Maria Novaro, “Kairòs”

Recensione di Marino Magliani

Maria Novaro, Kairòs, ed. 1000eunanotte

Significa il momento giusto, quello giudicato opportuno. Kairòs.

La raccolta poetica di Maria Novaro, uscita per la collana Nuvole di 1000 e una notte, è una di quelle opere annunciate. Sapevamo perfettamente che prima o poi quest’opera sarebbe transitata. Transitata è una delle parole più mi vengono in mente rileggendo (il libro è uscito nel 2020) i versi di Kairòs e ragionandoci da tempo. Quanto all’autrice, poche persone al mondo, in grado di curare, organizzare, dirigere, decidere progetti culturali importanti, mi hanno fatto sentire a mio agio come Maria Novaro. La conobbi in occasione di un convegno su Elio Lanteri, e poi di un premio, il Premio Novaro, e ascoltandola, che parlava di un secolo di poeti ed eccellenze della cultura, ligure e non, di riviste che hanno fatto la storia editoriale e letteraria, mi dicevo: ecco, una intellettuale che sicuramente ha scritto, ha quaderni pieni e taccuini di note di viaggio, di versi, immagini, racconti, di opere transitanti, giunte attraverso la frequentazione degli scritti di suo nonno Mario Novaro, della cura dei carteggi con Boine, Palazzeschi, Dino Campana, della pubblicazione di una rivista come La Riviera Ligure e della rivisatazione magistrale di marginali e dimenticati artisti (ultimo il prezioso studio su Vico Faggi di Taggia). Di una cosa ero certo: quando Maria Novaro (perché prima o poi succederà: lo diceva Blanchot, prima o poi la parola deve bruciare e farsi carta) darà alle stampe i suoi versi; quando verrà il momento giusto, Kairòs, sarà come ritrovare quel mondo transitato, passato attraverso altri occhi, un’Alpicella abitata da altri io, un’impossibile e solitaria moltidune, diceva Tabucchi per Pessoa e i suoi eteronimi… Ecco, forse Maria Novaro senza accorgersene, ma senza poterne fare a meno, darà involontariamente vita a un catalogo di suoi imperdibili e impossibili eteronimi.                                                                                  Continua a leggere

Dareide. Intervista di Franz Krauspenhaar a Ippolita Luzzo

Ippolita Luzzo, Dareide. Pezzi su Domenico Dara dal regno della litweb, 2021, Città del sole Edizioni

 

di Franz Krauspenhaar 

 

Ippolita Luzzo è una figura originale nel mondo letterario italiano, piuttosto statico e di non molte sorprese. È una famosa blogger (Dal regno della Litweb) ma ovviamente non solo; i blog sono passati negli anni – ormai quasi nei decenni- attraverso una selezione naturale, e ne sono rimasti in pochi veramente funzionanti e quindi efficaci, tra cui quelli ormai storici, come quello che ora mi ospita; imprese collettive nate e cresciute come zibaldoni online che pubblicavano e tuttora pubblicano con buon seguito articoli che dal prettamente letterario svariano su altre discipline, di solito artistiche, e su problemi sociali. Il blog dell’infaticabile Luzzo, signora calabrese di Lamezia Terme, ridente città della Calabria centrale affacciata sulla bellissima costa tirrenica, è diventato un vero punto di riferimento per i letterati e i lettori appassionati. Continua a leggere

Lirico terapia. Margherita Guidacci


Tre campanule bianche ad Annarosa

Poiché il fiore era falso ma la pietra era vera

ci concentrammo sulla pietra:

spigoli scheggie macchie asperità.

Ad essa ci aggrappammo, la stringemmo

negando ogni altro scampo.

Pure, nel fondo della mente, ancora

ritornava un effluvio, un tremolio

di petali leggero – tre campanule bianche

nel cantuccio d’un quadro di Klee.

Noi cercavamo disperatamente

di non badarvi, e sapevamo bene

che ne saremmo morti.

Cosa conta di più, nella vita, la pietra o il fiore? Dobbiamo fare delle scelte, come sempre, ma lasciare fuori la bellezza è un rischio, spesso mortale.

Sperare

Sperare di non andare in purgatorio per vedere al più presto Gesù: è un desiderio che Lui apprezza, che lo onora. Così insegna alla Bossis, nel libro che dovrebbero leggere credenti e non credenti, allegri e disperati.

[Gabrielle Bossis, Lui e io, Diario intimo di una mistica del Novecento, Genova, Marietti, 2012]

Per Roberto Calasso

di Giovanna Menegùs – pubblicato su Avamposto. Rivista di poesia

Siano resi onori e grazie e memoria, in lettura, a Roberto Calasso e a «quel libro di libri che è la casa editrice Adelphi», «un insieme di libri autonomi tra loro ma che possono essere letti ‘come un unico libro’: un’esplorazione che chiede una sorta di libertinaggio mentale che ignori le barriere, un viaggio conoscitivo sregolatamente regolato, e la cui sopravvivenza, in un Paese come questo, sembra a volte semplicemente un regalo». Continua a leggere

Vederti


Crediamo che Gesù è presente? Altrimenti è inutile pregare. Non serve andare da un amico quando non è in casa; non si può stare muti al telefono, se una persona è all’altro capo del filo. Gesù, aiutami a vederti con gli occhi invisibili del cuore.

