Ho scostato la sarcina
del mio dolore
su un piccolo baroccio
d’amore. Questo rumore
non si spezza con gli imbarazzi
degli occhi, son gli schiocchi
dell’estate che già sfugge
a farmi riposare sotto un albero.
Non il silenzio
che ho dimenticato l’altro ieri
scendendo dall’ascensore.
Intervista a Tahar Ben Jelloun
“Un viso senza rughe
È un cielo inespressivo.
Un pensiero superfluo.
Terra segnata
dal tempo e dalla grazia
dove è bello fermarsi
come il bambino davanti
all’enigma e alla bellezza”
(Tahar Ben Jelloun, Stelle velate, poesie 1966-1995 Einaudi 1998) Continua a leggere
Due concorsi letterari
Vi segnalo due scadenze per altrettanti concorsi letterari, che credo meritino attenzione. Continua a leggere
Il gioco più brutto del mondo
Roba da non credere, dimenticare in fondo alla libreria la raccolta di scritti sul calcio di Gianni Brera, Il gioco più bello del mondo. Scritti di calcio (1949-1982) (BUR, 2007). O forse non è stato un caso, che quello scrivere di calcio, in quel periodo storico, e quello stesso titolo dell’antologia mai come oggi mi sembrano così maledettamente preistorici. Continua a leggere
Don Centofanti, diario tra letteratura ed emarginazione
di Alessandro Zaccuri
Di solito sono gli altri, i non consacrati, a tenere il diario dei
preti: l’indimenticabile Bernanos, il dimenticato Lisi, il sempre
riscoperto Bruce Marshall. Questa volta, però, Fabrizio Centofanti –
sacerdote della diocesi di Roma – ha deciso di provvedere
direttamente. La sua Guida pratica all’eternità, che di fatto
costituisce un esordio narrativo, è un journal
come se ne possono scrivere oggi: frammentario, allusivo, alla
continua ricerca di un punto di equilibrio e consistenza che, prima
ancora di essere enunciato con chiarezza, viene percepito dal lettore
quale dimensione interiore, sguardo, attesa. Continua a leggere
GLI IMITATORI di Marco Bellotto
Marco Bellotto è nato a Padova nel 1965. Ha giocato a rugby ed é stato avvocato penalista per sette anni.
Con Il diritto di non rispondere (Sironi) è stato finalista al Premio Calvino 2002 (opere prime inedite di narrativa).
Propongo, di seguito, la recensione del nuovo libro Gli imitatori (Marsilio) firmata da Leandro Piantini.
Massimo Maugeri
———
Marco Bellotto, Gli imitatori, Venezia, Marsilio, 2008, pp. 215, euro 16.
di Leandro Piantini
A mio parere il romanzo di Marco Bellotto, GLI IMITATORI, è un libro singolare, che merita la massima attenzione, anche e forse soprattutto per motivi extra letterari. L’autore, un avvocato padovano alla seconda prova narrativa, ha costruito una trama suggestiva in cui il destino di un uomo di umili origini contadine, lo scrittore Livio Mantarro, si intreccia con personaggi ed eventi della storia politica e culturale del nostro paese, tra il dopoguerra e gli anni Settanta, che videro l’egemonia del Pci tra gli uomini di cultura e la nascita del mito gramsciano dell’intellettuale organico, che lavora per la rivoluzione. Continua a leggere
L’abito (Scuola di poesia 3:6, di Massimo Sannelli)
1
«…una donna mi chiamò da parte. Mi portò in una stanzetta della sua favela. Terra battuta. Non c’erano mobili. La povertà era completa, canina perché gridava e ululava. Eravamo da soli. Come in un sussurro, mi disse: “Ho conosciuto solo uomini brutti, ammalati e magri”. Sollevò il vestito. Mi mostrò le parti intime. Disse, speranzosa e con gli occhi pieni di splendore: “Sono ancora giovane. Ho 35 anni. Per un momento, posso farla felice. Lei è un uomo ben alimentato, bello, forte e attraente. Io ho conosciuto solo uomini brutti, ammalati e magri. Mi dia questa felicità. Faccia l’amore con me! Solo una volta”. Rimasi in silenzio. […] Poi, cercando scuse: “Sono un religioso. Sono già impegnato. Per questo non posso…. non devo… non voglio…”. Continua a leggere
Cartoneros
di Arturo Fabra
CARTONEROS
L’anno scorso ero a Buenos Aires colto da follia tanguera, la sera si andava a ballare e si tornava verso l’alba, ma le strade non erano mai vuote. Un flusso continuo e silenzioso di persone simili a fantasmi animava la notte. Apparentemente barboni, in realtà pulitissimi e poi, guardando meglio, si capiva come a volte fossero addirittura interi nuclei familiari (genitori e figli) che gravitavano attorno ai bidoni della spazzatura. Quando chiesi chi fossero mi dissero il loro nome: cartoneros.
