Archivi categoria: Racconti

Stessa grande palma

panoramica

di Alessandro Ansuini

Ho preso lezioni di lettura veloce ed adesso sono capace di leggere Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia.
Woody Allen

L’attrazione maggiormente eccitante è esercitata da due opposti che non si incontreranno mai.
Andy Warhol

C’è questo schermo collegato a una telecamera che fisso, ecco, o dovrei dire ci sono sedici telecamere su questo schermo ma ne fisso una, sulla quale una mosca si muove ingannandomi la vista. Sembra un gatto che si muove a scatti, scatti velocissimi, questo penso subito, ma poi guardo bene. Un gatto, seppur veloce, non può muoversi così velocemente. È una mosca, o un moscerino. Di seguito la mente in maniera coatta comincia a farmi girare nella testa come un hula hop le parole: marionette e insettini. Marionette e insettini. Marionette e insettini. Lavoro da sette ore ormai. Continua a leggere→

Libera-mente tratto, di Roberta Salardi

tutti questi flash negli occhi… pugni di riso per gli sposi… fotografati io e la bara; io senza la bara; io e la mamma; io senza la mamma… sempre io al centro… altrimenti io e la mamma abbracciati
“Ma, ecco, è lei! E’ lei!” al mio fianco sul sagrato… vestita di bianco, radiosa… ha un velo semitrasparente davanti al viso per nascondere pudicamente l’emozione (“C’era sangue sulla facc…?”) la sua espressione dolce, ridente, gli occh…
tutti aspettavano noi qui fuori: il sindaco, i conoscenti, i giornalisti, i carabinieri… la città intera (la famiglia e la città tutta piangono la perdit… Continua a leggere→

Caschetto biondo

di Emanuele Kraushaar

televisione

È molto tardi e fa freddo. Come al solito, non riesco a dormire. Incomincio a girare i vari canali delle televisioni private. Dopo un po’ mi fisso su un programma. C’è un bambino prodigio che canta e recita. E il presentatore, un tipo pelato e magro, lo applaude. Poi dice: “Pensate che ha solo sette anni: complimenti ai genitori!”.
Quella specie di mostro dalla voce soave ha i capelli biondi che luccicano attraverso lo schermo. Sento come un calore che sbuca dalla televisione e mi sembra di scorgere nei suoi occhi una luce tutta particolare.
Penso a quando avevo io sette anni e non mi viene in mente niente.
Muovo le gambe su e giù per scaldarmi o forse sono nervoso.
Quello intanto è partito con una nuova canzone. È più bravo dell’originale, il suo futuro è luminoso, la gente applaude, il suo nome è impresso sullo schermo, il mio passato mi graffia e non riesco a chiudere gli occhi.
Il bambino canta e il suo caschetto biondo sembra un piccolo sole.
Guardo il pavimento e, prima di spegnere la televisione, fisso le ciocche di capelli che mi sono strappato. Sembrano grandi ragni senza zampe, fermi e senza vita, proprio come me.

Il quaderno di geografia di Pinocchio. 4, di Nadia Agustoni

Dei gatti, delle volpi, di Penelope e dei ragni

“Non toccate la scienza.
E se fate le pentole ricordatevi i coperchi”.

(da L’enciclopedia dall’a alla z)

L’entomologia è una scienza che studia anche i ragni. Gli altri insetti a volte sono permalosi, ma i ragni no. I ragni costruiscono tele per catturare le mosche e se per puro accidente gliele distruggiamo, loro fanno finta di niente e ci pungono. Il loro fare finta di niente è una forma di bugia, ma uno scienziato non deve trarre conclusioni generali sui ragni troppo in fretta. Continua a leggere→

