Archivi categoria: Interviste

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. # 16 FRANCO BUFFONI

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?
Me lo fa fare la voglia di non fare le altre cose. Resta la scrittura.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.
Gli amori li coltivo: da quelli più antichi – Lucrezio, Marsilio da Padova, Lorenzo Valla, Leopardi, Keats, Auden, Sereni – a quelli più recenti: “La ragazza col turbante” (il racconto) di Morazzoni, le prime 60 pagine del Seminario di Busi, il racconto “I palloni del sig. Kurtz” di Mari, e molto recentemente le prime 50 pp di Riportando tutto a casa del mio amico Nicola La Gioia. Sulle antipatie defunte – da Virgilio a Dante a Manzoni a T.S. Eliot (pur ammirandone l’estrema bravura) a Luzi (che possiede comunque il miglior enjambement del Novecento italiano: supera Montale) – ho già scritto molto. I viventi che non mi piacciono? Li apro e richiudo subito. Che bisogno avrei di odiare?

Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.
Non mi sono mai fatto molte illusioni sulle mie capacità: sono della scuola “dei miei soli mezzi” della lettera di Sereni a Char. Però sono anche un anceschiano prima maniera: credo fermamente nei concetti di “poetica” e di “progetto”. So di avere davvero qualcosa da dire. Lavoro molto sul frammento. La mia scrittura in versi consiste di frammenti poetici che continuo a produrre. Come un flusso di lava più o meno forte, ma costante. Poi i frammenti si compongono divenendo le tessere di un mosaico, e io stesso stento a capacitarmi della precisione con cui esse finiscono col combaciare. Col tempo mi sono convinto che il collante misterioso – la forza unificante – che mi permette di inanellare i frammenti (o gli intermezzi, come li definiva Schumann) e quindi di scrivere dei libri in poesia – è la mia “poetica”. Come diceva Pasolini del film montato e finito: solo allora quella storia diventa morale. Solo quando i frammenti naturalmente si compongono mi rendo conto dell’estrema pertinenza per me della definizione anceschiana di poetica (“la riflessione che gli artisti e i poeti compiono sul loro fare, indicandone i sistemi tecnici, le norme operative, le moralità e gli ideali”) e dell’importanza del concetto anceschiano di “progetto”. Continua a leggere

Un’intervista su Pizzuto

Rai Radio3 Fahrenheit

15 novembre 2010

Pizzuto

Antonio Pizzuto negli anni Trenta

Antonio Pizzuto, Si riparano bambole, Bompiani

a cura di Gualberto Alvino

[ASCOLTA]



Col critico Andrea Cortellessa parliamo di questo libro fondamentale, ora in nuova edizione, nella produzione dello scrittore siciliano Antonio Pizzuto (1893-1976).

Si riparano bambole è una vita narrata per frammenti, singoli frame di epoche biografiche montati in sequenze cinematografiche che dall’infanzia procedono, a tratti declinanti, verso la senilità. Dalla ricchezza dei primi anni alla povertà degli ultimi, dalla curiosità dell’infanzia alla rassegnazione della vecchiaia. Così, pur nella trama semplice e snella, l’opera è potente: si sviluppa intorno a un unico e avvolgente ricordo, un continuum che appare denso e consistente, prima di sfuggire via, inesorabilmente.

Banksy. Il terrorista dell’arte


di Marilù Oliva
Sabina de Gregori, giovane critica d’arte che vive e lavora a Roma, ginevrina di nascita, studiosa dei linguaggi del contemporaneo e della Street Art, ha pubblicato per Castelvecchi un’indagine/ saggio/disamina su Banksy, l’artista inglese che con la sua Guerrilla Art è diventato celebre. I suoi stencil sono apparsi prima a Bristol, poi a Londra e nelle maggiori capitali europee, non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensati come le gabbie dello zoo di Barcellona e, clandestinamente, nei musei più importanti. Nonostante il mondo dell’arte lo reclami e nonostante lo star system lo adori e la stampa lo insegua, lui ha mantenuto fino a oggi l’anonimato. Ironico, pacifista e anticapitalista, ha spiegato il suo lavoro con una pennellata semplice ma inappuntabile: «Alcuni diventano poliziotti per fare del mondo un posto migliore, altri diventano vandali per farne un posto più bello».