I primi sono comparsi nel 2001, l’anno della crisi, scoprendo che separare la carta dal resto della spazzatura poteva significare un minimo di reddito (pochi pesos al chilo). Negli anni sono diventati i riciclatori ufficiali dell’intera spazzatura di Buenos Aires, non limitandosi più alla sola carta, ma separando alluminio, plastica, legno, vetro e (specialmente quelli che battono i quartieri più ricchi) magari rimediando abbigliamento, suppellettili da rivendere o (nella zona centrale) hamburger smozzicati dai turisti che rappresentano la soluzione al problema cibo.
Negli anni si sono organizzati e ora viaggiano dotati di ceste e carrelli del supermercato arrivando al tramonto dalla periferia dove vivono durante il giorno. Il metodo di lavoro è rigoroso, ognuno viene sfruttato al meglio (mani grandi e spalle forti per il lavoro pesante, mani piccole per separare attentamente i rifiuti). Al primo giro separano e sistemano, al secondo caricano e ripartono. Continua a leggere
L’ingorgo all’italiana, di Enzo Mazzi
L’ingorgo, nel senso generalizzato di addensamento inestricabile di problemi irrisolvibili per un progresso e una crescita che si pensavano e si volevano senza limiti, è il cancro che divora nell’intimo la società di massa. L’aggredisce sia nella quotidianità che nel tempo dell’evasione. Sogniamo tutto l’anno di evadere dalla pressione fisica e psicologica dell’ingorgo quotidiano e quando suona la campanella ci offriamo corpo e anima all’aggressione dell’ingorgo festivo che si accanisce su di noi ovunque andiamo. Continua a leggere
PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 77
C’era una volta un corvo abilissimo nel trovare formaggio, ma del tutto incapace di resistere alle lusinghe.
Continua a leggere
*Les italiens: Manila Benedetto
Cara Manila,
Tanti mi dicono che Torino è come Parigi. E io rispondo, forse. Perché in fondo ogni città del mondo è come Parigi.
Perfino la pioggia può essere la stessa. La questione è nel come, Torino non è Parigi. Forse nemmeno Parigi è più Parigi. Il cafè Flore non è Jean Paul Sartre e il Select Hemingway.
Perché Parigi è i suoi marciapiedi, le linee incrociate delle sedie in vimini dei bistrot o quelle rotanti delle insegne dei Tabac. Lo ricordi anche tu del resto nella splendida citazione di Kafka, quando risponde a chi gli chiede di Parigi, è una linea. Proust, Miller, Hemingway li calpesti a Parigi e ogni giorno si compie il gesto surrealista per antonomasia, secondo Breton, quello di scendere in strada e sparare sulla folla. Tutte le città sono come Parigi, allora. Perfino la tua, Bari.
La Penna del Magnifico (video)
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=so0JTYCi9Gg]
da qui
Giovanni Agnoloni e Giuseppe Panella a La Penna del Magnifico.