Una storia come tante

di Pasquale Giannino

Tonino era trafelato. Con la voce tremula si rivolse al giovane carabiniere: “Devo parlare al maresciallo… è accaduto qualcosa di molto grave!”.
“Si calmi e lo dica a me… il maresciallo è occupato.”
“No, per favore… ho bisogno di parlare con lui.”
Tonino era un uomo di mezza età. Gestiva un’edicola in piazza. Viveva in una villetta a schiera, poco distante, con la moglie e la madre.
“Cosa c’è Tonino? Calmati ed entra” disse il maresciallo che aveva udito le frasi concitate del giornalaio, affacciandosi dal suo ufficio con l’immancabile sigaro in bocca. Era un uomo tarchiato e dai modi sbrigativi. Si diceva che quando acciuffava qualche delinquente non molto disponibile a collaborare, fosse avvezzo a utilizzare il sigaro acceso per fargli cambiare idea. Continua a leggere→

Sembianze velate

velo

di Marino Magliani e Mario Bianco

Racconto con Mario

Una donna, ecco cosa mancava alla storia che stavo scrivendo. Stavo scrivendo una storia sul tradimento, una parola che si sente spesso in Liguria, ma che non é il solito tradimento tra un uomo e una donna, in Liguria il tradimento é una cosa che riguarda sostanze, i possedimenti, toccagli tutto a un ligure dell’interno ma non toccargli la roba. Per questo se gli tocchi la roba é tradimento.
Volevo scrivere la storia di una donna tradita dai suoi fratelli, una donna buona, e perché era buona derubata della sua parte di ereditá. Per farlo dovevo scrivere la storia di un testamento falsificato, storia di una donna che apparteneva alla piccola borghesia proletaria e che aveva faticato fino ai trent’anni nel suo con suo padre e sua madre, i fratelli e le sorelle. Continua a leggere→

Per sempre, di Mario Bertasa

“Da quando hai la donna fissa, il posto per gli amici non è più quello di prima. Il vostro è un rapporto privilegiato. Se non fosse privilegiato non sarebbe QUEL tipo di rapporto, no? Noi amici, da qui in avanti, ci si deve accontentare della seconda classe. Ma è giusto così, non te ne faccio una colpa.”

Diceva “è giusto così”, però il tono era dell’astio, del correre sotterraneo di un’accusa di alto tradimento. Nel fiato l’odore di uovo marcio della gelosia.

“Perché dovrebbe cambiare il posto dell’amico?”, ribatteva l’altro, stentando la voce come mai gli era successo, “Era nei patti del resto. Lo dicevi tu che trovare tutti e due la donna fissa nello stesso periodo sarebbe stato troppo bello, ma quasi impossibile.” Continua a leggere→

TURNO DI NOTTE

Il temporale infuria, stanotte. La rabbia repressa dell’universo si sfoga nel vento furioso e in rombi di tuoni vanagloriosi. La fine del mondo. Pioggia a secchi. Diluvio universale. Ma che importa? È tutto là fuori, in un altro mondo. Resta solo da vedere se i veri alieni stanno dentro o fuori le mura dell’ospedale.
Il mio pensiero è che tutto sommato mi trovo al sicuro qui in reparto. Lascia che piova, che infuri la bufera. Un tempo del genere concilia il sonno a chi può dormire. Tra queste quattro mura, tristi per convenzione, ci si può convincere perfino di essere inattaccabili dal maltempo. Sarà perché se ne ha già abbastanza di fare i conti con la propria salute, non può essere che uno stupido temporale possa disturbare il riposo. Continua a leggere→

“L’aquila”, di Alberto Pezzini

Vado a scuola. Faccio le medie. Alla mattina mi alzo sempre verso le 8.00. Da casa mia si vedono le montagne ed il mare. E’ per questo che mi sento sempre un ragazzo a metà. Un po’ di terra ed un po’ di mare.Adesso siamo in inverno. Perciò quando esco da casa trovo sempre una mantella di gelo che imbianca le piante. Per uscire dal luogo in cui vivo si deve percorrere un lungo viale. Io lo faccio sempre a piedi perché mi piace guardare l’erba e gli alberi. Continua a leggere→

