Da: La distrazione – di Andrea Inglese

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Nella la collana “Arte poetica” di Luca Sossella è uscito La distrazione di Andrea Inglese.

Da La distrazione (Sossella, 2008).

di Andrea Inglese

A Maria Vittoria

La bontà di cui tu parli all’improvviso
e che qui giunge nuova, e sorprende,
ma pur sempre va catalogata,
è un vocabolo, dorme in modo strano
nei dizionari. Quella bontà
è forse il nostro sforzo
di capire il poco
che siamo, di capire la fase
più accesa, rinnovata,
della nostra demenza,
quando il mondo ancora una volta
si rivela lontano,
così remoto che il nostro agitarsi
al suo centro, è solo un’impercettibile
crepa nel legno, una piega dell’acqua. Continua a leggere→

Contro la dittatura del pensiero debole

IL PENSIERO ALLA PROVA

In Italia tra i filosofi «laici» sembra dominare ormai la paura di un ritorno alla metafisica, sospettata di imporre una verità precostituita per «volontà di potenza».

kierkegaard


«Contro Vattimo meglio tornare a Kierkegaard. Mancuso poi scioglie l’uomo in sostanza cosmica e Roberto Esposito demolisce il concetto di persona»

intervista a Umberto Regina

DI Lorenzo Fazzini

Un rimprovero alla filosofia di casa nostra perché troppo schiacciata sul « pensiero debole » di Vattimo e incapace di essere « spregiudicata » nell’indagine sulla verità. E una sottolineatura sulle potenzialità interpretative del cristianesimo, che – con la concretizzazione di valori come la « cura » e l’ « amore » – apre scenari significativi per l’antropologia contemporanea. Così argomenta Umberto Regina, studioso che ha all’attivo numerose pubblicazioni a metà tra filosofia e teologia, tra cui La soglia della fede ( Studium) e Kierkegaard. L’arte dell’esistere ( Morcelliana). Esperto di Heidegger, Nietzsche e Kierkegaard, docente di filosofia all’università di Verona, in occasione dei suoi 70 anni Regina – che quest’anno uscirà di ruolo dall’insegnamento universitario nell’ateneo veronese – è stato celebrato con il recente volume Soren Kierkegaard. L’essere umano come rapporto ( Morcelliana, pp. 203, euro 16), che presenta saggi di Piero Coda, Virgilio Melchiorre, Vincenzo Vitiello. Continua a leggere→

Lucia PINTO. Poesie

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D’altro canto

Pure le nuvole hanno le lune in petto
e bocche appese come cristo ai muri
per tutte quelle volte che si stendono alle foglie
per tutti i gusci che s’ammalano di neve

Pure le nuvole hanno le lune in petto
e tralci tesi a trappole di tuono
semi cremisi
fionde di galaverna
dalla chimera livida del vuoto

E baci profilati
doppio taglio
bislunghi sulla notte
che allaccia il giorno al giorno
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Il ritorno dell’incubo del diavolo – di Franz Krauspenhaar

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=j92v8-9_BZ0&NR=1]

Eppure si tratta di onde, e di emozioni. Al caldo delle nostre casupole, stretti alle radici di pietra, stretti alle coperte di musica e di libri che leggiamo. E carezze a qualcuno. E scuoterci. Se non rimane che il freddo dei nostri scontenti. Se non rimane che il biscotto al cioccolato della prima colazione e la sigaretta della prima autopunizione. Continua a leggere→

Viola Amarelli – Note su “A ogni cosa il suo nome” di Francesco Tomada

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               Viola Amarelli – Note su A ogni cosa il suo nome di Francesco Tomada

     “Le Voci della Luna” confermano una attenta linea editoriale pubblicando “A ogni cosa il suo nome”, secondo libro di Francesco Tomada, autori tra i più interessanti degli ultimi anni.
     I testi di questa raccolta palesano, con una accresciuta consapevolezza, ragioni e spazi della scrittura di Tomada già presenti nel precedente, felice esordio de “L’infanzia vista da qui”. Continua a leggere→

IL NATURALISMO E ZOLA: UNA TEORIA FILOSOFICA DEL ROMANZO di Giuseppe Panella

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[Pubblico qui l’introduzione “Il naturalismo e Zola: una teoria  filosofica del romanzo” in ÉMILE ZOLA, SCRITTORE SPERIMENTALE. Per la ricostruzione di una poetica della modernità di Giuseppe Panella, appena pubblicato da Solfanelli editore (collana Micromegas) . f.s. ]

di Giuseppe Panella

 

