Archivi categoria: Letture

Marino Magliani, “Il cannocchiale del tenente Dumont”

Recensione di Giovanni Agnoloni

 Marino Magliani, Il cannocchiale del tenente Dumont, L’Orma Editore, 2021

Una storia di sbando e diserzione “camuffata” da romanzo storico, ma in realtà intrisa soprattutto del genius loci dell’entroterra ligure. Questa l’essenza de Il cannocchiale del tenente Dumont di Marino Magliani. Un gruppo di soldati napoleonici reduci dalla campagna d’Egitto, nell’estate del 1800, diserta durante la battaglia di Marengo, si sbanda e vaga tra il Piemonte e la Liguria di Ponente, procedendo per le valli e tra i rovi del suo interno e sottoponendosi all’esperimento di un medico olandese, intento a studiare le loro reazioni all’uso dell’hascisc, iniziato nel Nord Africa e considerato da alcuni causa di tante diserzioni. Continua a leggere

Andrea legge nel tubo: Canti delle Oasi, di Arturo Onofri.

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi Andrea legge tre poesie di Arturo Onofri:

– da Canti delle oasi, I;

– da Canti delle oasi, “Per vivere soltanto”;

– da Arioso, “Mattinata”.

Alessandro Gianetti, “La ragazza andalusa”

Recensione di Stefano Costa

Alessandro Gianetti, La ragazza andalusa, Arkadia editore, 2020 (180 pagine)

Sono stato sia in Spagna sia in Portogallo, nella mia vita: che poi è come dire tutto e niente, perché i due Paesi, in realtà, restano frantumati, oggi come ieri, in una miriade di spazi sia fisici sia immaginifici che nulla hanno a che fare gli uni con gli altri. Dunque anche la mia Penisola iberica no, non ha nulla a che fare con quella di Gianetti: e proprio per questo quella di Gianetti mi rimarrà addosso. Sarà che io molti dei luoghi di questo romanzo – dall’Andalusia all’Algarve, dall’Estremadura a ciò che uno ha dentro – li ho vissuti nel battito di ciglia di una vacanza o poco più: un’andata tra amici in un Paese straniero a cercare divertimento, e a non trovarlo se non nelle parole degli amici stessi con cui si era là, e con i quali si poteva anche andare solo al bar, a bere una cosa. Continua a leggere

Davide Barilli, “Alchimia (Ars moriendi)”

Davide Barilli, Alchimia (Ars moriendi), (ed. Diabasis 2021)

Gli ultimi giorni del Parmigianino raccontati come in una folle corsa contro il tempo, tra alchimisti del Po, scalpellini, magiche figure rintanate sulle Apuane, visioni surreali e dipinti enigmatici. Personaggi reali e frutto d’invenzione i cui destini sono legati da un filo invisibile in un libro fatto di storie apocrife, leggende, imposture, interpretazioni e immaginazioni ardite.
”Trascinato da una lucida e febbrile rêverie, o da un desiderio inquieto di avvoltolarsi nelle spire delle magie ermetiche, Barilli ci offre in questa nuova, originalissima short story tutta una serie di segni, cifre, figure che evocano il mondo visionario, ambiguo e corrusco degli avventurieri delle manipolazioni alchemiche, degli esploratori dei metalli e della loro anima cosmica, terrestre e astrale”. (dalla postfazione di Paolo Lagazzi)

Un estratto:

Piove da tre giorni e altrettante notti.
Morbino, rintanato nella grotta alta, sta guardando il buio, come una bestia accecata. E? salito fin lassu?, a piedi, trascinando col cordame il mazzuolo e il martello di ferro dell’apuano, lo scalpellino che conosce i suoi segreti.
Erano trascorsi pochi giri di luna da quando si era avventurato, cercandolo, fino alla cava delle paludi. L’aveva chiamato due o tre volte. Ma la voce si era persa nei refoli di vento, rimbalzando contro le pareti lucide d’ardesia.
In una crepa del marmo, Morbino aveva infine trovato gli attrezzi dell’apuano. “Mi servono le tue armi”, gli aveva lasciato scritto, con un graffio di chiodo, sulla roccia. Caricati in spalla i ferri, era tornato alla grotta del drago. Da tempo non si vedevano, lui e lo scalpellino. Ma ora che possiede i suoi arnesi da picca, capaci di sfondare una parete di roccia vecchia di secoli, sa gia? quale uso farne. Continua a leggere

