Archivi categoria: Diari

Il magistero di Papa Francesco: tradizione e novità

di Fabiano D’Arrigo

Papa Francesco, a mio avviso, è stato un importante papa, un papa che ha saputo aprire la grande tradizione cristiana alle novità ed alle problematicità della fluida società contemporanea.
E una volta sopite le discussioni, che hanno caratterizzato il suo pontificato, se ne riconoscerà sicuramente il valore.
Jorge Mario Bergoglio nasce a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 e viene battezzato il giorno di Natale. Continua a leggere→

Da “La forma della felicità. Una spiritualità per il mondo contemporaneo”

Dall’individualismo alla logica trinitaria

La carne, secondo Paolo, porta all’egoismo: si pensa per sé, al proprio interesse; tutto è in funzione del proprio tornaconto. È facile verificare come questo accada anche nell’apparente socialità promossa dalla tecnologia: gli scenari dei social media sono una fiera di edonismo narcisistico, di vanità, di idolatria. La rincorsa al «mi piace» rivela un’insicurezza profonda, che necessita di continue conterme e approvazioni, fino a diventare una sorta di dipendenza patologica. È un individualismo all’ennesima potenza quello delle comunità virtuali, proprio in quanto mascherato da condivisione. Non si considera l’altro in quanto altro, ma solo per il suo potere di approvare o condannare, di fischiare o applaudire, in una sorta di talk show infinito, da cui emerge un’immagine sfigurata della dignità della persona.

L’icona della Trinità, di Andrej Rublev, si pone agli antipodi di questo quadro deprimente: i tre Personaggi si guardano l’un l’altro in una contemplazione amorosa ed estatica. Ecco dove nasce e si radica la vera immagine dell’uomo, la sua vocazione a superare se stesso per approdare all’altro, per passare all’altra riva, come dice Gesù nel Vangelo. Tutto ciò che siamo, dobbiamo vederlo alla luce di questo kenegdo, occhi negli occhi; che appare, nella Bibbia, in seguito alla creazione della donna: non un aiuto per l’uomo, come recita una traduzione insufficiente, ma un volto da contemplare con meraviglia ogni volta rinnovata. Solo il Dio Trinità permette il passaggio a questa logica nuova, il cui senso è: «Mai senza l’altro».

Un viaggio alla fine del mondo

di Fabiano D’Arrigo

Secondo papa Francesco l’Argentina è un paese alla “fine del mondo”.
Situata, infatti, nella parte meridionale del continente sudamericano comprende a nord le foreste lussureggianti attorno alle cascate dell’Iguazu, le pampas centrali, la cordillera andina ad ovest, fino alle gelide steppe patagoniche a sud.
Attraversata dalla leggendaria ruta 40, che unisce Cabo Virgenes in Patagonia a La Quiaca sul confine boliviano, vi si trovano immensi ghiacciai (Perito Moreno, Upsala, Viedma) lungo il Campo di Ghiaccio Patagonico Sud e le grandi acque della cascate dell’Iguazu. Continua a leggere→

Cronaca

di Fabrizio Centofanti

La poesia e lo spirito

la stanza chiude dentro l’invisibile:
i rami, fuori, sono un’illusione
che resta ferma, come nella mente
lo sguardo estraneo, l’ombra delle foglie.
nel buio si nota subito la luce,
seppure impercettibile.
non hanno più pareti, le presenze,
adesso splendono
di un oro femminile, acceso d’ambra,
sofferto nella carne.
ma il suo segreto è l’ombra sul selciato,
la chiave nella stanza e l’inudibile. Continua a leggere→

Figlio

Stare davanti a Te, come una volta
facevano i discepoli, stupiti
della Tua autorità: trovarla ancora
nello sguardo profondo che mi doni,
nel silenzio irreale, nel bisbiglio.
Starei per sempre qui, come un asceta
a cui non manca nulla, come un santo
in potenza, come un vecchio poeta
che cerca le parole per lodarti,
come un parente ignoto che si scopre,
all’improvviso, figlio.

