Archivi categoria: Oltre la letteratura

SE LA MEMORIA DIVENTA ROUTINE

L’Israele DI AVRAHAM BURG – SE LA MEMORIA DIVENTA ROUTINE
Incontro con l’autore del libro «Sconfiggere Hitler», appena pubblicato da Neri Pozza. Ha aderito al «partito degli scrittori» che nascerà a il 6 dicembre. «Ho notato – dice – una somiglianza fra quanto sta accadendo in Israele e ciò che avvenne in Germania fra Bismark e la fine della Repubblica di Weimar: allora come oggi si oscilla fra trauma e speranza»

di Massimo Raffaeli

Non è così semplice definire il libro di Avraham Burg Sconfiggere Hitler. Per un nuovo universalismo e umanesimo ebraico, che esce da Neri Pozza (pp. 407, euro 19.00) nella puntuale traduzione di Elena Loewenthal. Due sequenze differenti vi si sommano o, meglio, vi entrano in intersezione: da un lato, un lungo memoriale autobiografico, dettato dall’ammirazione e dalla pietas rerum, su suo padre Yossef, ebreo tedesco e pioniere di Israele, notabile e ministro della generazione di David Ben Gurion, la cui parabola politica culmina tra la Guerra dei Sei Giorni e quella successiva del Kippur, dunque nel frangente che precede l’ascesa delle destre e il primo gabinetto di Menahem Begin; dall’altro, un’accanita riflessione sul presente di Israele, non solo e non tanto sulle scelte politiche dell’ultimo trentennio, quanto sulla ideologia che le avvalora e, anzi, le iscrive come fatti ineluttabili nel senso comune. Continua a leggere→

Domenico Protino: un giovane cantautore, un nuovo araldo della musica!

domenico-protinojpg_39926

di Stefano Donno

Primo cd. Primo lavoro. Dunque Esordio. Mi verrebbe da dire Esordio, ergo sum … Eh già, perché sono piuttosto scettico sugli esordi, quelli che hanno a che fare con la letteratura, e quelli che hanno a che fare con la musica. Anzi forse soprattutto con la musica, perché quello è un discorso che ha che fare in maniera più diretta con l’anima e con i sensi … se un brano, una melodia non te la ritrovi in testa a “canticchiarla” la cosa non funziona. Non è il caso di Domenico Protino, questo giovane cantautore originario di Torre Santa Susanna nel brindisino, che oggi vive e lavora tra Lecce e Reggio Emilia. Il lavoro (l’album prende il nome del cantautore) nel suo complesso è interessante, e non perché cavalca solo le scie del pop rock melodico italiano, che in un modo o nell’altro attecchisce su una fascia più o meno larga di aficionados del genere, in parole povere piace.

Continua a leggere→

Sinistra rancorosa, perché te la prendi con Roberto Saviano?

di Girolamo De Michele

«Non sono affatto un eroe. Non basta esser minacciati per esserlo. Chi vive qui, a sud, nella provincia d’Italia fa semplicemente una scelta. Io ho fatto la mia (23 marzo 2004)» . Quando scrive queste parole sul lit-blog Nazione Indiana, Roberto Saviano non è ancora l’autore di Gomorra, ma ha già ricevuto avvertimenti, minacce: due pagine pubblicate su Diario hanno suscitato l’attenzione della camorra. Non per la risonanza che l’articolo può avere, ma per aver nominato Casal di Principe. Come accadde per Pippo Fava, colpevole di aver nominato Nitto Santapaola. A Saviano si dice già che non vale «cinquemila», il vecchio prezzo in lire di tre cartucce di fucile: un modo per far sapere che invece le tre cartucce prima o poi arriveranno. Il tenente dei carabinieri che lo convoca in caserma, nel marzo 2005, non ha «mai visto un intellettuale conoscere tante “schifezze”». «Lei sa più dei miei ufficiali», dice con fare rabbioso. In una lettera agli amici di Nazione Indiana lo scrittore rivendica il senso della propria scrittura: descrivere «l’intero meccanismo e non la singola questione non la singola questione. Continua a leggere→

Avola, 2 dicembre 1968

Rrèpitu per il 2 dicembre
Memoria breve in cinque tempi
di Sebastiano Burgaretta
(edito nella sezione Le piume da Libreria Editrice Urso, Avola 2008)

A quarant’anni dal 2 dicembre 1968 la verità dei tragici fatti di Avola continua a rimanere occultata tra le millanta carte della Res publica nata dalla Resistenza.

