PROGRAMME DES JOURNÉES
Stefano D’Arrigo
Un (anti )classico del Novecento ?
Les Journées d’Études des 16 et 17 mars 2012, organisées à l’université Toulouse II autour
de l’oeuvre de Stefano D’Arrigo, visent à mettre en valeur l’oeuvre d’un écrivain dont
George Steiner s’est demandé : « Comment se fait-il qu’un livre qui marque profondément
son lecteur et transforme son paysage intérieur puisse demeurer obscur à la très grande
majorité du public de la littérature? » (Corriere della Sera du 4 novembre 2003). Continua a leggere
Archivio mensile:Gennaio 2012
“Cento micron”: madri a ogni costo
Forse è nel color crema – che spesso ricorre tra le pagine di questo splendido romanzo – che troviamo una chiave di lettura: il bianco non è puro, ma sporcato. La pulizia, se c’è, è solo facciata, una stuccatura che non regge lo scrutinio di un secondo sguardo. Meno onesta persino dello sporco muffito e polveroso dei locali dove la protagonista Eva, quasi quarantenne ricercatrice di un Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma, lavora tentando caparbiamente di produrre risultati scientifici di rilevanza internazionale pur nell’abbandono tecnologico e architettonico in cui versa l’istituzione. Per contrasto, la sua amica vecchia Bibi, pariolina ricchissima e viziata, vive in un mondo quasi rarefatto per la sua distanza da quello reale. Un mondo tenue e color crema, in cui l’unico sudore è quello che si lascia sul tappetino di una palestra.
Ma non è una donna fortunata, Bibi: prima di riuscire a ottenere una gravidanza attraverso un impianto di embrioni suo marito muore in un incidente stradale, e lei, a seguito di una chemioterapia, è diventata sterile. Secondo la recente legge italiana sulla procreazione assistita gli embrioni pronti per una sua gravidanza non sono più impiantabili, ma lei decide di ottenerli dalla clinica presso cui dovrebbero essere custoditi a costo di pagare qualsiasi cifra, e commettere qualsiasi crimine. Ed Eva decide di aiutarla, nonostante tutto, imbarcandosi in un intrigo con dubbie e sospette diramazioni internazionali dove la puzza di pericolo aumenta con il crescere del profumo dei soldi. Continua a leggere
LA MEMORIA DI BERTO
di Meth Sambiase
“Al tempo di Monaco ero a Parigi. Dovetti recarmi, per incontrare un amico, in un alberghetto della periferia. Mi accompagnava una signora francese. La mia “buona stella” mi fece entrare nella “hall” dell’albergo giusto nel momento che la radio trasmetteva il discordo di Hitler. Saltò fuori, di dietro il “comptoir”, la figlia della proprietaria: giovane alsaziana tedesca. Gridava invasata “Spricht Hitler, spricht Hitler”. Mi volsi, per cogliere la reazione, alla mia accompagnatrice. Con mia sorpresa, la reazione non venne. Venne, in sua vece, un grazioso sorriso, col quale cercò di disarmare l’innamorata di Hitler, prima di chiederle, quasi con umiltà, se la persona della quale eravamo in cerca si trovava in quel momento “à la maison”. Lessi in quel sorriso che la linea Maginot era stata una grossa spesa inutile, che i “bocche” avrebbero agevolmente invasa la Francia, e trovati in essa molti volenterosi collaboratori. E decisi di tornare in Italia (da Cinque aneddoti con una morale, in Prose, Umberto Saba, 1964). Continua a leggere
50. Nel suo guscio
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da qui
Perché sei tornata? Quale forza ti spinge a ritrovare questa piazza, l’ovale che già comincia a gremirsi di gente, di risate, di grida di ragazze? Hai bevuto di nuovo, Dalia? Cosa stai cercando veramente? Fai la fila al botteghino quasi in trance. Ti vengono pensieri malinconici, il male si è annidato nel passato e ancora oggi si affaccia col suo ghigno. Possibile che siano tutti felici tranne te? Guardali bene, impara a leggere i pensieri. Potresti riuscirci? Osserva il giovane che ascolta la musica con le cuffie e scuote la testa con lo stesso ritmo: da cosa sta fuggendo? Non sarà stato ferito anche lui da genitori distratti, non starà pagando il prezzo di un amore sbagliato, di un tradimento che ha generato violenza, cinismo, ribellione? O il tipo maturo con lo sguardo fisso verso il nulla: quali immagini lo stanno visitando? Prova a calarti nel suo vestito grigio, nei capelli spettinati che sembrano lanciare un appello a una libertà perduta, che si trascinano la polvere di un ufficio contabile del centro, dove tra colleghi ci si guarda di traverso, dove uno che decide di aprirsi, di compiere un gesto generoso è accarezzato da una smorfia di disprezzo: povero illuso, ancora credi nel sogno d’incontrarsi, di condividere qualcosa? O la ragazza con la testa reclinata che pare si debba addormentare in piedi da un momento all’altro: perché è venuta sola? Possibile che non abbia trovato uno straccio di compagno con cui spartire un frammento di bellezza nel cielo plumbeo dei giorni tutti uguali? Continua a leggere
Giovanni TURRA ZAN – Minimi esodi ad Albion road
“Mi piaceva totalmente l’enuresi diurna alla fermata
del 38. Lo scarico della sera prima
nelle brache e la pace del dopo.
