Il romanzo sul fútbol povero della vecchia Argentina (che ci riporta alla magia autentica del calcio)

da Rassegna Stampa Il Punto | La newsletter del Corriere della Sera

Venerdì 27 settembre 2024

Rassegna antropologica (Minimi Tropici)

Il romanzo sul fútbol povero della vecchia Argentina (che ci riporta alla magia autentica del calcio)

di Mauro Francesco Minervino editorialista 

«Forse l’Occidente sta anticipando una religione e ancora non lo sa».

Lo scriveva alcuni decenni or sono Marc Augé in un breve, folgorante e ironico saggio — Football. Il calcio come fenomeno religioso — scritto in prima battuta per la rivista francese Le Débat nel 1982, e poi a lungo rivisto e aggiornato sin quasi ai giorni nostri. Nel calcio attuale, spiegava poi lo studioso francese, di fronte alle enormi trasformazioni recenti registratesi nello sport, si sono venuti via confermando i condizionamenti esterni ai fattori di specialità e all’etica del gioco. Fenomeni di grande scala sui quali, col suo acuminato sguardo da antropologo della contemporaneità applicato al football, Augé ci invitava infine a riflettere da par suo. Aspetti come la dimensione pervasiva dei giganteschi rapporti di forza economici e i crescenti interessi politici che sempre più sovrastano e deformano lo sport più popolare al mondo. Gli stadi, trasformati da campi sportivi in templi catodici ove si mette in scena e si celebra il più grande spettacolo di consumo delle società globali uniformate dalla contemporaneità. Continua a leggere→

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Mauro Liggi è un altro poeta-comunità. È difficile separare nettamente l’ispirazione della sua scrittura dalla sua appassionata e generosa attività di promozione poetica, forse addirittura dalla sua professione di medico. Non è un elemento secondario in una stagione in cui la poesia è spesso autistica promozione di sé stessi. La raccolta Alla terra i miei occhi (Interno Libri, 2024) è un breviario laico che ci sostiene e ci orienta. C’è da fidarsi della natura della sua poesia. Ciò che vuole lo vuole con onestà. Questa tenerezza, se non è una cura, è un pharmakon di sopravvivenza. La garza umida sul comò/ (…) ho custodito il miele/ che ora spalmo sulle tue labbra d’autunno. È di pietra, la poesia di Mauro Liggi, ma anche di mirto, di sale, di lava e di ogni elemento naturale senza diluizione. È efficace la definizione che ne dà Anna Segre nella prefazione.

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Tre fisse a… (domande semplici e concrete)

di Patrizia Baglione

 

Tre fisse ad Anna Segre

 

  • Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia? 

 

Bellezza, dolore e amore, sarebbe come dire sale acqua e farina, senza i quali nessun pane sarebbe possibile. Sarebbe come dire i nucleotidi, cioè i monomeri che formano il DNA, le informazioni fondamentali per narrare la storia personale di ognuno. Sono strumenti di conoscenza, bellezza dolore e amore, che ci rivelano a noi stessi, che ci spiegano il mondo, partiamo da lì. Perlomeno io, di sicuro.

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Narratori del Nuovo Millennio – Yari Selvetella

Nell’appuntamento di oggi incontriamo Yari Selvetella, uno dei miei scrittori italiani preferiti di tutti i tempi.
Data la quantità di cose di cui volevo parlare con lui, e consapevole della densità delle sue risposte, ho deciso per questo appuntamento della mia rubrica di condurre  un’intervista online, che potete guardare qui su YT, o ascoltare come pod da questo link, oppure leggere in una versione condensata qui sotto.

Grazie mille di essere qui, è un’intervista di cui parliamo da un pezzo! Sei uno dei pochi scrittori che ho conosciuto prima che fosse un autore di romanzi: quando ci siamo conosciuti avevi pubblicato soltanto un libro di poesia, nel ‘97 – cosa che mi era completamente sfuggita – e poi la poesia l’hai ripresa soltanto quasi dieci anni dopo. Come mai?