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Intervista a Massimiliano Panarari

Da Notte di Nebbia in Pianura

Intervista di Angelo Ricci

Massimiliano Panarari insegna Analisi del linguaggio politico all’Università di Reggio Emilia ed è l’autore di L’egemonia sottoculturale-l’Italia da Gramsci al gossip, edito da Einaudi.
Gli ho posto alcune domande, prendendo spunto dal suo saggio. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Interviste a scrittori e poeti. A breve la ripresa della rubrica.

Mi scuso tramite queste righe con i lettori di “Pro/vocazioni”, la rubrica di interviste a scrittori e poeti che a quanto pare riscuote un certo successo.

Negli ultimi mesi sono stato impagnatissimo nello scrivere due libri: uno dovrebbe intitolarsi “La passione del calcio” e uscirà in primavera con la Perdisa di Luigi Bernardi. L’altro l’ho dovuto scrivere a tempo di record (un mese) perchè esce per questo novembre. Inaugura una collana di narrativa “spuria” per la casa editrice barese Caratterimobili. Titolo del mio romanzo “1975”, bollentemente autobiografico. FK a quattordici anni, nella Milano delle Molotov e soprattutto dei giovani mandati al macello – come da “buona, secolare tradizione”.  Sono arrivato a fine stesura con la lingua di fuori, senza aver fatto nemmeno mezza giornata di vacanza, e con un sacco di arretrati, soprattutto le interviste – a cui  tengo molto – di “Pro/vocazioni”, una creatura di Fabrizio Centofanti e mia che mi riempie d’orgoglio, benchè certi soloni qui presenti abbiano paragonato le mie domande a quelle di Marzullo. Beh, meglio Marzullo di uno che quando scrive di un desaparecido come Antonio Pizzuto ti rende la lettura ancora più ostica. Magari non nelle scene di sesso: lì, per farcela un pò più chiara – si fa per dire- avrebbe usato – invece di “fottere una fica”, l’elegante e tranviaria espressione “obliterare una fessura a stampa d’estasi.” Cosa crede questa gente, che qui si dorma, che si legga l’Almanacco di Topolino?  La cultura contemporanea è fatta di alti e bassi, di pop e di Anton Webern. No di certo di un Luigi Nono, che ebbe solo il gran culo di sposare la figlia del genio Schoenberg. La letteratura noi la facciamo nel 2010, con sangue dolore – malore- e lacrime, questo dev’essere chiaro; e per quanto è vero Iddio, e come dice la Philips, “siamo fatti per durare.” Ma si sa, se qualcuno ha voglia di polemizzare la mia porta è sempre aperta. Anzi, spalancata. Non pretendo di convincere nessuno del mio valore: mi accontento di confonderlo.

Per finire (in Unità Coronarica) un bell’infarto. Colpa anche di una vita sregolata.

A breve dunque riprendo la pubblicazione delle interviste, più grintoso di prima; alcune sono assolutamente da non perdere. Devo stabilire le date, comunque riparto col grande Franco Buffoni e raddoppio col mio amico personale – e poeta senza se e senza ma – Martino Baldi.

A presto.

Franz Krauspenhaar

Il giorno dei morti, intervista a Maurizio de Giovanni

di Marilù Oliva

Il romanzo “Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi” (Fandango) di Maurizio de Giovanni comincia in una mattina napoletana sopravvissuta alla pioggia. Siamo in pieno ventennio fascista, il clima di oppressione si sovrappone alla povertà dei quartieri bassi quando, ai piedi dello scalone che porta a Capodimonte, viene trovato il cadaverino grigio di un bambino. È Matteo, Tettè, scugnizzo affidato alla sorte, spesso cattiva, che tocca ai miserabili. C’è chi vuole chiudere il caso imputando la morte agli stenti, ma Ricciardi non è convinto, fa partire le indagini e le prosegue personalmente.

