Archivi categoria: Letture

Federico Pagliai, “La torrenta”

Recensione di Marisa Salabelle

Federico Pagliai, La torrenta, Tarka Edizioni

La torrenta, di Federico Pagliai, è un singolare racconto che si aggiunge alla collana Appenninica della casa editrice Tarka. Singolare perché si configura come un percorso che l’autore fa lungo il cammino del torrente Lima, da lui ribattezzato appunto “la torrenta”, dal suo primo sgorgare in forma di esile ruscello dalle pendici del Libro Aperto, nei pressi dell’Abetone, fino al suo confluire nella diga che ne imprigiona le acque, all’altezza dell’omonimo paese, La Lima.

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Monica Pezzella, “Binari”

Recensione di Francesco Improta

Monica Pezzella, Binari, TerraRossa Edizioni, 2020

Si tratta dell’esordio narrativo di Monica Pezzella, traduttrice e editor, originaria del salernitano e trapiantata a Roma, dove, dopo diverse collaborazioni a case editrici e riviste on line, nel 2019 ha fondato la rivista di scrittura verticale, Sulla quarta corda. Ed è su questa rivista che, a mio avviso, occorre soffermarsi per capire qualcosa di più dell’autrice e del suo racconto estremamente originale. Cosa intende la Pezzella per scrittura verticale? La capacità di superare il limite, di andare oltre e mettersi a nudo completamente, senza remore e senza infingimenti, di violentarsi e di violentare il lettore e, più in generale, la mercificazione culturale dei nostri giorni e l’atrofia intellettuale che connota buona parte dei nostri scrittori o presunti tali. Non è un caso che su questa rivista abbia trovato spazio e cittadinanza un’opera rivoluzionaria come Galleggiamento di Luca Perrone. Non meraviglia, quindi, l’incontro predestinato e proficuo con TerraRossa, una giovane casa editrice, che si propone di pubblicare, nella collana Sperimentali, solo quegli autori che non considerano la narrazione come semplice intrattenimento, e non mirano a compiacere il lettore medio ma pre­feriscono sfidarlo o quanto meno provocarlo, attraverso uno stile decisamente personale e originale.

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Andrea legge nel tubo: “Le parole sono pietre” di Carlo Levi.

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura dal titolo Le parole sono pietre di Carlo Levi.

La lettura, uscita a metà maggio del 2020, è ancora una volta, come sempre quando si ha a che fare con i “classici” di grandissima attualità.

Buon ascolto!

“Non capirete comunque”, di Massimiliano Calloni

Recensione di Emanuele Pettener

Massimiliano Calloni, Non capirete comunque

“Ero vivo! Ma non potevo saperlo”. La cosa che più stupisce di questo libro è che non è cupo. Addirittura, a tratti, attraversato da leggerezza e venato d’umorismo. Eppure la storia di Massimiliano Calloni è terribile: dal 2012 convive con la SLA – che diventa quasi un’entità  fisica, una “perfida amica”. Così Massimiliano inizia raccontandoci com’era la sua vita prima, quand’era vivo ma non lo sapeva, quand’era un giovane forte che, pur avendo passato un’infanzia “all’insegna dell’insicurezza interiore,” riusciva “a far fronte  alle difficoltà  sfoderando un impegno fuori dal comune”.  Rugbista, poi calciatore, la vita lo sfida subito con un tumore, da cui Massimiliano guarisce ma che forse comincia a formargli quella tempra per affrontare la sfida tanto più dura che l’aspetta. Anche qui, tuttavia, ad alleggerire l’atmosfera d’ospedale, la prima di una luminosa galleria di figure femminili: Valentina. Le donne attraversano l’intero racconto, presenze dolci, calde, che Massimiliano ama ritrarre nei dettagli. Fra queste spicca Margherita, “la donna che mi ha cambiato, rendendomi un uomo migliore … Lei che ha saputo toccare gli accordi giusti di un pianoforte che sembrava irrimediabilmente stonato”.  È una storia serena, la loro, spensierata – una bella foto li ritrae sorridenti a Minorca nell’estate del 2008 – che finisce quasi naturalmente quando Margherita si trasferisce in Sicilia: “Oggi lei fa il magistrato a Catania e con cadenza quasi mensile viene a Mogliano da sua madre Giusy e riesce sempre a dedicarmi parte del suo prezioso tempo per aiutarmi, o per farmi compagnia.

