Giuseppe Cinà, L’àrbulu nostru

Giuseppe Cinà, L’àrbulu nostru / Il nostro albero
di Giorgio Morale

Il titolo del nuovo libro di Giuseppe Cinà, L’àrbulu nostru / Il nostro albero (La vita felice, 2022) costituito dal calco della denominazione romana del Mediterraneo (Mare Nostrum), è di sicuro richiamo per chi è cresciuto con il suono del mare nelle orecchie. Continua a leggere

La parola ai poeti. Mauro Macario

Estratto di un’intervista a cura di Roberta Petacco all’autore Mauro Macario, dal libro L’opera nuda (Puntoacapo editrice)

 

Penso  che la poesia sia già in essere in ciò che la provoca prima ancora di filtrarla nelle parole.
E’ preesistente al compito in classe. Ritengo davvero intrigante la protopoesia, l’evento che la determina, quasi sempre ignoto agli altri. Avendo  lavorato in gioventù fra teatro, cinema, televisione, mi son fatto l’idea che la poesia non è una esclusività del mondo letterario come vorrebbero gli accademici, perché alla poesia non importa la scocca, il veicolo che s’intende usare per animarla e rappresentarla.  Non è il genere che ti dà la patente. E’ la poesia che decide quel giorno dove andare, con chi uscire, a chi concedere la chiave d’entrata. Può essere un poeta letterario, certo, ma anche un cantautore, un regista, un pittore, uno scultore… Ferré, il mio maestro diceva : “ Non è la parola che fa la poesia, ma la poesia che illustra la parola “. Naturalmente all’estero questa diatriba è già stata risolta da più di 60 anni con un tacito decreto egualitario che ha posto alla linea di partenza, artisti provenienti da pascoli creativi diversi e solo apparentemente lontani tra loro. Le classificazioni gerarchiche/razziste non esistono in arte, esistono nella critica teorica. D’altra parte, qui da noi persiste un equivoco calcificato in una sclerosi catto-scolastica che vede nella poesia il luogo della sublimazione celeste, dotata di un trampolino che la proietta tra un verso e l’altro, in un’ascesi mistica che, non arrivando tra le nuvole bibliche, atterra solo al bar di Medjugorje.  Anche nelle recensioni, oltre che nelle ascensioni, si constata la presenza invasiva di questa tendenza, quando certi critici citano passaggi poetici concernenti l’elevazione spirituale, l’amore universale, l’eternità, il Signore onnipresente, gli angeli e altri volatili di origine divina. Così salmodiando anche lo stile ne risente, ripiegando su moduli formali obsoleti e stucchevoli. La parte laica, minoritaria, sovente perdente, cerca di controbattere questo fenomeno  tutto italico. Meglio sarebbe stato se, oltre la naturale inclinazione intimista cui la poesia necessariamente attinge ( l’amato e imbattuto Pavese su tutti), ci fosse stata da parte dei poeti moderni anche un’attenzione partecipata e magari furibonda ai processi socio-storici del nostro tempo, alle utopie critiche, alle rivolte ideologiche o ribellistiche, all’indignazione morale.  Continua a leggere

Le parole della scienza 4: che forza!

di Antonio Sparzani

Ercole Farnese

La terza puntata qui, dove sono indicate anche le prime due. Ricordo che un’altra parola importante, “energia”, l’avevo già esaminata qui.
Vorrei ora invece parlarvi della parola “forza”, che tanto posto occupa sia nel linguaggio naturale che nella scienza, fisica e non solo, anche chimica, biologia, ingegneria, ecc. Ripeto per l’ennesima volta che la scienza, e la fisica in particolare, su cui mi vorrei concentrare, pesca nel linguaggio naturale le parole che più le aggradano, bloccandone però inevitabilmente il significato ad una denotazione precisa.
Non vorrei risalire troppo indietro nell’etimologia della parola (ma il lettore curioso e appassionato di linguistica può sempre guardare qui)
Vorrei invece citare uno dei primissimi usi nella nostra lingua, che risale, guarda caso, a Dante che nel Convivio, terzo capitolo, parla, tra le molte cose, della nostra terra e del potere che essa ha di comunicare un forte e nuovo potere a chi le si affida, sentite: Continua a leggere