Tutto o quasi

di Emanuele Kraushaar

libro_sacro

Sono giorni che sto tappato in casa a studiare un testo sacro che mi è stato consigliato dal mio nuovo amico Raniero. Lui dice di aver capito tutto o quasi. Riguardo a tutto o quasi. Credo abbia detto proprio una cosa del genere. Ma non ricordo bene, perché sono passati molti giorni. Comunque non è facile andare avanti. Ogni tanto spengo la luce, chiudo gli occhi e mi sento scomparire nel buio.
Ieri mi è sembrato di sentire la voce di Raniero che diceva: “Cerca di trovare la spina dorsale del libro”.
Non so se sia il caso di fermarsi e mollare.
Ma forse è da quando ho iniziato a studiare questo libro immenso che ho mollato tutto e mi sono fermato.
A volte mi scordo di mangiare, di dormire, perdo quasi la cognizione del tempo e del mio corpo.
Telefono a Raniero per chiedergli un consiglio.
“È in settimana bianca con gli amici” mi dice la moglie con la voce tremante. Ma poi in lontananza sento dire: “Ti ho detto mille volte di staccare il telefono”.
Allora attacco e decido di andare da lui.
Quando apro la porta del mio studio, vedo mia moglie con la cornetta in mano, rannicchiata in un angolo, che mi fissa spaventata.

Il quaderno di geografia di Pinocchio. 3, di Nadia Agustoni

Illustrazione di Arianna Papini da
Collodi Carlo, “Le avventure di Pinocchio”, Fatatrac, Firenze, 2002

Il gallonzio

“Il male viene sempre per nuocere, solo chi nuoce pensa serva a qualcosa”
da: Il burattino e Mangiafuoco

“C’era una volta un re… che mangiava per tre…
e morto un re se ne fa un altro… ma speriamo in una indigestione.
”
da: Dialoghi di Pinocchio sull’anarchia

La Fata Turchina, buonanima, mi trovò un impiego presso il re dei citrulli. Questi citrulli sono chiamati anche abitanti delle Citrullia. Tutte persone molto a modo, che parlano uno per volta. A conti fatti significa che nell’arco della loro vita parlano all’incirca una volta o due. Continua a leggere→

ROBERT REDFORD di Felice Muolo

robert-redford

di  Felice Muolo   

       

     Assomigliava a Robert Redford, l’attore americano. Biondo, capelli scarmigliati, aria simpatica, accattivante. Quando gli diedi dieci copie del mio primo romanzo per venderli a scopo di beneficenza, non trovò nessuna scusa per tirarsi indietro, contrariamente a tanti a cui rivolgevo la richiesta. Avevo pubblicato il libro a mie spese e versavo il ricavato delle cessioni a una associazione umanitaria, senza trattenere neanche il costo di stampa. A quell’epoca, me lo potevo permettere, avevo ancora un lavoro e guadagnavo profumatamente. Robert non si comportò come altri che mi offrivano la collaborazione entusiasti per poi restituirmi invenduti i libri. Un mesetto dopo l’andai a trovare in banca, dove lavorava, e mi consegnò senza tante cerimonie la somma di denaro che aveva riscosso. Quando, qualche tempo dopo, seppi che aveva sottratto una decina di miliardi di vecchie lire alla sua banca, rimasi di stucco.    Continua a leggere→

“Varsavia vecchia e nuova”, Francesco Gori

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=g7NL8X462R0]
Introduzione di Giovanni Agnoloni
Testo di Francesco Gori
Filmato di Francesco Gori e Giovanni Agnoloni

Pubblico qui un pezzo uscito su Alibonline.it, del poeta-scrittore-pubblicista fiorentino Francesco Gori, che ha recentemente fatto con me una passeggiata per Varsavia, e ne ha riportato queste impressioni. Il filmato l’abbiamo realizzato insieme, e su AlibiOnline ne troverete anche altri due (e comunque sono disponibili tutti e tre su Youtube).
Grazie a Saul Stucchi, webmaster di AlibiOnline, per la sua preziossima collaborazione nella prima pubblicazione dell’articolo. Continua a leggere→

