
Gaudium magnum nuntio vobis: Franz Krauspenhaar, o, più precisamente, Krospenorri, torna con noi a pieno titolo e a pieno regime. Oggi e domani ha il computer fuori servizio per cui non potrà rispondere a messaggi. Ma è stato sentito e, come regalo (suo) di compleanno a noi, riprende servizio permanente effettivo.
E’ difficile vivere senza poter sognare
di Paolo Persichetti e Paola Pittei
Ha 74 anni, è in carcere dal 1996, uscirà quando ne avrà 91. Luigi Germano, occhi vivaci, aspetto ancora giovanile, sale velocemente le scale della redazione di Liberazione . Ha potuto usufruire di una settimana di permesso, è venuto a trovarci e a portarci il suo libro Luci e ombre dal condominio Rebibbia (più ombre che luci) , Sinnos Editrice, 10,00 euro. Un libro che parla di sentimenti forti e delicati come le persone che abitano dentro quelle mura. Continua a leggere
Caro Franz

Caro Franz,
sì, come tu dici: “siamo vivi”, e forse è per questo che siamo sempre in formazione. Ho pensato a questo leggendo in Era mio padre come il quarantasettenne Franz viva ancora, pagina dopo pagina, la sua formazione. Quarantasettenne ma non ancora pacificato. Egli stesso nello stesso tempo il soggetto – e l’oggetto – di un esperimento. Giorno dopo giorno, sempre impreparato nel suo corpo a corpo con la vita. Sarà perché, come dice Wislawa Szymborska, “Nulla due volte accade/né accadrà. Per tal ragione/si nasce senza esperienza,/si muore senza assuefazione”. Continua a leggere
Rete!
di
Francesco Forlani
Scriveva Albert Camus che di tutti gli spettacoli che il mondo gli aveva dato agio di vedere, ciò che in conclusione poteva dire di sapere sulla morale e sugli obblighi degli uomini, era nella sua squadra di calcio che lo aveva imparato. (Car, après beaucoup d’années où le monde m’a offert beaucoup de spectacles, ce que finalement je sais sur la morale et les obligations des hommes, c’est au sport que je le dois, c’est au RUA que je l’ai appris.)
Di tutte le partite disputate – numerose quanto quelle sognate – ricordo ogni cosa. Le grida dagli spalti, la faccia dell’allenatore quando distribuiva le magliette nello spogliatoio, il dolore alle ginocchia su cui il pietrisco del campo ti aveva inciso terni lapilli e gocce di sangue pronte a calare giù lungo i parastinchi.
PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 86
È un giorno qualunque del terzo decennio del terzo millennio. Come ogni mattina Erre entra in ufficio e prima di tuffarsi nelle pratiche legge in web.6 le ultime notizie. E a un tratto la sorpresa: a lettere cubitali il titolo “CRONACA DI UN NOBEL ANNUNCIATO”, e sotto una sua vecchia foto.
