Archivio mensile:Ottobre 2008

Tori, Hemingway e altro

Nel 1923 Ernest Hemingway aveva ormai messo a profitto il suo anno di guerra come infermiere sul fronte italiano: tornato negli USA, dove era stato accolto più o meno come se la guerra l’avesse vinta lui da solo, e mosso da due potenti motivi (la passione per la letteratura e la determinazione a vivere senza lavorare), aveva trovato un contratto con un giornale canadese, era tornato in Europa e aveva fatto il corrispondente nella guerra greco-turca (dalla parte ellenica). Dopo la riscossa di Kemal Ataturk e la ritirata greca, Hemingway si sistemò a Parigi facendo un po’ di vie de bohème (ma non la fame, come cercò di far credere). Frequentò Gertrude Stein e Francis Scott Fitzgerald, fece finta di interessarsi alle problematiche di James Joyce, Ezra Pound e T.S. Eliot (stando bene attento a restarne alla larga), ma soprattutto cercò qualcosa di straordinario da raccontare. Quando capì che a Parigi di straordinario non c’era proprio niente, prese il treno e andò in Spagna a vedere le corride. Continua a leggere

(ut pictura, ut pictata terra) # 10 (fine)

10.

Nell’ordinanza e dominio dei colori,

concede eredità, rinunce

agli avi, ai successori,

s’apre ai muti

cori mattinieri del vallone,

millesima i dolori.

Il bastione delle soste

meridiane lo conserva

nelle tracce della cava a monte

e dell’altra, ignota.

Calcare ed arenaria sui portali,

fissa antri smussati,

sbrecciati, polvere senza peso

come il secolo.

Maurizio Cucchi – Jeanne d’Arc: “Una luminosa demenza verticale”

 

di Fabrizio Fantoni
Roma, 14 ottobre 2008

Era il 1431 quando Jeanne d’Arc rigettata dalla Chiesa, recisa dal Suo Corpo Spirituale come membro marcio, venne abbandonata al braccio secolare. “E subito senza altra forma o parvenza di giudizio, la mandarono al rogo, dicendo al boia : Fai il tuo lavoro. Così fu condotta, legata, mentre continuava ad innalzare a Dio e ai santi lodi e devote invocazioni fino all’ultimo respiro; morendo, gridò ad alta voce: ‘Gesù!’” In questo modo, secondo la testimonianza resa da Jeanne Massieu negli atti del processo di riabilitazione di Giovanna d’Arco, la giovane moriva all’età di diciannove anni. Una morte eroica, esemplare, che avrebbe costituito una costante fonte di ispirazione per la letteratura europea. Molti autori, rappresentarono – da Friedrich Schiller con la Pulzella d’Orléans, messa in scena per la prima volta nel 1802, fino a Bertolt Brecht con il Processo di Giovanna d’Arco a Rouen nel 1431 e a Gorge Bernard Shaw con Santa Giovanna – nel corso dei secoli, il processo e la morte di Giovanna d’Arco. Continua a leggere

La grande illusion

Il tedesco è una lingua “di nicchia” dice il collega di spagnolo, ed è “ poco amichevole” ( ?) aggiunge. Lo spagnolo invece ormai si parla dappertutto. Sarà utile ai nostri studenti quando intraprenderanno dei meravigliosi viaggi di studio alla ricerca delle culture indiane sommerse del Sud-America e nelle viscere dei ghetti ispanoamericani degli Stati Uniti – questa volta all’insegna di una rigida ricerca sociologica. Inoltre, un giorno, saranno perfettamente in grado di comunicare con le badanti dei loro vecchi genitori! Continua a leggere

Viktor Šklovskij, Zoo o Lettere non d’amore. Un ritrovamento

Devo decidermi a portare via gli scatoloni dalla casa dei miei, non posso più aspettare. Per anni, decenni, ho procrastinato, e la pila è diventata un grottesco monumento della mia pigrizia. Vecchi vestiti, oggettini, una collezione di pipe (e chi fuma più la pipa oggi?), penne e matite, ciclostilati ingialliti (i ciclostilati!). Soprattutto libri, la mia piccola biblioteca di ragazzo. I libri non invecchiano come i vestiti, non ingialliscono come i volantini e le rivistine ciclinprop. La loro carta con il tempo vira piuttosto sul tono latte panna delle latterie di paese – quando c’erano i paesi – piccole botteghe di bianco piastrellate, bottiglie di vetro, i contenitori di latta allineati sul pavimento, mestoloni, secchi e imbuti ramati, l’odore pieno che pareva depositare sul palato qualcosa di asprigno ma senza durezze. Anche i libri col tempo distillano un odore, ma tenue, un po’ dolce, come di pianta di vaniglia essicata. Depositano col tempo qualcosa. Le latterie sono andate, le biblioteche resistono. L’ultimo fronte. Continua a leggere