«Il metodo moderno che io tento di seguire consiste nel considerare le opere umane in particolare come fatti e prodotti di cui bisogna rilevare le caratteristiche e cercare le cause, e niente di più. Così intesa, la scienza non proscrive né perdona: constata e spiega … Fa come la botanica, che studia con ugual interesse sia l’arancio che l’abete, l’alloro come la betulla: essa stessa è una sorta di botanica, applicata non alle piante ma alle opere dell’uomo»

[…]

«Ancora, nell’opera d’arte è necessario che i caratteri di cui abbiamo riconosciuto il valore divengano quanto più possibile dominanti. E’ solo così che riceveranno il loro splendore e il loro rilievo; solo in questo modo saranno più visibili che in natura. A tal fine, bisogna evidentemente che tutte le parti dell’opera d’arte contribuiscano a manifestarli. Nessun elemento deve restare inattivo o distogliere altrove l’attenzione: sarebbe una forza impiegata alla rovescia. In altri termini, in un quadro, una statua, un poema, un edificio, una sinfonia, tutti gli effetti devono essere convergenti. Il grado di questa convergenza segna il posto dell’opera, ed ecco allora una terza scala che s’innalza a fianco delle prime due per misurare il valore delle opere d’arte»

(Hyppolite Taine, Filosofia dell’arte)

 

1. Un “giudice istruttore” della Storia

 

Nel 1880, quando è già ben noto per le polemiche suscitate con la pubblicazione di alcuni dei suoi romanzi più famosi (nello stesso anno, ad esempio, uscirà Nana che avrà  il compito di rinnovare lo scandalo destato da L’Assommoir del 1876 e del quale dovrebbe essere la continuazione almeno virtuale), Zola pubblica un libro che ambisce al rango di testo di poetica del “nuovo romanzo” naturalista e che  si chiamerà programmaticamente Il romanzo sperimentale.

Fin da questo titolo, l’opera vuole essere un omaggio all’opera di Claude Bernard, il grande medico autore dell’Introduzione allo studio della medicina sperimentale [1].

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Viva la scuola. Prima educare

Appunti su una scuola irriformabile
di Marcello Benfante

1. Delenda

Prenda questa ghinea e la usi per radere al suolo l’intera costruzione. Dia fuoco alle vecchie ipocrisie. Che il bagliore dell’edificio in fiamme faccia fuggire gli usignoli atterriti e invermigli i salici. E le figlie degli uomini colti danzino attorno al grande falò, gettando di continuo bracciate di foglie morte sulle fiamme, mentre le loro madri, sporgendosi dalle finestre più alte, gridano “Che bruci! Che bruci! Non sappiamo che farcene di questa istruzione!”
Virginia Woolf

Di scuola si parla e soprattutto si scrive molto. Il che spiega con quanta resistenza e malavoglia mi sia posto a stilare questa nota. Sarebbe forse meglio tacere, impegnarsi in un anno sabbatico di cessazione del chiacchiericcio. Continua a leggere→

«Un’arte», poesia di Elizabeth Bishop

elizabethbishop-olderTra le tante segnalazioni di natura letteraria che circolano su Facebook mi capita a volte di imbattermi in autentiche chicche che rappresentano per me una vera e propria epifanìa.
È il caso di questa poesia, magistralmente tradotta da Marilena Renda. L’autrice è Elizabeth Bishop, poetessa entrata da tempo nel novero dei grandi.
La pubblico qui perché non credo esista luogo più adatto per apprezzarne l’intensità e il canto potente che i suoi versi sprigionano.
Ringrazio ancora una volta Marilena Renda per l’elegante traduzione.

L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura. Continua a leggere→

Dove siamo

di Emanuele Kraushaar

rossigno

Milly dice cha ha da fare.
Per questo chiamo Anselmo, ma Anselmo non risponde.
Figurati se risponde la domenica, penso. E sbatto il telefono.
Poi telefono a Corrado Svenni. La madre dice che non c’è.
“Se ne è andato di casa. Ieri. È successo ieri”.
Mi dice così la madre di Corrado e, dopo che chiedo il perché, attacca.

