
di Pasquale Vitagliano
Ci sono le città del cinema e le città nel cinema. Dipende se la città è la protagonista del film oppure si limita a prestarsi come scenario della storia, seppure caratterizzante. È inutile dire che la linea di confine tra queste due ipotesi è sottilissima. Per esempio, come si fa a fare questa distinzione dopo aver visto Manhattan (1979) di Woody Allen? La medesima storia potrebbe svolgersi in una qualsiasi altra città? Direi proprio di no. Anche il regista ha finito per identificarsi con essa. Siamo di fronte ad un vero e proprio “luogo dell’anima”, tanto fisico, visitabile, quanto immaginario. Diversamente, in New York, New York (1977) di Martine Scorsese la metropoli è lo sfondo per uno splendido musical sul jazz come paradigma della libertà e della pace conquistata alla fine della Seconda guerra mondiale.



