Quel 2 dicembre
Quel 2 dicembre fu di lunedì.
Bloccata la vita tutta nel paese.
Gelo nella decima notte vuota
e ancora al fuoco caldo dei falò
pane tostato e olive per operai,
braccianti e poliziotti amici. Continua a leggere→

Il miracolo yankee di Spike Lee

di Mauro Baldrati

Il punto è: possiamo parlare di Miracolo a Sant’Anna come opera in sé oppure dobbiamo valutarla riferita al periodo storico in cui è inserita, agli eventi, ai personaggi?
Nel primo caso si tratta, semplicemente, di un film mediocre. E’ una storia di guerra, un contenitore di molti – troppi – registri narrativi, sentimentalismo, comicità, armi, violenza, in una progressione a tratti scalena, disuguale, incerta. Quattro soldati di colore, appartenenti alla brigata “Buffalo”, dispersi nel ’44 in seguito a uno scontro coi tedeschi che si è risolto in un disastro a causa dell’ottusità di un ufficiale (bianco) tutto fucking (tradotto nel doppiaggio con un numero imprecisato di cazzo), trovano rifugio in un paesino della Toscana. Qui, adottano un bambino, Angelo, disperso come loro, che non parla, o parla con un fantasma, e custodisce un orribile segreto. Entrano in contatto coi partigiani, e parlano in continuazione delle condizioni dei soldati neri nelle forze armate, dove regna sovrano il razzismo. Seguono carrellate di buffe macchiette di italiani toscani, con personaggi irreali, sorta di maschere che si muovono su un palcoscenico che sembra quello di un teatro, scenette comiche con contorno di musiche stucchevoli. Echeggia il chiacchiericcio nevrotico dei primi film all-black di Spike Lee, ma i dialoghi sono improbabili, schematici, persino fastidiosi, dovuti forse a un doppiaggio disastroso. E’ tutto un alternarsi di flash-back su episodi di razzismo nell’esercito americano, e scene di guerra crude e violente, ma dove la mano del maestro Spielberg di Salvate il soldato Ryan emerge prepotente, e dove i soldati tedeschi sembrano i cloni dell’Impero di Guerre Stellari, oppure guerrieri in crisi di coscienza per gli orrori che sono costretti a commettere. Non manca una tormentosa storia d’amore con una ragazza che sembra una gran dama della rive-gauche trasportata in una casa popolare toscana. L’unico elemento di vera qualità dell’opera è la fotografia, davvero splendida. Il tutto è concluso da un finale bamboccesco all’insegna del più trito sentimentalismo. Probabilmente è il peggior film dell’intera produzione di Spike Lee.
Continua a leggere→

Il sangue di Gesù non mi ha mai tradito (Jesus’ Blood Never Failed Me Yet)

di Gavin Bryars

Nel 1971 mentre vivevo a Londra, stavo lavorando con un amico, Alan Power, intorno a un film sulla gente che viveva sulla strada nella zona attorno a Elephant and Castle e la stazione Waterloo. Quando erano ripresi, alcuni si mettevano a cantare canzoni da ubriachi – qualche volta pezzi di opere, qualche volta ballate sentimentali – e uno di loro, uno che in realtà non beveva, cantò una canzone religiosa, “Jesus’ Blood Never Failed Me Yet”. Questo pezzo alla fine non fu usato nel film e tutte le parti inutilizzate del nastro mi furono consegnate, compresa questa.

Quando la suonai a casa, scoprii che il canto di quell’uomo era in tono col mio piano, e improvvisai un breve acccompagnamento. Notai anche che la prima sezione della canzone – 13 battute in lunghezza – formava un efficace loop che si ripeteva in modo sottilmente imprevedibile. Portai il nastro a Leicester, dove lavoravo nella Facoltà di Belle Arti, e copiai il loop in una bobina continua, pensando di aggiungerci magari un accompagnamento orchestrale. La porta della sala di registrazione dava su una dei grandi laboratori di pittura e lasciai il nastro a copiare con la porta aperta mentre uscivo per un caffè. Tornando trovai la sala, che normalmente è molto animata, calma in modo innaturale. La gente si muoveva molto più lentamente del solito e alcuni stavano seduti da soli, piangevano in silenzio.