«Salti nel vuoto», di Carlo Sirotti

E uno

Quella è l’unica immagine che ho di mio papà. Non so chi l’abbia scattata, un attimo prima che si spiaccicasse sul marciapiede. Uno che girasse per Parigi con la macchina fotografica al collo, in quegli anni, e che guardasse in su in una strada così anonima e così poco frequentata in effetti sarebbe piuttosto strano. E che poi abbia scattato proprio in quell’attimo, in modo da cogliere l’ultimo istante di mio padre, l’ultimo suo anelito di vita nel momento preciso di quel gesto ha quasi dell’incredibile. Continua a leggere→

Puntini neri

di Emanuele Kraushaar

pareti_bianche

Da qualche anno sono fissato con la pulizia. Vivo in una casa molto piccola, bianca e con una sola finestra che dà sulla strada. Ci sono una sedia, un divano, un letto, una cucina microscopica, un telefono che non uso mai, perché non ho nessuno da chiamare e nessuno mi chiama.
Ho una televisione che sta sempre accesa, ma l’audio è rotto e immagino dialoghi che non esistono.
Quello che mi interessa è che sia tutto pulito, che il bianco delle piastrelle risplenda e che io veda una mia ombra d’immagine quando cammino.
Da un paio di giorni, sul pavimento sono comparsi dei puntini neri, che non riesco a mandare via. Sono al limite dell’invisibile e ho il sospetto che siano un’allucinazione.
In televisione c’è una donna molto anziana che parla e tante persone che ascoltano.
Nella mia testa dice: “Tutto deve essere pulito, tutto deve essere bianco e anche quei puntini neri devono essere eliminati”.
La sua voce è sgradevole e le sue parole arrivano come comandi.
So che è solo dentro di me e che se l’audio del televisore funzionasse, dalla sua bocca uscirebbero altre cose. Ma di questo, in effetti, non sono sicuro.
Come non sono sicuro che quei puntini neri esistano veramente.
E mentre cerco di toglierli con le unghie, mi sento morire, quasi strozzato dal bianco soffocante delle pareti.

“Emilio delle tigri” di Giulio Mozzi

salgari_emilio[Sesto ed ultimo appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Emilio delle tigri è andato in scena l’11 giugno 2007, a Padova, nell’ambito della manifestazione “Teatri alle Mura”. Inoltre uscì a puntate nel diario, e poi nella rivista “Ore piccole”. Ringrazio l’autore per aver accettato l’invito a pubblicare i suoi racconti su La poesia e lo spirito.. (f.s.)]

 

 

di Giulio Mozzi

 

Scena: uno studio. Una scrivania, attrezzatura per scrivere. Atlanti aperti sulla scrivania. Librerie alle pareti. Fasci di giornali e libri su un divano. Una sola finestra, in fondo, coperta da una tenda bianca.

 

Quando avvengono i vari “eventi sonori”, Emilio e la Voce li ignorano.

 

Entra Emilio Salgari. Si guarda intorno. Va a sedersi alla scrivania.

 

Emilio: Eccomi.

 

Voce: Bene. Allora… Emilio Salgari, nato a Verona nel 1862, residente a Torino, di professione… mi scusi… scrittore di romanzi d’avventura?

 

Emilio: Sono io.

 

Voce: Bene. Che cosa vuole fare?

 

Emilio: Voglio uccidermi.

