Archivio mensile:Luglio 2008

Guglielmo APRILE “Nessun mattino sarà mai l’ultimo”

Pianeta sacro

Ogni singola vita non è che una nota
dell’unica sinfonia che risuona
nel cavo di una conchiglia, nelle basse
frequenze percepite dai radiotelescopi
e nei richiami che le orche si scambiano
misurando in banchi, anno dopo anno,
le acque dei due emisferi, per andare
ad amarsi al largo delle coste
del Labrador o della Terra del Fuoco: Continua a leggere

Il futuro dell’Università

E’ difficile difendere l’Università. Le sue baronie, la sua ipertrofica offerta di corsi e corsetti di laurea per dare una cattedra, o almeno una predella, a figli e nipoti di.
E’ difficile difenderla quando uno studente si presenta puntuale davanti allo studio del docente all’ora indicata in bacheca, e non lo trova mai. E’ difficile. E’ difficile quando non si riescono ad avere spazi per la ricerca, per studiare, quando non si riescono ad avere i fondi necessari a garantire la fornitura della letteratura scientifica essenziale perché una università sia degna di questo nome.

Ma il Decreto Legge 112/08 non vuole correggere il sistema universitario pubblico. Non vuole introdurre principi di meritocrazia e di valutazione seria della didattica e della ricerca. Non vuole più aule, più spazi per lo studio, più postazioni internet gratuite. No. Lo vuole distruggere. Lo vuole privatizzare (attraverso le cosiddette Fondazioni), deprimere, umiliare.

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L’ospite incallito

[…] La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.
Potete respingere, non portare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

 

 

È il 13 Luglio. Sono sdraiato nella mia tenda e provo a continuare a leggere. Ma non riesco a concentrarmi, la mia mente è fissata su quella parete. La parete Rakhiot, su quel stramaledetto seracco in mezzo alla parete. In quella fascia di ghiaccio, che ci ostruisce la via di salita.
Un mese fa quando arrivammo al campo base, questa parete mi fece paura. Le foto invece, danno l’impressione che faccia parte del mondo delle fiabe. La parete vista da “Fairy Meadows” si erge con tutta la sua maestosità per 3 chilometri verso il cielo.
Ben 9 chilometri di placconata separano la vetta del Ganalo Peak ad ovest dalla vetta di Rakhiot ad est. Però sono le scariche di ghiaccio che mi procurano paura.
Sono appesi dappertutto su questa montagna, sicuramente già da secoli fanno tremare tutta la valle ed inducono la gente del paese ad avere rispetto e sacralità. Dal basso mi è parsa una montagna ostica, tanto da lasciarmi perplesso e scettico per tutto il periodo che siamo qui.

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lumina et semina (in valle d’Agrò) # 34 – 35

34.

La nudità del piede, del calcagno vizzo non conosce

se non il masso, i suoi secchi licheni.

Da Cristuri alla Fornace, a Pragò

l’occhio raccoglie il manto

di cui artefice è il merlo, o la ciaula,

con il seme malfermo nel becco.

La quercia roverella, il bagolaro, invadono

tutte le armacie dell’uliveto ch’era un monte

e un mondo, andato in una fiamma

non di roveto ardente, ma di sperpero deserto.

 

35.

Lumi, segnali, segni, signature,

semi di luce, sementi del chiarore

illùne, un’assenza nel guscio,

nella vagina asciutta della terra,

insediamo per verba gli atti

dell’ostinazione della presenza vana, liberiamo

lo sguardo, ammutoliamo con i nostri morti.

Provocazione in forma d’apologo 70

Per lunghi, lunghi anni abbiamo cinto d’assedio questa città, oggi espugnata. Io stesso, che ora son vecchio, venni qui che la prima barba mi spuntava appena; e vi trovai dei compagni che ci avevano speso la loro giovinezza, e senza mai lasciare l’impresa e il campo vi si erano fatti vecchi. Ma oggi, oggi la città è espugnata.
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Burma-Shave, Tom Waits


