20 righe (per niente) facili

 

di Pasquale Vitagliano

Il tema del Ethna, l’ultimo romanzo di Anna Bertini (Arkadia, 2025), è musicale. Anzi, è una canzone, Ethna’s Song. Intorno a questo tema, che ritorna puntualmente, come nel jazz, c’è l’imprevedibile assolo della vita di ciascuno di noi. La protagonista ritorna in un luogo, Castel Sonnino, dove aveva soggiornato in un periodo difficile della propria eistena. Si trova a dialogare con una sua doppia e a riscoprire la persona che era stata allora e che non è più. La musica tende il filo che le consente di non perdersi in questo viaggio a ritroso. “Ho cercato dentro di me un certo distacco, necessario per ripercorrere i giorni che hanno cambiato in modo radicale l’andamento della mia esistenza, e anche la mia indole”. Il jazz è il viatico per il suo rinnovamento.

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Come un fiume, la pace»

[Is. 66, 10-14]

Shalom                                                                                                                     Salam

                                                                                                                                                                                                                          In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città“. I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: “Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse loro: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”. [Lc 10,1-9]

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Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 11. Vincenzo Ostuni

Vincenzo Ostuni, Faldone, ilSaggiatore, 2025

 

A marzo ultimo scorso ricevo il Faldone di Vincenzo Ostuni per una eventuale nota al libro e all’inizio di giugno mi viene chiesto per e-mail:

<<Buonasera Maurizio, novità circa Faldone di Ostuni? Ha avuto modo di leggerlo? Grazie mille e un cordiale saluto, C.>>

La mia risposta è stata la seguente: <<Buonasera, C. Per il momento ho solo dato una scorsa e dovrò ritornarci sopra con più calma più in là. È un bel faldone e non può essere liquidato con pochissimo tempo.

Per ora le dico che è opera che può essere inquadrata nel filone della neo-neo-neoavanguardia e che pertanto sarà apprezzata soprattutto da chi si rispecchia in una poetica siffatta. Risentiamoci tra qualche mese. Cari saluti M.>> Continua a leggere

A un passo. 1

Tutto cominciò lungo la Riva degli Schiavoni, in un locale in cui parevano darsi appuntamento la creatività e la potenza narrativa di cui ancora disponeva. Quella sera realizzò che, volente o nolente, si sarebbe dedicato alla scrittura. Parlava con il prete, ma il suo sguardo cadeva su San Giorgio, il campanile che svettava su una massa compatta di edifici di cui non poteva distinguere i colori, fino all’angusto porticciolo in cui le barche rullavano l’una contro l’altra, mentre diverse imbarcazioni – gondole, vaporetti, motoscafi – attraversavano il braccio di laguna antistante. Era qui per un concorso accademico che pensava fosse per titoli, e invece era una prova scritta sul Boccaccio. Si era impegnato per principio, pur sapendo che l’esito era deciso da tempo. La sua vita era così: un fare secondo il mondo che in realtà serviva a un altro mondo, innestato nel primo in modi misteriosi. Gli tornava in mente il suo quadro preferito, in cui Gesù, nell’angolo estremo di una stanza, allungava il braccio destro puntando il dito verso una delle figure sistemate intorno a un tavolo. In molti pensavano che interpellasse l’uomo con la barba, il quale, piuttosto, indicava un giovane seduto in fondo, con l’abito dai colori vivaci, la faccia sui soldi, Matteo il pubblicano, colto nell’attimo prima che alzasse lo sguardo e e si accorgesse del Maestro che chiamava lui – sì, proprio lui, che nella vita non aveva fatto altro che estorcere denaro, odiato equamente da romani e ebrei, lui, rassegnato a vivere contando le monete, con puntiglio, con rabbia, come se l’operazione servisse a rimuovere un desiderio sconosciuto, la ricerca di qualcosa di cui non riusciva a indovinare il nome, una specie di felicità che ora – chissà come – sentiva stranamente vicina, incalzante, proprio lì, davanti a lui. A un passo.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 38

Preposizioni fantasma

«Ne I promessi sposi»
«De Il Messaggero…»

Come dovrebbe esser noto, le preposizioni ne e de non esistono.
L’uso invalso di fondere la preposizione con l’articolo del titolo («Dei Promessi sposi») per ragioni eufoniche è altrettanto immotivato che dannoso, perché
a) se diciamo «Il romanzo di La Vecchia» possiamo anche dire «La bellezza di I Malavoglia»;
b) viene indebitamente soppressa una parte del titolo (l’articolo).
Per gli stessi motivi è altrettanto insensata una soluzione come la seguente:

«Tizio ha vinto un premio per l’ignobile Allenatore».