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Ilaria Palomba, “Città metafisiche”

Recensione di Francesco Improta

Ilaria Palomba, Città metafisiche, Edizioni Ensemble 2020

Dinanzi a questa silloge, pubblicata da Ensemble (12€), sono rimasto folgorato ed esterrefatto. Folgorato dalla bellezza di questi versi, dalla luce abbacinante che emana da essi ed esterrefatto dinanzi alla loro perfezione. Tralasciando alcune prove giovanili (I buchi neri divorano le stelle) questa è la terza raccolta di poesie di Ilaria Palomba dopo Mancanza e Deserto e ne costituisce il suggello e al tempo stesso, come dice Gabriele Galloni nella bella e succinta prefazione, l’apertura verso nuovi orizzonti. La Palomba ha raggiunto un livello di concentrazione e di condensazione lirica diffi­cilmente immaginabile.  Ciò che di composito e di farraginoso l’urgenza del dire portava con sé viene qui completamente accantonato o si scioglie magicamente in un dettato lirico di straordinaria efficacia e resa artistica. Questa silloge nasce da un processo di prosciu­gamento e di politezza. Eliminato, come ho già detto, tutto il superfluo, prevalgono la brevitas alessandrina e al contempo la condensazione ungarettiana. Splendida sintesi di antico, nel senso di classico, e di moderno, che non può e non deve meravigliarci, vista la padronanza con cui maneggia coppie oppo­sizionali e a livello concettuale e a livello figurativo.

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Da “Il mio amico”, di Daniela Matronola

Dalla raccolta di racconti Il mio amico, di Daniela Matronola (ed. Manni)

Prefazione di Paolo Di Paolo

“Domare il dolore”

Era da un po’ che non trovavo – in un racconto, in un romanzo – un amico, un grande amico, uno misterioso come Meaulnes, o irraggiungibile come Gatsby. L’elettricità che sprigiona un nostro amico: uno che sa scrivere canzoni, il fratello maggiore acquisito che ti insegna come comportarti con le ragazze, l’adolescente cresciuto, «sensuale inconsapevole». Il mio amico è il racconto che dà il titolo alla raccolta di Daniela Matronola; ed è un ottimo campione della sua scrittura giocosa, verrebbe da dire “seriamente giocosa” – se la letteratura è un gioco serio –, con l’ironia sottilissima che la percorre, un esercizio dell’intelligenza che fa crepitare un inciso o un parentetico, che sovraccarica un aggettivo anche semplicissimo, che dirada gli eccessi di cupezza anche quando il tema è la morte. Humour, potremmo dire conoscendo le passioni e competenze di anglista dell’autrice. Ma non basta, perché sarebbe uno sguardo “da fuori”.

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Andrea legge nel tubo: “La spalla, la bandoliera, il fazzoletto”, da “I Tre Moschettieri”, di Alexandre Dumas.

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura dal titolo La spalla, la bandoliera, il fazzoletto da I Tre Moschettieri di Alexandre Dumas.

La lettura, uscita nel maggio del 2020, è a mio parere ancora di grande attualità, per i temi in essa contenuti e per la maniera – come sempre originale e approfondita – in cui Andrea ha deciso di svilupparli.

Buon ascolto!

Sergio Calzone. Racconto 2

Prima dei nomi

Una donna trebbiava a mano delle spighe raccolte nella campagna intorno. I chicchi cadevano in un canestro e lei, svelta, gettava lo stelo nudo alla sua sinistra, su un cumulo che, da piccolo che era, si spargeva prima all’intorno e poi cresceva, man mano che gli strati si sovrapponevano.