Rita Pacilio, “Pretesti danteschi per riflettere di sociologia”

Recensione di Francesco Improta 

Rita Pacilio, Pretesti danteschi per riflettere di sociologia (ed. Guida)

Che Dante possa aver offerto spunti di riflessioni per una scienza decisamente moderna come la sociologia, la cui data di nascita si suole far risalire al 1824 (A. Comte), non deve meravigliarci più di tanto. Nell’Alighieri, infatti, è tale l’intensità del sentire, non disgiunta da una straordinaria e incomparabile ampiezza culturale, che bene ha fatto Rita Pacilio, sociologa, poetessa, operatrice culturale nonché editrice, a utilizzare per queste sue divagazioni psico-sociologiche alcuni versi del grande Fiorentino, di cui tra l’altro quest’anno si celebra il settecentesimo anniversario della morte. I versi, come si evince dal titolo, sono pretesti che assumono il valore di guide orientative per i lettori, chiamati a confrontarsi con temi e argomenti concernenti la loro sfera psicologica e il loro comportamento in società. Continua a leggere

Due racconti brevi di Roberto Scudeletti

Amore senza amore

Si sentiva nervoso, doveva combinare qualcosa, uscire di casa.

Decise per una passeggiata, una camminata lungo il fiume, attraversando infine il ponte che separava il centro storico dalla periferia, costituita da un miscuglio di antiche fattorie, per lo più abbandonate, nuovi condomini, supermercati e un enorme centro commerciale in vetro e cemento.

– Ciao John – lo salutò il suo omonimo in versione italica, Giovanni.
Lo chiamavano così per il suo amore infinito verso i film western con protagonista il mitico Wayne. Ordinò un caffè ginseng e si sedette in un tavolino all’aperto del bar, situato vicino a uno dei pochi parco giochi, sopravvissuto alla speculazione edilizia.

– Ti vedo pensieroso oggi, John – osservò il barista, servendolo.
– Niente di che, Giovanni – rispose lui, mentendo.

Era alle prese con un dilemma, altro che niente!

Continua a leggere

“Berretti Erasmus”, da diario scanzonato a progetto di vita

Recensione di Fabrizio Centofanti

Giovanni Agnoloni, Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa (Fusta Editore, 2020)

Di che parla questo libro? Qual è il tema sotteso ad ogni evento? La ricerca di una donna? Di se stesso? Del senso della vita? O è forse la vita come viaggio, un grande Erasmus mai concluso, presente come spirito anche quando sembra materialmente esaurito? La verità è che lo scrittore è sempre un viaggiatore, uno per il quale ogni luogo è un punto di partenza. Partire è un po’ morire, recita il proverbio: sicuramente vero nel caso di Agnoloni, che percepisce il trapassare inevitabile dei miti e dei simboli umani. Il gabbiano che lo guarda negli occhi – a pagina 51 – gli fa capire, però, che al di là del panta rei c’è qualcosa che rimane, che si prende cura dell’essere, nonostante le apparenze.

Continua a leggere

Andrea legge nel tubo: “Il primo cadavere del 6 maggio”, da “I cannoni di Bava Beccaris” di Paolo Valera.

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi Andrea legge “Il primo cadavere del 6 maggio”, da “I cannoni di Bava Beccaris” di Paolo Valera.