Infinito Moonlit, la magia della scrittura

Per fare spazio a quanto di bello abbiamo nella vita, a volte dobbiamo eliminare tutto, ridurre all’osso le nostre giornate, i nostri contatti e assaporare il vuoto(pieno) attorno a noi.

Teresa e Maria, madre (figlia di una madre complicata e fredda) e figlia (amatissima, di Teresa e Moussa), lasciano tutto e si trasferiscono in una casa nel bosco. Passeggiano, accendono fuochi di notte, raccolgono erbe, parlano e pensano. E iniziano a stabilire connessioni, fra loro e con i mondi sottili, che possono essere la pura energia che ci avvolge, gli spiriti guida, ciò che eravamo e non ricordiamo, sicuramente presenze amorevoli di cui non ci accorgiamo e che invece si accorgono di noi.

Solo dopo aver fatto spazio ed essere arrivati all’essenziale, si può tornare alla vita di tutti i giorni, e affrontare le delusioni (un matrimonio finito e un uomo sbagliato, nel caso di Teresa; i piccoli screzi, a scuola, i pregiudizi, le riserve per Maria) con più leggerezza e il cuore pieno di bellezza.

Parlare d’amore, non solo quello familiare o di coppia, ma il legame universale fra le persone, la natura, il passato, le radici, sembra oggi un tabu, un segno di debolezza; si scopre il fianco ad essere troppo amorevoli e gentili. E invece Sara sparge amore a piene mani fra le pagine di questo libro; l’amore che cura, riempie, e offre punti di vista a un metro da terra, ché la giusta distanza dalle cose aiuta sempre.

La base sicura negli uomini attecchisce unicamente in presenza di amore incondizionato, è solo questo il nostro terreno buono, la giusta esposizione. In assenza di riserve, l’uomo può radicarsi a terra e sopportare anche le frustrazioni, la nostalgia, la fatica.

Incontri III

Wjatscheslaw Kuprijanow (Russia, 1939)

La fine del mondo

La fine del mondo –
non è il tempo
che l’uomo,
nascondendo
la propria oscurità,
immagina
nel futuro.
La fine del mondo
è quel luogo
in cui
egli scaccia quelli
che sono
l’inizio della luce.

Erich Fried (Germania, 1921-1988)

Gli ammonitori

Quando la gente ti dice
non curarti tanto
di te stesso
allora guarda
la gente
che te lo dice:
guardando loro
capisci
come è
quando non ci si
cura tanto
di se stesso.

Hilde Domin (Germania, 1909-2006)

Non arrendersi

Non arrendersi
non arrendersi
ma porre al miracolo,
silenzioso
come un uccello,
la mano
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“Codex Rubens”, di Marco D’Aponte, Michel Hoëllard e Nathalie Neau

Recensione di Giovanni Agnoloni

Codex Rubens

Testi di Michel Hoëllard e Nathalie Neau, illustrazioni di Marco D’Aponte

 Ed. Töpffer, 2022

Opera originalissima, questo Codex Rubens, graphic novel realizzata in collaborazione tra l’illustratore italiano Marco D’Aponte e gli autori francesi Michel Hoëllard e Nathalie Neau. Sospesa tra il fascino senza tempo della figura del grande pittore fiammingo Paul Rubens (vissuto tra il 1577 e il 1640) e il mistero di una narrazione che interseca piani temporali e narrativi appartenenti al nostro presente e ad epoche lontane, ci conduce attraverso le tappe della vita di Rubens interpolandole con elementi surreali come suoi incontri con artisti novecenteschi (e non solo), creando così un mélange perfetto di biografia e ucronia che ha qualcosa del film Midnight in Paris di Woody Allen.