Vi dico chi sono i nemici di Saviano

di Nichi Vendola

Questo ragazzo del Sud, scuro di pelle e con gli occhi inquieti, con quello strano connubio di forza e debolezza che si intuisce già nella sua corporeità, con quel magnetismo che mescola calda vitalità e una malinconia ineffabile. Lo sento sempre così sincero, così impetuoso nei pensieri e nelle emozioni che traduce in scrittura cristallina, in minuziose inchieste sull’indecenza del vivere e del morire nei medioevi post-moderni delle mafie, in pagine aspre e di rara passione (che in questo caso è davvero sostantivo del verbo patire), in documenti di grande letteratura civile. Continua a leggere

A Riccardo Francesconi e a suo figlio Eugenio

 

di Luigia Sorrentino

parli al cuore del figlio
il mondo che non vede
si genera da solo
da quella caduta, la testa
fra le mani del caos
l’ordine che regge
e tutto ripone al suo posto
regge il trave della testa
come un acrobata lo sversi
e dalla fronte cade ancora
cade e non annienta
dalla vetta che i secoli
raggiungono, nella guarigione

nella benda l’ampiezza
come un dio saldi in lui
l’eroe di ogni azione

30 giugno nell’anno 2008

Muriel Barbery, Estasi culinarie

Muriel Barbery, Estasi culinarie, edizioni e/o 2008 pagg. 145 – euro 15,00

** * **

di Alberto Pezzini

Le parole. Che siano benedette. A volte sono proprio dei maghi. Capaci di vestire le cose con abiti da sera, o comunque di far parlare le persone e le emozioni dove c’è anche l’ombra.Ho sentito una grande scrittrice dire che le parole l’hanno aiutata a catturarla, quell’ombra. Quello che c’è di indicibile forse si può imprigionare soltanto in una grande musica, però. Perché anche le parole a volte incontrano un limite, una barriera pietrosa oltre la quale non riescono ad andare. Continua a leggere

Le chiavi del regno

Potrei parlare di te all’infinito. Mi obietterebbero: esiste l’infinito? Potrei parlare a lungo di te, che m’hai cambiato la vita. Mi obietterebbero: esiste il cambiamento? Di fronte al letto della mia angoscia giovanile c’era un’immagine, un disegno africano stilizzato, come i graffiti di Altamira. Chissà se certe idee dipendono da coincidenze come queste: l’Africa mi strazia, forse, perché richiama quell’immagine, pendente sul letto della disperazione? Sei apparso all’improvviso, con un’aria sornionamente allegra, la faccia scura da siculo, con l’Etna nel cuore e una dolcezza sconosciuta nello sguardo. Quando, più tardi, ti cadde la sigaretta dalle dita e sudasti freddo per l’ictus incalzante, mi resi conto di che stavo perdendo. E quando, sette anni dopo, suonasti il campanello per informarmi dell’attentato subìto, pensai: è l’ultima volta che godo della sua presenza, e riapparve il graffito africano da un passato che credevo sepolto, pendente sul letto che ritenevo ormai dimenticato. La vita, per me, è un precipitare all’improvviso, seguito da un rialzarsi lento, un apprendere aspramente il distacco dalle cose amate. Conservai a lungo il mazzo di chiavi che diffondeva l’odore di bruciato. Da allora, in qualche angolo del cuore, per una di quelle strane coincidenze da cui forse scaturiscono le idee, sospetto che l’ingresso in Paradiso sia il passaggio in un cerchio di fuoco, come per le tigri e i leoni dei circhi di paese. Solo oltre il disco rovente si comprende se quello che hai dato può bastare, se hai il mazzo giusto di chiavi, che odora di bruciato, se almeno di un altro, in questo mondo di coincidenze perdute e di immagini rimosse, sei stato veramente amico. L’infinito è tutto qui. Questo è il cambiamento.

Ubi caritas et amor, Deus ibi est.

(versione audio)

Maria Pia QUINTAVALLA “Selected Poems”

Un’antologia – da ànthos (fiore) e légein (raccogliere, scegliere) – è per un poeta occasione preziosa per guardare a ritroso sul suo cammino artistico; rivedendo quel secondo corpo cresciuto assieme al primo, fisico, materico, a cui è simile solo quando invecchia, con lui, nell’incedere lento e inesorabile degli anni, e dei suoi sapori e lacerti; ma che se ne distacca, talvolta, come in questo caso, per affermare un’identità e una fisionomia irriducibili al tempo, alle riletture, al mutare di gusti e di canoni; e si sceglie, dunque, salvando poco o molto del lavoro di anni, lasciando in ombra. Continua a leggere

Anteprima Sud 12 – edito

 

Dodici Quando tutto manca

(considerazioni in margine al nuovo Sud, n°12)

 

Lo diceva spesso mia madre e più che l’annuncio di un problema era la proposta di una soluzione. Quando tutto mancava, infatti, ci stava sicuramente qualcosa d’altro a cui appigliarsi, sempre. Mancava poco per finalmente sbarcare il lunario. Ma con queste lune…La vera questione a differenza di quanto leggiamo sui giornali non è arrivare alla fine del mese, ma partire da quello successivo. Ci sono infatti strane regole in economia ma una rappresenta per i più un vero flagello e che si può sintetizzare con il seguente teorema. Quanto ci è dovuto arriva sempre dopo e quello che dobbiamo lo dobbiamo subito. E guai a protestare! Il vero nodo che spezza il pettine delle fluenti e rigogliose chiome del precariato è in quella fatalità, quando al momento della consegna del lavoro commissionato, e in cui si spera  di riscuotere, ci viene notificato dal nostro committente  che per accadere, accadrà,il pagamento, ma non subito.