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Non sta succedendo niente
Caffè Einstein
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Sono stato di recente ad ULM, in Germania, la città di Albert Einstein. Al posto della sua casa, una moderna costruzione, dove è insediato il “Caffè Einstein” ed una scuola. Una costruzione banale, grigia. La genialità, spesso, si nasconde nella gente semplice! Einstein: ha profetizzato la fine della madre terra, osservando la moria delle api! E senza di esse non c’è impollinazione e conseguentemente non ci sono fiori, frutti…
Una camicia nuova di zecca – di Ivano MUGNAINI
Ivano Mugnaini – Una camicia nuova di zecca
Quando, nel bel mezzo del bar affollato, l’uomo in camicia a scacchi gialli e viola sbraitò al suo amico con faccia truce: “Ho ammazzato cinque vacche la settimana passata!”, Giacomo Berilli, psicologo della Cattolica, rifletté sul fatto che il contadino ruspante si disinteressava totalmente della sensibilità altrui. Giannina Picchi, maestra elementare, corresse mentalmente la frase con una matita blu: osservò che avrebbe potuto usare “ucciso” al posto di “ammazzato”, “mucche” al posto di “vacche”, e, a voler essere pignoli, “la settimana scorsa” invece di “passata”. La bionda del bar, Giulia Patroni, si limitò a dirsi che se uno aveva le palle per pronunciare una frase del genere facendosi sentire da tutti, doveva possedere, appunto, gli attributi. Proporzionati. E si passò la lingua sulle labbra, mentre l’acquolina le scendeva lenta sul mento. Solo Federico Tantali rifletté su un particolare: le vacche a cui l’elegantone aveva fatto riferimento avrebbero potuto non essere quieti bovini. Continua a leggere
Le astuzie dello Spirito
Rebecca Solnit, in cerca di una nuova speranza
Una intervista con la studiosa statunitense che nel suo libro più famoso, «Hope in the Dark», ha provato a rispondere alla disperazione di una certa sinistra nostalgica e lamentosa, mettendo in luce le conseguenze positive e imprevedibili dei grandi momenti di crisi
di Marco d’Eramo
Dalla grande finestra entra la tersa luce autunnale di San Francisco. Sono a casa della saggista americana Rebecca Solnit che, come scrive nel suo libro più famoso, Hope in the Dark, è nata nel ’61, l’anno in cui fu costruito il muro di Berlino, lo stesso anno in cui è nato Barack Obama. Quel libro fu scritto nel 2003, dopo che i movimenti contro la guerra non erano riusciti a impedire l’invasione dell’Iraq, e divenne subito oggetto di accesa discussione in tutta la sinistra americana. Il suo è un vero e proprio «Elogio della speranza», non quella passiva di chi si siede in poltrona e aspetta di vincere alla lotteria, ma quella attiva, pugnace, che si batte per realizzare le proprie speranze. Un libro contro la depressione di sinistra, contro il militante nostalgico e un po’ piagnone. Continua a leggere
Cinque canzoni di Roberto Galofaro
7 gennaio. Ciò che disse il workaholic
Gennaio è bianco latte
non come la neve bianco
piatto, liscio, immobile
non chiamarlo è inutile
non si volterebbe
Ti sei accorto che è ricominciato?
Ora rinumera le stagioni
da una settimana intera
Ricordi la sequenza?
Ormai è bianco e andato
latte versato, tempo scandito
ticchettio, capelli grigi,
un altro suono, l’hai sentito?
Meno di una mano e mezza
i giorni, e già sei stanco
hai rinnovato ancora
la tua sfiducia nella primavera. Continua a leggere
Se il chicco di grano non muore
Under Control
di Mauro Baldrati
Non sarà facile vedere Control, il film su Ian Curtis e sul gruppo dei Joy Division. Infatti ha una distribuzione limitata in Italia, e in molte città non è presente. Ci siamo abituati, purtroppo. Nei cinema e nelle multisale in stile Mc Donald imperversano gli ultimi prodotti del genere pecoreccio, i computer-movies hollywoodiani, le eterne commedie brillanti americane, l’ultimo 007 ecc. Per vedere un film che esce da questi circuiti bisogna impegnarsi, spostarsi, aspettare i DVD, frugare sulla rete. Forse c’è qualcosa di positivo in questo; ci si abitua a essere attivi in questa fase di resistenza umana, a sfuggire dal peggio-del-peggio dilagante, a coltivare nicchie di zone libere.
Control è un film girato molto bene in un bianco e nero raffinato, morbido, da un maestro delle foto e dei videocilp musicali, Anton Corbijn.
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Le scimmie non scendono
Ah queste dannate scimmie! Quando scendo a terra poi… Cioè quasi a terra, perché a terra proprio non posso metterci piede. Queste scimmie… Lasciamo perdere. No, invece diciamo le cose come stanno. Si mangiano tutto e non lasciano niente. Io vivo sugli alberi. Si allungano con le liane. Sì, vivo sugli alberi da sempre. Le scimmie si fregano tutto il cibo. Si muovono veloci di ramo in ramo. A mettere piede per terra non ci ho mai pensato. Non ricordo niente di prima. Ho iniziato a vivere così, ad una certa altezza. Ad una certa altezza io mangio, bevo, dormo eccetera. Non ci sono molte ragazze da queste parti, anzi proprio nessuna.