From: errepi
Subject: proposta finalizzata
Date: Sunday, March 21, 2007 8:36 AM
To: Pierpi
Pierpi,
Posso finalmente spedirti il manoscritto. In questi due mesi ho modificato parecchie cose e ridotto il numero di pagine.
Rispetto al nostro scambio di messaggi di dicembre, devo confessarti che ho tanti dubbi in più. In Italia si pubblicano troppe cose inutili, e la mia, temo, sarebbe una di più.
Quando avrai tra le mani l’opus, discuteremo del tuo… ehm… onorario.
Cordialmente,
Roberto Paranzo Continua a leggere

Oroscopi e orologi

La bottega all’angolo di Judenplatz non aveva insegna. Vista dalla strada, faceva pensare all’antro di un alchimista o a un laboratorio di anatomia: il buio al di là della vetrina era una notte dai confini incerti dove una lampada schermata pulsava come una stella bassa sull’orizzonte. Ma tenendo gli occhi fissi e abituandoli all’oscurità si riusciva a distinguere la sagoma di un uomo curvo sul banco, dove giacevano i meccanismi di orologi sventrati. Continua a leggere

Lee Child e il suo soldato perfetto senza paura (e perfino senza macchia)

di: Guido Tedoldi

Recensione de «La prova decisiva», romanzo di Lee Child, Longanesi, 2008, pp. 427, € 18,60.

Lee Child, secondo coloro che detestano la letteratura di genere, non entrerà nella storia dell’arte mondiale. D’altra parte è soltanto un autore di best seller polizieschi, ha scritto 12 romanzi tutti con lo stesso protagonista (alla cadenza implacabile di 1 all’anno a partire dal 1997) ed è tradotto in almeno una dozzina di lingue.
Tuttavia il suo personaggio, l’ex soldato della polizia militare statunitense Jack Reacher, va a toccare corde profonde dei desideri umani. È implacabile e perfetto, sembra conoscere qualcosa dei meccanismi che regolano le segrete cose del mondo tale da consentirgli di affrontare qualsiasi avversario, e di uscirne vincitore. Non è esattamente un amicone, ma non è questo che gli si chiede. Da lui ci si attende che risolva i problemi, e che magari non si tenga tutti i segreti per sé in maniera che anche noi impariamo come si fa. Continua a leggere

La vie en beige

I miei sogni a occhi aperti hanno bisogno del movimento. Se sto fermo, per esempio seduto nella sala d’attesa del mio medico, non sogno, penso. Penso a cose che devo fare subito dopo, o rifletto su cose che mi sono successe il giorno prima. Ma per sognare a occhi aperti mi devo muovere, e devono essere spostamenti seriali, quotidiani, come casa-lavoro in auto, o ufficio-banca a piedi. La loro ripetitività mi rende libero di fantasticare. Gli spostamenti a piedi sono i miei preferiti. Le gambe vanno da sole, metto il pilota automatico e sogno. Continua a leggere

Il Bardo continua, 4: la grande Portia

a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani

Il Mercante di Venezia è Antonio, padrone di ragusèe che solcano i mari con ricche mercanzie, ma al momento privo di contanti: si rende personalmente garante di un prestito di tremila ducati che il suo amico del cuore Bassanio si fa prestare dall’usuraio ebreo Shylock: questi detesta Antonio a causa dei frequenti insulti e del continuo disprezzo che egli costantemente gli riserva. Pretende che nel contratto di prestito – la famosa obbligazione (bond) – sia scritto che in caso di insolvenza Antonio debba pagare con una libbra della sua carne viva. Sfortunatamente giungono cattive notizie sulla sorte delle ragusèe, preda di mari pericolosi; arriva il termine della restituzione e Shylock pretende la penale del suo bond.

Nel frattempo Bassanio ha ottenuto la mano di Portia, ricca e nobile dama, signora di Belmonte, donna di grande bellezza, grazia, intelletto e umanità, la vera figura positiva di tutta la commedia. Costei, complice un amico avvocato padovano, al momento del giudizio tra Shylock e Antonio davanti al Doge e alla Corte dei Magnifici, si traveste da giovane e dotto avvocato e prende irresistibilmente la scena. Passando da un bellissimo discorso sulla clemenza (mercy) al puntiglioso rispetto della legge, salva la situazione ribaltando le parti. Qui vi offriamo due brevi passi del suo discorso, atto IV, scena I, ma è evidente che tutta la commedia andrebbe letta e riletta; perché accade di questo classico come di tutti gli altri, quel che diceva Calvino, e cioè che ogniqualvolta lo si rilegge vi si scopre qualcosa di nuovo. Continua a leggere