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Buona lettura 23: “Il sogno babilonese”, di Enzo Barnabà

“Buona lettura” è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.   Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Buona Lettura 22: Enzo Barnabà, Il sogno babilonese (Infinito Edizioni)

Ci sono luoghi carichi di stupore, dove i muri parlano di personaggi spesso stralunati e storie dilatate nel tempo.

Luoghi sfumati nella misura del racconto e del mistero, capaci di ospitare tanto il reale quanto, appunto, l’inatteso.

Tra questi si colloca una villa divenuta poi chateau sul confine tra Italia e Francia, il cosiddetto “Chateau Grimaldi“, protagonista de Il sogno babilonese di Enzo Barnabà (infinito Edizioni).

L’autore ripercorre le trasformazioni della primitiva torre anti-barbaresca nella sobria casa mediterranea del medico inglese James Henry Bennet che, nel 1895, dopo aver acquistato alcune fasce a Grimaldi, nell’estremo ponente di Liguria, trasforma le “rocce spoglie” e “la vecchia torre in rovina” in luoghi verdeggianti, dando vita ad un primo esperimento di acclimatizzazione di piante esotiche, tripudio di fiori e alberi di ogni specie e colore. Continua a leggere

Enrico Macioci, “Tommaso e l’algebra del destino”

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Tommaso e l’algebra del destino (Società Editrice Milanese, 2020), il nuovo romanzo di Enrico Macioci, è una storia densa di dramma, imperniata sulla vicenda di un bambino di cinque anni che, in seguito a un imprevisto incidente di suo padre, rimane chiuso in macchina per lunghissime ore senza la possibilità di liberarsi, mentre intorno a lui il mondo continua a scorrere – o meglio, a non scorrere, nella paralisi di un’asfissiante giornata estiva – e le vite di sua madre, della gente che gli passa vicino e di chi sta assistendo suo padre in ospedale vanno avanti, ignare di ciò che gli sta accadendo. È un percorso orrifico di confronto con gli incubi peggiori del piccolo – e di ognuno di noi –, che arrivano perfino a materializzarsi e a parlare con lui.

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Andrea legge nel tubo: “Il ponte di Fiumegrande”, da “Mastro-don Gesualdo”, di Giovanni Verga.

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura uscita diverse settimane fa, dal titolo Il ponte di Fiumegrande da Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga.

I fuochi di Manikàrnica. Daniela RAIMONDI

Il viaggio è forma moderna, organizzata e libera della viandanza. Viandante è chi copre lunghe distanze a piedi, perlopiù fuori città. Viaggiare è la forma di conoscenza più naturale e ancestrale per conoscere e conoscersi nel profondo, e comprendere così la propria via attraverso la scoperta di luoghi e persone e il confronto continuo; che dànno la misura della grandezza della nostra infinitesimalità. Continua a leggere

“Oltre la linea gialla”, di Marisa Papa Ruggiero

Recensione di Francesco Improta

Marisa Papa Ruggiero, Oltre la linea gialla (Edizioni Divinafollia)

Rovistando tra gli scaffali della mia biblioteca, nella calura di questa estate bislacca, che si snoda tra paure non ancora rimosse e incerta voglia di ricominciare, mi è capitato tra le mani Oltre la linea gialla di Marisa Papa Ruggiero (Edizioni Divinafollia, 15 €). Il libro in questione, non più lungo di un centinaio di pagine, è stato per me una piacevolissima sorpresa e ha evidenziato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, come nel terzo millennio, per la sopravvivenza stessa della letteratura, vadano riscritti modelli, forme e tecniche dei generi letterari. Continua a leggere

Tito Sannìo. Unanima. Romanzo

 

 

Ci sono romanzi che sanno intrattenere e avvincere piacevolmente il lettore, e null’altro, e romanzi, invece, che nutrono lasciando un segno forte. Il romanzo di Tito Sannìo, scrittore sardo alla prima esperienza editoriale in campo narrativo, mi sembra che faccia parte di questa seconda categoria. E’ un libro che commuove, nel senso che muove indubbiamente qualcosa in chi lo legge. Non solo perché parla di anima, in modo colto e originale senza mai cadere nei luoghi comuni sul tema, ma perché la storia e l’intreccio di vicende umane tocca la carne viva delle nostre stesse esistenze e coscienze, in modo profondo, sensibile e con acume introspettivo. Continua a leggere

Buona lettura 21: “Caribe”, di Fernando Velázquez Medina

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.  Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Vicende sconvolgenti, episodi affascinanti, personaggi coraggiosi, irrequieti e ingegnosi che non sempre riescono a smascherare il loro lato più oscuro: ecco Caribe di Fernando Velázquez Medina, nella limpida traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi (Arkadia edizioni).