“Dove inizia l’amore”, di Melania Panico

Recensione di Francesco Improta

Melania Panico, poetessa, filologa e critica letteraria come risulta dalla scheda bio-bibliografica posta in calce a questo libriccino, a 700 anni di distanza dalla morte di Dante Alighieri si propone una full-immersion nella Vita Nova, alla scoperta del­l’amore e della poesia nel grande fiorentino, all’epoca non ancora trentenne. Mi sembra doveroso rilevare che per compiere questa indagine la Panico non si serve né degli strumenti critici né dell’attrezzatura retorica di cui fanno bella mostra i critici patentati, ma di intuizioni, immaginazione e quella passione che riesce a infondere nelle sue lezioni se è vero che i suoi studenti, pur essendo sprovveduti lingui­stica­mente (siamo in una zona socialmente dissestata), la pregano di leggere più volte i versi di Dante, come lei stessa ci confessa a pagina 71. Il suo è un viaggio fuori dell’Accademia, in cui la Panico rischia di persona, intrecciando alle poesie e alle prose di cui si compone la Vita Nova testimonianze, memorie ed esperienze personali. Affiorano dal passato stagioni, figure e località ora nitide e luminose ora sbiadite e offuscate da un velo di pianto, come Marcello, compagno di giochi nell’infanzia, scomparso prematuramente; verrebbe spontaneo dire date lilia plenis manibus perché il nome e la giovine età mi hanno richiamato alla mente un personaggio virgiliano. Sul versante opposto la figura del nonno, forte e vigoroso a dispetto dell’età avanzata, che già in una poesia di Non ero preparata la Panico aveva paragonato ad un albero sacro e qui addirittura a un colle a testimonianza di una tradizione che dura nel tempo e di una sentita comunione con la natura.

Continua a leggere

Francesco Biamonti: venti anni senza

Recensione di Francesco Improta

In quel non esser lì che da sempre ti abitava; nel chiarore dello sguardo intriso d’innocenza implacabile come lo è la verità; nella pietà silente del sorriso… ti sei sparìu. 

Con queste parole Luigi Bonalumi, intellettuale, letterato e amico di vecchia data, salutava la scomparsa prematura (17 ottobre 2001) di Francesco Biamonti. Sono trascorsi venti anni da quel giorno e il vuoto per la sua dipartita si avverte sempre di più. Il mondo appare depauperato d’intelligenza, di sensibilità, di poesia e persino della sua voce, una voce bassa e velata, capace di affascinare l’uditorio e tenerlo inchiodato alle poltrone.

Continua a leggere

Andrea legge nel tubo un episodio con protagonista Edoardo Ferravilla: da Jarro, “Sul palcoscenico e in platea”.

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi Andrea legge un episodio con protagonista Edoardo Ferravilla: da Jarro, “Sul palcoscenico e in platea”.

Pietro De Marchi, “Con il foglio sulle ginocchia”

Pietro De Marchi, Con il foglio sulle ginocchia (Bellinzona, Casagrande, 2020)

____________

Estratto: “Quelle lezioni zurighesi”

Chi, vincendo timidezza o ri­serbo, per la prima volta si ac­costava alla sua cattedra, per chiedere un’informazione alla fine di un’ora o semplicemente per darsi a conoscere come novizio, Dante Isella lo acco­glieva con un pronto e cordia­le: «Lei si chiama…?». E da al­lora non si era più, per lui, de­gli anonimi uditori.

Posso dire, senza vanteria, ma non senza legittimo orgo­glio, di essere stato tra gli stu­denti più assidui, di non aver perso che pochissime, quasi nessuna, delle lezioni tenute da Isella nei suoi ultimi sette semestri zurighesi, tra l’otto­bre del 1984 – da pochi mesi era uscito il volume dei Lom­bardi in rivolta, per molti di noi una lettura fondamentale – e la fine di febbraio del 1988, quando Isella tenne la lezione di congedo che qual­che anno più tardi, con il tito­lo desanctisiano di Una lezio­ne zurighese, avrebbe suggel­lato la sua seconda raccolta ei­naudiana di saggi: L’idillio di Meulan (1994).

Continua a leggere

Daniela Puddu, “Labirinto di stelle”

Labirinto di stelle (ed. NOR) di Daniela Puddu è l’invito a un viaggio, un viaggio tra gli spazi che, circondati dai nostri punti fermi, appaiono spesso vuoti. E quello spazio senza muri né porte, forse lo stesso da cui Asterione vedeva le stelle e il mare, può diventare un labirinto in cui sentirsi perduti. Un andare e venire per smarrirsi dove il vuoto sembra davvero privo di senso, dove una stella nel cadere può lasciare dietro di sé frammenti di luce che congiungendosi formano quel filo di Arianna per ritrovare la strada di casa.
Nel viaggio ci si può fermare, immergersi nel fiume del tempo, rimescolare la polvere dei ricordi e soffiarci sopra, o ancora raccoglierla e costruire un percorso in continuo divenire. Dove porterà il cammino?
Cortázar faceva dire al suo Horacio che si cammina senza cercarsi pur sapendo di incontrarsi. Lo diceva per la sua Maga. E forse la Maga da incontrare è una parte di noi nascosta che ha la luce di una nuova stella e porta il nostro nome. Continua a leggere