Alfabeti, M come Mare

Saluto al mare

Thàlatta! Thàlatta!
Io te, mare eterno, saluto!
Io te, con cuor giubilante,
diecimila volte saluto,
come te salutarono un giorno
diecimila cuori di greci
eroi, famosi nel mondo,
con l’avversa fortuna pugnanti,
anelanti alla patria lontana… Continua a leggere

Eluana e il Padre celeste, di Vito Mancuso

Tre premesse fondamentali. La prima è che io, personalmente, sono contrario a che si interrompa l’alimentazione di Eluana, e se mi trovassi a vivere una condizione del genere, vorrei rimanere al mio posto di combattimento, anche con la sola vita vegetale ma comunque al mio posto nel grande ventre dell’essere: nessun accanimento terapeutico, ma vivere fino in fondo la vita, secondo la tradizionale visione cattolica della morale della vita fisica. Continua a leggere

Montale, i due io, e la svolta dei tempi

In uno dei suoi ultimi libri, il filosofo cattolico Jean Guitton (1901-1999) scriveva: “Non vedo nella storia una crisi che sia paragonabile a quella che conoscerà il secolo XXI. Stiamo avanzando verso delle trasformazioni più grandi, verso eventi imprevedibili, di un’importanza inaudita”. In questa transizione, che mette in gioco “l’esistenza dell’umanità come tale”, la poesia autentica vive, descrive, e in una certa misura anticipa le fasi, i processi, gli smarrimenti, e le illuminazioni che ognuno di noi sta attraversando e dovrà comunque affrontare. Continua a leggere

L’escrologia…

Nelle nostre “chiacchierate” con gli amici di questo portale non abbiamo mai parlato dei grecismi in quanto il loro numero è limitato; si riduce, infatti, a un gruppetto di termini la cui importazione si deve ai Veneziani i quali – come è noto – ebbero intensi rapporti commerciali con la Grecia e con l’Oriente.
Per di più questi vocaboli furono adattati alle caratteristiche vernacolari veneziane. Molti grecismi, quindi, entrati nella lingua nazionale hanno un… “sapore lagunare”; tra questi possiamo annoverare: “calafatare”, “gondola”, “mastello” e “scampo” nell’accezione di “gambero marino”. Continua a leggere

Una bella mattina

Le ha provate tutte, Enrico, per centrare il libro di successo; i generi li ha setacciati palmo a palmo, dal polpettone storico al romanzo di formazione, dal giallo alle short stories: nessuno che si sia accorto di lui. Eppure lo sente, è quella la sua strada, deve solo trovare la chiave. Una bella mattina ha un’idea: il mondo degli adolescenti, con la miscela esplosiva di passione e ingenuità, gli imprevisti di un’età in crescita dove tutto può succedere. Continua a leggere

Forme del desiderio e della voce – Dome BULFARO

wols
(Alfred Otto Wolfgang Wols, Pittura, 1945-46)

Forme del desiderio e della voce

Quello di Dome Bulfaro è un percorso di ricerca e di scrittura molto suggestivo, che trova nella sperimentazione formale (non solo poetica) il terreno più fertile per le sue intuizioni: una traccia fatta di sbocchi, di sussulti improvvisi, osservata da uno sguardo sempre in movimento che rovescia in visione l’esplorazione e la catalogazione dei frammenti del reale in cui si imbatte. Continua a leggere

Alessandro Seri su “L’inventario con elenco” di Rita Vitali Rosati

(finito di stampare nel luglio 2000 per le edizioni Fondazione Segno)

Ci sono dei fili d’erba cupi che sembrano alghe di un profondo mare e un ipotetico sole e le nuvole potrebbero essere pesci e stelle marine o meduse in realtà per me è solo il negativo d’un prato, l’opposto di quello che è, l’opposto che cela, nascosto, l’identità dei colori e quindi delle cose. È questa la copertina del libro fotografico Inventario di Rita Vitali Rosati. Continua a leggere