  Continua a leggere→

Chiunque entrerà sarà riconosciuto con amore

di Demetrio Paolin

Se tu fossi in alto ora leggero come un grumo di polvere, saliresti nel cielo altissimo e vedresti una pianura sterminata sotto di te, ordinata in scacchiere di campi e boschi. Noteresti una cittadina nella nebbia e scenderesti come un proiettile verso una villetta appena fuori mano.
La vedresti disposta su due piani con un piccolo giardino delimitato da una cancellata bianca. La porta di ingresso, che si raggiunge percorrendo un piccolo vialetto in pietra, dà sul salone living, arredato con gusto moderno. Sempre al primo piano ci sono la cucina abitabile, grande e calda, e due studi, sopra il bagno e le camere da letto. In una di queste camere ci dormo io, che son Mercurio, e nell’altra i miei genitori, Alba e Paolo. Continua a leggere→

IL LABIRINTO di Lucia Arsì

Introduco brevemente questo racconto mitologico di Lucia Arsì. Si intitola Il Labirinto, con chiaro riferimento al mito che racconta l’uccisione del Minotauro da parte di Teseo. Qui però il Minotauro non muore. Chiedo il perché all’autrice. Mi risponde: “Perchè Teseo, l’uomo in viaggio, scopre che nel labirinto della vita l’uomo, come il Minotauro, é doppio, metà spirito e metà materia, metà bene e metà male, e in tale compresenza o meglio in tale coincidentia oppositorum scivola, quasi indifferente, il flusso dell’anima del mondo”.
Massimo Maugeri

* * *

IL LABIRINTO di Lucia Arsì

Un giorno. Non mi sovviene la data. La mia memoria cancella i dettagli. Va oltre. E, nel superare quel limite, ravviso il mistero. È bene o è male varcare la soglia, bucare quel muro che immette nell’Ade?
Il mistero non farfalleggia, pretende consensi. Continua a leggere→

Advertattoo, ovvero le incertezze del mestiere. Racconto di Giulio Mozzi

tatoo1

[Quinto appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Il racconto Advertattoo, ovvero le incertezze del mestiere  è un inedito del 1999. Domenica 22 febbraio un nuovo racconto dello scrittore padovano. (f.s.)]

 

 

di Giulio Mozzi

 

 

Nel cinquantaquattro Ruberto faceva il venditore di tatuaggi pubblicitari e, tutto sommato, non se la cavava male. Aveva cominciato nel trentuno, quando il tat-biz era considerato ancora roba da fuori di testa, e aveva goduti gli svantaggi e i vantaggi della situazione: gli svantaggi, perché per quattro anni era andato avanti a vendere sì e no tre tatuaggi la settimana, e due su tre non riusciva nemmeno a farseli pagare; i vantaggi, perché quando nel trentasei la faccenda esplose Ruberto si trovò a essere uno dei pochi che i tatuaggi pubblicitari a. sapevano esattamente cos’erano, e b. sapevano perfettamente come venderli. «Dopo che hai venduto per anni tatuaggi orribili a gente che non vuol sentirne parlare» diceva spesso Ruberto quando gli veniva di fare quello-che-le-ha-viste-tutte «è uno scherzo vendere tatuaggi belli a gente che sbava per averli. Nel trentasei potevi vendere tatuaggi vaginali alle verginelle, chiusura a prima vista. Che tempi!». Continua a leggere→

Benidorm – di Giulia Colavolpe Severi

benidorm

Stanotte ho sognato Benidorm. Non ci sono mai stata. Ogni tanto ne sento parlare, di questo divertimentificio, pare che sia una città in plastica. Qualche articolo sui giornali, forse un saggio di sociologia urbana. Nel sogno ero prigioniera in un hotel abbandonato, nel pieno centro cittadino. Un hotel-condominio, di sole donne. A tenerci prigioniere era un manipolo di pazze assassine. Bellissime, magre, neanche un capello fuori posto, vestiti all’ultima moda. Un manipolo di pazze assassine fashion addicted. L’hotel di Benidorm è sbaraccato da troppi anni. Restano solo i pavimenti, le scale squallide, tra un ambiente e l’altro enormi porte a vetri. La luce filtra scarsa, le finestre sono luride, forse è rimasto un divano rosso, anni ottanta, squadrato. Mi sembra di ricordarne uno così in un angolo. Divano o meno, sono seduta in terra. Vicino a me c’è un’altra disgraziata. Stiamo così, passiamo le giornate ad aspettare che vengano ad ammazzarci. Continua a leggere→