[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=6MgLHTI-ycQ]
da qui
Quale maggiore gioia dell’annunciare che il quarto incontro degli ormai mitici Giovedì di Turro sarà dedicato a Francesca Genti, fresca di stampa con il suo nuovissimo Poesie d’amore per ragazze kamikaze?
Già leggere le poesie di Francesca vuol dire fare un viaggio non da poco nell’universo delle stagioni più colorate; figuriamoci vederla e sentirla dal vivo in un reading. Continua a leggere

[Da: Strappi – di Sabrina Manfredi – Sguardiversi 2006]
Tagli su legno
Distogli lo sguardo dal disegno
illuminato l’occhio
Aguzzo e acuminato, duro, freddo:
come un amante
diamante. Continua a leggere
di Guido Copes
Ci sono due modi di raccontare il mondo al tempo del Grande fratello e di Facebook. Si può rappresentare il funzionamento dei mezzi di comunicazione e delle reti sociali e la loro influenza sulle persone; oppure mostrare la realtà con la consapevolezza che si tratta, da sempre, di un sistema complesso, fortemente interconnesso e con migliaia di variabili.
Infinita notte è il racconto di un’ipotetica sessantesima edizione del Festival di Sanremo, dunque riguarda i vecchi e nuovi media, la «sfida dei linguaggi, tradizione e contaminazione», ma l’intento dell’autore è innanzitutto quello di mostrarci un distillato della società italiana, di cui il Festival può essere considerato «la grande metafora», ovvero «il racconto collettivo di una società affaticata ma non arresa» (p. 46). Continua a leggere
Chiesi a un amico, un professore cieco di mezza età, se sognasse, e come e che cosa.
“Certo che sogno, come sognano tutti” rispose.
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“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti.
Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio
Primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.
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Propongo in lettura un breve racconto, tra realtà e finzione, nel quale può riconoscersi una discreta fetta di lavoratori alla prese con l’attuale crisi. Una crisi le cui ragioni affondano in un passato da favola neanche troppo remoto.
Lara Lucaccioni, giovane poetessa marchigiana, più volte ospite di LPELS, ha vinto il premio Fili di Parole promosso dall’editore Giulio Perrone.
Nel congratularmi per un risultato così ben assegnato, che sfocerà presto in un volume, colgo l’occasione per pubblicare un’anteprima della raccolta e fare qualche considerazione sul lavoro poetico di Lara. Continua a leggere

Il 12 febbraio protesta a Roma davanti al Ministero dell’Istruzione contro i tagli al bilancio delle scuole pubbliche, in un’Italia già tra le ultime in Europa per le spese per l’istruzione (per le private, invece, vedi qui). Su questo anche interrogazioni parlamentari (qui e qui). Anche gli studenti protestano (qui e qui). Giuseppe Caliceti propone un appello ai vescovi. Intanto continua la battaglia delle iscrizioni. E il 14 febbraio a Milano.
Una scuola senza carta… igienica
di Piera Comba
La Gelmini si è vantata su La Stampa di voler creare una scuola senza carta. In realtà questa scuola esiste già: sono le tante scuole senza carta igienica, senza carta per le fotocopie, senza fondi. Il liceo in cui insegno io a Saluzzo per esempio vanta crediti dallo Stato per più di centomila euro. Continua a leggere

