Vi propongo questo testo segnalatomi da Davide Sapienza, inerente a una campagna informativa e di sollecitazione civile, che mi pare essere della massima importanza. Continua a leggere
Lo scelbino (di Alberto Alberti)
A quel tempo si moriva a Roma, la domenica all’alba. Schiere di giovani e meno giovani che erano stati dietro una scrivania o un banco di vendita sei o otto ore al giorno per sei giorni (allora il sabato non era vacanza, neanche mezza), approfittando che le strade a quell’ora erano deserte, si fiondavano con le loro auto nuove nuove per via Nazionale o per via dei Fori imperiali, come sulla Salaria o sull’Appia, per provare il brivido della corsa. Con gli occhi di oggi, quei “bolidi” erano poca cosa. Cinquecento, seicento, millecento, tutt’al più, rara, qualche alfetta. Ma i cento, centodieci all’ora facevano paura, perché nessuno ci era abituato, e i guidatori meno di tutti. Le macchine sbandavano spesso, le frenate erano improbabili, gli scontri continui. I pochi passanti rischiavano grosso, anche quando avevano l’accortezza di stare al riparo, rasentando i muri, sui marciapiedi. Nessuno poteva prevedere dove andava a finire un mezzo fuori controllo, lanciato al limite delle sue potenzialità. Continua a leggere
Intervista a Saul Stucchi, di Marino Magliani
Saul Stucchi collabora a Diario e dirige ALIBI Online (www.alibionline.it), un sito dedicato al turismo culturale, erede del mensile ALIBI – Per essere altrove. È presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca di Mezzago (MI), con la quale organizza incontri di letteratura, storia e attualità. Appassionato di storia antica e napoleonica, è iscritto all’Associazione Napoleonica d’Italia.
1) Raccontaci come è nato e come si è sviluppato il progetto di ALIBI. Quali sono le difficoltà di lavorare a un sito dedicato al turismo e alla cultura?
La versione cartacea di ALIBI ha avuto una lunga genesi ma una vita molto breve: soltanto quattro numeri hanno raggiunto l’edicola. È stato un progetto ambizioso studiato e concretizzato da due persone (il sottoscritto e l’editore) con alle spalle diversi anni di esperienza nel settore dell’editoria. Continua a leggere
Angeli
Emily Dickinson, poem 254 – traduzione di Massimo Sannelli
«Speranza» è cosa alata –
Che ripara nell’anima –
E canta il canto senza le parole –
E non si ferma – mai –
E più che dolce – nel Vento – si sente –
E la bufera deve essere frusta –
Per impaurire Questa
Che riscaldò la gente –
Io l’ho sentita nella terra guasta –
Sul Mare che non c’è –
Neanche nell’Angustia
Chiese un grammo – di Me.
Questa poesia, tradotta il 12 marzo 2007, *tra buio e luce* (come tutto), non appare nel volume Emily Dickinson, *Su un Io Colonna*, La Camera Verde, Roma 2007.
PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 91
Avevo la mia tenda nel suo sguardo, nel suo sorriso, nel canto della sua voce.
Poi la scacciai, o fu lei a fuggire, oppure se ne andò per un accordo, a compiere una missione. Non lo so più, non l’ho mai saputo.
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Allora non era una favola
Viaggi a due nell’Europa di questi anni, di Marina Tevini Torossi

di Enrico Fraulini
Con l’avvento della televisione, che ci fa vedere ogni luogo del mondo dalla poltrona di casa, e la diffusione della rete internet, attraverso la quale possiamo metterci in contatto con gli infiniti siti in cui vengono rovesciate in continuazione tutte le informazioni possibili, quelle utili e quelle inutili, biblioteca incommensurabilmente più grande e più accessibile di quella storica di Alessandria, sorge spontaneo chiedersi il perché del moderno viaggiare. Il viaggio, nei tempi andati, quando si apprezzava ancora la lentezza, rappresentava lo spostamento della propria esistenza in altri luoghi in cui vivere temporaneamente e scoprire un nuovo modo di vivere. Continua a leggere
Il cane di Ptosis

alejandro jodorowsky
[ecco a voi un fausto presagio per il nuovo anno: vi offro questo racconto di Jodorowsky, tratto dalla raccolta Il passo dell’oca, Oscar Mondadori, 2007. a.s.]
