Donato Salzarulo, Monologhi per Rosa

Da Monologhi per Rosa

Due costellazioni ha la vita:
la salute e l’amore. Il resto
è inutile rumore.

I

Stamattina ho pianto tanto.
Mi sono svegliata verso le tre.
Ho passeggiato nel corridoio come
un fantasma. Prima mi piacevano
questi risvegli notturni, queste
attese e preparazioni all’alba.
Adesso, invece, preferisco le ore
serali. Ieri notte mi sono addormentata
verso le dieci e mezza. Ero stanca.
No, non mi affaticano le visite.
Anzi, mi fanno molto piacere.
Mi tengono su e non mi fanno pensare.
E’ quando sono sola che mi sento
affranta. Con la signora a fianco
abbiamo riempito la camera di lacrime. Continua a leggere→

“Rhemes o della felicità”, di Ernesto Ferrero

Recensione di Alberto Pezzini

Ernesto Ferrero: “Rhemes o della felicità” – Liaison 2008 – pagg. 52 – euro 12,00

Questo libro nasce come la rielaborazione ampliata del capitolo Nos jours passent comme l’ombre inserito ne I migliori anni della nostra vita edito da Feltrinelli nel 2005.
Racconta dei “ritiri” che Giulio Einaudi organizzava in questa valle aspra della Val d’Aosta. Ancora oggi trascurata dalla massa più feroce dello sci di massa. Trattasi infatti di zona ancora ritirata su sé stessa, avara di espansione umana ma ricchissima di un fascino antico, finalmente ancora montano. Continua a leggere→

“Soffio interrotto” di Fabio D’Aprile

soffio-interrotto

di Giuseppe Panella

L’opera prima del giovanissimo Fabio D’Aprile (è nato a Conversano nel 1983) è un testo di poesia in prosa che aspira alla natura compiuta di poemetto. In esso, come in ogni opera che vuole presentarsi con un giro di boa compiuto, le parole si inseguono con rapidità e con sospetto. Parole sanguinose, sintagmi dolorosi che consumano l’arco di una notte e che mettono in conflitto feroce un’Anima con tutta la serie dei suoi possibili interlocutori: la Sibilla, il Nome, la Madre – altrettante figurazioni esterne che servono a costituire il panorama interiore della voce narrante, a dargli cioè la possibilità di palesarsi come soggettività che si rimette in gioco e si espone al gioco dei rimpianti e delle recriminazioni. Tutta giocata all’interno di una “notte oscura”, eterna come lo è sempre l’approssimarsi della dimensione del mistico alla sua verifica spirituale, il personaggio che così si confessa, che parla e affabula forsennatamente di sé e del suo orizzonte di destino si proietta alla ricerca di una soluzione alla sua impossibilità di esistere. La sua ultima chance, allora, si giocherà a livello di parola e di sogno, di grido rabbioso e di riflessione accorata sul destino comune: Continua a leggere→

Vuoto centrale, di Silvia Tebaldi

di Valter Binaghi

vuotocentraleTu che leggi, anche tu lo sai che le cose sono molto cambiate. Non una catastrofe eclatante, uno tsunami o un undici settembre. E’ la realtà che è cambiata, lentissimamente, impercettibilmente, ci siamo svegliati un giorno e il mondo era senza futuro, senza suono, senza sogni. Solo una smania comune, di gridare (per sentirsi prima che farsi sentire), di essere pubblici (per vedersi prima che farsi vedere): “una civiltà morente che butta semi con furia, come per un mandato primordiale. E tutti a scoprirsi addosso dei talenti, tutti a voler lasciare un segno. Diari, confessioni, prove tecniche di fine del mondo: fioriture tardive, che l’inverno stava già per bruciare” (così scrive Silvia Tebaldi, e così può scrivere solo chi ha vero talento nelle vene).
Tu che leggi, sai anche che tutto questo è in cammino da molto tempo: un declino umano più che una folgorante apocalisse, ma anch’esso ha avuto i suoi profeti. “Non mettere l’insetto in copertina, scrive Kafka all’editore della Metamorfosi: nessuno mostri l’insetto, neanche da lontano. Lo sa benissimo Kafka, il perchè. Lui sta scavando il pozzo di Babele. E dalla morte di Gregor Samsa, rappresentante di tessuti, la letteratura si è riempita d’insetti.
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“Fall out”. Lamento sulla reificazione e impossibilità dell’individuale (ovvero: quel che ci insegna il Numero Sei), di Alessandro Bellan