Pochi passi e si annuncia il barbiere
a due sterline, che rimpiange i tempi
di un’ordinata segregazione.
Il sabato in Columbia road che compera e
ve ne vendo tre per una cinquina,
poi quei pomodori tigrati nella terrina
più crescione più cannellini e la signora borderline”.
Provocazione in forma d’apologo 212
Nella prolissa lista dei miei mali la diplopia per il momento manca, eppure da sempre avverto in modo doloroso lo sforzo del cervello di ricomporre in una le due immagini che istante dopo istante gli pervengono.
Due?
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La maschera ritratto di Maurizio Cucchi
di
Fabrizio Fantoni
?Un vagone ferroviario semivuoto in corsa verso una cittadina di frontiera, una tranquilla gita al confine. Sono questi gli elementi che portano il protagonista dell’ultimo romanzo di Maurizio Cucchi – “La maschera ritratto”, Mondadori € 18,00- a riannodare il legame con il mondo della sua infanzia e di suo padre Gino, un uomo silenzioso, sognante e poetico che cinquant’anni prima si era tolto la vita. Continua a leggere
49. L’integrazione
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da qui
E’ come si conoscessero da sempre. Parlano fitto, con gesti ampi delle mani. Che ne pensi, Gilda? Ti porteranno via il tuo Giorgio? E’ per questo che, dopo l’amnesia di qualche giorno, ti ricordi di Arturo? Dove sarà? E’ un po’ che non lo vedi in giro. Che sia partito? Non si sarà offeso perché non l’hai cercato? Loro parlano, parlano. Ti avvicini, per provare a rubare qualche frase. Ecco, da qui si sente tutto.
– Ne sei convinto? Continua a leggere
Vivalascuola. Auschwitz, la memoria e il presente
L’ingiunzione assoluta a ricordare esclude che noi, oggi, possiamo cercare conforto nel credere che avremmo agito diversamente. Il nostro compito, oggi, è di curare che quella ferita rimanga aperta. Di fissare in volto quella stridente contraddizione tra la “serena, accogliente umanità” da riservare agli studenti “normali” e la disumana cacciata degli studenti ebrei. Il vero pericolo non è tanto che si possa dimenticare ciò che è accaduto nel passato, ma che si trascuri il senso per noi degli eventi che si sono verificati. (Guido Panseri)
Auschwitz, la memoria e il presente
di Stefano Levi Della Torre
1 – Il 27 gennaio, data stabilita per la “Giornata della memoria”, ricorda il giorno in cui l’Armata Rossa, nella sua avanzata contro le armate naziste, raggiunse il campo di Auschwitz. Continua a leggere
Casa Calidonia – La casa dei racconti
Nel cuore dell’Umbria un omaggio alla parola scritta. Si parte il 24 febbraio con Luca Crovi e il noir.
Camini accesi, aria pulita, silenzio e tanti libri.
È qui, a Bettona, uno dei borghi più belli d’Italia tra Perugia ed Assisi, che Casa Calidonia, e la padrona di casa Stefania Nardini, aprirà le porte nei week end a sette scrittori tra i più apprezzati dai lettori: Crovi, i Gregorio, Magliani, De Giovanni, Suarez, Vasta, Paolacci.
Saranno infatti proprio loro i docenti dei corsi di scrittura creativa che prenderanno il via il 24 febbraio 2012 con “Leggere e scrivere suspense”.