Ptosis si sentì orgoglioso e ne aveva motivo: dopo studi pazienti aveva scoperto ciò che poi fu chiamato “Il cane di Ptosis”. Scoprire qualcosa di nuovo nel sacro film Notti d’amore a Bombay era praticamente impossibile.
Il popolo di Lexgopol, unico sopravvissuto alle guerre preistoriche, aveva eliminato !’immaginazione (fonte di ogni male) da molti millenni. Mediante lobotomie generali era stato soppresso !’istinto del gioco. Si era venuta a creare una razza burocratica capace di vivere senza nostalgia di cambiamenti o avventure. Continua a leggere
Madre è l’altro nome di Dio
Il gessetto consumato

L’Italia era Alberto Manzi, una figura scura e seria che scriveva alla lavagna. C’era da fidarsi: parole misurate, un’aula sobria da cui mandava messaggi senza sottintesi. Persino Febo Conti appariva cristallino, domande chiare, l’aria di chi non perde tempo, perché un gioco può insegnare qualcosa sulla vita. Gianni e il magico Alverman erano più criptici, ma non si nascondevano dietro il velo del mistero: lo offrivano come un gesto solidale, un ingrediente complesso, ma ugualmente genuino. Carosello era pura finzione, stemperata tuttavia nello sguardo ammiccante di Calindri o nella trasparenza surreale di Carmencita amore mio. L’area inviolabile era la TV dei ragazzi, come la messa, o la partita in bianco e nero la domenica (un tempo solo, quello con più gol). Ogni tessera corrispondeva alla tessera vicina, in un disegno che ti configurava come uno in mezzo agli altri, uno degli altri. Cos’è successo dopo? Perché le immagini, oggi, tracciano solchi giganteschi fra un tassello e l’altro del mosaico? Cara Italia, dov’è finita la lavagna, la figura scura che parlava con mitezza, le lacrime per il ritorno a casa di un cane che si chiamava Lassie? Il disegno si è perso, la pioggia ha ingoiato anche l’ultimo rimpianto, come un gessetto consumato e ormai inservibile.
(versione audio)
Silvia Nirigua, La metà di tutto
SILVIA NIRIGUA, La metà di tutto, Padova, Sartorio, 2008, pagg. 112, 10 euro.
Silvia Nirigua (nom de plume) è fra le scrittrici più nascoste d’Italia. Non esistono, che si sappia, sue foto; non si ricorda una presentazione di suo libro e c’è traccia solo di un suo intervento alla famigerata rubrica radiofonica Fahrenheit, un paio d’anni or sono. A gennaio 2007 andò in scena, a Padova, la riduzione teatrale di Un quarto di me, suo primo racconto romanzo, pubblicato con Meridiano Zero nel 2006; e, narrano le cronache, in quell’occasione l’autrice era presente. Facendo le ormai inevitabili ricerche su Internet, si trova una sola intervista, risalente anch’essa a 2 anni fa, centrata per lo più sulla differenza sessuale e risalente in ogni caso a giugno 2003, data dell’uscita di Trema, fanciulla, trema, suo primo lavoro semiclandestino. Se l’extratesto è, a prima vista e come in questo caso, mancante, soccorre il testo, che in questo caso ne è sovrabbondante. Continua a leggere
Pausa al bordo della strada
di Alessandro Ansuini
Trasportato da una notte terrestre dalla brezza ispirata di un sogno, trovata e spaurita che rimase una pausa al bordo di una strada, contenente di tutto anche me sotto la radura, cielo senza intermittenza e dorato di un paese montagnoso straordinario. Persino senza osservare potrei percepire il bagliore, gli angoli e le facciate dei colossal da sciogliere, i chaos di abbigliamento e la luce vivida riflettente di molte piogge, che si trovano in qualche luogo sotto o dietro di me. La mia anima è stata assorbita da una sensazione di iridescenza, della libertà e delle altezze divine, ed ho levato i piedi all’infuori come una fiamma di piercing. E quanto gelosamente, senso di custodia da sottoscala contro l’alito della bellezza gigantesca che mi aveva circondato, quella, quella fiamma di sofferenza, era il centro esatto del paese della mia nascita. Continua a leggere
Non c’è casa, più – di Frank LONETTI
Non c’è casa, più, pensa F. E non c’è più mio padre, perso andato mancato defunto morto il nove marzo di quest’anno, mio padre che viveva qui nella casa, mio padre dunque, mio padre, mio padre e la malattia, la sua catastrofe, la mia seconda catastrofe, il suo inizio e la sua fine…
Non c’è casa più, pensa F, e ora ricordo, e ricordo che lui all’inizio non mi sembrava così diverso da prima, anche se sbottava talvolta e imprecava sono malatooo-o e si sconfortava, e la sua malattia sembrava stagnare sembrava starsene acquattata, e però esisteva in effetti, lì fra le sue cose là fra il suo guardaroba elegante, là fra i suoi pacchetti di sigarette e le radioline per sentire le partite, e là dentro la scatola di ottone con gli accendini persino, Continua a leggere
Qualcuno volò
(s)troncare e sopire:n.1 Roberto Cotroneo Manuale di scrittura creativa, Castelvecchi 2008

Roberto Cotroneo Manuale di scrittura creativa, Castelvecchi, 2008.
