Archivi categoria: Poesia

La poesia prima della fine del (o di un ) mondo, a cura di Rita Pacilio. Gavino Angius

Da un poema intitolato “X”

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Sfilarono gli stivali scalcagnati. Finite le gole da tagliare, un orto e un pozzo, male che vada scale e pennellesse. Reimparavi imprecando gli agi di coperte e materassi. Sfiato di flauti, un sogno. Motivetti, cosce avvinghiate. Accontentati, amico.

Uomini verticali gli eredi, sbarazzeranno cantine e armadi fino all’ultima lametta, e un click nostalgico dell’accendigas. Setta di codificatori bene in carne, dopo aver seminato lo spicciolo ritroso, cifra e talismano, tareranno di nuovo il contrappeso alle bilance. Continua a leggere→

Dall’antologia Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza

a cura di Giselda Pontesilli

Dall’antologia Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza, alcuni esempi e frammenti:

29/02/2024
La bambina il cui padre è stato ucciso
mentre portava un sacco di farina
sulla schiena
continuerà a gustare
il sangue di suo padre
in ogni pane.

24/03/2024
E il dolore 
non lascia un affamato
che raccoglie chicchi di riso
dalla terra.
Ricorda come ha raccolto i resti di suo figlio affamato
in una borsa.
Haidar al?Ghazali (2004)

15/10/2023
Il suono che sentiamo è il suono della morte che ci ha
                                           superato per scegliere altri,
siamo ancora vivi e sentiamo il suono della morte di altri che
                                                              conosciamo, diciamo:
grazie a Dio, l’ultimo suono che hanno udito non è stato
                                                              il suono del razzo.
Chi sente il suono del razzo sopravvive.
Siamo ancora vivi fino a nuovo avviso.

18/10/2023
Le nostre foto di famiglia: un sacco di brandelli, un mucchio 
                                                                                 di cenere,
cinque sudari avvolti l’uno accanto all’altro di dimensioni 
                                                                                differenti.
Le foto di famiglia a Gaza non sono come tutte le altre.
Ma erano insieme, e insieme se ne sono andati.

20/10/2023
Noi di Gaza, presso Dio, siamo martiri o testimoni della
                                                                         liberazione.
E tutti noi aspettiamo il luogo in cui saremo.
Tutti noi aspettiamo, o Dio, la tua promessa veritiera.
Heba Abu Nada (1991?uccisa 20/10/2023)

[…] Essere palestinese del ’48 significa
essere il cittadino più strano del mondo,
eccoti a supplicare tutti i paesi del mondo di proteggerti
dal tuo stato
[…]
Marwan Makhoul (1979)

[…]
Rimarrò 
Perché i sentieri qui nella mia patria
Scorrono con una sofferenza simile alla mia
E malgrado il sangue versato
Mi restituiscono la sensazione della vita
[…]
Dareen Tatour (1982)

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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Claudio Moica

La poesia, di fronte all’imminenza di una fine – collettiva o individuale – si trasforma in un atto di resistenza e interrogazione radicale. Non importa se la catastrofe è storica (guerre, estinzioni, pandemie) o intima (la dissoluzione di un amore, il crollo di un’identità): il linguaggio poetico diventa un luogo di condensazione, dove il caos si fa significato e il silenzio trova una forma. È un gesto che attraversa epoche e culture: dai canti funebri delle civiltà antiche, incisi su tavolette per sfidare l’oblio, alle opere di Paul Celan, che trasformano l’orrore della Shoah in ritmo e metafora, fino agli haiku giapponesi, brevi come un respiro prima del vuoto. Continua a leggere→

Kenneth Rexroth

di Giorgio Stella

“… quando vorrai distrarre tua madre dalla sua terribile solitudine, ti racconto cosa facevo io di solito, Che la portavo a fare una lunga passeggiata in campagna, a raccogliere fiori di campo, fermandoci sotto l’ombra degli alberi, tra l’armonia del vivido fiume e la tranquillità di Madre Natura, e io sono sicuro che lei ne sarebbe molto contenta, e che anche tu saresti felice. Non dimenticarti mai, Dante: nel gioco della felicità non usarla tutta solo per te, ma guarda appena sotto di te, al tuo fianco e aiuta i deboli che gridano aiuto, aiuta il perseguitato e la vittima; perché sono tuoi amici, sono i compagni che lottano e cadono come tuo padre e Bartolo lottarono e caddero ieri, per la conquista della gioia della libertà per tutti e per i poveri lavoratori. Così nella lotta per la vita tu scopri- rai più amore e verrai amato”.

