
di Stefanie Golisch
Vivere nel buio, fare nel buio ciò che si può
Gottfried Benn
La riflessione poetologica accompagna la produzione poetica di Gottfried Benn.
Dagli anni venti in poi, fino alla sua morte nel 1956, la poesia viene affiancata da una vivace produzione saggistica che tratta non solo dei problemi della lirica ma espone anche la sua visione del mondo, la sua Weltanschauung.
Contro Hegel e con Nietzsche, Benn predilige una visione della vita umana biologistica e quindi pessimista. In aperto confronto con i teorici marxisti, vede nel presunto progresso storico una figura del pensiero assurda che non smetterà mai di combattere. L’idea che la storia in qualche modo sia destinata a progredire è per lui una specie di wishful thinking di stampopiuttosto piccolo borghese. (1)
Poesia e saggistica dunque: una squisita mescolanza di due generi letterari che a priori si rivolgono a una minoranza di lettori colti, in grado di accompagnare Benn nei suoi viaggi provocatori attraverso millenni di cultura umana.
Viaggi provocatori, ieri come oggi, poiché Benn sostiene apertamente idee antimoderniste, idee che contraddicono quasi tutti gli ideali della tradizione umanistica occidentale e del materialismo storico che da essa nasce.
Può questa negazione programmatica dei valori traditi spiegare il fatto che Benn, pur per un assai breve periodo, si dichiari pubblicamente a favore dello stato nazionalsocialista? Continua a leggere→