Mi stupii, e poi mi accorsi che il nastro stava ancora suonando, e che tutti si erano commossi a sentire quell’uomo cantare. Questo mi convinse del potere emotivo della musica e delle possibilità aperte con l’aggiunta di un semplice, anche se gradualmente in crescendo, accompagnamento orchestrale che rispetti la nobiltà e la fede semplice del vagabondo. Sebbene sia morto prima di poter ascoltare quello che avevo composto con il suo canto, il pezzo rimane un’eloquente, anche se contenuta, testimonianza del suo spirito e del suo ottimismo.

Il pezzo fu inciso in origine per la Obscure label di Brian Eno nel 1975, e per Point Records nel 1993 in una versione profondamente rivista ed estesa. La versione fatta dal mio gruppo fu composta per l’occasione nel 1993 nell’ultima incisione.

(traduzione dall’inglese di yours truly)
testo in inglese

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=byAGDVu4sC4]

(il CD Point Record è segnalato da Luca Sofri qui nel suo blog)

Hey, Jimi

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=hfPgj4bviKY&feature=related]

Jimi Hendrix, Seattle, 27 novembre 1942 – Londra, 18 settembre 1970

(Pump Up the volume! Una delle più famose esibizioni di Hendrix, con l’Experience)

Dall’Arancia Meccanica alla Nuova Epica Italiana – di Danilo PINTO


(Giovanni Cossu, Girella morta, 2008)

 

Danilo Pinto – Dall’Arancia Meccanica alla Nuova Epica Italiana

A Clockwork Orange. Nella parola work
un progresso che diventa destino.
Un solo marciare da Metropolis, come
in pillole un cagnetto sentenziava.
E un altro tizio, che si faceva
chiamare come un eroe di Moby
(non certo il dj pelato, jeez) sparava
a raffica il suo nostalgico, balalaico
“morte al Grande Ripieno.”
Continua a leggere→

Anni ’80, come eravamo

di Lucien

Nell’autunno 1981 dopo pochi mesi passati insulsamente nel servizio di leva riuscii ad ottenere della convalescenza e quando tornai a casa scoprii che alcuni amici avevano appena dato vita ai Reverse; serviva un bassista e io, pur essendo chitarrista, mi adattai con un certo entusiasmo. In quel periodo, insieme ai Talking Heads, ascoltavo soprattutto To Each degli A Certain Ratio e altri gruppi post-punk tipo Pop Group che cominciavano a contaminarsi con sonorità black & dance (con linee di basso palpitanti che mi entusiasmavano) e con l’elettronica. A Certain Ratio facevano parte della mitica Factory di Manchester che aveva già prodotto band di culto come i Joy Division. Le loro intuizioni musicali hanno indubbiamente aperto la strada a gruppi come i Massive Attack e i Portishead.

Continua a leggere→

Grotta di Shanidar, 37º 05′ N 43º 52′ E

Negli anni Cinquanta un gruppo di ricercatori della Columbia University scoprì in una grotta sui monti Zagros alcuni scheletri di uomini vissuti suppergiù quarantacinquemila anni fa. Uno dei ritrovamenti attirò subito l’attenzione e fu oggetto di studi specifici: si tratta di un maschio deceduto all’età di circa quarantacinque anni, un’età considerevole, a quanto si sa delle aspettative di vita dell’epoca. Continua a leggere→

Paz

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=wn1AkIddZDY&feature=related]
(Andrea Pazienza, San Benedetto del Tronto, 23 maggio 1956 – Montepulciano, 16 giugno 1988)

di Vincenzo Sparagna

Il caro Mauro Baldrati, antico collaboratore/redattore di Frigidaire, autore – tra le molte cose – di tante splendide fotografie di Andrea Pazienza e di tutti noi della redazione, mi chiede di inviargli un piccolo ritrattino scritto di Paz. Ora parlare di Andrea non mi dispiace affatto, ma so che qualsiasi ritrattino, memoria o aneddoto non può che essere un parzialissimo contributo per avvicinarsi a uno degli autori più geniali e innovativi del finale del secolo ventesimo.
Continua a leggere→

La tolleranza? Roba da Antico Regime

di Gustavo Zagrebelsky

La democrazia esige che le identità particolari siano ininfluenti rispetto alla pari partecipazione alla vita sociale; esige in breve di essere potenzialmente multi-identitaria. Non è stato così, in passato; anzi, non è pienamente così neppure ora.