In questo quarto libro del ciclo del commissario Ricciardi, Maurizio de Giovanni dà ulteriore prova della sua sensibilità di autore, grazie a una prosa capace di imprimere nel lettore la disperazione e il male con intensa delicatezza. Una scrittura pulita, fluida, scorrevole come la pioggia che bagna le pagine, malinconica come questo autunno lontano in cui tutto sembra rarefatto: i segreti, i peccati, i sospiri d’amore. Ecco come ha risposto all’intervista…

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IL 36° GIUSTO. Intervista a Claudio Vergnani

 Dopo il successo del “Il diciottesimo vampiro”, Claudio Vergnani torna in libreria con un nuovo volume pubblicato ancora una volta da Gargoyle. Il titolo è “Il trentaseiesimo giusto
Vergnani fa muovere questi suoi particolari vampiri (che nulla hanno a che fare con gli odierni “personaggi twilightiani”) tra le maglie di un romanzo piuttosto corposo. Sono esseri fastidiosi, letali, di cui è necessario sbarazzarsi in tutti i modi… ma che, di conseguenza, da cacciatori diventano cacciati.
Mostri e vittime, al tempo stesso.
“Pensavamo di aver smesso di uccidere i vampiri, ma abbiamo ricominciato a farlo. Ora che è accaduto quel che è accaduto, è quasi un mestiere.
Non devi più nasconderti per cacciarli.
Sono reietti, emarginati, abbandonati dai loro stessi Maestri.
Le retrovie di un esercito allo sbando.
Non c’e’ posto per loro. Ma nemmeno per noi. E la loro presenza giustifica in qualche modo la nostra.
La loro mancanza di un futuro si intreccia con la consapevolezza della nostra quotidianità di speranza, e le loro azioni prive di un fine si sovrappongono al nostro gesticolare che e’ ormai soltanto uno stanco, sfiduciato reagire senz’anima.
Loro e noi.
I vampiri e i cacciatori.
Una battaglia senza onore né gloria tra disperati, dove in mezzo stanno le prede innocenti. E forse c’è più colpa in noi, che possiamo scegliere, che in loro, schiavi di una sete che non possono spegnere.
Loro sono assassini nati, noi l’estrema difesa, sempre sull’orlo dello sfascio. Ma in qualche modo ambiguo e discorde, nell’inconsapevolezza innocente dei semplici, siamo anche il fioco brillare di una speranza di un imprevedibile, brevissimo, insperato momento di giustizia”.
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Ganesh Del Vescovo: l’attimo e l’Eterno

Articolo e intervista di Giovanni Agnoloni

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Con la chitarra ho sempre avuto un rapporto tormentato. Il mio professore di Musica, alle medie, mi disse che avevo talento e che mi avrebbe giovato prendere lezioni private. Lo feci. Imparai. Ma c’era una cosa che mi dava noia. Tutto quell’insieme di regole in una pratica che, a mio avviso, era principalmente una questione d’intuito. Però proseguii per tre anni e feci significativi progressi. Poi l’abbandonai, una volta iniziato il massacrante liceo classico. L’avrei ripresa solo all’inizio dell’università, quando la portai avanti praticamente da autodidatta. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. # 15 MARILU’ OLIVA

A cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei una scrittrice. Chi te lo fa fare?

Non lo so chi me lo fa fare. Credo comunque che alla base ci sia una grande volontà comunicativa. Non ho ancora le idee chiare, sospetto che le origini di tale volontà risiedano in un bagaglio pericoloso di fantasia che non ho saputo governare in nessun altro modo se non scrivendo. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. # 13 ALESSANDRO ZACCURI

A cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Nessuno. È il mio modo di guardare il mondo, niente di più. E scrivere, secondo me, è quello che mi riesce meglio. Per molto tempo ho cercato di far finta di niente, occupandomi di letteratura come critico. Ho pubblicato il mio primo libro di narrativa nell’anno in cui compivo i quaranta. Mi sarei anche fermato lì, al regalo per la raggiunta mezza età. Invece è andata diversamente. Non me ne rammarico.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Vale se dico che detesto Dan Brown? Pessime trame, stile inesistente e, oltretutto, ha rovinato almeno un paio di argomenti che, in mano ad altri autori, si sarebbero trasformati in romanzi interessanti. Quanto agli amori, ho una predilezione per alcuni grandi autori, Herman Melville e T.S. Eliot su tutti. Da qualche tempo, però, mi sto appassionando a una serie di “maestri minori”: scrittori poco o non abbastanza conosciuti, nei quali in qualche modo riconosco qualcosa di quello che sto cercando di fare. Qualche nome, distribuito grosso modo per ambito di appartenenza: Friedrich Glauser per la detective story, Nikolaj Leskov per l’Ottocento russo, Stefano D’Arrigo per il nostro Novecento, Mervyn Peake per il fantastico, E.L. Doctorow per la letteratura americana contemporanea. Più qualche scoperta recentissima, tutta da approfondire, come quella dei francofoni Jacques Chessex e Béatrix Beck. Continua a leggere

