Archivio mensile:Novembre 2021

“Il tornello dei dileggi”, di Salvatore Massimo Fazio

Testo introduttivo e intervista di Marino Magliani

Quarantasette anni dei quali almeno trentadue dediti alla scrittura, senza mai approcciarsi ad un corso o ad una scuola: l’anti accademismo lo coglieva da giovanissimo e quel nichilismo cognitivo, tesi che ha sviluppato e che non pochi problemi gli ha creato, oggi diventato un pessimismo ragionato, trova finalmente la sua azione pragmatica. È con Il tornello dei dileggi, pubblicato nella collana Eclypse di Arkadia Editore, che il filosofo catanese Salvatore Massimo Fazio, si dipana nei meandri della narrativa, dove un miscuglio ordinato di azioni del vivere, viene narrato, con leggerezza e allegria, sino a giungere alla chiusura di un cerchio che a tutti spetta: la differenza è il sapere come spetta. Sembra discostarsi da quelle oscurità ctonie del suo linguaggio intinto di neologismi, che permettevano di affrontare ‘margini’ filosofici quasi si parlasse di calcio, tanto che lo stesso autore asserisce che ‘semmai è il contrario’: la filosofia è la matrice dell’inutilità, del peggiorare il proprio stato di salute; il calcio no! Il calcio è forza, velocità, potenza, determinazione e infine inganno e in quell’inganno l’uomo naviga gioioso.

Non il primo libro, ma il primo romanzo assoluto: quali le circostanze in cui lo hai scritto?

«Non esistono circostanze, così come non esistono ispirazioni o ideazioni: tutto ciò che racconta la storia di Adriana, Giovanna, Paolo, Andrea e altri personaggi, altro non è che una delle forme del vivere che scelgono persone del mondo occidentale». Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

 

Marcello Comitini è nato a Catania nel 1945, laureato in Giurisprudenza, vive attualmente a Roma. Ha svolto diversi mestieri, tra i quali insegnante di fotografia e cinematografia, analista dei processi produttivi delle aziende creditizie italiane e estere, direttore organizzativo del teatro Ambra Jovinelli di Roma. A ventotto  anni ha pubblicato la raccolta di poesie  Un ubriaco è morto, Misuraca Editore, Palermo, 1973, e due traduzioni: Lo sciopero generale di Fernand Pelloutier, Pellicanolibri Edizioni, 1977; Il Panico di Ferdinand Arrabal, Pellicanolibri Edizioni, 1978. Dopo una pausa trentennale per motivi di lavoro, ha pubblicato le raccolte: Formule dell’anima, Edizioni Caffè Tergeste, 2011; Di cremisi e azzurro insieme alla pittrice Beatrice Borroni, Self publishing, 2012; Terra colorata, Self publishing, 2014; Il fiato del mondo, Edizioni Caffè Tergeste,  2015; Quarto Giorno, Edizioni Caffè Tergeste, 2018; Senza trama, Self publishing, 2019; Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020. Ha tradotto e pubblicato nel 2017 I Fiori del Male di Charles Baudelaire, Edizioni Caffè Tergeste, 2017.

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VOCI. Tre poesie di Marcello Comitini

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? Noi cerchiamo la poesia. Potete quindi segnalare nei commenti il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine e in podcast. (f.s.)

Lettura di Francesco Sasso di tre poesie di Marcello Comitini tratte dal sito www.terracolorata.com


Tutte le puntate di VOCI su La poesia e lo spirito

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Dove trovare le letture di VOCI a cura di Francesco Sasso:

 

 


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Frequenza

Portare Gesù con noi: è il modo più efficace per vivere secondo lo spirito, per connetterci con la frequenza della vita. L’amore ha una lunghezza d’onda inconfondibile: Gesù ce la ricorda, stando con noi ogni giorno, fino alla fine.