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Sono un professore

racconto di Roberto Saporito

Sono un professore. Suona strano, un professore, io. Che poi per l’esattezza non sono un professore, ma niente meno che un docente universitario: e questa sì che suona come una cosa strana, al limite dell’inaudito. Anche perché quello che insegno io, fino a un attimo fa, in Italia, non esisteva neanche: insegno scrittura creativa. Ma la cosa ancora più strana, quello che si è perso nella nebbia del tempo passato e perduto è il mio percorso formativo, il mio curriculum anche scolastico. Elementari e medie sono abbastanza democratiche: sostanzialmente tutte uguali. Alle superiori iniziano i distinguo. Ai miei tempi se avevi intenzione di fare l’università le opzioni erano due: o liceo classico o liceo scientifico. Perfetto. Quindi io cos’ho fatto? Il liceo. Sbagliato. Ragioneria. Perché ragioneria? Perché era la scuola più vicina a casa mia: un motivo assolutamente pedagogico, una vera scelta di vita, un vero esempio per le nuove generazioni.
Ma quando hai finito ragioneria ti sarai buttato sulla facoltà di lettere. Sbagliato di nuovo. Giurisprudenza. Beh, potrebbe avere un senso, un minimo di rapporto con ragioneria in fondo esiste: diritto, economia. No, giurisprudenza perché una mia amica faceva giurisprudenza, Continua a leggere→

Tre poesie nella bottiglia

di Alberto Accorsi

Noi che

La città ce la portiamo appresso
fatta di cellulari e di computers
come una roulotte con tanto di cesso

Noi che ci sentiamo a casa nostra in ogni luogo
in aereo in treno in ascensore purché ci sia il logo

« C’est la Mort qui console, et qui fait vivre;
C’est le but de la vie, et c’est le seul espoir
Qui, comme un elixir, nous monte e nous enivre
Et nous donne le coeur de marcher jusqu’au soir;»

Perché poveri pur sempre siamo
con poche cose, una borsa, due chiavi, un manico
d’ombrello
nella mano. Continua a leggere→

René Girard “Così sono rinato cristiano”

René Girard a colloquio con Grant Kaplan

Spesso è stato sostenuto che lei si è imbattuto nel Cristianesimo durante le sue ricerche, ma la verità è un po’ diversa.

«Sì, è vero; la storia è diversa dal momento che io ero già cristiano da parte di madre, una donna molto credente e abbastanza ‘ sofisticata’ nel suo modo di esserlo, specialmente per il tempo in cui è vissuta. Mio padre, invece, era moderatamente anticlericale. Questa situazione era abbastanza tipica nella classe media francese. Mia madre, all’inizio, non mi ha influenzato granché. Dall’età di 12 anni fino ai 30, ogni volta che potevo evitavo la Messa domenicale. Ma è falso pensare che mi sia imbattuto per caso nel cristianesimo. Nella mia infanzia c’erano diversi elementi cristiani che erano – che sono – molto potenti e l’influenza di mia madre è stata parecchio importante. Per questo le ricerche effettuate per Deceit, Desire and the Novel sono state una rinascita del mio cristianesimo e si è trattato di qualcosa molto impegnativo. Le esperienze dell’infanzia possono essere molto importanti. Più ci rifletto, meglio capisco che lei ha ragione nel suggerire che la mia vicenda si è svolta così» . Continua a leggere→

Premio letterario «La città dei Sassi»

Bando (09/01/2009 – 30/04/2009)

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE LIBERALIA,
in collaborazione con ALTRIMEDIA EDIZIONI,

promuove la IV Edizione del:

PREMIO LETTERARIO
“La città dei Sassi”

Portale internet: http://www.liberalia.it

1. DESCRIZIONE DEL CONCORSO
Il Premio letterario “La città dei Sassi” è rivolto ad autori di opere inedite.

Esso comprende 3 sezioni a tema libero:

? narrativa (romanzi o silloge di racconti inediti)
? poesia (silloge inedita)
? saggistica (tesi di laurea/saggi/ricerche)

e 2 premi speciali:

? Premio Speciale “La città”.
Questo premio, per il quale è prevista una unica opera vincitrice, è dedicato a tutte le opere (poesia, narrativa, saggistica) aventi come oggetto ‘la città’ in tutte le sue espressioni: la quotidianità e la straordinarietà di una vita spesa tra le strade, i vicoli, gli angoli di una metropoli; i punti di riferimento e i destabilizzatori sociali ed emotivi; la ricchezza e la povertà dei sobborghi e dei quartieri residenziali; l’integrazione e l’emarginazione nella frenesia di giorni troppo lunghi o troppo corti; la vita di periferia e il perenne desiderio di evasione; la delicata e pulsante passione, la contraddizione, le speranze e le inquietudini, i sogni nella storia degli uomini dentro la storia e sotto il cielo di una città; i parchi, i musei, la metropolitana, le opere degli uomini; i suoni, gli odori, i colori, le immagini che popolano il fluire degli eventi che si susseguono nel micromondo metropolitano.

? Premio Speciale Fidas Basilicata Donatori di Sangue
Questo premio, per il quale è prevista una unica opera vincitrice, è dedicato a tutte le opere (poesia, narrativa, saggistica) aventi come oggetto la solidarietà in tutte le sue espressioni, che siano un omaggio alla cultura del dono e dell’empatia, dell’altruismo e della vicinanza all’altro.

