65. Quella palma

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=KMKTaLaYBB8&feature=related]

da qui

Sembra il muro del pianto, ma Amos può vedere, ormai, che non lo è. Non ha bisogno di toccare, di sentire le pieghe delle cose, di saggiare il mondo come fosse una nuvola di tessere di cui non si conoscono i colori. Gli sembra impossibile passare tra i tavoli in legno e le poltrone in pelle; accarezza le piante, accende per gioco uno dei computer collocati in ogni postazione. Continua a leggere→

64. Cosa avevi letto?

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da qui

Dal Monte degli Ulivi si vede un mosaico a fasce di colori: il bianco delle tombe, il giallo della terra punteggiata di cipressi, il grigio dei muretti in pietra, fino al beige delle mura che abbracciano la pasta chiaroscura delle case, l’oro della cupola e il verde degli alberi che vegliano come un manipolo di guardie. Continua a leggere→

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.73: Le colline del ricordo. Paolo Carlucci, “Dicono i tuoi pettini di luce. Canti di Tuscia”

Le colline del ricordo. Paolo Carlucci, Dicono i tuoi pettini di luce. Canti di Tuscia, Roma, Edilazio, 2010

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di Giuseppe Panella*


«SAN PIETRO A TUSCANIA. Lento m’accosto al tuo occhio / di luce / che spazia l’infinito. // Dicono i tuoi pettini di luce, / vento d’arte di vetro, / il saluto commosso e fedele / dell’Apostolo al Signore d’estate, / al plenilunio / tra macchine in sosta» (p. 23).

I” pettini” di luce della chiesa sono l’aura che la poesia contribuisce a circonvondere alla sua bellezza strepitosa. Scrive Emerico Giachery nella sua ampia e compatta Prefazione al libro di poesie di Carlucci che “la Tuscia ha dunque trovato il suo poeta” e che inoltre:

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Intervista a Guido Michelone

 

Guido Michelone intervistato da Gian Luca Marino

su Parigi a Vercelli (Lampi di Stampa Editore, Milano 2011)
Guido Michelone, perché questo libro?

Scrivere è la mia passione autentica, anche se a pubblicare un romanzo sono arrivato tardi, forse anche dopo Umberto Eco, come età. La facilità – che ha sorpreso anche me – con cui sono riuscito a scrivere in poco tempo un romanzo di trecento pagine mi ha convinto ad andare avanti: però gli impegni davvero insormontabili che mi coinvolgono nell’arco dell’intera giornata per quasi 365 giorni all’anno (e parlo soprattutto di altre scritture dal giornalismo alla saggistica) mi impediscono di avere continuità nella narrativa, come pure nella poesia o nel teatro (altre due forme dalle quali sono tentato). Continua a leggere→

Per sempre

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=smRGh_6GuW0]

da qui

Il golfo di Sirolo è il paradiso.
L’ho capito seduto nel terrazzo
a picco sul campeggio
cosparso di conifere e bambini.
Una ferita graffia la ringhiera:
l’assenza dei tuoi occhi,
lo scatto luminoso della sedia.
Il vaporetto schiuma la sua rabbia,
una canoa ricorda la pochezza
di chi non oltrepassa
la linea della boa,
il limite alle grandi aspirazioni
di guadagnare il largo,
di capire se il Regno è la bellezza
della costa o il mare o gli occhi chiusi
che cercano i tuoi occhi, senza sosta.

Giovanni Agnoloni e i tanti modi di parlare di Tolkien

Intervista di Roberto Paura, per il blog Fabbricanti di Universi (v. qui)


– Giovanni Agnoloni è uno degli studiosi più attenti e originali dell’opera di Tolkien. Ai DelosDays ha presentato i suoi ultimi lavori. Partiamo da Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori, Galaad Edizioni. Il rapporto tra J.R.R. Tolkien e Edward Bach, il medico che ha dato il proprio nome agli effetti terapeutici di alcuni fiori, può sembrare un po’ spiazzante, ma qual è invece il collegamento?

E’ un libro che sicuramente vuol essere anche una provocazione, questo va da sé; al di là di questo aspetto, il nesso che ho individuato tra queste due figure è un nesso di natura filosofica, psicologica e spirituale. Ci sono certo anche circostanze biografiche in comune: Bach è nato a Moseley nel 1886, mentre Tolkien ha vissuto lì un breve lasso di tempo, tra il 1900 e il 1901, e il motivo dell’avvicinamento alla città (Moseley era ai margini della Birmingham di allora, mentre la ben più ridente Sarehole, dove i Tolkien avevano vissuto dal 1895, arrivando dal Sudafrica, era un po’ fuori), fu che il bambino doveva iniziare a frequentare la King Edward’s School. Sono quindi cresciuti nella stessa campagna, assorbendo le stesse “vibrazioni energetiche” dell’ambiente, e poi nelle loro vite ci sono tante coincidenze significative. Ma il vero nesso si basa sul tema degli archetipi, sul tema delle emozioni umane e dei modelli di comportamento che tutti gli uomini condividono alla luce della psicologia junghiana, in quanto tutti compartecipi di un inconscio collettivo da cui sorgono le immagini, i miti, che fin dai tempi più antichi danno espressione alla nostra parte profonda. Continua a leggere→

Bravo, vedo che ha capito.