Tutto quello che so su Francine

di Kika Bohr

L’ho vista una sola volta a Nizza circa una decina d’anni fa. Era molto amica della madre di una mia cara amica. Aveva più di ottant’anni ma mi è sembrata meravigliosa. La sua bellezza, certo un po’ cosciente di sé, allo stesso tempo molto curata ma con un non so che di leggero, mi è parsa l’incarnazione dello charme francese. Eravamo andate a prenderla con la Cinquecento alla sua residenza per anziani (di lusso ma fuori città) e lei era parsa molto felice di fare un giretto con noi, lei che aveva posseduto una MG era salita con grazia sul mio “catorcio”. L’amica mia ogni tanto mi dava sue notizie – eravamo entrambe in ammirazione per il suo atteggiamento positivo verso la vita che scorre – e mi raccontava ad esempio il suo entusiasmo nel frequentare il corso di yoga al centro anziani, lei che da giovane praticava lo Sirsasana, la verticale sulla testa. Immaginavo la sua figura slanciata capovolta – sempre in tuta aderente nera, mi assicurava l’amica comune. E poi c’è stato il Covid… Continua a leggere→

“Onore ai vivi”, Giovanni Peli

recensione a cura di Antonio Fiori

Già l’esergo convince: “Una realtà immaginata non è una bugia” (N.H.Harari); questa poesia chiede credito e dà credito prima di farsi conoscere, ci avverte, promette qualcosa anche nel titolo. C’è poi la premura di un’introduzione, ch’è in prosa poetica: ci dice che il canto ha inizio dal battito, dal suo ritmo, con la speranza di riconoscersi alla fine (insieme al lettore forse) nella beatitudine dei ribelli, che finalmente trovano il “tempo metronomico adeguato”, la loro “malattia di sani”.
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Antonio PIBIRI, In cosa consiste il lavoro

Antonio PIBIRI

In cosa consiste il lavoro

L’arcolaio, 2020

 

*

 

Non di trionfi la vita regolare.

Pulivo gabbie. Ero

il guardiano dello Zoo,

l’isterica nutrice.

Di notte solo le lasciavo aperte.

Sappiate, fui licenziato per questo. Continua a leggere→

“Sotto le palpebre”, Edoardo Penoncini

Che cosa c’è sotto le palpebre, e che cosa si vede dal loro riparo, stando a occhi chiusi o socchiusi? «Si chiudono le sere / come ricci intrappolati / a difendersi attorcigliati / fuori c’è lo spavento / dell’ignoto // qui mi rassicura / anche una sedia / e la piccola lampada / che mi fa compagnia / non è una ferita del sole»: una situazione che ricorda, ad esempio, quella del Natale di Ungaretti, con l’opposizione fra esterno temibile e conforto dato dai semplici oggetti dentro la stanza, nei quali l’io vorrebbe identificarsi («Lasciatemi così / come una / cosa / posata / in un / angolo /e dimenticata»).

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Poesia italiana del XXI secolo

 

 

Annalisa Rodeghiero, è nata ad Asiago nel 1958, vive a Padova dove si è laureata in Scienze Biologiche. Ha pubblicato: Percorrimi tutta (2013), Di spalle al tempo (2015), Versodove (2017), Incipit (2019), A oriente di qualsiasi origine (2021) tutti premiati in concorsi letterari nazionali. È collaboratrice del periodico online Alla volta di Leucade. Suoi testi poetici e note critiche appaiono in riviste, lit-blog e in numerose antologie tra cui: Il padre di Nazario Pardini (2016), Il segreto delle fragole 2018 Agenda Poetica, LietoColle, Lunario in versi (11 poeti italiani) iPoet 2018 di LietoColle, Antologia proustiana 2018: Cherchez la femme – di Aa Vv La Recherche.it, La madre Secondo Quaderno di poesia del Gruppo poeti UCAI (2019), Antologia proustiana Una notte magica di La Recherche (2019), Fra gli ultimi del mondo – Vol. 3 Dedicato alle ultime del mondo, Giovane Holden, 2020, Il dono del Logos Terzo Quaderno di poesia del Gruppo poeti UCAI, 2021 e in moltissime antologie legate a premi letterari. Sue poesie e note critiche di testi sono contenute nel IV volume Lettura di testi di autori contemporanei curato da Nazario Pardini (2019).

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Dante incontra Bertran del Born

di Antonio Sparzani


Dal canto II dell’Inferno, di cui ho parlato qui, salto al XXVIII: che Dante ben conoscesse la letteratura che l’aveva di poco preceduto non v’è dubbio. Ho già accennato alla sua frequentazione di Arnaut Daniel e oggi vorrei scrivere invece di un altro trovatore in lingua d’oc, Bertran del Born, che Dante colloca all’Inferno, e non in una bella situazione. E ciò presenta qualche stranezza perché in due delle sue opere cosiddette “minori” il poeta ne parla bene. Continua a leggere→

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