Viva la scuola. “Il futuro è di chi lo ricerca”
Una testimonianza di Renata Morresi, una lettera di ricercatori non strutturati di Firenze agli studenti che vogliono studiare, una dei ricercatori diversamente strutturati di Milano; inoltre segnalazioni, esempi di disinformazione, proposte
Ecco un punto della situazione. Nonostante chiose, rettifiche e smentite, nella mobilitazione della scuola di questo autunno l’informazione, e internet per veicolarla, sono stati fondamentali come mai prima. L’informazione ha innescato mobilitazione e la mobilitazione ha provocato curiosità e desiderio di informarsi. Il movimento degli studenti ha avuto una limpidezza che gli ha permesso di superare provocazioni come questa e come questa. L’ispiratore dei disordini è stato denunciato alla magistratura, eppure insiste; mentre lo stesso Presidente della Repubblica ha ritenuto di dover intervenire dichiarandosi vicino agli studenti. Difatti nella scuola il governo ha incontrato il primo serio intoppo e adesso frena e propone nuovi provvedimenti leggermente modificati. Il ministro non si fa più vedere in giro, continua però a far discutere. Studenti e docenti continuano le proteste e scenderanno ancora in piazza il 14 novembre per lo sciopero generale dell’Università e della Ricerca. Continua a leggere
Addio Miriam
C’è luce in me
***
c’è luce in me
il cuore sembra un orologio
di un campanile alla controra
c’è calma in me
oltre la superficiale agitazione.
da questa luce
da questa calma
io mi stacco e ti parlo
e ti ascolto
dentro il buio del mondo
dentro il buco della tua anima
che trema.
non ti lascerò mai,
cento anni dopo che sarò morto
la tue costole spunteranno
in mezzo alle mie ossa,
respiremo insieme
il nulla eterno
ma faremo anche di più
e lo faremo fin da ora
in una potente vicicinanza
che comprende tutto:
glorie paure affanni,
giri di follia
lungo le spire inutili degli anni.
Magnificat
Demenza della conferenza

e che cazzo poi…solo perché stanno lì a scambiarsi salamelecchi ed affettuosità, ad ungersi reciprocamente, sopravalutando opere ed azioni del vicino di sedia e di bicchiere, a slumarsi con affetto irrefrenabile quasi fossero reduci che si incontrano dopo una lunga guerra, a eccitarsi pronunciando a turno quello che Gadda riteneva il pronome più orribile ed osceno di tutti ( “ io affermai che…” “ come io avevo già scritto” “ a quel punto, io avevo pensato che…”). Continua a leggere
Non faccio Travaglio, racconto solo l’ovvio ma voglio raccontarlo in modo non ovvio
di Valerio Venturi
Milano
Una iena scorrazza tra neomelodici napoletani, americani pimpati, nani e ballerine. E’ Piefrancesco Diliberto, in arte Pif. Palermitano, 1972, è autore e personaggio tv. E’ appena sbarcato su Mtv con Il Testimone , programma ironico d’approfondimento in cui opera da vero self-man: pensa, gira, monta. «Uso strumenti limitati: con 5mila euro hai il necessario. Come lavoro? Parto dalle mie curiosità. La cosa bella della tv è che ti permette di andare in un posto a fare tutte le domande che ti vengono: sei legittimato. Faccio così anche nel privato. D’altronde ne Il testimone metto un bel pò di me. In tv non si sa qual è il discrimine tra persona e personaggio; se si recita una parte è un conto, ma così… E la gente mi tratta come un amicone». Continua a leggere
Il ’68 e la parrocchia
di Luciano Lucci
Per me il ’68 non è un anno ma uno stato d’animo. Avevo poco più di vent’anni e sentivo che ogni cosa che facevo, che provavo, che pensavo era la stessa che condividevano milioni di altri giovani sparsi per il mondo. E’ certo che quella fu una stagione di idee (pacifismo, giustizia sociale, libertà individuali, diritti) e di sensibilità (immaginazione, creatività, fantasia, desideri) che ha avuto un lungo effetto attraversando anche le generazioni successive.
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