in questo numero, anche:
– Equilibrio Danza
– Rhys Chatham
– Vite in Jazz
– Tony Manero
– Socìetas Raffaello Sanzio
– Avanguardia-Avanguardie
– Franco Buffoni
di Benedetto Vecchi
Intervista a Emmanuel Todd
Un’intervista con lo studioso francese in Italia per presentare «L’incontro di civiltà», il saggio scritto con il ricercatore Youssef Courbage. Un’analisi del mondo islamico, dove la modernizzazione può imboccare la strada politica o la via già segnata dalla trasformazione degli stili di vita
Forte anche degli studi e sull’accumulo dei dati sul maghreb francofono e sul Medioriente, Emmanuel Todd ama lanciare piccole provocazioni, come quando sostiene che ci sono tutti i segnali di una possibile scomparsa dell’Islam. Tassi di natalità poco al di sopra dei paesi europei, processi di alfabetizzazione altrettanto equiparabili, come equiparabile è una disaffezione alla religione: sono questi i risultati degli studi e delle analisi condotte con Youssef Courbage e contenute nel libro L’incontro delle civiltà (Marco Tropea, pp. 155, euro 14,90).
Emmanuel Todd non è nuovo a muoversi sul terreno accidentato delle tendenze di lungo periodo, che sembrano sempre fare a meno del confronto con la contingenza. Ma spesso ha saputo guardare oltre la gabbia del presente, come quando prefigura l’implosione dell’Unione sovietica o la crisi del modello neoliberale di capitalismo nel momento del suo massimo apogeo. Questa volta ci prova con l’Islam e per fare questo sceglie come chiave di accesso al fenomeno il concetto di modernizzazione. Concetto generico se non declinato attentamente. Todd si attesta prudentemente sull’accezione antropologica, guardano all’economia e alla politica come variabili dipendenti delle trasformazioni del legame sociale. E su questo si è concentrata l’intervista che ha concesso a Roma in occasione della presentazione del libro. Continua a leggere

Di Padreterni ce n’è uno solo
Di Padreterni ce n’è uno
solo e io non sono neppure
il suo angelo custode
che scenda per tirarti fuori
dalla buca nella quale sei caduto,
ma solo uno semplicemente,
il cui potere più grande è quello
di non averne e la cui più autentica
allegria quella
di stare a guardare il mondo
e dirne qualcosa tra noi Continua a leggere
[Quarto appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Il racconto Io e Michele uscì in un libro dell’Edizioni dell’Arco: L’Africa secondo noi.
Domenica 15 febbraio un nuovo racconto inedito dello scrittore padovano. (f.s.)]
di Giulio Mozzi
Io e Michele siamo d’accordo su quasi tutto.
Lui non si chiama Michele, ha un nome che non è possibile dirlo, nella sua lingua, se non ci si è nati, perché è fatto di suoni stranissimi, come tutta la lingua sua, ma io lo chiamo Michele e a lui va bene, dice, perché Michele è un angelo nella mia religione – che non ci credo, ma ci tengo, perché è la nostra storia – e anche nella sua, come mi ha detto, che lui non ho capito se ci crede o no, ma sicuramente ci tiene, e anche più di me.
Michele si trova bene qui per via della religione, anche, dice, perché dalle sue parti la religione non era libera. Dalle sue parti volevano fare lo stato laico, dopo un millennio che non era così, che sarebbe andare contro la storia, e lui invece alla religione ci teneva, ma se portava la barba lunga o faceva portare il velo a sua moglie, che per loro sono cose della religione, rischiava di andare in galera come se fosse un estremista religioso terrorista. Qui invece, come dice, lui può fare quello che vuole, e infatti porta la barba lunga, e nessuno gli dice niente, io figurarsi, e la moglie non so, perché non l’ho mai vista, ma lui dice che porta il velo, quando esce di casa, che peraltro non esce tanto, e non le dice niente nessuno, al massimo si incuriosiscono, perché da noi non è una cosa abituale, ma poi non dà mica fastidio a nessuno, e quindi basta.
La finestra
Questo travaso d’azzurro
mi scoscende
nelle crepe che diramano dal cielo
dentro il vuoto di un dolore nascosto
in ogni uomo
sotto altri dolori e qualche felicità
un dolore ma forse una voce
perché se lo coltivo nel silenzio
sento crescere un’erba di parole
un dolore ma forse un amore
perché se abituo l’orecchio mi accorgo
che accoglie in sé una moltitudine fraterna
un dolore ma forse me stesso
che in quella moltitudine sono uno
un dolore ma forse un pertugio
nell’abbraccio tra parola e silenzio
dove i morti vanno e da dove ritornano
un dolore ma forse la vita
che è infiammazione sulla pelle del tempo.
Continua a leggere
Antonio Cabrini, Ricatto perfetto, Il Filo, 2008, pp. 156, Euro 14,00.
di Alberto Pezzini
Ti aspettavi un altro Faletti. Sono quelle occasioni in cui credi che troverai dell’oro. Nascosto ed anche inaspettato. In fondo, per dirti che poi, sarà davvero stato lui a scrivere il libro ? Il dubbio è sempre tiranno in queste situazioni e titilla l’anima del recensore e/o del lettore soltanto se la qualità è superiore alle aspettative. Quindi, più che buona. Antonio Cabrini è un calciatore che sa invecchiare bene. Ha scelto di scrivere. Il risultato è un buon prodotto. L’intuizione è di quelle per cui nei gialli tiene la tensione se arriva qualcosa di nuovo sotto pelle. Cabrini si è messo a giocare a pallone, infatti, in un luogo che oggi è liso e consunto per l’uso e la profluvie di idee che ci sono state propinate. Già il fatto che si tratti di un giallo senza morti e feriti la dice lunga sulla tenuta e sulla pelle del libro. Continua a leggere