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“Il portiere di Astrachan’. Voli e cadute di Rinat Dasaev”, di Romano Lupi

Pubblichiamo qui un estratto de Il portiere di Astrachan’. Voli e cadute di Rinat Dasaev, di Romano Lupi (ed. Fila 37)

“Il portiere della Repubblica”

Contrariamente a quanto molti possano immaginare, i primi passi nel mondo del calcio Dasaev cominciò a muoverli sì in Unione Sovietica, ma non in una di quelle metropoli in cui il futból si era da tempo consolidato. Iniziò, infatti, ad Astrachan’, città adagiata sul ciglio del fiume Volga dove un tempo transitava la Via della Seta. Luogo dagli inverni rigidi e dalle estati torride, in passato capitale del Khanato di Astrachan’, stato feudale tartaro fondato nel 1466 in seguito alla frammentazione del Khanato dell’Orda d’Oro. Un posto lontano (non solo geograficamente) dai potentati calcistici delle capitali delle repubbliche sovietiche ma storicamente molto vicino al legame che la cultura russa ha stretto da qualche decennio con la figura del portiere. Continua a leggere

“Le amiche imperfette” di Maria Pia Romano

Recensione di Francesco Improta

Maria Pia Romano, Le amiche imperfette (ed. Besa muci)

Ho letto, affascinato come sempre dalla magia e dalla grazia della sua scrittura, l’ultimo romanzo di Maria Pia Romano, dal titolo fin troppo eloquente, Le amiche imperfette (Besa Muci 15€), quasi a voler sottolineare quanto sia difficile instaurare e coltivare un’amicizia sincera e disinteressata in un mondo in cui prevalgono l’egoismo, l’ipocrisia e il proprio esclusivo tornaconto.

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Intervista a Saverio Bafaro: l’ “ermeneutica del terrore”

Testo introduttivo e intervista di Pietro Romano

Saverio Bafaro (foto di Dino Ignani)

Una lingua criptica e oscura, che con meticolosa esattezza si inabissa nelle zone più remote dell’essere, introducendo il lettore «a un’ermeneutica del terrore». Un poeta, Saverio Bafaro, che fa del canto un nesso con tutte quelle forme archetipiche evase dal nostro immaginario per dare luogo a una rete di connessioni eterogenee.

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“Caribe” di Fernando Velázquez Medina

Recensione di Francesco Improta

Caribe, di Fernando Velázquez Medina (Arkadia Editore, 2020)

Viviamo in un’epoca in cui si è già detto tutto, non ci meravigliamo quindi se in un romanzo affiorano in maniera esplicita o implicita riferimenti, echi e suggestioni che ci riportano ad altre letture, come succede in Caribe di Fernando Velázquez Medina (Arkadia Editore, 17€), del resto per quanto uno scrittore voglia apparire innovatore o trasgressivo non potrà mai del tutto esimersi o sganciarsi dalla tradizione letteraria e culturale, che attraverso letture ed esperienze dirette o mediate è filtrata e sedimentata in lui.

Dopo questa doverosa premessa, su cui torneremo in seguito con esemplificazioni più chiare ed esatte, va detto che il titolo, Caribe, ci catapulta nel Mar dei Caraibi o dei Cannibali, crogiuolo di razze e di civiltà, in un’epoca, per giunta, la seconda metà del 1500, in cui queste isole e le terre dell’America centro-meridionale, o Indie occidentali come venivano chiamate allora, furono scenario di violenze, saccheggi e uccisioni da parte dei Conquistadores. Continua a leggere