Anche quest’anno sono aperti in Italia i corsi per imparare la difficile Arte della Rassegnazione. Malgrado i numerosi disinvestimenti e gli sforzi prodigiosi operati da alcune delle maggiori democrazie mondiali per adeguarsi ai nostri standard svalutativi ed essere finalmente accettati nel ristretto club dei Paesi Che Non Sognano Più, resta il problema di un gap troppo ampio e troppo radicato per poter essere riempito, non solo dai Paesi più sviluppati, ma anche dai nostri principali concorrenti mondiali (il cosiddetto Terzo Mondo) nel tempo di poche (seppur volenterose) incapaci legislature.
In un intervento di pochi giorni fa, la dirigenza politica tedesca ha dovuto confessare i propri limiti. “Si tratta” ha ammesso con una certa difficoltà il portavoce del governo teutonico “di uno sforzo al di là delle nostre pur (quasi)illimitate capacità. Ebbene sì, ammettiamo il momento difficile.”
Ma su cosa si costruisce questo ennesimo, world famous, Italian trademark? Continua a leggere→

A richiamo d’amore o arma di guerra

di Alfonso Nannariello

Spesso la Grande Guerra aveva messo i soldati da questa e l’altra parte dei reticolati occhio contro occhio, baionetta contro baionetta.

Appena un poco prima, quando il porpora dell’aurora allora si imbiancava, tra i soldati stanchi e ancora mezzi addormentati, si propagava una voce che faceva sobbalzare. Continua a leggere→

63. Nel ventre della terra

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da qui

Ci sono tutti, nell’orto degli ulivi: Matityahaou, con la faccia da ragazzo allegro, Shime’on, dal piglio fiero, Yaakov, coi dentoni da coniglio, Yoh’anan, giovane e bello come devono essere gli eroi, Andreas, con le orecchie a sventola e una strana smorfia sulla bocca, Yehouda, dai riccioli ribelli, Nathane l’intellettuale ed Eleazar, scampato a due attentati. I viali che tagliano il giardino sono fiumi di sassi minuscoli che riflettono la secchezza del cuore dei discepoli. Continua a leggere→

TEORIA DELLA LETTERATURA n.14: Intreccio e coerenza narrativa. A cura di Giuseppe Panella

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Per una visione migliore, cliccare sul video

Le lezioni di teoria della letteratura su RETROGUARDIA sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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[Qui tutte le VIDEORECENSIONI]

Antilamentation (Dorianne Laux, USA, 1952)

 

 


 

Antilamentation

Regret nothing. Not the cruel novels you read
to the end just to find out who killed the cook.
Not the insipid movies that made you cry in the dark,
in spite of your intelligence, your sophistication.
Not the lover you left quivering in a hotel parking lot,
the one you beat to the punchline, the door, or the one
who left you in your red dress and shoes, the ones
that crimped your toes, don’t regret those. Continua a leggere→

62. Deviazioni

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da qui

Le canne riparano dal sole, ma non dal caldo; l’azzurro è una minaccia, soprattutto nei punti in cui lo spazio aperto si allarga per qualche cedimento, o perché meglio di così non si può fare. Le sedie in bambù – provenienti dalla Cina? – sono l’ideale per la traspirazione e il succo di tamarindo recita la parte che gli spetta. Continua a leggere→

“La patria è un’arancia”, di Félix Luis Viera

Introduzione di Giovanni Agnoloni

Félix Luís Viera, poeta dissidente cubano, oggi cittadino messicano, esce in Italia con le Edizioni Il Foglio, nella traduzione di Gordiano Lupi, con la raccolta La patria è un’arancia (commento critico di Patrizia Garofalo). Vi troviamo una serie di spaccati di vita, atmosfere e ricordi legati alla profonda crisi della Isla, dovuta agli abusi del castrismo e alla povertà. Ma, anche e soprattutto, un campionario di emozioni e visioni, che si estendono anche all’altra “città della vita” del poeta, ovvero Città del Messico.
È un distillato frutto della diaspora cubana. Come testimoniato dalle toccanti righe scritte all’autore da Manuel Parrado, una settimana prima che si suicidasse, con le quali si apre la serie di poesie di Viera, che sembra declinare il succo di quell’affranto rammarico. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 201