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Un resort con tutte le comodità, dove nessuno lavora o maneggia denaro. Architetture neopalladiane, niente traffico, inquinamento, conflitto sociale, devianza. Sanità assicurata, istruzione senza fatica, sicurezza totale, efficienza; programmazione, sorveglianza: e controllo capillare. L’isola di Utopia? In un certo senso, sì. È “il Villaggio”, il nonluogo distopico della celebre serie televisiva britannica The Prisoner (ITV 1967-68, interprete principale Patrick McGoohan) (1), i cui ospiti, però, non sono turisti, ma “prigionieri”, deportati in quanto funzionari, ex-agenti segreti, impiegati in possesso di quella merce senza la quale nessun potere può davvero funzionare: la merce-informazione. Informazioni che essi devono dimenticare di conoscere o che devono assolutamente riferire all’Organizzazione. Uno di essi, classificato come tutti gli altri con un numero, il numero sei, sceglie di non rivelare il motivo per cui si è dimesso dal suo incarico (agente dell’intelligence? alto funzionario?), scelta che gli è costata la deportazione nel Villaggio (#1: “Arrival”).

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Anna Lamberti-Bocconi ai Giovedì di Turro

Ebbene, dopo avere ospitato tanti poeti e prima di ospitarne ancora di più, è la mia volta ai Giovedì di Turro. La sala underground più tosta di Milano apre le porte a Madame Gatto Sciolto, insieme alle chitarre dei Noise from Underground. Mi presenta Francesca Genti. Più di così non posso dire. Vi aspettiamo.

 
Soffiarono gli dei la solitudine
fuori dal mare: vennero le sabbie
lunghe distese, crebbero le spiagge –
così gli inverni ebbero vertigine.

Se passi dove il mare si allontana,
l’alfa e l’omega ti vorrei lasciare;
vorrei che ti potessero bastare
inizio e fine di persona strana, Continua a leggere→

Marco Saya, Situazione temporanea

Mercoledì 18 febbraio alle ore 21, presso lo Spazio Tadini di via Jommelli 24, a Milano, Mauro Ferrari e Luigi Metropoli presentano Situazione temporanea (Puntoacapo editrice) di Marco Saya. Letture di Cristina Lauro e Marco Saya. Musiche di accompagnamento di Marco Saya (chitarra), Roberto Del Piano (basso), Upali Gunasekara (batteria). Continua a leggere→

ESSERE

di Antonio Sparzani

Vi sono occasioni della vita ? e non sono tanto rare ? nelle quali è importante riascoltare il Bardo, e specialmente l’enunciazione di questa scelta, che tutti tocca e che tutti turba:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=zTG0vXniDQY]

(William Shakespeare, Amleto, atto III, scena I.)
ed eccolo in italiano:
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Jolanda CATALANO – Poesie da: “Invincibili”

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Invincibili.
Così ci credevamo.
E siamo stati delusi,
massacrati dal nostro io confuso
tra sentieri di gioia e albe ingrate.
Così, così si defilarono i giorni
nell’attesa vana, irrisolta
di un bene estremo
per condurci altrove .
Ma era la fine,
il buio rappreso
di una stantia gloria
lievitata nell’anima
con radici di superbia
e inconcludenti fiori
già recisi .
Invincibili,
ci credevamo capaci
di risolvere enigmi
con segni,
geroglifici mobili al pensiero,
non decifrabili certo
in questa vita .

…………

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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 99

Per anni aveva fantasticato sul Dio di Sergio Quinzio, dotato contro il male di un’unica arma, tanto potente e terribile da procrastinarne indefinitamente l’uso.
Poi, un giorno, ricordò quello che gli diceva suo nonno, veterano di due conflitti mondiali, a proposito di certi patrioti irriducibili che, a mano a mano che la guerra si mostrava con sempre maggiore chiarezza perduta, fantasticavano di un’arma segreta che ne avrebbe rovesciato le sorti in un sol colpo.
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Gramsci, De Gasperi e l’Italia: le riflessioni di Steven White

Testo introduttivo, intervista e cura del testo italiano di Giovanni Agnoloni

Steven White, docente di Storia Contemporanea e Studi Internazionali presso la Mount St. Mary’s University (Maryland, Stati Uniti), è uno studioso di storia e politica italiana. Giunto a Pavia da ragazzo con la famiglia, al tempo delle scuole medie, ha potuto apprendere la nostra lingua e conoscere la nostra cultura, che poi ha approfondite negli studi universitari e post-universitari. I suoi interessi si sono focalizzati soprattutto sulle figure di Antonio Gramsci e Alcide De Gasperi e sull’evoluzione della politica italiana, anche in relazione agli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale. È un italianista che, peraltro, si è occupato anche di Spagna e Russia (paesi di cui ha pure studiato le lingue e la storia), e si è anche occupato di formare i diplomatici americani destinati al Vecchio Continente sulla storia e la cultura del nostro paese e della Penisola Iberica, nel corso di una collaborazione con il Foreign Service Institute (Istituto dei Servizi Esteri) del Dipartimento di Stato americano. Oggi ci racconta più nel dettaglio il suo lavoro e delle “impressioni d’Italia” dagli Stati Uniti, all’inizio di quella che è senz’altro una nuova stagione della storia americana. Continua a leggere→