Il bando completo qui.

SCEMPIATI TASSELLI DI UN UNIVERSO IN COSTRUZIONE di Alfonso Lentini

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di Alfonso Lentini

Mi scrivi: “La terra che attraversiamo è in parte raccolta negli specchi della nostra casa. Noi siamo questi specchi, che vanno consumandosi nel viaggio intrapreso. Siamo la loro lucentezza e il loro lento offuscamento”.

(Flavio Ermini, Il moto apparente del sole)

Tagliando idealmente a metà in senso verticale il corpo di un essere umano, notiamo che (in base a quella che viene comunemente definita “simmetria bilaterale”) esso è formato di due parti specularmente identiche.

C’è dunque nel corpo (e forse anche nella natura) degli umani una sottile armatura specchiante, inesauribile fonte di mille diramazioni mitologiche, iconologiche, religiose, filosofiche, fra cui spicca un’allusione al mito dell’Ermafrodito, cioè alla coesistenza del due nell’uno; e alle due nature, femminile e maschile, che solo se fuse insieme conducono a una qualche completezza, per quanto problematica. C’è nei corpi (e forse nella natura umana) questo taglio verticale, questa ferita primigenia: un’interfaccia speculare che ognuno porta celata dentro di sé. Una cerniera che separa, si direbbe. Ma anche una tessitura che “rispecchia” e per questo tende a gettare ponti, riannodare. Come quella dell’orizzonte, è una linea che distacca ma nello stesso tempo congiunge terra e cielo.

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Pensieri sull’amore davanti alla tele (II/III), di Andrea Sartori

II. I passi indietro

Non occorre essere hegeliani per riconoscere che l’arte parla direttamente alla sfera emotiva e sensibile dell’uomo, ma forse con Hegel potremmo convenire, quando non siamo travolti dalle ondate sussultorie d’una psiche pessimista ed abbattuta, che l’oggetto precipuo della pittura figurativa, il tema maggiormente vitale, pieno, che essa possa rappresentare, è l’amore conciliato, liberato da ogni doloroso rivolgimento dialettico, senza desiderio: da qui l’intramontabile significatività di certe opere rinascimentali cristiane, conservate nella loro integrità originale, che presentano in figure umane, ad un tempo povere e sovrane, la semplicità, priva di pretese e rivendicazioni, dell’amore.

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Breve viaggio con Fellini #1 – di Franz Krauspenhaar

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=Gkn1sTpPx1s&feature=related]

Notte estiva, la luna è calante. Guardo dalla finestra e per associazione di idee musicali penso immediatamente a Peppino Di Capri. Poi penso a mio padre, il tedesco, perché Peppino era il suo cantante italiano preferito. Parlando con Jan, giorni fa, concordiamo sul fatto che i tedeschi delle vecchie generazioni hanno gusti musicali piuttosto standard. Che poi, a pensarci ora, Peppino Di Capri è standard fino a un certo punto. Lo era, magari, ma con il registratore del tempo, riavvolgendo il nastro di decenni di musica popolare, dal twist al pop beatleasiano al rock fino a oggi, abbiamo il risultato non tanto di una rivalutazione, quanto di una vera e propria valutazione fuori dal tempo. La sua musica è davvero leggera, nel bene e anche nel male. Continua a leggere→

Vorrei un libro. Ripassi domattina

A partire dal 7 gennaio 2009 la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha dovuto ridurre alla sola mattina la distribuzione di libri e riviste per mancanza di personale.

Questo perché, fino a tutto il 2008, tale servizio era assicurato dai volontari del servizio civile, che hanno terminato la loro attività.

Non troverete questa notizia sulla stampa, o nei telegiornali. Al momento in cui questa nota viene scritta soltanto un giornale (la cronaca romana de La Repubblica) sembra abbia ripreso la notizia.

Non ci sono appelli da sottoscrivere, o mail da inviare a ministri competenti, forum dove esprimere la propria indignazione.

Qui il laconico comunicato della Direzione della Biblioteca.

Caro Franco

Caro Franco,
ho finito di leggere Vento forte tra Lacedonia e Candela, partecipe della rabbia e della pietas leopardiana del tuo sguardo e colpito dal quadro socio-politico che ne emerge: assalto devastante al territorio, cemento selvaggio sulle campagne, demolizione del Belpaese, nessuna azione umana che ponga riparo a disastri naturali come quelli del terremoto, incuria quando non colpa e complicità degli amministratori, latitanza dello Stato, menefreghismo della popolazione, emigrazione e abbandono come unica soluzione, desolazione di chi resta. Continua a leggere→