Risponde Franz Krauspenhaar
Un APS è un autore a proprie spese e la Manuzio è una di quelle imprese che nei paesi anglosassoni si chiamano “vanity press”. Fatturato altissimo, spese di gestione nulle […] Il sistema Manuzio era molto semplice. Poche inserzioni sui quotidiani locali, le riviste di categoria, le pubblicazioni letterarie di provincia, specie quelle che durano pochi numeri. Spazi pubblicitari di media grandezza, con foto dell’autore e poche righe incisive: “un’altissima voce della nostra poesia”, oppure “la nuova prova narrativa dell’autore di Floriana e le sorelle” […] in fondo anche Proust e Joyce hanno dovuto piegarsi alla dura necessità, i costi sono tot, noi ne stampiamo per ora duemila copie, ma il contratto sarà un massimo di diecimila. Calcoli che duecento copie vengono a lei, omaggio, per inviarle a chi vuole, duecento sono di invio stampa […] ne distribuiamo milleseicento […] Stampa effettiva: mille copie in fogli stesi di cui solo trecentocinquanta rilegati. Duecento all’autore, una cinquantina a librerie secondarie e consorziate, cinquanta alle riviste di provincia, una trentina per scaramanzia ai giornali, nel caso gli avanzasse una riga tra i libri ricevuti […] Sarebbe infine arrivato il momento della verità, un anno e mezzo dopo. Garamond gli avrebbe scritto: Amico mio, lo avevo previsto, Lei è apparso con cinquant’anni di anticipo. Recensioni, lo ha visto, a palate, premi e consensi della critica, ça va sans dire. Ma copie vendute pochine, il pubblico non è pronto. Siamo costretti a sgombrare il magazzino, a termini di contratto (accluso). O al macero, o lei le acquista a metà prezzo di copertina, com’è suo privilegio.
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault Continua a leggere
Lunedì 9 febbraio, alle ore ore 20.00, assemblea straordinaria aperta a tutti al NAGA, in via Zamenhof, 7 /A, Milano.
Profondo sconcerto del Naga per l’odiosa abolizione da parte del Senato del divieto di segnalazione dei cittadini stranieri che si rivolgono alle strutture sanitarie. Continua a leggere
Intervista a Sylvie Menard
di Paolo Lambruschi
Le prospettive cambiano quando la morte ti guarda negli occhi. Quando la diagnosi di una malattia dalla quale non si può guarire viene scritta sotto il tuo nome. Allora non pensi più all’eutanasia, ad abbreviare la tua vita prima del tempo. Tutto si ribalta, valori e convinzioni. Anche se prima, quando avevi il dono della salute, credevi che fosse un diritto e una tua libertà avere una morte degna che abbreviasse le sofferenze. Dopo, invece, vuoi viverla fino alla fine, la tua esistenza.
Vuoi aggrapparti a ogni minuto e alla speranza molto umana che alla fine salti fuori una cura miracolosa. Sylvie Menard, 61 anni, parigina e laureata alla Sorbona, è una ricercatrice oncologica che da 40 anni lavora in Italia per trovare cure anticancro. In una delle eccellenze scientifiche italiane, l’Istituto dei tumori di Milano, è stata allieva di Umberto Veronesi ed è stata direttrice del Dipartimento di oncologia sperimentale. Oggi è in pensione, ma collabora sempre con l’ospedale. Il 26 aprile del 2004, a seguito di un malore, le venne diagnosticato un tumore al midollo osseo da cui non si guarisce. Continua a leggere