Ma guarda in realtà io sin da ragazzo faccio sempre le stesse cose. Continua a leggere→

Anatomia di un tramonto, di Marina Torossi Tevini

di Chiara Mattioni

A cosa serve la poesia? E poi: cos’è la poesia? E’ l’anima in presa diretta di un singolo, attenzione estrema alle cose dentro e fuori, rivelazione fulminea del profondo e dell’universale? E’ ingegneria della parola? La poesia è il progetto, il programma prima della realizzazione – basti pensare che le grandi rivoluzioni hanno trovano sempre il loro poeta – o bilancio e rilancio? Di certo, in poesia, il tempo non è algebrico e non finisce, pertanto c’è un solo bilancio che può stabilire ed è il bilancio dell’avvenire. Sta comunque sempre tra i due fronti della poetica e dell’estetica, della rapsodia e della prosodia. In ogni caso sempre difficile da afferrare e da definire, tanto più se si tratta di raccolte di versi scritti in un arco più o meno lungo di anni, ed è difficile trovare un filo di Arianna che ci guidi. Continua a leggere→

Ugo Mauthe, L’equilibrio del niente

di Mauro Ferrari

Ugo Mauthe, L’equilibrio del niente, Prefazione di Alfredo Rienzi, puntoacapo 2024

La prima annotazione che mi sembra pertinente è riferita al titolo: Niente è un termine ben diverso da Nulla, che rimanda a una dimensione filosofica e scientifica, laddove Niente è più vicina al parlato quotidiano: Mauthe non vuole fare filosofia in versi bensì proporre riflessioni poetiche, in una raccolta in cui uno dei denominatori comuni è l’uso di un linguaggio basso, mai esibito nei toni e nelle scelte. Ci avvicina al tema, ce lo presenta senza ostentare. Ma la riflessione c’è, ed è forte, oltre che ben calata nei versi.
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La poesia vista dalla luna. Trenta righe di Alberto Bertoni 2. Edoardo Zuccato

Due constatazioni coinvolgono la poesia neo-dialettale, ora che ha felicemente oltrepassato il mezzo secolo di vita, se continuiamo a individuare il suo anno d’inizio nel 1972 dei libri di due poeti-sceneggiatori cinematografici: Tonino Guerra e Cesare Zavattini. La prima riguarda il passaggio di testimone generazionale che – a considerare eccellenze “di transito” un Rentocchini e una Grisoni – coinvolge almeno due romagnoli costantemente bravi come Gabellini e Teodorani, assieme a un trevigiano votato a un’energica pronuncia civile come Fabio Franzin. La seconda constatazione concerne proprio l’amplissima gamma di tecniche poetiche che distingue le molteplici scritture neo-dialettali, oscillanti tra gli estremi del lirismo puro e dell’epos (comprendendo vocazioni teatrali ed emergenze di romanzo in versi), come peraltro fu proprio dell’archetipo della scrittura dialettale novecentesca, vale a dire l’incommensurabile Pascoli. Continua a leggere→

Lirico terapia. Giovanni Giudici

Da Fortezza

Andare a Roma

Però se gli dicessi
Brevi ordinate parole – lasciami
Andare a Roma ti giuro che torno
E a nuovi pesi
Non dubitare non temere chinerò
Il capo entrando al barile di chiodi
Io pure e rotolando e le palpebre
Al sole a punture di vespe cosparso di miele
Offrendo e nei supplizi
Cantando prigioniero tuo e usignolo:
Pur che mi lasci ma ti giuro che torno
Cosa mai vuoi che sia appena un giorno

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Unità e Differenza

 

«In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.» [Mc 10,2-16]

[vedi anche Gn 2,18-24] Continua a leggere→

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Lirico terapia. Roberto Carifi

La senti, la puoi sentire
ora che a mezzogiorno si spezza la ciminiera
e nei cantieri un popolo di terra è devastato,
la sentirai più prossima del lume
quando si abbassa sulle tempie ed è la morte
e tu non sai che ritornare nel ventre di tua madre,
prendi per questa via che non conduce
ora che a mezzogiorno il sole è una vendetta
e la memoria secca come fango,
avanzerai dove non c’è cammino
e la miseria splende.

(da Europa, Jaca Book, 1999)