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Pasqua

Pasqua
di Giovanni Agnoloni

L’aria era umida e avvinazzata. C’era un sentore di pioggia, che si sentiva attraverso l’odore di ruggine diffuso nell’atmosfera. Gli alberi si scuotevano leggermente, come se disapprovassero l’ambiente circostante. Il giardino nel cuore di Bologna era piccolo e mal tenuto. Steve, un professore d’inglese di cinquantadue anni, originario di Bristol, sedeva su una panchina con una giornale in mano. Continua a leggere

il moscerino della frutta

 

di Mario Bertasa

da spiaccichii d’acini nel furgoncino

levato il plasticone uno sciamare

moscerini d.o.c. Oltrepò pavese

clandestini oramai in bassa Brianza

ma qui che uve che ci vengono a fare

i più pigri sul mosto hanno ristagnato

gli arditi si sono spinti su altre frutta

sbuccio fichi eccoli sulle bucce nel secchio

dell’umido sotto al lavello giù il coperchio

ali afone e spirotrombe invisibili

sull’orlo della caraffa sulle ambrosie

giallo profumo di decomposizione

tutto sommato discreti così piccoli

uno punta deciso verso la mia bocca

mai mi sono sentito così zuccherino

parte di un pasto che si disfa

[da Sonetti ipercaudati di circostanza e d’occasionevendemmia 2008]

Quando un libro ha ottime recensioni

Si inaugura oggi la Buchmesse di Francoforte, la Fiera editoriale più importante nel vecchio continente. Eventi come questo, oltre alla solita gara per dichiarare il maggior numero di visitatori, il maggior numero di editori, scrittori, ospiti di prestigio (fino a gente che con i libri c’azzecca poco), sono teatro di ferocissime trattative tra editori e agenti degli scrittori per i diritti di pubblicazione. In questo campo, quanto mai minato, può essere interessante ricostruire un piccolo dizionario dei modi di dire, tratto da I mestieri del libro, a cura di Oliviero Ponte di Pino (TEA, 2008). Che poi, a ben vedere, sono i luoghi comuni che tutti, prima o poi, usano.
Così capita che ci sia un inglese da fiera (idf), una traduzione letterale (tl), e il vero significato (vs). Continua a leggere

LO SCHIAFFO di Luigi Carletti

Fare i conti con se stessi, a cinquant’anni, può anche voler dire essere costretti a misurare le proprie capacità riproduttive infilando in un piccolo contenitore di plastica il proprio seme quasi stagionato e attendere il responso delle analisi cliniche. È quello che capita a Eddy Della Nave, protagonista de “Lo schiaffo” (Badini Castoldi Dalai, 2008, euro 16,80), nuovo romanzo di Luigi Carletti. La compagna di Eddy, Teresa, più giovane di lui di vent’anni, attivista in un’associazione umanitaria, vuole un figlio a tutti costi, e lo vuole subito, dato che l’orologio biologico comincia a ticchettare in maniera assordante. Non le importa che il proprio uomo, regista appena assurto ai fasti della fama nazionale grazie al successo del film “La scelta di Alfio”, abbia ben altro per la testa, come, per esempio, la fortissima possibilità che il film medesimo venga selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar. E allora Eddy ci prova. Ci prova già nelle prime realistiche ed esilaranti pagine del romanzo a racchiudere la propria essenza in un minuscolo rettangolino trasparente, pur essendo preso da altro. Certo, Alfio, il protagonista del suo film, avrebbe reagito in ben altro modo; perché è uno di quelli che spiattella la verità in faccia… costi quel che costi. Scelta controcorrente, quella di Alfio; la scelta che, forse, ciascuno di noi, in cuor suo, vorrebbe compiere. Glielo dice anche uno dei tre Massafra – fratelli libici e impresari cinematografici – (cfr. pag. 224).
“Quando lei ha inventato “La scelta di Alfio”, non ci ha forse spinto a riflettere? Una storia semplice e geniale, ma soprattutto coraggiosa. Così lei ha proposto una similitudine su uno dei dilemmi vecchi quanto l’uomo: il confronto senza veli con la verità. La più innocente delle rivoluzioni. Ma quanto ci costa dire la verità? Che cosa siamo disposti a perdere? Io credo che sia una domanda che chiunque, almeno una volta nella vita, è stato costretto a rivolgersi.” Continua a leggere

Le sincopi, #4 [di Marina Pizzi]

11.

le eresie del vuoto

la chiave scarna che dischiude l’ombra

la brevettai bambina appena civica.

12.

*

40.

ho visto la natura dello scempio

l’oro a zero del falco comatoso.

41.

*

48.

giorno del sale utopia del faro

questa riviera arsa alla palude.

49.

*

65.

amami con lo spettro dell’aurora

qui nel quartiere che sperona le finestre

senza pace.

66.

[da L’eremo del foglio, 2008]