Sponsor tecnico di Casa Calidonia sarà Perdisa Pop, la casa editrice fondata da Luigi Bernardi e ora diretta da Antonio Paolacci. Continua a leggere
“Nessuno è più importante di te”, di Fabrizio Centofanti
Prefazione del libro di Augusto Benemeglio
1.Tornando a casa per Natale
Tornando a casa per Natale (è il titolo di un film di Bent Hamer), capita che trovi un regalo inatteso sotto l’albero: un libro, un romanzo di Fabrizio Centofanti, Nessuno è più importante di te, ancora come dattiloscritto, insomma un’anteprima assoluta (se escludiamo il blog, dove però non si ha mai una visione d’insieme), che subito ti coinvolge. Conosci lo scrittore e la sua straordinaria capacità di essere prodigiosamente plastico nel mettere in prospettiva, in scena i ricordi, quasi di sbalzarli come in un racconto stereoscopico; ma conosci anche il sacerdote, capace di riunire gli uomini e stimolare, far emergere i loro lati migliori – un po’ come il regista finlandese del film in questione, ma qui la regia viene dall’Alto –, parliamo dei singoli uomini e delle singole donne che s’incontrano tra loro, si sentono vicini, provano simpatia gli uni per gli altri, e questo sentimento permane, li pervade al di là di ogni tentativo di separarli e isolarli nelle loro (talora profonde) solitudini. Non tutti gli uomini e le donne che si incontrano nella sua chiesa-casa-ventre-rifugio (“la chiesa ti partorisce una seconda volta; i canti sono grida, le doglie della donna, i vagiti del bambino, il tunnel buio che bisogna attraversare per riconoscere la luce” – pag.36) sono dei vinti e degli emarginati, ma sono pur sempre, “ciottoli umani levigati dalla fede, schegge impazzite di speranza…”, esposti alla vita, indifesi nella loro nuda singolarità, e tutti hanno bisogno della sua tenerezza di poeta, della sua guida di pastore, del suo telescopio interiore che sa scorgere nel nero infinito le stelle più luminose. (“Vi sento, sento le vostre voci, il fiume si è fermato, no, ancora tremano, te ne accorgi se guardi attentamente, ancora tremano le stelle”). Continua a leggere
48. La presa del destino
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da qui
Ha la testa che gli gira: ripensa all’azione, alla corsa folle della sera prima. Avrebbe mai pensato di arrivare a questo punto? Sulla tastiera, le dita scorrono da sole. Un eroe? O un fottuto vigliacco, che cerca uno spiraglio nella bambagia in cui si è avvolto fino all’altro ieri? Ha sentito i muscoli intorpiditi sciogliersi e scattare, ha riconquistato in pochi istanti il senso del corpo, abituato a chinarsi sul computer con l’unico fremito di arrivare al fondo della pagina. Ora, lo strappo: bastava che qualcuno reagisse, un poliziotto che estraesse la pistola e sparasse su di loro. Continua a leggere
47. A poco a poco
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Sì, è una bella casa, come quella delle fate. Colori disposti ad arte, per creare un’atmosfera. Si vede che c’è una mano femminile, ogni donna è un artista. Cosa pensi, Ester? Fausto se n’è andato: sei delusa? Hai perso un’occasione? Non tornerà mai più? E’ giusto che lo riabbia la moglie, che qualcuno, almeno, sia felice?
– Chi sarà?
E’ incerta se aprire o non aprire. Vorrebbe starsene da sola, a meditare sul da farsi. Non si può restare sempre disponibili, il suo lavoro la impegna già abbastanza. Basta, per oggi ha chiuso. Continua a leggere
7 domande a Chandra Livia Candiani
Invito a leggere questa bellissima intervista di Mauro Germani a Livia Candiani: un’intervista tutta vita, parole sempre in ascolto e in scoperta. Buona lettura!
Quali autori in particolare sono stati fondamentali per la tua formazione?
Partendo dall’inizio, Saint-Exupéry del Piccolo Principe e Pascoli. Non andavo ancora a scuola e sentendo mio fratello imparare a memoria La cavallina storna, pensai fulmineamente: “Da grande voglio scrivere in quella lingua.” Del Piccolo Principe amavo la solitudine, lo spaesamento planetario, e gli amori, la rosa, la volpe, il serpente, amori che lo spingevano via, lo facevano sentire ancora più solo. E poi gli autori russi che erano di casa. Una volta che corsi singhiozzando dalla mia nonna russa, dicendo che non avevo amici, che a scuola non piacevo a nessuno, lei rispose enigmatica: “Quando leggerai i romanzi russi, lì troverai i tuoi amici.” Continua a leggere
Tizian non è solo, qualcosa si muove nella cultura e nella coscienza del Paese, di Andrea Sartori
Giovanni Tizian, giornalista ventinovenne della Gazzetta di Modena, autore del libro d’indagine Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea (Round Robin, 2011), è sotto scorta, come Roberto Saviano, Lirio Abbate e Rosaria Capacchione. La notizia è ascrivibile a un fenomeno d’interesse generale, in cui la presenza delle mafie nel nostro Paese – da tempo insediate anche al nord, ovvero in regioni come la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Veneto, il Piemonte – si coniuga con il problema culturale, altrettanto endemico, della latitanza della verità. In un luogo in cui la verità è occultata, vilipesa e ostacolata, infatti, le mafie attecchiscono facilmente, poiché tutte prosperano sul terreno del silenzio omertoso, della menzogna imposta dalla paura, della connivenza omissiva, allergica ai fatti e alla loro ineludibilità vincolante.
