Archivi categoria: Poesia

Didattica della poesia, di Enrico Grandesso

Nell’officina del poeta

 Entriamo ora, con cauta ma attiva curiosità, nell’officina del poeta, dove sono custoditi gli attrezzi del suo lavoro. 
Avendo indicato la musica e il ritmo come componenti primarie della poesia, l’aspetto che ora va insegnato – dapprima gradualmente poi con la velocità adatta per ogni classe – è la metrica. Quando ascoltiamo Sapore di sale, Serenata rap  – o, a ben altro livello, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale dagli “Xenia” di Eugenio Montale – non ci mettiamo subito a calcolare il numero e l’insieme delle sillabe. Eppure, la pianificazione (meglio: l’orchestrazione) del ritmo dei versi è un aspetto importante, perché fornisce l’identità ritmico-sonora di una poesia. Di conseguenza lo è anche la tipologia del componimento: giambi o epodi per la poesia classica, il pentametro giambico shakespeariano, il sonetto, la canzone o l’ottava nella tradizione italiana.  Continua a leggere→

Paul Celan

di Giorgio Stella

voi fiori di Germania, o il mio cuore
divien autentico cristallo, al quale
la luce sperimenta se stessa; quando la Germania
Hölderlin, Dall’abisso infatti…

…come alle case degli ebrei (per ricordo della
Gerusalemme distrutta), deve sempre essere
lasciato qualcosa di i n c o m p i u to…
Jean Paul, La valle di Campan

Metti la sbarra: ci sono
rose in casa.
Ci sono
sette rose in casa.
C’è
il settelumi in casa.
Nostro
figlio
lo sa e dorme. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giansalvo Pio Fortunato

Il sogno decadente chiama le macchie vestite sulla pelle. E noi siamo negli scatti, creando il cielo fino all’inverosimile. In questo progetto trionfa la compattezza: la geografia delle vite che empatizza con gli sfollati, tutto d’un fiato, e la parola di Gerico che si lascia andare, nelle acque che desiderano di essere sommerse. Venite o monti dell’Apocalisse, calate le nubi costruite per la catena di montaggio. Venite o venti dell’Oreb. Venite, festanti. Mentre il mondo chiama di gioia il dorso. Mentre il mondo gioca a fare la fame. Continua a leggere→

Sara Bini, “Ultrafania” e “Cristalli”

Articolo di Giovanni Agnoloni

Sara Bini, Ultrafania (Delta 3 Edizioni, 2022) e Cristalli (Interno Libri, 2024)

“Nel bosco”

Vento
Il verde tetto di foglie
mi riparerà dai pensieri tristi

Dolore
Questo è tutto ciò che sento

Le ombre danzano
sul sentiero sassoso

Curva Parabolica
ancora ricordi
La Vecchia Quercia piange
Quei giorni di mille anni fa.

(da Ultrafania, p. 16)

Se dovessi trovare un termine capace di contenere in sé tutte le sfumature stilistiche ed emozionali di questa raccolta di versi di Sara Bini – Ultrafania (Delta 3 Edizioni, 2022) –, sceglierei la parola “ballata”. Forma poetica di origini medievali, fin dalle sue origini è stata legata al canto e alla danza, passando attraverso molteplici tradizioni nello spazio e nel tempo, fino ad approdare oggi alla musica rock, dove generalmente connota un pezzo lento e legato – come il suo antecedente poetico – al tema dell’amore e delle passioni.

Continua a leggere→

Aimé Césaire

di Giorgio Stella

Anno nuovo

Gli uomini hanno ritagliato nel loro dolore un fiore e lo
hanno alloggiato sugli alti pianori della faccia
la fame gli prepara un baldacchino
l’ultima lacrima dissolve un’immagine
hanno bevuto fino all’orrore feroce
i mostri ritmati dalle schiume
In quel tempo
si produsse una
indimenticabile
metamorfosi
i cavalli portavano qualche sogno sugli zoccoli
grosse nubi d’incendio si curvavano a fungo
su tutte le pubbliche piazze
fu una peste meravigliosa
sul marciapiede il minimo riverbero ruotava la sua testa
di faro
quanto all’avvenire anofèle vapore caldo sibilava nei giardini
In quel tempo
la parola ondata
la parola sole mobile
la parola trucioli
cospirarono per la prima volta
Fu l’anno in cui i germi dell’uomo
si scelsero
nell’uomo il tenero passo di un
cuore nuovo

Lo stato delle cose di Sepp Mall (Il Ponte del Sale, 2024)

 

 

di Pasquale Vitagliano

La poesia di Sepp Mall è una scoperta benaugurale. Sono entrato nel suo mondo verbale e ne sono stato affascinato. Il Ponte del Sale propone una raccolta di suoi testi, Lo stato delle cose (2024), tradotte dal tedesco in italiano da Stefano Zangrando e Sonia Sulzer. Come scrive Zangrando nella postfazione, nato a Curon Venosta nel 1955, “è il maggior scrittore italiano di lingua tedesca vivente”. Dunque, non è superfluo precisare che il giudizio ha a oggetto il testo tradotto. In ogni caso, altro rispetto a quello nella lingua-madre. Tuttavia, il passaggio non è un azzardo. La sponda non è deviazione. Infatti, lo stesso autore riconosce che i due traduttori sono riusciti a “traghettare la lingua, sana e salva fino a un altro lido”. E suoi versi hanno parlato anche a noi. Che cosa ne sappiamo (noi)/ dei sogni degli oggetti (…) Che ne sappiamo/ : dei loro sogni/ della loro/ voglia/ dei coltelli/ sedie nelle stanze abbandonate/ Quanto dobbiamo esser loro estranei/ e di peso.

Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Pasquale Vitagliano

A cosa serve la poesia? A nulla verrebbe da dire. Tutta l’arte è inutile. E’ fine a se stessa. In questo trova il suo grande valore. Penso che non si possa dire la stessa cosa della parola poetica. Rispetto ad altre forme artistiche, che spesso godono di mediazioni esterne al pensiero e al sentimento umano, la poesia ha qualcosa in meno e qualcosa in più. In meno ha la potenza espressiva. Il verso scritto è debole e solitario. All’opposto, pensate al cinema. Non c’è confronto. Anche rispetto alla narrativa, la poesia arranca. Non c’è trama che possa supportarla. D’altra parte, la poesia ha qualcosa in più. Ha un accesso diretto alla verità. La poesia è luce. Illumina la reale sostanza delle cose. In questo la poesia, quando è autentica, onesta direbbe Saba, è sempre civile. La poesia è la lingua della nostra corda seria. Per questo può aiutarci a costruire mondi migliori. Continua a leggere→

George Trakl

di Giorgio Stella

CANTI DEL ROSARIO

Alla sorella

Autunno e crepuscolo diventa il tuo cammino,
azzurro animale che sotto gli alberi risuoni,
stagno deserto nella sera.

Piano risuona il volo degli uccelli, malinconia nell’arco dei tuoi occhi.
Scarno risuona il tuo sorriso.

Dio ha piegato le tue ciglia.
Stelle cercano di notte, o dolorosa figlia, della tua fronte l’arco.

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Stefania Di Lino

**

<<…Scrivere è un processo, un passaggio di vita, che attraversa il vivibile e il vissuto. La scrittura è inseparabile dal divenire: scrivendo si diventa donna, si diventa animale e vegetale, si diventa molecole, fino a diventare impercettibili>> 
Gilles Deleuze

<<Non è tempo di trattare con Dio affari di poco conto>> 
S. Teresa D’Avila 

**
e poi sei là a lavorare / nella trasposizione degli atti in vita / a scuotere della notte i sogni da inseguire / a carpire profezie /a prefigurare mutamenti / ribaltamenti e sparizioni / ad auspicare ritorni / e a fingere di non morire,
**
impagino e scompagino / versi senza tregua / fogli di un libro tutto mio / un sentimento nudo il vuoto / orfano di un Dio mai incontrato / ma tu parlami ancora se puoi / dell’infinitamente buono / e dimmi perché sentire così tanto male / su quale tavola marmorea / in quale passo della storia questo tormento / dimmi chi ha inciso questo comandamento,

Costantino Kavafis

di Giorgio Stella

La città

Hai detto: «Andrò per altra terra ed altro mare.
Una città migliore di questa ci sarà.
Tutti gli sforzi sono condanna scritta. E qua
giace sepolto, come un morto, il cuore.

E fino a quando, in questo desolato languore?
Dove mi volgo, dove l’occhio giro,
macerie nere della vita miro,
ch’io non seppi, per anni, che perdere e schiantare ».

Né terre nuove troverai, né nuovi mari.
Ti verrà dietro la città. Per le vie girerai:
le stesse. E negli stessi quartieri invecchierai,
ti farai bianco nelle stesse mura.

Perenne approdo, questa città. Per la ventura
nave non c’è né via – speranza vana!
La vita che schiantasti in questa tana
breve, in tutta la terra l’hai persa, in tutti i mari

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Rita Greco




Ora scendi dal piedistallo di Magnifico Cuore
       la quota di magnifico che hai è pari a quella di chiunque 

tutti abbiamo in agguato un potere che fa gola 
                              feste di rabbia che teniamo in gran segreto
viviamo di espedienti
                         e col bisogno di qualcuno con cui prendercela 
per dare alle cose una spiegazione 
               senza l’incomodo di doverci guardare nello specchio.

Pessimi noi umani
come le bestie ci sbraniamo 
solo usiamo metodi più eleganti.


3
0

Intervista a Luigi Palazzo

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Chiude un cerchio che avvertivo la necessità di chiudere. Ho scritto a me stesso, provando a prendere di petto alcuni fantasmi che ancora orbitavano e che sentivo di poter affrontare con un atto di comunicazione al pubblico. Continua a leggere→

4
0

Didattica della poesia, di Enrico Grandesso

Musica suoni  e ritmo

Dopo una rapida introduzione in classe, una poesia va letta. Come?  A VOCE. 
Chiariamolo una volta per tutte: la lettura muta delle poesie va bandita! E’ l’uovo di Colombo, certo: ma come nel celeberrimo racconto di Achille Campanile, sembra essere rimasto per lungo tempo nel cassetto del comandante. Chissà a chi mai, tanto tempo fa, è venuta in mente una turpitudine simile: a un pigrone? A chi soffriva di raucedine cronica? A un ipersensibile che avrebbe singhiozzato a dirotto leggendo “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”? O è stata l’opera nascosta di un satanasso versicida?   Continua a leggere→