Stefano D’Arrigo – Di quei confetti lontani e amari (tratto da Horcynus Orca)
Non soltanto un singolare caso letterario (chi lo trova oggi un autore che ci mette quindici anni a rivedere le bozze di un romanzo già sotto contratto?), non solo un nostos, di cui prende grosso modo la struttura, Horcynus Orca è stato l’ultimo tentativo in Italia di scrivere il “romanzo-mondo”. Ecco le peripezie dell’eroe tra mare e terra, in un paesaggio di cacce, morte e dolore (e il saliscendi mascolino di nfunfù nfunfù), attraverso la catastrofe del settembre ’43, il periodo cruciale della storia d’Italia.
È stata all’apparire occasione di imbarazzo per critici e studiosi: un’opera grande che, come poche altre, costruisce da sé la sua vera prima materia e nel procedere forma il proprio linguaggio, che è invenzione continua e scavo, come per Gadda e quell’altro lombardo che stava sulle centomila. E poi il mare, la Sicilia, lo scorrere di molteplici fiumane di oralità, gli elementi le piante gli animali, anime (letterarie e genius loci) tutte ferine.
Il tempo è stato galantuomo con questo romanzo. A trentatre anni dall’uscita, l’orca offre intatta a una nuova generazione di lettori tutta la sua ricchezza. Offrirebbe, se solo fosse reperibile in catalogo. Bisognerebbe organizzare reading pubblici, che vanno oggi di gran moda, ché il periodare il lessico le assonanze del gran bestione sembrano fatti, come epica, per letture collettive, a voce alta.
(pagine 87-88 dell’edizione 1975 Mondadori)
Gli pareva di chiedergli, a ognuno, dove vendevano i confetti.
Questo era fatto che gli era successo con Duardo Cacciola, quando aveva sette anni lui, e sei e mezzo il suo amico del cuore. Con quattro soldi stretti nel pugno e l’acquolina in bocca, cercavano fra le case del Faro la dolceria dove vendevano i confetti. Era d’estate, e forse quei quattro soldi avevano a che fare con la passa dello spada; ed era lo scatto di sole, le due o le tre: ed era domenica, perché quel giorno sua madre gli aveva spuntato i capelli, che se non era cosa di tutte le domeniche, era cosa forzatamente della domenica. Continua a leggere
Breve meditazione su Callimaco, di Marco Scalabrino
Callimaco, 310 ca. a.C.
“O tu ca passi … / ricordati ca sugnu … patri / d’un Callimacu natu nta Cireni / … pueta”;
“Passanti, tu si’ accantu di la tomba / di lu figghiu di Battu, / bravu comu pueta.”
Continua a leggere
Festival della Letteratura di Mantova
Dal 3 al 7 settembre. Queste le date dell’edizione 2008 del Festival della Letteratura di Mantova.
Quest’anno si darà spazio al genere fantasy,con la partecipazione di Licia Troisi, autrice de “Le cronache del mondo emerso” e “Le guerre del mondo emerso”, e Shimon Adaf, scrittore israeliano autore del romanzo “Il cuore sepolto”.