Non è un caso, d’altra parte, che Tizian e i suoi colleghi lavorino con la parola, con il linguaggio, ovvero con il dispositivo della comunicazione per eccellenza, che rende possibile il rispecchiamento del vero e che la criminalità organizzata teme al pari dell’azione investigativa, dei provvedimenti cautelari e ristrettivi. Continua a leggere
46. Andato
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da qui
– E’ lui?
– Sì, è lui.
– Com’è pallido.
– Come me.
Non ci avevi fatto caso. Sei inquieta: perché? Pensi che stia per succedere qualcosa? Ti turba l’uomo col soprabito scuro e la sciarpa chiusa nell’interno.
– Ciao.
– Ciao.
– Da dove vieni?
– Dal solito posto. Continua a leggere
QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.88: Cantare la totalità del mondo. Tiziana Curti, “Alle radici del canto”
Cantare la totalità del mondo. Tiziana Curti, Alle radici del canto, Poggibonsi (SI), Nencini, 2011
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di Giuseppe Panella*
“Così la poetessa, sospesa tra il Novecento e il Terzo Millennio, scioglie le cantate di una donna che racconta la sua epoca con gli occhi dell’amore” – scrive Dalmazio Masini nella nota introduttiva al libro. Ma l’amore cantato da Tiziana Curti non è soltanto quello magico tra uomo e donna (che pure alimenta spesso la sua ispirazione – si vedano poesie come Non dirò o Come vorrei) o quello per la natura e per la sua bellezza spesso inesplorata e incompresa dagli occhi degli uomini. Il suo desiderio di poesia avvolge la totalità del mondo in empito di accettazione della sua complessità, in una sua forma di immedesimazione con la realtà in continuo e assoluto divenire. Come Tiziana Curti scrive in E non basta il cielo, la lirica che apre il volume: “[…] Spalanco le mie braccia incontro al sole / divento terra verde e rigogliosa / su cui nasce la rosa / fiammeggiante nel vento dell’altura. / Scrivo una nuova rotta avventurosa / sul giornale di bordo // per le navi lanciate all’orizzonte / delle nostre translucide mattine. / Le siepi vespertine / che fecero da limite ai miei canti / non son più l’inviolabile confine / alle vene del cuore”.
45. Mal di pancia
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da qui
– Aspetta qualcuno?
– Un amico.
– Viene da lontano?
– Abita qui.
– Sotto i portici?
– Sì. Continua a leggere
44. Fiches
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da qui
– Sei sicuro che funzioni, Marius?
– Non sbaglio mai.
– E com’è che sei in bolletta?
– Spendo troppo.
– Non me la conti giusta.
– Fidati. Continua a leggere
“Severino di Giovanni”, di Osvaldo Bayer
Introduzione di Marino Magliani
Ho conosciuto Alberto Prunetti lo scorso dicembre ad Haarlem. Di suo avevo letto Il fioraio di Perón, e i suoi pezzi su Carmilla, l’ormai famoso Argentinazo, e una traduzione, anch’essa da osvaldo Bayer su “Il Reportage”. Con la traduzione di Severino Di Giovanni (Agenzia X, 2011) diciamolo subito, l’editore ha regalato agli italiani la possibilità di leggere uno dei libri più odiati dalla dittatura argentina, quella della guerra sucia. Ma Severino racconta una storia di sangue e anarchia degli anni Venti, un tango-punk nero e ribelle, come lo definisce la quarta. Come ha fatto a farsi odiare tanto dai generali e dai marescialli? Qui ha giocato molto la forza narrativa di Osvaldo Bayer. Per questo estratto, di cui ringraziamo l’editore, ho scelto la parte romantica – distruttiva, folle e d’altri tempi, tenera e selvaggia, innocente e libera, eppure colpevole come lo è la vita di Severino Di Giovanni – dell’amore di Di Giovanni con l’allora quindicenne, America Josefina Scarfò.