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La Spagna in lettere, di Annelisa Addolorato. Zingonia Zingone, un viaggio ‘dalla A alla Zeta’ nella poesia in lingua spagnola.

 

di Annelisa Addolorato

Questo mese parlo di una scrittrice italo-costarricense, nata negli anni settanta. Bilingue, con una traiettoria poetica e narrativa molto interessante. Ho avuto la possibilità di conoscerla personalmente a Nagpur, durante il festival internazionale di poesia Kritya, in India. E anche, successivamente, di contribuire alla organizzazione dello stesso festival all’Università di Wharda, dedicata al Mahatma (‘Grande anima’) Gandhi (Kritya è un Festival itinerante, in varie città e stati indiani, diretto da una poetessa indiana straordinaria), nello staff insieme a lei, e di poter condividere alcuni reading in India (per esempio con una conferenza alla prestigiosa Sahitya Akademi di New Delhi) e parte del viaggio in India.

Foto al college femminile di Nagpur (India) con le scrittrici Zingonia Zingone, Annelisa Addolorato, Rira Abbasi, Ruta Dharmadhikari, e varie studentesse (tra cui Sonal Rajiv, Zhora Master.. ), nel 2011, durante il Festival Internazionale di poesia Kritya. Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

 

Amare le donne, dolce il caffè. Nicola Vacca dedica la sua nuova raccolta ai caffè e al suo amore. In questi momenti domestici ma universali, ordinari e insieme unici, si svolge un discorso amoroso a due. Ed è poetico perché, come diceva Ezra Pound, la poesia è, appunto, semplicemente un discorso tra persone intelligenti. Nonostante tutti parlino d’amore, d’altra, parte, la poesia d’amore soffre di solitudine. Tutti se ne occupano, ma nessuno la sostiene. Intrappolati nella nostra afasia sociale, nessuno dialoga con l’amore, riconoscendone l’autonoma realtà. L’amore esiste sempre/ anche quando le finestre non si aprono.

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La parola ai poeti. Paola Loreto


La scrittura è la cosa più misteriosa della mia vita. Non so da dove viene, né perché viene. Non c’è un motivo al mondo perché io debba scrivere, se non che
ho bisogno di scrivere e che quando scrivo sono totalmente felice. Non voglio dire senza problemi, senza fatica, fuori dal mondo, ma immersa in un sentimento di radicale libertà e di appartenenza al mondo che rende tutto portabile, luminoso, pieno di senso. Continua a leggere

Francesco Iannone, Cruor

 

a cura di Alberto Fraccacreta

[…]
Datemi l’ariosa ventata che
toglie l’afa dagli occhi e grandemente
vedo la pozza
ingigantire nell’onda, lo sbocco
del cratere scintillare un’altra volta.
Sono debole, perdona
le frasi semplici
dell’amore, le parole che
stringono i polsi come
le cinghie che si usano
per i matti in ospedale, sono
il sorso che non giova
alla sete, un muso
fra i cespugli, mi guardo
esistere da lontano. Ma se mi penso
vivo sento il peso di un’impronta
sulle ossa, un’eroica
avventatezza nel sangue.

Francesco Iannone, Cruor, con un disegno di Alfonso Guida, Il Ponte del Sale 2023

 

*

 

Francesco Iannone è nato a Salerno nel 1985. Ha pubblicato, per la poesia, le raccolte Poesie della fame e della sete (Ladolfi, 2011), Pietra lavica (Aragno, 2016), Prima opera del gesto (peQuod, 2022), le plaquette Le belve erranti (Nervi, 2019), Pasifae (Cervi volanti, 2020) e L’usignolo di ferro (Roundmidnight, 2020). Per la prosa, il romanzo dal titolo Arruina (il Saggiatore, 2019). Collabora con il quotidiano “Il Foglio”.