La possibile autoestinzione dell’homo insipiens. Riflessioni su un indesiderato possibile destino.

di Annamaria Ferramosca

Sto attraversando l’arco finale di vita concessomi e vedo naufragare le tante speranze che nutrivamo da giovani, quando guardavamo con ottimismo al nostro futuro e pensavamo d’essere ad un passo dai traguardi più luminosi dell’umano. Il progresso scientifico, tecnologico, ma soprattutto quello del pensiero etico mi entusiasmavano, avrei scommesso che il mondo si sarebbe trasformato in un “villaggio globale”- per usare un termine recente – dove la comunicazione sempre più potente e veloce avrebbe facilitato l’incontro tra i popoli, dove la  domanda di aiuto e solidarietà da parte delle popolazioni svantaggiate o vessate da governi non all’altezza sarebbe stata ascoltata, dove soprattutto sarebbe cessato il frastuono delle armi e scomparso ogni eccidio per l’universale riconoscimento dell’assurdità di ogni guerra.   Continua a leggere→

Quel pianto

È il giorno: stessa data, stessa festa.
La tua voce risuona, come allora.
La corsa in ospedale, la paura,
il dubbio sulla fede, in quel momento
in cui tutto crollava. Il sentimento
è lo stesso: sei Tu, Signore mio,
che vuoi parlarmi? Donami l’amico,
come un tempo. Abbraccia la memoria
di quel pianto.

Dal nuovo romanzo


L’amore è un mistero, pensavo. Soprattutto l’amore divino, così distante, a volte, dai sentimenti umani, belli e inaffidabili. Il criterio di discernimento era ancora la salvezza, l’istante in cui si prova qualcosa che ti cambia, quando comprendi, senza paura di sbagliare -: ecco, è questo che cercavo. Finché non accade, inseguiamo dettagli secondari, incapaci di riempire il cuore. Cominciavo ad afferrare meglio ciò che i Padri ci raccomandavano: il ricordo di Dio, la memoria dell’amore. Mi tornavano in mente le sensazioni delle mie passeggiate con don Mario, gli scenari che si aprivano una volta per tutte, i colori e i sapori che s’incidevano nell’anima, per formare una riserva di confidenza e intimità a cui attingere non solo nei momenti più difficili. Pensavo: è questa l’arma con cui affrontare l’armagheddon, lo scontro che richiede la forza invincibile di Dio.

10

L’orma

È come ripensarti qui vicino
nel giorno che non muore. La memoria
è il tesoro dei poveri, l’attesa
di coloro che vivono di cielo.
Ancora per un po’ siamo divisi,
soltanto nella forma, ma sappiamo
il segreto del Re, la confidenza
di chi ha calcato sempre, solo l’orma.

11

Fare nuove le cose, fare cose nuove.


In un mondo di false novità, la novità vera è giudicata smarrimento. Si vuole incasellarla in schemi che si ritengono eterni, mentre sono incapaci di aprire uno scenario. Le scoperte scaturiscono da un gesto creativo, incurante dello starnazzare del pollaio. Qualcuno ha il coraggio di una cosa nuova ed è tacciato d’ingenuità e d’incompetenza. Ma c’è chi vive non credendo di dover essere morto  a tutti i costi.
Brindiamo alla pagina inedita: il senso è lì, ma non lo dite a nessuno. Godiamoci gli esiti, che ci ripagano del resto.

14

Ancora attorno alla via Canonica

di Antonio Sparzani

In via Canonica (continuando questo passeggiare) c’è naturalmente la farmacia Canonica, che ha la bella abitudine di essere aperta quasi sempre, chiude nelle più buie ore della notte, ma domenica e vacanze non ne conosce, anche oggi, che è il Lunedì dell’Angelo è bellamente aperta, mentre per trovare un bar aperto, per bere il mio gin-seng, devo girare un po’. Il difetto di questa farmacia è che non vogliono i cani, neanche quelli belli come Jim. Un giorno che l’ho portato con me ben legato al guinzaglio, il farmacista grande capo mi ha redarguito e mi ha mostrato sul suo smart il filmino di Jim che faceva pipì su un basso scaffale. Ma, dico io, invece di perder tempo a fare il filmino, non poteva gridarmi allora di stare attento? Mah, non si sa mai con i farmacisti.
E poi c’è l’altro mistero del gin-seng: ormai quasi tutti i bar lo fanno, tranne pochissimi, e tutti hanno ormai l’apposita macchinetta, tipo espresso, ma dedicata solo al gin-seng; la cosa che non capisco io è come mai c’è tutta una varietà di sapori e densità diverse. Ma non è sempre la stessa macchinetta? Naturalmente ora ho una chiara classifica dei bar della zona e ce n’è uno che è il mio preferito, fa il mio gin-seng preferito, e fa anche la relativa tesserina con dieci quadratini così che quando ne hai bevuti dieci, l’undicesimo è gratis. Continua a leggere→

Una parola

Sono l’unico a parlare regolarmente di Cristo, in un blog letterario. Non lo considero un merito o un demerito. Mi piace l’idea che, in un contesto dove ciò non accade, emerga un tale paradosso, l’assurdo di una parola che non interessa quasi più, che anzi spesso è bestemmiata o irrisa, e che questa parola campeggi nonostante tutto – starei per dire in barba a tutto. Non so se serva a qualcosa, ma anche questo mi sembra un buon segno. La gratuità è scomparsa, nel nostro Occidente, e che nasca una pianta senza che nessuno abbia intenzione di acquistarla, è una notizia consolante. Il valore di una cosa, diceva qualcuno, dipende dalla cura che le viene dedicata. Vorrei che questa cura continuasse a esistere, finché le mie dita saranno in grado di battere sui tasti. Finché il Cristo lo permetterà. 