Nicola Sacco al figlio Dante, 18 Agosto 1927

Angst und Gestalt und Gebet – Rilke Continua a leggere→

Giorgio Scapigliati

di Giorgio Stella

Solo il mistero dell'amore, Dio,
                  sia la misura della mia miseria!

Come la fonte nascosta nell'ombra,                   
                  veramente riposa
la carne l'umor suo che non mentisce l'inganno; 
ma lo spirito guarda, 
Ti cerca non tace. 
(Misericordes oculos tuos 
ad spiritum meum defige...) 
Se anche la buona memoria 
rimorde nel porto delle ombre, 
quassù coscienza a giorno si consuma 
per afferrarTi il lembo di una fibra.

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 3. Sophia de Mello Breyner Andresen

Sophia de Mello Breyner Andresen

Poesie da Come un grido puro (Crocetti 2013)

Le fonti

Un giorno spezzerò tutti i ponti
Che legano il mio essere, vivo e totale,
All’agitarsi del mondo dell’irreale,
E calma salirò fino alle fonti.

Andrò fino alle fonti dove dimora
La pienezza, il limpido splendore
Che mi fu promesso ad ogni ora,
E nel volto incompleto dell’amore.

Andrò a bere la luce e del sole il sorgere,
Andrò a bere la voce della promessa
Che a volte come un volo mi attraversa,
E là compirò tutto il mio essere.

* Continua a leggere→

Gottfried Benn

di Giorgio Stella

C’è un giardino che ogni tanto scorgo,
a est dell’Oder, dove la pianura è grande,
un fosso, un ponte e io che sto vicino
a trepidi azzurri lillà.

C’è un ragazzo che ogni tanto rimpiango,
che va sul lago, tra le canne e i flutti,
ancora fermo il fiume di cui tremo,
che gioia si chiamava e poi oblio.

C’è un motto su cui spesso ho meditato,
che dice tutto poiché non promette niente
l’ho intessuto dentro questo libro
sta sopra una tomba: “tu sais” – tu sai.

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Letizia Dimartino

Per la rinascita: la natura

Vorrei scrivere di olivi.
Bassi e con la chioma cadente.
Di foglie argentate e impolverate.
Di tronchi torti, di ombre
con sprazzi di luce.
Di un pianto, di un loro pianto.
Questa estate li guardavamo gli alberi antichi,
mio figlio ne scostava i rami fruscianti, pulendo il terreno sottostante.
Un uliveto va osservato tutto: dal cielo alla terra.
Lui ne parla ancora, come si parla
di parenti, di persone ferite,
nell’attesa della pioggia e mi chiede infatti la sera se è piovuto da noi,
mentre il mare è lucido e vicino. E la notte, se sentirà piovere sarà contento.
E dormirà più tranquillo.
L’umidità della terra va controllata,
mentre le gazze si aggirano
e si fermano nei punti più alti degli eucalipti,
e la cornacchia non si stanca mai di emettere il suo verso.
Oggi ho assaggiato l’olio nuovo, aveva l’aspro e il dolce dell’anno trascorso,
con i nostri pensieri e con l’amore.
Il pane di farina gialla inzuppato a pulire il piattino
e il tempo che si è fermato, bello.
E come eterno

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Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 10. Eugenio De Signoribus