“A Woman Celebration”. Introduzione di Marco Candida

Marco Candida, “Donne, pizzi e nuovi merletti”Introduzione al volume A Woman Celebration, Collana Paper Club 1978, Volume One (ed. AIMagazinebOOks)

Nel Medio Evo le donne venivano considerate streghe e bruciate sul rogo. Oggi, invece, per rimpinguare le casse degli studi legali o per vendere più copie di giornali alle donne vengono riconosciuti diritti di ogni sorta: possono lasciarlo in mutande, un maschietto, se ne hanno voglia. Insomma, dal Medio Evo a oggi non è cambiato molto della concezione femminile: la donna non è ancora considerata persona. Di là era una strega. Oggi ha nel battiscopa mille stampelle e ha mille paracadute sul groppone. Certo, meglio oggi di ieri, ma un pezzetto di strada, forse, va ancora fatto. Dagli uomini, in particolare. I quali detengono ancora il potere. Sono gli uomini che manipolano la vita femminile, anche oggi, nel 2020. Una donna non è ancora libera di esprimere la sua femminilità come desidera se per caso ha delle ambizioni: perché è all’uomo di potere (il capetto, il sergentino, il boss, il comandante in capo) che deve piacere. Il sistema che offre stampelle e paracadute alle donne, poi, è dominato da una concezione vetero-maschilista della donna. Non sono ancora vere stampelle e non sono ancora veri paracadute. Bisogna fare ancora un bel pezzetto di strada.

Continua a leggere

Bruno Morchio, “Voci nel silenzio”

Recensione di Marino Magliani

Bruno Morchio, Voci nel silenzio, Garzanti, 2020

Strani tempi, e allora si fa atipico anche il lavoro, nel caso, il lavoro di Bacci Pagano, il leggendario detective che ci appassiona da anni e ci porta in giro per Genova (anche in Sardegna una volta) sul sellino della sua Vespa, per i carruggi incastrati tra i palazzi, d’estate, davanti alle spiagge incantevoli, nelle ville a mezza costa, o nel grigiore piovoso delle vallate del Polcevera, dove sono rimasti i relitti di fabbriche dismesse e di ponti. Stavolta niente di tutto questo, Bacci come i milioni di italiani deve restare a casa, riceve una telefonata (sarà collegata a una lettera che lo porterà a morsi nel passato) e decide, anzi, in qualche modo ci si sente costretto, a lavorare comunque, a indagare da casa. Eppure, anche tra le mura, sebbene manchi il regattare della vespa tra i carruggi, e manchino i colori del mondo, la tensione resta altissima, l’indagine ci cattura. Forse perché alimentata da quella fonte che è l’ossessione baccipaganiana che è lo scasso delle matrioske che contengono il passato del giovane uomo prima che diventasse detective, prima che pagasse con la galera una colpa che è solo dettata dall’innocente ingenuità. La nuova indagine sta in un libro dalla copertina cupa al cui centro c’è una missiva, sono Voci nel silenzio (naturalmente 2020, Garzanti).   

Continua a leggere

Maria Gabriella Mariani, “I sogni della ragione non generano mostri”

Recensione di Francesco Improta

Maria Gabriella Mariani, I sogni della ragione non generano mostri, Genesi Editrice, 2020

L’ultimo libro di Maria Gabriella Mariani, musicista e concertista di fama internazionale, è un romanzo intrigante dal titolo evocativo che rimanda a Francisco Goya pur negandone l’assunto originale, I sogni della ragione non generano mostri (Genesi editrice, 10 €). Con la sua acquaforte F. Goya voleva non solo mettere in guardia dai pericoli insiti nel crepuscolo della ragione ma anche sottolineare l’importanza di quest’ultima nella creazione di un’opera d’arte. E l’arte, la sua genesi, la sua funzione sono anche al centro del nuovo romanzo della Mariani, che affronta allo stesso tempo, in maniera più o meno esplicita, tanti altri motivi: la solitudine, la mancanza, la commistione e la confusione tra arte e vita, l’amore, la scrittura, il sogno e il rapporto tra discepolo e maestro. Ma procediamo con ordine.