Da bambino la sua passione erano le rappresentazioni miniaturizzate della vita, meglio se incastonate l’una dentro l’altra. Mostrava anche una preoccupante attrazione per specchi, microscopi e binocoli. Poi crescendo si era scosso: aveva scritto saghe diventate best seller, venduto centinaia di migliaia di copie. Ma in seguito, forse tornato ai primi amori, si era limitato a qualche articolo d’erudizione, a delle note a margine. Quando, né vecchio né giovane, morì, nel grande cassetto centrale della sua scrivania, in un guazzabuglio di cartoline d’auguri, pubblicità postali e ritagli sottolineati, trovarono una busta spiegazzata.
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61. Lampioni

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da qui

– Mi sta perseguitando?
– Per Magdalenne è sempre più difficile distinguere il confine tra la fascia azzurra del cielo e quella grigia: è come se una lotta senza quartiere, o un amplesso ardente, confondesse la linea, la spostasse su e giù, di qua e di là, in un cercarsi e offendersi e abbracciarsi senza fine.
– Voglio solo un parere da chi conosce Yehochoua meglio di tutti. Continua a leggere→

STORIA CONTEMPORANEA n.76: Nelle pieghe della storia: gli elefanti di Annibale. Chiara Prezzavento, “Somnium Hannibalis. L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue”

Nelle pieghe della storia: gli elefanti di Annibale. Chiara Prezzavento, Somnium Hannibalis. L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue, Milano, Robin Edizioni, 2009

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di Giuseppe Panella*

Annibale (che significa Dono di Dio in lingua punico-fenicia) Barca (da Barak, soprannome dato a suo padre Amilcare, che vuole dire fulmine sempre nella stessa lingua) è in fuga. Dopo la sconfitta subita a Zama da parte di Publio Cornelio Scipione detto l’Africano e dopo un periodo in cui ha continuato a reggere le sorti militari e politiche della sua città Cartagine che lo ha eletto suffeto, ha dovuto lasciare la città natale per evitare di essere consegnato ai Romani che ne avrebbero voluto la testa per evitare di essere ancora insidiati aspramente dalla sua micidiale intelligenza bellica.

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Sangue del suo sangue, di Gaja Cenciarelli

di Ezio Tarantino

Gaja e Chiara Valerio

Gaja Cenciarelli e, alla sua destra, Chiara Valerio, di Nottetempo

La prenderò un po’ alla lontana.

Io non so se sia C’era una volta in America il film numero diciotto del Quiz che Nanni Moretti ha proposto ai cinefili suoi ammiratori sul sito dedicato ad Habemus papam. Non lo so perché tale è la distanza del suo giudizio sul film numero diciotto dal gusto comune che perfino lui non ha avuto il coraggio di rivelarlo: “spero che nessuno indovini questo film”, dice con un filo di voce imbarazzata, “questo film è noioso, volgare, lungo, misogino e violento”.

Io credo si tratti di C’era una volta in America perché ricordo che qualche giorno dopo la sua uscita un altro regista, anche lui molto noto e molto bravo, parlandone al Centro Sperimentale con gli allievi, sapendo di andare controcorrente, si espresse più o meno usando quegli aggettivi. Aggiungendone un altro: è un film immorale (o amorale, ora non ricordo). Questo commento mi rimase impresso. Capii molto più su di lui attraverso questo giudizio che in più  di due anni di frequentazione.

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C’era una volta il grande cinema italiano #6 – Ladri di biciclette.


Nell’estate del ’45 esplode la pace, le città sono distrutte, le scuole e le caserme scoppiano di sfollati, per la strada c’è la borsa nera, sui muri delle stazioni sono affissi manifesti con le fotografie di soldati che non torneranno, eppure arriva una frenesia di divertimento, di feste e balli senza respiro, tanto che alcuni giornali la chiamano “la pace con il caschè”. Nelle città lentamente ritorna la normalità. Sui muri di Roma compare questa scritta: “Gli aiuti d’America ci aiutano ad aiutarci da noi.” Vengono abolite le misure di oscuramento, ricompaiono le automobili e soprattutto circolano migliaia di biciclette, che popolano sterminati parcheggi e spesso cadono preda dei ladri. E chissà che De Sica non abbia assitito a qualcuno degli inseguimenti che ispireranno Ladri di biciclette. Continua a leggere→

60. Urla

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La divisa blu, il berretto con visiera, il cinturone e le custodie per pistola e cellulare, gli occhiali scuri che cancellano intenzioni e sentimenti, ma è facile intuire che accadrà, uno spintone a Myriam che cerca di fermarli, un altro a Yehochoua, che ha fatto in tempo ad alzarsi ed è già a terra, le sedie volano in un angolo, il tavolo in legno è rovesciato, è chiaro l’obiettivo, come animali che annusano la preda, Chochana, che ai due bruti appare un boccone prelibato, la pelle liscia, i polpacci affusolati, le cosce sode da donna abituata a camminare, i seni generosi. Continua a leggere→