Quanto mi piaceva Roberto Cotroneo as a young man e firmava le sue acide note come Mamurio Lancillotto, menando fendenti dalle colonne del Domenicale del Sole 24 ore con sana ribalderia da bravo manzoniano, omaggiando così la ghignante ferocia di quel ‘600 da cui aveva ripescato il colto pseudonimo. Troppo spesso, però, come ben sapeva Pitigrilli, l’incendiario si metamorfosa in pompiere e quel Mr.Hyde trinariciuto che imperversava sul Domenicale della Confindustria ha preferito ricomporsi nella tranquillizzante fisionomia di un posato, flemmatico Dr. Jekill. L’eclisse del critico è coincisa così con la nascita dello scrittore e la pubblicazione dell’ inevitabile opera prima: Se una mattina d’estate un bambino (1994). Continua a leggere
L’esperienza di lettura di Infinite Jest e dei libri lunghi in genere
Nell’edizione Fandango Libri, Infinite Jest di David Foster Wallace è lungo 1.307 pagine, più 127 di note, scritte in un corpo più piccolo del libro vero e proprio (come se le note non lo fossero, ma questo aprirebbe una discussione che vi risparmio).
Un libro di questa mole pone dei problemi evidenti: di trasportabilità, maneggevolezza, fatica fisica, imbarazzo (tutti ti guardano strano sulla metropolitana, anche se è solo di poco più voluminoso delle Cronache di Narnia – che in effetti nessuno legge, sulla metropolitana) e infine ansia di prestazione (quante pagine devo leggere al giorno per non avere la sensazione di stare svuotando l’oceano con un bicchiere?).
Ma i veri problemi sono di ritmo interno alla storia e rapporto con i tempi di lettura.
Mi spiego.
AMBIENTE. Nucleare ed energie rinnovabili. Intervista a Grazia FRANCESCATO
“Negli ultimi tempi, stiamo facendo un calcolo, settore per settore, di quanti posti di lavoro abbiamo già contribuito a produrre, e di quanti potranno essercene in futuro. Questa è una maniera molto concreta e utile, anche alla società, di coniugare economia ed ecologia.”
“…Il nucleare ha costi altissimi: non solo bisogna costruire le centrali, ma, poi, quando è finito il ciclo dell’uranio, bisogna smaltirlo, e sistemare le scorie. Insomma, spese improponibili. E poi bisogna considerare che l’uranio non è una risorsa infinita: ne abbiamo ancora per trenta o cinquanta anni. Quindi, costruiremmo un’altra dipendenza da una fonte che noi, in Italia, non abbiamo. Come il petrolio e il gas…”
Intervista di Angela Luisa GAROFALO pubblicata sulla rivista on line LucidaMente Continua a leggere
Latitanze di Mauro Daltin
Besa Editrice, pp. 120, 10 euro
Prefazione di Pietro Spirito
Recensione di Maurizio Mattiuzza
Forse questo è prima di tutto un libro che racconta la mancanza di quella dimensione orizzontale, condivisa, senza la quale nessuna società, nemmeno la più semplice, è davvero realizzabile.
Una mancanza che costringe tutti entro uno spazio angusto, soffocato, dove è possibile sopravvivere solo imparando quell’arte dell’apnea in cui sembrano maestri molti dei protagonisti di questi racconti di Mauro Daltin. Continua a leggere