Il titolo del libro è L’allenatore, non Allenatore. Meglio, quindi: «… per l’ignobile romanzo L’Allenatore».

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giorgio Moio

Sòvere (1)

un tempo siamo stati anche felici
in cui non avevamo niente
dietro le barricate per difenderci
dal chiaro di luna nel mare
a litteram a libitum
nel marettil nel mutibil
zampillanti tra gli assilli
di dolore e un treno in partenza:
cu ’o tiempo e cu ’a paglia
con l’imprudenza e l’insavietà
s’ammaturano le sòvere
ma cadono dall’albero nel fango

(1) sorbo, albero da frutto

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 4. Soren Ulrich Thomsen

Soren Ulrik Thomsen, Vivo (Donzelli 2004)

Esiste una nave con le luci spente,
un libro aperto
sul silenzio.
Non c’è scorciatoia per il mondo
nel primo mattino
mentre la pioggia cade
c’è un uomo,
che sono io,
nella cucina gelida.
Ma nemmeno una strada
per uscire dal mondo.

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Conclave. Un’ipotesi di saggio su Dio (nel cinema)

di Giulio Bruno

 

Un thriller teologico, oggetto di aspre critiche da una parte del mondo cattolico.

La lotta per il potere è appena iniziata” recita la locandina del film Conclave, diretto da Edward Berger e tratto dall’omonimo romanzo di Robert Harris. E non c’è dubbio che la struttura narrativa di Conclave sia incentrata su una tale lotta e appaghi l’aspettativa dello spettatore di fruire di un racconto cinematografico ricco di suspense e di colpi di scena: considerato il tema forse principale che viene trattato, Conclave può essere considerato un thriller teologico, anche se la definizione è inevitabilmente non esaustiva rispetto ai contenuti proposti. Non manca del resto neanche un sorprendente finale, peraltro alquanto anomalo, ove si tenga conto dei tradizionali valori e della storia della Chiesa cattolica – e che, in definitiva, attiene ad altro importante tema del film.

Conclave ha suscitato aspre critiche in alcuni ambienti ecclesiastici ed accademici. Per esempio, Per il cardinale Gerhard Müller – prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede sino a metà 2017 (quando Papa Francesco lo sostituì con il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer) e, negli ultimi anni, uno dei più critici oppositori interni di Papa Bergoglio – “è un film di propaganda molto anti-ecclesiale e anti-cristiano che avrebbe potuto essere prodotto ai tempi di Hitler o Stalin[1]. Per Regis Martin, “il film è in realtà è un atto di sovversione, non solo dell’ordine della natura, ma della grazia stessa, in particolare la grazia di Dio Onnipotente nel darci una Chiesa armata di sufficiente certezza che quando parla è Gesù stesso che sentiamo.”[2] Per padre Raymond J. de Souza, “si tratta di una sfida frontale per una Chiesa che propone dei credi – e li prega ogni domenica – e pubblica un catechismo universale”.[3]

La figura del cardinale decano Thomas Lawrence e i due temi principali del film.

Il regista Edward Berger – il suo precedente film ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’ vinse quattro premi Oscar nel 2023 – in merito alla eventuale esistenza, in generale, di un suo stile personale, ha parlato di “prospettive ristrette”: come spiegato da alcuni siti internet, tutto lo sforzo creativo si concentrerebbe in una grande soggettività che va a focalizzarsi sul protagonista. La struttura narrativa di Conclave è coerente con tale dichiarazione: in effetti, la figura del cardinale Thomas Lawrence (magistralmente interpretato da Ralph Fiennes), protagonista principale del film, incaricato del coordinamento del Conclave per l’elezione del nuovo pontefice in ragione della sua veste di decano del collegio cardinalizio, è centrale nella narrazione filmica e nella generazione dei principali significati racchiusi nel film. E ciò sia per l’incidenza, sull’esito del conclave, delle iniziative da lui responsabilmente intraprese, sia per gli alti valori morali nei quali, uomo integerrimo, crede con fermezza e che ispirano la sua condotta, finalizzata, durante tutta la durata del Conclave, a consentire la elezione del cardinale più meritevole, indipendentemente dalle logiche di potere, sia per il genuino tormento interiore che lo caratterizza. È per mezzo della sua figura che viene trattato il tema fondamentale del rapporto fede – dubbio. Le idee proposte al riguardo costituiscono il principale motivo delle aspre critiche di cui si diceva sopra, per via dell’omelia pronunciata da Lawrence.