Un’intervista a Tolkien

Ricordo che oggi ricorre il trentasettesimo anniversario della morte di J.R.R. Tolkien. Fantasy Magazine l’ha ricordato, con un link a un’intervista mandata in onda dalla BBC nel 1968. Si tratta di una testimonianza viva e commovente, che ci fa vedere lo scrittore così com’era di persona, semplice e suadente. Sono compresi anche dei commenti di studenti oxfordiani alle sue opere, e in particolare al Signore degli Anelli.

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. #12 GHERARDO BORTOLOTTI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

È tutto frutto di un equivoco. Fino a un certo punto mi è sembrata una buona idea, diciamo fino ai 25 anni. Era una cosa che mi veniva spontanea, la soddisfazione narcisistica c’era, la sublimazione  anche. Per di più, potevo vestirmi a tono.

Poi, mi son trovato con un sacco di racconti che non finivano, mi ero esposto con gli amici, con le ragazze. Ero già stato segnato dal silenzio delle riviste a cui mandavo i miei testi, dalla superficialità di altri che scrivevano. Nel corso della giornata, continuavo a ripetermi che dovevo solo vergognarmi.

D’altronde, ormai la frittata era fatta. Da qualche parte dovevo pur andare a parare. Adesso, c’è solo da capire come va a finire. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani #11 ENRICO GREGORI

A cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Per mestiere scrivo da 35 anni. Ovvio che la cronaca nera da sbattere sui giornali è cosa ben diversa dalla narrativa. Ecco, narratore più che scrittore. O almeno ci provo. Me lo fa fare il fatto che mi viene. Su come viene, poi, non decido io. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 10# ANNA LAMBERTI BOCCONI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei una scrittrice. Chi te lo fa fare?

E’ la cosa migliore che so fare; me lo fa fare la voglia di dare qualcosa di buono al mondo. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. #9 PASQUALE VITAGLIANO

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Se ti riferisci alla professione, non sono  uno scrittore. Per vivere faccio altro. La scrittura non mi dà da vivere. La scrittura mi fa vivere. Senza civetteria, permettimi di citare La lettera ad un giovane poeta di Rilke. No, non posso vivere senza la scrittura, quella mia e quella degli altri. Principalmente quella degli altri. Solo chi legge può scrivere veramente. Ed io, come Borges, sono più orgoglioso delle cose che ho letto che di quelle che ho scritto.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Per gli amori è facile: Kafka e Stendhal; Conrad e Melville; Sciascia e Pasolini. Per la poesia: Giovanni Giudici e Bartolo Cattafi.

Per gli odi è più difficile. L’odio è un sentimento troppo impegnativo. Direi che non mi piacciono i grandi professionisti che si danno alla letteratura, i medici, i giudici, gli avvocati, gli artisti, gli sportivi. In genere, scrivono best-sellers, vincono premi importanti e qualcuno diventa pure deputato. Mi domando dove trovino il tempo per scrivere e soprattutto per leggere. Mi piace coltivare il mito comodo dell’artista che nella vita privata è un “ inetto”. Viceversa non vorrei affatto essere giudicato da Dostoevskij o curato da Edgar Allan Poe. Continua a leggere

SEZIONE AUREA di ORAZIO CARUSO

Orazio Caruso è nato nel 1960 a Viagrande (Catania).
Laureato in Filosofia, insegna Lettere nel Liceo linguistico di Acireale e vive a San Giovanni La Punta. Si è occupato di radio, politica, teatro, poesia e ha fondato l’associazione culturale “Accademia delle Nuvole”.
Di seguito, la recensione del romanzo di Caruso “Sezione aurea” (Manni) firmata da Simona Lo Iacono e corredata da intervista all’autore.

