Frammenti di Cinema # 82

di Pasquale Vitagliano

Ci sono le città del cinema e le città nel cinema. Dipende se la città è la protagonista del film oppure si limita a prestarsi come scenario della storia, seppure caratterizzante. È inutile dire che la linea di confine tra queste due ipotesi è sottilissima. Per esempio, come si fa a fare questa distinzione dopo aver visto Manhattan (1979) di Woody Allen? La medesima storia potrebbe svolgersi in una qualsiasi altra città? Direi proprio di no. Anche il regista ha finito per identificarsi con essa. Siamo di fronte ad un vero e proprio “luogo dell’anima”, tanto fisico, visitabile, quanto immaginario. Diversamente, in New York, New York (1977) di Martine Scorsese la metropoli è lo sfondo per uno splendido musical sul jazz come paradigma della libertà e della pace conquistata alla fine della Seconda guerra mondiale.

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Gautier e come si racconta una fiaba

di Riccardo Ferrazzi

Théophile Gautier (1811-1872), poeta, romanziere, uomo di teatro, giornalista e critico letterario, fu una figura importante nel mondo culturale francese. A lui Baudelaire dedicò Les fleurs du mal e diverse correnti letterarie (Parnasse, Simbolismo, Decadentismo e altre) trovarono nelle sue opere e nei suoi articoli gli spunti dai quali svilupparono la loro poetica. Per almeno vent’anni, pur senza appartenere a una corrente definita, Gautier fu un punto di riferimento per i letterati francesi.    Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Rivelazione

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione,

il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre». [Mc 13,24-32]   Continua a leggere→

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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Con la sua ultima raccolta Diario dell’approdo (Arcipelago Itaca, 2024) Fernando Della Posta riesce a portarci oltre il paradigma lucreziano sul nostro stato naturale. Infatti, il naufragio della nostra esistenza umana viene indicato un esito finale nel toccare finalmente terra. E dunque, si presume, che di questo destino non siamo stati solo spettatori ma attori. Davide Toffoli nella prefazione la definisce una nuova cartografia del reale. La categoria che la poesia di Della Posta predilige è lo spazio. Il tempo lo misuriamo soltanto in una condizione di perenne nomadismo esistenziale. Ma anche poetico. Si percepisce che anche di viandanza della parola si tratta. Questa poesia è umile, più che onesta. Non è minimalista se anche un gigante come Ezra Pound ha inseguito solo tre o quattro versi buoni in un’opera ciclopica.

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Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Mistero. 2

Il Mistero 2.   Quella nave pirata

 

   A cosa pensiamo quando pensiamo alla realtà? Pensiamo certamente alla nostra città, alla casa che abitiamo, agli strumenti di cui ci serviamo e più in generale al mondo esterno. Ma pensiamo anche, come fossimo altro rispetto al contesto che ci contiene e ci vede in azione, a noi stessi: a ciò che desideriamo, a ciò che temiamo, a ciò che vorremmo essere; a ciò che siamo.  Continua a leggere→

Ion Barbu

di Giorgio Stella

È prigione nella bruciata, indegna terra.
Di giorno il fieno dei raggi inganna;
ma le nostre teste, se ci sono,
stanno ovali, di calce, come un errore.

Tanti i covoni di filo sinistro!
Troveranno il gesto chiuso, che li riassuma,
che neghi, diritta, la linea che spezzi:
occhi in vergine triangolo tagliato verso il mondo?

*

Il pavone

Si inchinava nascente e morbido,
granturco della tua mano per beccare.
Azzurro tremolava e caldo, ai piedi,
come i veli dell’alcool, nella tazza.

Sul ceppo, il tuo matto con cuffia
occhi ineguali terribilmente tristi roteava,
e ti ha torto la mano, come si strizza un panno,
e ha rotto anche il collo dell’uccello, che sbatteva.

Narratori del Nuovo Millennio – Carola Susani

 

Nell’appuntamento di oggi  Carola Susani ha scelto di raccontare la sua scrittura attraverso una delle sue splendide poesie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Raccontami una storia”. Poesie di Roberto Ochi

Estratti da Raccontami una storia, di Roberto Ochi (Brè Edizioni, 2022)

Chi sono io?
Io sono il figlio di un tempo breve. Sono il punto interrogativo. Sono l’ascolto, l’attenzione. Io sono la consapevolezza.
Io sono il dire grazie e il chiedere scusa. Io sono la gentilezza.
Io sono il silenzio al cospetto di nostra Madre Natura. Io sono l’acqua e la terra.
Io sono l’abbraccio e il sorriso, la bellezza che servo ai miei occhi. Io sono la compassione.
Io sono ciò che ricordo, ciò che resta, tutto ciò che non ho perso. Io sono lo scrivere.
Io sono tutte le mie storie.

—

Mi racconti una storia?

Mi racconti una storia?
Ora io esco a passeggiare per le vie di Perugia
E tu
Mi racconteresti una storia?

C’era una volta una barista dagli occhi grandi e profondi e dalla rara gentilezza
Ciò che ci separava
Ma anche ciò che ci univa e ci proteggeva
Era il bancone del suo bar
A quel bancone avevamo creato un nostro momento
Un nostro mondo
Si chiamava il martedì della curiosità
Io arrivavo e le raccontavo una storia curiosa
E lei mi ascoltava
Un martedì le raccontai la storia della parola Mamihlapinatapei
È una delle parole più intraducibili al mondo
Della tribù degli Yamana
Della Terra del Fuoco
Indica lo sguardo tra due innamorati troppo timidi per fare la prima mossa
Questa è la storia di quel momento
Di un momento
Lungo come una parola
Intraducibile
Ma bellissimo

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