Tra i tanti autori presenti all’evento: Alda Merini, Daniel Pennac, Hans Magnus Enzensberger, Gianrico Carofiglio, Michele Serra, Corrado Augias, Carlo Lucarelli, Alessandro Baricco, Mircea Cartarescu, Cristina Ubah Ali Farah, Paolo Villaggio. E ancora… Continua a leggere
La filastrocca dei bugiardi, di Nadia Agustoni
Giocano a carte i due padroni con gli ori e le coppe le spade e i bastoni
e come dei pazzi con i loro lazzi fanno sfiorire i gerani ai terrazzi:
“io sono padrone tanto di più”, fa il primo dei due con voce all’ingiù,
“tu non sei molto, sei solo un ladrone”, tuona il primo dei primi con grosse parole. Continua a leggere
Connettivismo 1: intervista a Giovanni De Matteo su “Sezione ?²”
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Giovanni De Matteo è l’autore del romanzo connettivista “Sezione ?²”, Premio Urania 2006, che, dopo l’edizione cartacea Mondadori, sta per essere nuovamente pubblicato sul sito www.fantascienza.com (lo troverete lì intorno alla metà di settembre). Oggi vi propongo un’intervista all’autore, che è anche intervenuto alla manifestazione letteraria fiorentina LA PENNA DEL MAGNIFICO, per l’appuntamento del 14 giugno, dedicato a “Letteratura e Internet”. Continua a leggere
Torna il Festival No Dal Molin (3-14 settembre 2008, Caldogno, VI)
Maggiori informazioni qui.
Programma
mercoledì 3 settembre
ore 18.00 – Inaugurazione: corteo musicale dal Presidio Permanente al Festival con Fanfara No Dal Molin, taglio del Nastro e Aperitivo
ore 21.00 – Teatro: Dario Fo, Storie della zebra e della tigre. Franca Rame, Lo stupro
ore 22.30 – Proiezione del documentario: La ragione dei vinti. Storie di uomini invisibili. Vicenza e Aviano due casi ancora aperti. Introduce il regista Cesare Semovigo Continua a leggere
Perché son tristi
La città dove conobbi Judy ha un nome che significa “collina della primavera”, ma la collina chissà dov’è. È una città in riva al mare, ma non è un porto. Anche le strade ce la mettono tutta per incrociarsi ad angolo retto, ma finiscono sempre per confluire in qualche piazza sbilenca. In Medio Oriente le cose non sono mai come sembrano.
La prima volta ci andai per lavoro. Negli uffici dove ero atteso, un usciere arcigno e poliglotta mi sbarrò la strada. Ci voleva il passi. Ci voleva una foto formato tessera. Ero già in ritardo e dovetti fare tutto di corsa. A due isolati di distanza entrai nel negozio di un fotografo, un uomo di mezza età, piccolo e stempiato, che aspettava clienti in giacca e cravatta nonostante il caldo infernale. Aveva una pronuncia blesa da vecchia checca e dovetti fare uno sforzo per non ridergli in faccia.
Disse che, certo, mi avrebbe fatto quattro foto per venti scellini. Senza discutere, misi i soldi sul banco e lui mi guardò con occhi pieni di sorpresa. Continua a leggere
RIFLESSIONI SULLA POESIA PER LETTORI UN PO’ ANNOIATI (A RAGIONE ?) di Giuseppe Panella
“Quidquid tentabat dicere, versus erat”
“Qualsiasi cosa provassi a dire, mi veniva fuori sotto forma di versi”
(Publio Ovidio Nasone)
1. Ma la poesia è poi così noiosa?
A prima vista, sembrerebbe proprio così…
Sia Hans Magnus Enzensberger che Alfonso Berardinelli ce la mettono tutta per dimostrare in un loro interessante manuale di poesia ad uso di chi non vorrebbe leggerne (gli studenti, delle scuole medie e delle Università, i professori di ogni ordine e grado, le persone che una volta venivano definite “colte” anche perché compravano libri, ecc. ecc.) che la poesia non allieta più l’esistenza a chi la legge. Che noia la poesia. Pronto soccorso per lettori stressati è il titolo italiano di un libro uscito per i tipi di Einaudi nel maggio 2006 (e che così traduce il Lyrik nervt ! dell’originale tedesco pubblicato da Carl Hanser Verlag di Monaco nel 2004). Ben lungi dal voler disincentivare i (probabilmente sempre troppo pochi) lettori di poesia questo volume (tradotto da Enrico Ganni e Alfonso Berardinelli nella prima parte; opera originale di Berardinelli stesso nella seconda) si propone, in realtà, di insegnare loro a scriverne.



