Guardarsi intorno sul sellino di uno scooter. Il traffico di un lunedì sera di luglio, sul Lungotevere, restituisce immagini spigolose, a un’altezza insolita. Le macchine immobili. Fa fresco. La prospettiva è sempre stata fondamentale. Il punto di vista cambia l’interpretazione.
Non sembra estate. Sta per piovere. Luglio benedetto.
Solo dopo saprà che agosto sarebbe stato peggio.
Si guarda indietro. Oltre il tunnel. I suoi occhi arrivano in cima alla lunga via, girano a sinistra, salgono, curvano, salgono, girano di nuovo a sinistra, entrano nel vialetto, nell’ospedale, nell’ascensore, nel corridoio del reparto, nella stanza dove suo padre rischia di morire. Restano accanto al letto.
È vecchio. È già oltre la media dell’aspettativa di vita. Non tornerà mai più come prima. Deve farci i conti, signora. Qualche anno fa sarebbe già morto.
Alcuni la chiamano signora, altri le danno del tu. La sostanza non cambia. La maggior parte è gentile. Alcuni sono brutali. Lei sta con se stessa, con le sue attese.
Il suo fisico ha sopportato troppo.
I suoi occhi restano accanto al letto, il suo corpo è sul motorino.
È martedì, 19 luglio.
Solo dopo saprà che ha rischiato di morire ancora, e ancora. Continua a leggere→