Eugenio De Signoribus, Ceneri germogli ceneri, Mondadori, 2025

Questa volta sarò davvero breve, perché così richiede l’occasione. E dico subito che Ceneri germogli ceneri di Eugenio De Signoribus, uscito in libreria a marzo di quest’anno è una vera e propria novità nel panorama della produzione poetica degli ultimi decenni. Infatti, siamo ormai abituati, negli ultimi anni, a poeti che pubblicano libri con testi più o meno del tutto inediti, oppure a poeti (o a chi per loro) che fanno una scelta dei loro testi editi in libri già pubblicati e in tal caso ne vengono fuori raccolte antologiche, che spesso sono implementate da sparuti testi inediti a conclusione del libro, che fanno da apristrada al nuovo libro inedito in divenire che verrà pubblicato di lì a poco (o a molto tempo dopo). Ecco, Ceneri germogli ceneri è invece un libro originale, sui generis direi, dal momento che il poeta “riscrive” un libro di poesia ex novo, avvalendosi, però, di testi già editi, ripresi pertanto da raccolte precedenti, ma che spesso sono rimaneggiati, rivisti e soprattutto spesso ri-scritti e modulati in una architettonica del libro a far sì che con l’innesto di alcuni testi del tutto inediti si ottenga un libro nuovo.  Continua a leggere→

Poeton poetoni, di Sangiuliano

di Francesco De Girolamo

In queste poesie di Sangiuliano, tratte dalla sua ultima raccolta Poeton poetoni (Il vizio delle parole), appare evidente che ci troviamo di fronte ad una sorta di bilancio del percorso personale, umano, esistenziale, affettivo, oltreché, ovviamente, letterario dell’Autore.
Sembrerebbe qui quasi intravedersi una componente lirica nei versi del Poeta, uno scavo interiore, una più diretta esigenza di entrare nella dimensione del ricordo, del sogno, con maggiore decisione che altrove, che conduce la sua scrittura più all’interno degli elementi evocati del vissuto, per tentare di coglierne l’essenza, mettendo apertamente in gioco la soggettiva condizione umana del Poeta, del momento presente dell’esistenza nel suo scorrere, e nella sua fase storica, con tutte le sue tragiche connotazioni sullo sfondo. Ma vi è sempre un’irrinunciabile sobrietà, un congenito pudore virile, che, a volte, sembrano quasi ricorrere a una sorta di reticenza, più che di allusività, un freno verso ogni possibilità di abbandono che il navigato mestiere di Sangiuliano, scaltro e di una assoluta padronanza, non elude mai, confermando l’alveo sicuro e il passo saldo, ancora, di quella che è una poesia sicuramente colta, vigilata, scabra e anche, suo modo, lievemente sperimentale, mai ripiegata su stilemi troppo desueti; e che continua ad esserlo anche in questa fase di maggiore apertura ad una più íntima dimensione di temi quasi confessionali, con sprazzi di nostalgia, di rimpianto, di propensione ad un utopico desiderio di assoluto. Ed è proprio in questo nuovo capitolo del suo tanto lungo e ricco lavoro letterario, suo vero “dono”, più che “vizio” delle parole che i versi di Sangiuliano trovano un nuovo estro, una più franca immediatezza, una finora insospettabile dolcezza, che mitiga la sua originaria, aspra, a volte caustica, ironia, gli scatti epigrammatici, saturnini, sferzanti, pur di una ben nota, estrema, efficacia, che hanno solitamente caratterizzato la sua poesia; scatti presenti anche in queste pagine, ma in misura assai più blanda e bonaria, quasi, nel tempo, offrendo il tardo frutto di una stagione di riconciliata volontà di perdono e fiducia verso le offese di una dimensione sempre più spietata del vivere. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Prisco De Vivo

L’amore come calamita: energia sulla terra, che dona luce alla materia e guarisce da tutti i mali. 