Oggi, il problema della coesistenza di identità plurime è di natura etnico-culturale, comprendente l’aspetto religioso; storicamente, in Europa, è stato essenzialmente cultural-religioso, dipendente dalla separazione delle Chiese riformate dalla Chiesa di Roma, una separazione generatrice di guerre civili di religione. Continua a leggere→

La terra di Mirò

Mirò: la terra. Palazzo dei Diamanti – Ferrara – dal 17 febbraio al 25 maggio.

René Char su Mirò

Un lungo risveglio, la distesa appena lasciata e, davanti, il mondo che plana ancora prima di ricadere nell’ordine stretto, l’istante in cui la coscienza non ha toccato terra – questa parte meno ostensibile di noi, la più lontana, che c’incanta come una gioia ben nostra, ma separata da noi, del contraddittore divenuto muto; questa parte ricevuta senza accesso, aperta all’improvviso, esposta e preservata non si sa come – ecco quel che Mirò ci chiede d’essere. Uno sguardo non formulato.

Continua a leggere→

Addio Marisa Sannia (il primo incontro con la Sardegna di una bambina di Milano)

Pippo Baudo entra paterno, cinge alla spalla una ragazza ossuta, la presenta. A Sanremo 1968 il maestro Detto Mariano è pronto a dirigere, con quelle basette lunghe, col viso da uomo sullo stile del commissario Calabresi, di Gian Maria Volontè.
Allora si vide Marisa Sannia, come cerbiatto smarrito, spaurito. Lo percepisco solo oggi che era bella, ma allora mi metteva inquietudine. Un’ingenuità che sorgeva protesa dal suo collo di zebra e di lei si conosceva che era “sarda”, connotazione andata avanti molto negli anni, anche nella cronaca nera prima degli attuali rumeni, “bandito sardo”, “rapinatore sardo”, “sequestratore sardo”. Ma questo più avanti. Io non sapevo niente di Sardegna, era ignoto esotismo e lontananza. Continua a leggere→

Miron

Il 27 luglio 2007 a Tarifa, sulla sponda europea dello stretto di Gibilterra, è successa una cosa non proprio unica, ma certamente rara. Si celebrava una corrida, che la televisione andalusa ha trasmesso via satellite, con tori provenienti dall’allevamento Nuñez del Cubillo, simili tra loro come presenza fisica, ma disuguali di comportamento. Il quarto toro si chiamava Mirón (che significa qualcosa come “guardone”) e non lasciava immaginare niente di speciale. Il matador che doveva affrontarlo era Jesus Janeiro, detto Jesulín de Ubrique, un torero dallo stile molto tecnico che intorno ai suoi vent’anni ha conosciuto stagioni di gloria e ora che ne ha trentatre sta completando la sua ultima stagione. In novembre si ritirerà, curvo sotto il peso dei milioni accumulati in quindici anni di combattimenti, viaggi notturni, stanchezza fisica e psichica, paura, ferite e ospedali. Continua a leggere→

Cura e Conoscenza di sé

Tra i metodi maiuetici contemporanei su cui oggi si lavora molto e che sono stati molto innovati grazie anche all’apporto decisivo delle neuroscienze dobbiamo annoverare l’arte di raccontarsi o metodo autobiografico, quella pratica di scrittura che al di là di eventuali obiettivi professionali o di ambizioni di pubblicazione mira all’approfondimento di sé. Lo storico e filosofo Michel Foucault si è molto occupato nei suoi scritti e conferenze del rapporto esistente tra cura e conoscenza di sé, ovvero il rapporto che si venne a stabilire al’interno della tradizione greco-romana e cristiana, tra la cura di sé e il fin troppo noto precetto del conosci te stesso. Continua a leggere→