune di prodotti hollywodiani, genere American Beauty.
E infatti. Sei anni dopo queste parole, Sam Mendes, proprio il regista di American Beauty, firma la versione cinematografica del romanzo di Richard Yates.
Ma commette un errore.
Il chip del dragone
di Simone Pieranni
La Grande muraglia è on line
La Cina è diventato il paese con il maggior numero di utenti di Internet. Tra censure governative e social networking, la Terra di mezzo ne scopre le potenzialità informative e le tecniche per manipolare l’opinione pubblica
Pochi giorni fa il governo cinese ha annunciato una nuova restrizione sui contenuti della rete considerati volgari. Una nuova ondata censoria che colpirebbe alcuni tra i principali portali della Cina e nomi celebri internazionali, come Msn della Microsoft. In realtà l’operazione, secondo alcuni osservatori, consentirebbe al Governo di rasare altri siti fastidiosi da un punto di vista politico. Con la scusa di contenuti pornografici, Pechino vorrebbe quindi stipare in unico calderone contenuti osé e pericolosi politicamente per l’armonia predicata dal Partito. Continua a leggere
Par terre
di Ade Zeno
Con gli occhi socchiusi e spietati che fissano un punto impreciso nell’aria, sul muso del mostro comincia a prendere vita un nuovo sorriso verde. La sua capacità di reggere il dolore è incredibile, non c’è niente da fare, considera Vic. Non sono bastati i calci e le bruciature sul dorso, non ha mostrato nemmeno una smorfia di disapprovazione, anche soltanto il minimo accenno di terrore. Ha resistito perfino all’acqua bollente, una pentola intera rovesciata sull’ala sinistra, tutta in una volta, addirittura il parquet ne ha risentito: ora, accanto al corpo tumefatto, c’è una piccola macchia scura del legno scottato. Può essere che gli piaccia, forse è questo che vuole, aspetta con ansia che continui a colpirlo, a lacerargli la pelle, non importa in quale modo, purché sia dolore, il più forte possibile. La dose di odio inumano che sto spendendo con il solo scopo di offenderlo, di complicargli le cose, è enorme, la sento spingere nelle vene per la prima volta; fino a ieri non mi sarei mai detto capace di avvertire una rabbia simile, continua a pensare Vic, e intanto riflette sulle possibili torture che non ha ancora inventato, sugli oggetti che sceglierà per infliggere il prossimo colpo. Un coltello da pesce, il martello, le tenaglie nascoste nella cassetta degli attrezzi? Sarà uno di loro a consegnarli finalmente la morte, oppure le mani nude, le mie dita grosse pronte a levargli via il respiro in una morsa feroce? A guardarle così non sembrano mani da assassino. Continua a leggere
“Utopia” di Marco SCALABRINO
Utopia
Na cumunità
chi travagghia duru
e campa e crisci in paci.
Un jardinu
di culuri e musica
in armunia cu la Natura.
Un munnu
di libiri e paraggi
senza odiu né frunteri.
Vaju puntannu l’isula
unni ammurraru li sonni
di la me picciuttanza:
voi fari vela cu mia?
Una comunità / che lavora duro / e vive e cresce in pace. /
Un giardino / di colori e musica / in armonia con la Natura. /
Un mondo / di uomini liberi e eguali / senza odio né frontiere. /
Vado puntando l’isola / dove si sono arenati i sogni / della mia gioventù: /
vuoi fare vela con me?




di 