L’imperitura forza dell’amore rompe tutte le catene. Oltrepassa tutti muri.
Questo iridescente e infinito flusso è la medicina al male.
La preghiera e l’amore quando si uniscono diventano una grande calamita, un potente vettore che generando un campo magnetico rilascerà l’energia del bene. Dappertutto.
Cosi questa energia del bene si unisce a se stessa per diventare forza incommensurabile a disposizione degli uomini di Dio. E forse il nostro compito sulla terra è quello di unificare l’amore, intrecciare tutti i suoi fili, tutte le radici che vi si presentano quasi anonimi davanti a noi con una nuova volontà .
Costruire tutti insieme come con la torre di Babele, oggi invece c’è bisogno di farlo con la forma dell’amore, una nuova torre che dal cuore e all’anima ascende a Dio. Solo dando amore possiamo curare ed essere curati. Tutto ciò inevitabilmente porta alla salvezza del mondo.
Ritrovarsi a benedire ed essere benedetti  in  un vortice che ci conduce  con naturalezza alla vita eterna. Continua a leggere→

Nicola Vitale, Baci fuori bersaglio

di Fabrizio Centofanti

Metafisica ironica: definirei così questa raccolta di poesie di un settennio, che Nicola Vitale ha dato alle stampe a cura di Maurizio Cucchi. Non c’è aspetto della vita che non venga contemplato in queste pagine che sorprendono a ogni passo, per la capacità di trasformare i temi più complessi in una diagnosi spiazzante che provoca a una qualche conclusione in proprio. Inutile elencare le occorrenze di una quotidianità che offre il suo semplice esserci come pretesto per incursioni esistenzialiste e – appunto – metafisiche, a metà strada tra l’haiku e l’apologo filosofico. A prevalere, sembra il pessimismo ironico di un’antica saggezza, ma tra le righe appare una simpatia profonda per la vita, un’empatia per l’umano e non solo, visto che un capitolo è dedicato all’enigmatico mondo dei gatti. Molti sono i registri evocati in questo libro: da quello più lineare e immediatamente comprensibile, a quello più complesso, che richiede al lettore di lasciarsi trasportare nella plurisemanticità della parola poetica. Dalla lettura si esce con una domanda più profonda sulla vita, con la convinzione che ci perdiamo sempre qualcosa del suo spessore imprevedibile: ma proprio in questa ricerca possiamo ritrovarci. O forse il leit motiv è un altro: la musica, il ritmo, che non vengono mai meno, che fanno di questi testi un inno discreto a una bellezza di altri mondi, che introducono il lettore in uno scenario di specchi in cui è costretto a interrogarsi su se stesso. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Claudia Iandolo

Certifico la mia esistenza in vita e in morte
Sesso cultura e religione
Monogama nei fine settimana
Poligama poliandrica etero e mono
Dichiaro in cattiva e buona fede
D’essere nata a in e da ma non per

Produco documento della mia cultura
Lingua nazione stato ma non d’animo
Patente identità passaporto assicurazione
Iban codici bancomat tessere a punti
Indirizzo domicilio provvisori e traballanti
Di essere mittente e destinataria
Di lettere bollette petizioni informazioni pubblicità

Dichiaro sotto nessuna responsabilità
Di non riconoscere sempre le mie foto
Di essere inabile al successo e alle guerre
Perfino condominiali per non dire domestiche
Di parlare ai gatti che spesso mi rispondono

Certifico inoltre dichiaro infine
Di esistere senza ombra di dubbio per me e me stessa
Anche quando ogni documento sarà scaduto
Ed è l’unico miracolo che mi aspetto.
In fede.

** Continua a leggere→

Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Rumi

Morite, morite, di questo amore morite,
se d’amore morirete, tutti Spirito sarete!

Morite, morite, di questa morte non paventate,
da questa terra su volate e i cieli in pugno afferrate!

Morite, morite, da questa carne morite,
non è che laccio la carne, e voi ne siete legati!

Prendete, prendete la zappa per scavar la prigione!
Spezzato che avrete il muro, sarete principi, emiri!

Morite, morite davanti al sovrano bellissimo:
morti che avanti a lui sarete, sarete sultani e ministri!

Morite, morite, uscite da questa nube
usciti che ne sarete, Luna lucente sarete!

Tacete, tacete, il silenzio è sussurro di morte;
tutta la vita è in questo: siate un flauto silente.

Rumi Continua a leggere→