
Gesù vorrebbe vederci infiammati d’amore e accesi di speranza, ma c’è un ostacolo: noi. Eroi della resistenza, facciamo di tutto per spegnere il Suo incendio, ci impegniamo a fondo per restare tristi, per sopprimere la gioia.

La zattera astronomica di Giulia Bignami
Riflessioni su un testo esilarante, commovente, dissacrante
A cura di Guido Michelone
“Esilarante, commovente, dissacrante”: sono i tre aggettivi usati dal noto romanziere Massimiliano Parente nella breve introduzione (l’unica redatta in vita sua) per sintetizzare e connotare un libro originale e a suo modo importante nell’attuale panorama della letteratura italiana, un testo che narra “di una infanzia scientifica irresistibilmente tragicomica”. Il libro, presentato con la dicitura ‘romanzo’, al cui genere si rifanno altresì il titolo e la copertina neosurrealista, può rievocare però, già nel sottotitolo, la manualistica umoristica sulle relazioni interpersonali.
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D’improvviso mi sei apparsa
in questa stanza, madre.
Mi hai sorriso mentre continuavo
a scrivere, accanto alla tua foto
di giovinetta. Camminavi sicura,
poi mi hai detto: «C’è disordine
in ogni dove, sei un bibliotecario,
ricordati di togliere la polvere
dai libri». Poi, sei andata in cucina
e ti sentivo cantare come un tempo,
mentre preparavi la cena;
Io, ho continuato a scrivere,
sentendo la tua cara voce
sognando che tu mi venissi a dire:
“Vieni, è pronta la cena!”.
All’alba, mi sono svegliato
con le braccia sul tavolino, solo
con la tua foto eterna di giovinetta.
***
Una delicatissima immagine di amore filiale, questa di Elio Fiore. Ci sono archetipi talmente potenti e profondi che non hanno bisogno di interpretazioni: sono lì, sempre sorprendenti e necessari.

Giocattoli
Il mio bimbo che guardava imbronciato
atteggiandosi a uomo ormai fatto sette volte
non mi aveva obbedito. Fu punito e scacciato
e privato del bacio clemente
della mamma che già non ha più.
Ma temendo che vegliasse nel pianto
silenzioso entrai nella stanza
per trovarlo nel sonno profondo:

Da diversi anni la mia più grande aspirazione è quella di rinnovarmi. Una rinascita lenta che cerca di guardare il mondo e la vita con occhi diversi, con occhi di luce.
Questo rinnovo lo anelo anche nell’amare ciò che viene tenuto nascosto, abbracciando per esempio lo “scandalo della povertà”, “l’emarginazione (…) dei reietti e degli abietti”.
Lo sforzo più grande che ciascuno di noi dovrebbe fare rimane sicuramente quello di abbandonare il superfluo.
Quando indico il superfluo non mi riferisco solo a quello materiale, ma intendo quello che maggiormente attanaglia la mente, i preconcetti e i pregiudizi che intorbidiscono qualsiasi visione del mondo.
Ma, dopotutto, va anche abbandonato il proprio vecchio corpo e bisogna prepararsi ad accoglierne uno nuovo.
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Fabrizio Centofanti, sacerdote, poeta e narratore, e Sabrina Trane, psicologa cognitivista, affrontano in un breve saggio una sfida monumentale: una vera e propria rifondazione dei motivi per scegliere di credere in Dio. Non il Dio astratto della filosofia, ma quello annunziato da Gesù Cristo. Questo saggio mette da parte un vuoto teologico che rischia di diventare destabilizzante e individua per la fede presupposti adatti a chi vive nel mondo attuale, dove il successo sembra essere la regola di tutte le cose.