Continua a leggere

Paolo Ciampi, “Il maragià di Firenze”

Recensione di Marisa Salabelle

Paolo Ciampi, Il maragià di Firenze, Arkadia Editore, 2020

Nonostante i capelli sale e pepe, Paolo Ciampi ha l’aria di un eterno ragazzo, anche se ragazzo, ormai, non è più. Sorriso aperto, modi affabili, parlantina sciolta, Paolo quando può inforca la bicicletta e i suoi libri assomigliano un po’ a una passeggiata in bici: imbocca una pista, fa una deviazione, prende un sentiero che non si sa dove porti, ritorna sulla ciclabile ma ne esce subito in cerca di qualcosa di diverso. Accade così anche con Il Maragià di Firenze, appena uscito per Arkadia editore, l’ultimo di una serie di libri che parlano di persone più o meno note, delle loro vite più o meno nascoste, e nello stesso tempo parlano anche di Paolo, di come si ingegna per documentarsi sui personaggi che l’hanno incuriosito, dei problemi che le sue ricerche gli pongono, delle domande che gli suscitano. Questa volta si tratta nientemeno che di un Maragià, un giovane indiano sovrano di un piccolo Stato, ai tempi in cui l’India faceva parte dell’Impero britannico, quindi un Maragià sotto tutela, educato e custodito dagli inglesi. Siamo nel 1870 e il Maragià fa un viaggio in Europa: il tipico viaggio di formazione dei giovani di buona famiglia. La sua meta principale è l’Inghilterra, ma il suo tour continua in Olanda, in Francia, in Austria e infine in Italia. Venezia, Firenze. Purtroppo nel corso del viaggio il ragazzo si ammala e l’Italia non riesce a godersela: a Firenze muore, e il Comune autorizza un funerale secondo l’uso indiano, con tanto di pira e di ceneri sparse alla confluenza tra l’Arno e il Mugnone. Qualche anno dopo la madre dello sfortunato principe viene a Firenze e tra le altre cose fa erigere un monumento in ricordo di suo figlio, al parco delle Cascine, vicino al luogo in cui si è svolto il rito funebre.

Continua a leggere

Andrea legge nel tubo: duello di Tancredi e Clorinda, dalla Gerusalemme liberata, di Torquato Tasso.

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura del duello di Tancredi e Clorinda, dalla Gerusalemme liberata, di Torquato Tasso, canto dodicesimo, ottave L-LXXI

Buon ascolto!

L’UOMO SENZA INVERNO di Luigi La Rosa

L' uomo senza inverno. Storia di un genio dimenticato dell'Impressionismo - Luigi La Rosa - copertinadi Massimo Maugeri

Sono svariati gli elementi che devono essere evidenziati in questo nuovo lavoro letterario di Luigi La Rosa: “L’uomo senza inverno” (Piemme). Intanto la qualità della scrittura (pregio che aveva già caratterizzato i precedenti testi prodotti da questo autore). La scrittura di Luigi La Rosa è dotata, al tempo stesso, di precisione narrativa che non rischia mai di essere superficiale e di impennate liriche che non decadono mai in forme di prosa ampollosa. Continua a leggere

Alessandro Gianetti, “La ragazza andalusa”

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

Alessandro Gianetti, La ragazza andalusa, Arkadia Editore, 2020

La storia di un italiano trapiantato a Madrid e impegnato in una coscienziosa esplorazione dei locali della movida della capitale spagnola diventa l’innesco di un duetto amoroso e linguistico tra lui e una ragazza sivigliana dal carattere particolare, che, in un brioso e rocambolesco gioco di attrazione magnetica, lo porta a viaggiare verso il cuore della cultura andalusa. Questo il “succo” del romanzo di Alessandro Gianetti La ragazza andalusa, edito da Arkadia per la collana “Senza rotta”, e appena uscito. In questa intervista cerco di scendere più in profondità nel suo lavoro.

Continua a leggere