Viva la scuola. La scuola privata della Gelmini se ne frega

Prosegue la battaglia delle iscrizioni e delle valutazioni: con l’obbedienza coatta, il 10 in pagella (qui, qui, qui, qui, qui), il rifiuto delle pagelle da parte dei genitori. Intanto il CNPI dà parere fortemente negativo sulla “riforma” Gelmini. Mentre dopo la trasmissione di Jacona esplode il “sistema”-truffa di tante scuola private (qui, qui, qui). Ripropongo l’ appello ai vescovi di Giuseppe Caliceti. E il 18 a Milano…

“Modulo” e specialisti, ma solo alla scuola privata
di Marina Massenz

La mamma di un bimbo che sta seguendo un percorso terapeutico con me (bimbo finora inserito in una scuola materna pubblica) dall’anno prossimo verrà iscritto in una scuola elementare privata cattolica. Mi sono domandata il perché. Continua a leggere→

IL LABIRINTO di Lucia Arsì

Introduco brevemente questo racconto mitologico di Lucia Arsì. Si intitola Il Labirinto, con chiaro riferimento al mito che racconta l’uccisione del Minotauro da parte di Teseo. Qui però il Minotauro non muore. Chiedo il perché all’autrice. Mi risponde: “Perchè Teseo, l’uomo in viaggio, scopre che nel labirinto della vita l’uomo, come il Minotauro, é doppio, metà spirito e metà materia, metà bene e metà male, e in tale compresenza o meglio in tale coincidentia oppositorum scivola, quasi indifferente, il flusso dell’anima del mondo”.
Massimo Maugeri

* * *

IL LABIRINTO di Lucia Arsì

Un giorno. Non mi sovviene la data. La mia memoria cancella i dettagli. Va oltre. E, nel superare quel limite, ravviso il mistero. È bene o è male varcare la soglia, bucare quel muro che immette nell’Ade?
Il mistero non farfalleggia, pretende consensi. Continua a leggere→

Per il diritto alla salute

Martedì 17 febbraio alle ore 21 si terrà un’assemblea pubblica cittadina alla Casa della Cultura di via Borgogna 3 (MM San Babila) a Milano sul pacchetto sicurezza del governo e Per il diritto alla salute per tutti, per una società aperta e inclusiva. L’assemblea, promossa dal Naga dando seguito all’incontro pubblico del 9 febbraio scorso, è aperta a cittadini, gruppi e associazioni.

Perché
Il Senato ha abrogato il divieto di segnalazione alle autorità degli immigrati irregolari da parte dei medici Continua a leggere→

Advertattoo, ovvero le incertezze del mestiere. Racconto di Giulio Mozzi

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[Quinto appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Il racconto Advertattoo, ovvero le incertezze del mestiere  è un inedito del 1999. Domenica 22 febbraio un nuovo racconto dello scrittore padovano. (f.s.)]

 

 

di Giulio Mozzi

 

 

Nel cinquantaquattro Ruberto faceva il venditore di tatuaggi pubblicitari e, tutto sommato, non se la cavava male. Aveva cominciato nel trentuno, quando il tat-biz era considerato ancora roba da fuori di testa, e aveva goduti gli svantaggi e i vantaggi della situazione: gli svantaggi, perché per quattro anni era andato avanti a vendere sì e no tre tatuaggi la settimana, e due su tre non riusciva nemmeno a farseli pagare; i vantaggi, perché quando nel trentasei la faccenda esplose Ruberto si trovò a essere uno dei pochi che i tatuaggi pubblicitari a. sapevano esattamente cos’erano, e b. sapevano perfettamente come venderli. «Dopo che hai venduto per anni tatuaggi orribili a gente che non vuol sentirne parlare» diceva spesso Ruberto quando gli veniva di fare quello-che-le-ha-viste-tutte «è uno scherzo vendere tatuaggi belli a gente che sbava per averli. Nel trentasei potevi vendere tatuaggi vaginali alle verginelle, chiusura a prima vista. Che tempi!». Continua a leggere→