14

Un cammino sulle tracce dei monaci basiliani nella Calabria spirituale

di Gino Rago

Il Cammino Basiliano in Calabria è l’Itinerario sulle tracce dei monaci greci in Calabria noti come basiliani, poiché seguaci dell’Ordine fondato da San Basilio Magno (330-379), importantissimo per lo sviluppo del monachesimo in Occidente e per una serie di contributi apportati al mondo rurale dell’epoca, dalle tecniche agricole alla coltura del baco e produzione della seta, solo per citarne alcuni.

 I monaci basiliani in Calabria, in virtù del loro essere eremiti e anacoreti, hanno dato origine a diverse forme di abitati in grotta, tuttora visitabili e hanno plasmato il paesaggio, i rapporti e le dinamiche uomo/natura, secondo le esigenze del “vivere rupestre”, un vivere già ampiamente diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo.

 Accanto a romitori e piccole laure (cavità scavate nella roccia) adibiti a luoghi di ricovero e preghiera, si devono ai monaci basiliani anche i numerosi monumenti e luoghi di culto che sono vere e proprie testimonianze d’arte italo-orientale. Qualche esempio? Non c’è che l’imbarazzo della scelta: dalla Cattolica di Stilo, tra i monumenti-simbolo della Calabria, al Monastero di San Giovanni Thearistis a Bivongi, passando per il Pathirion di Rossano.    

 Incamminarsi lungo le tappe del Cammino Basiliano in Calabria significa, dunque, percorrere un viaggio alla scoperta delle antiche radici dell’Europa nel Mediterraneo, legando Oriente e Occidente sul filo conduttore della storia, della bellezza, della natura e della spiritualità. Continua a leggere→

Repetita iuvant, forse. È ancora lì


di Fabrizio Centofanti

Francesco ha i capelli spettinati, come sempre, gli occhi un po’ spenti, la voce bassa di chi ha imparato a non chiedere troppo dalla vita. State passeggiando nel cortile dove s’intrecciano studenti della scuola d’italiano, bambini che gridano all’uscita dell’ora e mezzo di catechismo della comunione, giovani che chiacchierano dell’ultima partita della squadra del cuore. Quando si scrive bisogna inventare o prendere spunto dalla vita? Una bella domanda: ma non dovrebbero rispondergli alla scuola di scrittura, con quello che paga? Pensi al tuo romanzo: ogni capitolo nasce da un movimento di organi interni: lo stomaco, il cuore, gli intestini. Si scrive con la pancia, ti verrebbe da dirgli; è una lotta senza tregua fra una realtà che schiaccia e il sogno che la tocca con un’ala leggera, le insegna a volare. Vorresti dirgli che, quando cominci a battere sui tasti, le dita faticano a tenere il ritmo, incespicano nell’ultimo litigio con il povero, nella delusione per un tradimento, nello sforzo sovrumano di restare calmo se il tuo collaboratore non è capace mai di stare al chiodo, come te.

Continua a leggere→

11

Il Progetto


di Fabrizio Centofanti

Il desiderio di scrivere mi aveva sempre accompagnato: c’era una ragione? Ricordo una cena a Riva degli Schiavoni, con don Mario, in cui ebbi la certezza che la mia identità era cogliere quel bello, quel buono, quel vero, e farne un codice da comunicare, come se Venezia racchiudesse in sé il segreto del mondo. Chissà se quelle nostre righe, un giorno, avrebbero testimoniato un cambio d’epoca, il passaggio dalla menzogna diabolica alla luce del vero. Era il motivo per cui ogni giorno strappavamo al silenzio le poche parole che nessuno, altrimenti, avrebbe scritto? L’opera poteva essere questa, e noi i servitori di un progetto che altro non era che il paradiso anticipato, un ritorno alle origini, cielo e terra nuovi. Don Mario ce lo aveva fatto assaporare: ora toccava a noi tenerlo in vita.

21