Massimo Maugeri

* * *

SEZIONE AUREA di Orazio Caruso (Manni, 2006)

Recensione e intervista di Simona Lo Iacono

Gli incontri non sempre avvengono su quella scia immaginifica che chiamiamo tempo.
Non sempre aderiscono all’istante, alla ricerca di noi, alla conquista di noi.
Sembra anzi che un vento capriccioso e faunesco, quasi un’ibrida creatura metà di aria e metà di fuoco, li sfalsi e li scombini. Li accomuni e poi li disperda. O li rinvii… di anni, stagioni, secoli.
Ecco perché alcune storie hanno bisogno di altri destini per compiersi. Ecco perché hanno anche bisogno di quello che chiamiamo tempo o luoghi della memoria.
In “Sezione aurea” (Manni, € 20,00, pagg. 228) Orazio Caruso recupera ciò che il tempo disperde, allaccia le corde recise, i sogni dimenticati.
Assolve all’incanto della scrittura: insinuarsi nelle crepe di noi, nella sospensione di attimi che rubano una vita intera, nei libri scritti una volta sola, negli scaffali ormai vuoti di attese.
Racconta la nostra storia: noi quando il tempo degli altri era adulto, e poi noi già adulti a fare – ancora – i conti col tempo. Noi che guardiamo avanti. E, ancora, noi che – guardando indietro – non ci riconosciamo.
D’altra parte chi può dire quale sia la vita. Se questo percorrerla in progressione o in regressione. Se andare o tornare. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 8# DAVIDE NOTA

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Mi piace. Come mi piace andare al fiume.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Non odio nessuno, non mi sono simpatici i fighetti, i somelier dell’arte e i moralisti che non sanno voler bene agli errori. Amo le persone in grado di sbagliare con generosità e che poi sono diventate mie amiche.

Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.

Penso di poter valere molto in potenziale ma non mi sento di aver dato ancora nulla di importante e questo spesso è un dolore con cui sto lottando e che spero di uccidere prima di morire. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani.# 7 FRANCESCA GENTI.

a cura di Franz Krauspenhaar

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Non lo so. Quando durante l’infanzia ho scritto la mia prima poesia non mi sono chiesta perché lo facessi e neanche dopo.

Però sono contenta e fortunata perché la scrittura ha attratto verso la mia persona cose molto importanti e belle: amicizie, incontri, viaggi, scambi di ogni genere. Attraverso la pratica della scrittura ho esaudito molto desideri, capito alcune cose e fatto parecchie scoperte.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Da un libro esigo che mi insegni qualcosa, anche piccola, almeno una parola che non conoscevo, una situazione inesplorata, uno stupore, non amo il meccanismo dell’identificazione e quando leggo un libro voglio trovare altro da me, essere proiettata fuori e altrove.

Amori letterari: Bret Easton Ellis, Sandro Penna, Gertrude Stein, Clarice Lispector, Joseph Conrad…  Andando tra gli italiani viventi perché so che è qui che vuoi andare a parare J dico: Gemma Gaetani, poetessa spesso fraintesa, Tommaso Labranca, Piersandro Pallavicini.

Antipatie letterarie (odio è davvero troppo): tra i famosi Alessandro Baricco, tra gli sconosciuti Walter Binaghi, tutte le scrittrici italiane della corrente “pompino&mojito&movida”, scrittori noir ipersopravvalutati che  “fotografano con spietatezza questa Italia”.

Non amo molto l’eccessivo sperimentalismo in poesia anche perché spesso i suoi rappresentanti se la tirano senza averne davvero donde.

Mi è sempre stato antipatico Antonio Moresco, ma ho letto il suo ultimo libro “Gli incendiati” e mi è piaciuto molto, quindi mi sono ricreduta. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 1# LUIGI DI RUSCIO

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

A pensare tutto il tempo che io ho perso con la poesia c’è da rabbrividire. Se invece di scrivere avessi fatto un lavoro qualsiasi ora starei molto meglio. Nella mia prima raccolta, Non possiamo abituarci a morire, che miracolosamente trovò un editore che mi pubblicava gratis e con la prefazione di Franco Fortini, c’erano le poesie sul vicolo dove ho abitato sino al 1957. Poesie sui vicoli non erano mai state scritte, io ho provato a riuscirci. Continua a leggere