Un secondo importante tema – il ruolo della donna nella società e nella Chiesa – è introdotto gradualmente attraverso la presenza premurosa, discreta e silenziosa, ma al tempo stesso vigile, delle suore, che crea un’atmosfera di soffusa spiritualità, un’aura di sacralità. La compostezza, il riserbo e la religiosa sobrietà delle suore stride, con una intensità che va accrescendosi nel corso del film, con il clima sempre più teso e insidioso, talora chiassoso e rissoso, che si instaura tra i cardinali.

(Continua)

[1] Cardinal Müller Calls ‘Conclave’ Film Hitlerian ‘Anti-Christian Propaganda’?, articolo di Edward Pentin,Senior Contributor del Register e EWTN News Vatican Analyst.
[2] Regis Martin è professore di teologia e docente associato presso il Veritas Center for Ethics in Public Life presso la Franciscan University di Steubenville, Ohio. Il passo citato, tradotto dall’inglese, è tratto da Conclave’ Snubbed at the Oscars — And It Won’t Win Any Awards for Accuracy Either.
[3] Padre Raymond J. de Souza, founding editor of Convivium magazine. Il passo citato, tradotto dall’inglese, è tratto dall’articolo ‘Conclave’ Cardinal’s Homily Mirrors Some of Pope Francis’ Actual Words. 

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Pietro e Paolo
la Chiesa plurale
[At.12,1-11; 2Tim 4,6-8.17-18; Mt 16,13-19]

La memoria congiunta dei Santi Pietro e Paolo ci impone una riflessione sulle caratteristiche di una chiesa, dall’apparenza compatta e granitica, ma che, in realtà, è matrice di sfaccettature e sfumature non secondarie che costituiscono il vero volto della comunità cristiana. Continua a leggere

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Arianna Galli. Inediti

Arianna Galli 
Biografia:
Nata a Brescia il 29 marzo 2002, ma cresciuta a Milano, scenario principale delle sue opere, Arianna Galli è una poetessa, critica letteraria e cinematografica, illustratrice italiana di origini francesi. Dopo la maturità Classica, si è laureata presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore in Lingue e Letterature Straniere, con indirizzo in Cinema. È autrice dei libri di poesia “Non c’erano fiori” (Ladolfi Editore) e “Il Deserto di Milano” (Edizioni Ensemble) e collabora come critica letteraria e cinematografica per le riviste Studi Cattolici e Satisfiction e come giornalista di moda per la rivista Falcon Magazine. Le sue poesie sono state tradotte in varie lingue (inglese, francese, spagnolo e portoghese), comparendo sia su riviste letterarie internazionali (Incertain Regard Revue, Revista Kametsa, Revista Vislumbre, Eufeme) che nazionali (tra cui l’edizione cartacea de La Repubblica, Il Corriere della Sera e Il Giornale di Brescia; Poesia del Nostro Tempo; Il Fatto Quotidiano; Fara Poesia; Brescia Oggi; Interno Poesia; Alma Poesia, Rivista ‘900 letterario; Atelier Poesia, Poesia di Crocetti; Poesia e lo spirito). Non sono mancati i contatti con il mondo della musica: nel 2021, la sua poesia “Piano Notes” è stata scelta per introdurre il festival pianistico internazionale Lej Festival e nel 2023 è stata scelta dal Comune di Sirmione come poetessa per omaggiare Maria Callas in occasione del centenario della sua nascita. Continua a leggere

Logica pratica a lezione di filosofia

di Antonio Sparzani e Kika Bohr

[La nostra cara amica francese Marie Ange, dopo aver letto il recente post di Kika Bohr e il meno recente post di Antonio Sparzani, ci ha inviato questo testo come una specie di risposta, a.s. e k.b.]

È già passato un mese da quando, grazie a Internet, ho ritrovato Chantal, un’amica della mia adolescenza con cui ho condiviso alcune avventure di quei tempi. Da allora ci scambiamo e-mail, mescolando ricordi, immagini, idee, sensazioni, gusti e colori del passato con quelli di oggi: presente e passato si intrecciano, l’invisibile emerge nel visibile.
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disegno di Kika Bohr


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