Lirico terapia. Federico Garcia Lorca.

Questo è il prologo

Vorrei lasciare in questo libro
tutto il mio cuore.
Questo libro che ha visto
con me i paesaggi
e vissuto ore sante.

Che pena quei libri
che ci riempiono le mani
di rose e di stelle
e lentamente passano!
Che tristezza profonda
lasciare i pannelli
di pene e dolori
che un cuore porta! Continua a leggere

Lui che sa

Chiediamo sempre qualcosa: Dio dammi questo, Dio fammi quest’altro. A volte non sappiamo cosa chiedere, e dobbiamo sforzarci. Mai che ci lasciamo portare, che ci fidiamo delle scelte di Lui che sa ogni cosa, senza farlo pesare.

VOCI: “Bosco dell’essere” di Stefano Lanuzza

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? Noi cerchiamo la poesia. Potete quindi segnalare nei commenti il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine e in podcast. (f.s.)

Letture di Francesco Sasso da Stefano Lanuzza, Bosco dell’essere, pref. di G. Tesio, nota di G. Poli, Fermenti Editrice, Roma 2021, pp. 70, €. 12.00


Tutte le puntate di VOCI su La poesia e lo spirito

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Dove trovare le letture di VOCI a cura di Francesco Sasso:

 

 


 

La svolta

Gesù vuole salvarci, è il suo desiderio più intenso. Una sete contagiosa. Basterebbe riscaldarsi a questo fuoco, per riprendersi. O rinfrescarsi in quest’oasi, secondo la stagione. In ogni caso, sarebbe la svolta della vita.

Giulio MAFFII, Sequenze per sbagliare il bersaglio. Con nota di Antonio Fiori

Giulio Maffii

Sequenze per sbagliare il bersaglio

Pietre Vive, 2021

*

Sono rimasto molto colpito dalla metascrittura di Giulio Maffii. Intanto per come è stata pensata, disegnata e proposta e, in special modo, per la valenza filosofica di molti degli aforismi: disorientano, inducono a congetturare, fanno anche sorridere, ogni tanto. La contemporaneità è poi assolutizzata dalle slides e dalle figure geometriche illustrative.

Il suo bersaglio siamo noi, non c’è dubbio. Molto più che mera originalità’.

Antonio Fiori

 

Giulio Maffii, scrittore e critico, ha diretto la collana di poesia contemporanea per le Edizioni Il Foglio, ed è stato capo redattore della testata giornalistica «Carteggi Letterari» e adesso per la rivista «Atelier». È docente di storia contemporanea del corso di laurea in Scienze giuridiche della sicurezza presso l’ISP di Firenze. Nel 2013 è uscito per Marco Saya Edizioni il saggio breve Le mucche non leggono Montale. Nel 2014, ha pubblicato per Marco Saya Edizioni Misanabì sui miti della morte degli Indios Taino. Nel 2015 esce il poema storico Il ballo delle riluttanti (Lamantica Edizioni) e nel 2018 Angina d’amour (Arcipelago Itaca). Maffii fa parte dell’associazione “Pallaio” per gli studi antropologici e multidisciplinari di Firenze.

N.B. nota già apparsa con lievi modifiche su www.atelierpoesia.it

 

Poesia italiana del XXI secolo

 

Gianni Montieri è nato a Giugliano (Napoli) nel 1971. Dopo aver vissuto per molti anni a Milano, adesso vive a Venezia. Ha pubblicato: Le Cose imperfette (Liberaria, 2019), Avremo cura (Zona, 2014), Futuro semplice (2010). Suoi testi sono rintracciabili nei numeri sulla morte (VIXI) e sull’acqua (H2O) della rivista monografica Argo e sui principali siti letterari italiani e nel numero 19 della rivista Versodove. Ha riscritto la fiaba “Il pifferaio magico” per il volume Di là dal bosco (2012); il  racconto “La sarta di Herrera” per Deaths in Venice (2017). Sue poesie sono incluse nel volume collettivo La disarmata, (2014). Nel 2020 ha pubblicato il racconto “Abitava a Santa Chiara” per il numero 2 “La città muta”  della rivista monografica Menelique. Sempre nel 2020 è uscito il racconto “Un futuro di Gianni Rivera”, in 12 storie di sport Per rabbia o per amore, pubblicato da 66thand2nd con Effe. È stato redattore della rivista monografica Argo. È tra i fondatori del laboratori di scrittura Squero della parola. Scrive di calcio su Il Napolista. Collabora con, tra le altre, minima&moralia, Rivista Undici UltimoUomo e Doppiozero. È redattore di The FLR. Ha un blog dove scrive di libri su Huffington PostÈ stato capo redattore del litblog Poetarum Silva per otto anni; è nel comitato scientifico del Festival dei matti.

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Per sempre

Gesù si dà nell’Ostia, senza ritorno. Ogni dono di Dio è così. Basterebbe questo, per convincerci ad aprirci. Le angosce che ci assalgono nascono dal sentimento della fine, a cui nulla sfugge, sulla terra. Ma ciò che Dio dà, resta per sempre.

Lirico terapia. Salvatore Quasimodo

Forse il cuore

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
Nella notte di pioggia. Sarà vano
Il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo di un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta; forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore.

Non è questa la vocazione della poesia? Una parola che resta, dopo l’ennesimo fallimento, dopo ogni sconfitta.