Archivi categoria: Interviste

Intervista a Vincenzo Pardini

di Angelo Ricci

(da qui)

Quando parli con Vincenzo Pardini, ti rendi subito conto che hai di fronte un uomo che ha compiuto un lungo e profondo viaggio nella vita in compagnia della parola. E questo viaggio, difficile e a volte pericoloso, lo ha percorso e lo percorre unendo coraggio, poesia e razionalità. Tra le sue moltissime opere cito Il falco d’oro, Il racconto della luna, Jodo Cartamigli (tutte e tre con Mondadori). Con Tra uomini e lupi (peQuod) ha vinto il Premio Viareggio-Répaci. Per il cinema ha scritto il soggetto Metronotte, interpretato da Diego Abatantuono. E’ appena uscita la raccolta di racconti Banda Randagia (Fandango).
Ha vinto, con il coautore Marino Magliani, la VI edizione del Premio Letterario Tracce di Territorio, con l’opera Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo (Transeuropa). Continua a leggere

Davide Sapienza: il podcast di Senigallia

La riflessione di Davide Sapienza, autore di La strada era l’acqua (ed. Galaad), come emersa nel corso della recente presentazione curata da Valeria Bellagamba a Senigallia, è adesso disponibile in un podcast audio su Librisenzacarta.it

Imperfetto sublime. Conversazione con Cristina Annino


(La corrida)


Imperfetto sublime.
Conversazione con Cristina Annino.

Di Nadia Agustoni

La poesia e internet, la casualità e la simpatia hanno portato a un incontro con la personalità unica del poeta Cristina Annino, voce di una forza rara e di un originalità che non smette di stupirmi. Uno scambio intenso di e-mail e un parlare aperto, pur a distanza, hanno poi avuto l’esito di alcune conversazioni nella sua bella casa romana. La semplicità della persona mi ha doppiamente impressionato. Temo da sempre gli incontri viso a viso, con autori amati, perché di solito deludono. Non è stato questo il caso, perché Annino è quel che è, nella parola come nella vita. Diretta, semplice e mai banale, mai arresa a un cedere dei discorsi quando potrebbero inclinare a frasi fatte o a luoghi comuni. I pochi giorni romani hanno intensificato le mie precedenti impressioni e il nostro discorrere è proseguito. Continua a leggere

Incontro con Davide Sapienza a Senigallia

Incontro con lo scrittore Davide Sapienza
Martedì 15 giugno, ore 21.15
Cortile della Biblioteca Comunale Antonelliana
Via Manni, 1 – Senigallia

(In caso di cattivo tempo l’incontro si terrà presso la Sala Conferenze della Biblioteca)

In collaborazione con librisenzacarta.it
Intervista con l’autore a cura di Andrea Bacianini e Valeria Bellagamba

Con speciale attenzione per il libro più recente di Davide Sapienza

La Strada Era L’Acqua
(Galaad Edizioni, 2010)

Intervista a Marino Magliani (di Angelo Ricci)

Da qui

Definire Marino Magliani uno scrittore del territorio è sicuramente riduttivo. Certo, lui stesso dice di avere quasi sempre scritto della sua terra, la Liguria. Ma le implicazioni della sua narrazione sono così profonde da trasfigurare il palcoscenico delle sue storie in un vero e proprio luogo dell’anima. Ha pubblicato, fra gli altri, per Sironi, Longanesi, Eumeswil. Il suo ultimo romanzo è Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava, pubblicato per i tipi di Senzapatria Editore. Con Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo (Transeuropa), scritto con Vincenzo Pardini, ha vinto la VI edizione del Premio Letterario Nazionale Tracce di Territorio.

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Mauro Baldrati, “La città nera”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Mauro Baldrati
La città nera
PerdisaPop 2010
Euro 18,50

Una storia ambientata nel futuro. Una storia che sa di presente. O meglio, di ombre inquietanti che si allungano come bave di ragno dalla nostra epoca.
Siamo a Roma, nel 2106, in un mondo devastato da guerre e inquinamento. La Capitale è ormai il centro spettrale di una Repubblica Sociale del Centro-Sud in cui la civiltà è un pallido ricordo. Retta da un dittatoriale Sindaco e governata con la violenza dalla Guardia Pretoriana, è un covo di intrighi e assassinii, al centro di loschi traffici internazionali. Non restano praticamente più tracce della sua antica civiltà o della sua storia recente. Continua a leggere

LA FORMULA CHIMICA DEL DOLORE di Giacomo Cardaci

http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788804597957Giacomo Cardaci, classe 1986, è nato a Udine e vive a Milano da diversi anni. Nel 2008 aveva pubblicato, per Mondadori, «Alligatori al Parini». Di recente Cardaci ha pubblicato un nuovo volume, sempre per i tipi di Mondadori: «La formula chimica del dolore». Un libro autobiografico, dove il protagonista – Filippo – racconta l’esperienza traumatica di una grave malattia (un tumore) e delle conseguenti “traversie” vissute in ospedale.
Ne parliamo con l’autore.

Giacomo, quando hai scritto questo libro? Raccontaci un po’ la tua esperienza…
Ho scritto il libro fra un ciclo di chemioterapia ad alte dosi e l’altro, spesso di notte, quando ero ricoverato in ospedale e non riuscivo a prendere sonno per “la tosse del soldato”, ovvero i rantoli di quegli anziani che combattevano contro la malattia che gli sbranava il corpo, tossendo, mugolando anche di notte, rubandomi il sonno con quegli aiuto-aiutatemi-aiuto che sentivo provenire dalle altre camere del reparto; ricordo che, quando ero in camera sterile, litigavo col caposala perché notoriamente la tastiera del computer è l’oggetto più infetto che si possa immaginare, ma su quadernetti dove annotare le mie sensazioni o dettagli salienti dei miei compagni di camera, e sul computer dove rielaborarli in racconti, non ero disposto a transigere: a costo di farmi venire un febbrone per quei “batteri-batteri-batteri!” che erano banditi dal reparto. Continua a leggere

Emerico Giachery: i luoghi, la poesia, l’anima

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Emerico Giachery, scrittore e professore universitario, è autore di numerosi saggi critici che si caratterizzano per un approccio ai testi letterari non strettamente ‘accademico’. Gli anni trascorsi insegnando Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Roma-Tor Vergata e in varie città europee, tra le quali Ginevra, lo hanno visto approfondire un rapporto vivo con le opere, incentrato su valori strettamente poetici e attinenti all’anima dell’uomo.

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Marilù Oliva intervista Franz Krauspenhaar su “Un viaggio con Francis Bacon.”

FRANZ KRAUSPENHAAR

ATTIVITA’: Scrittore
SEGNI PARTICOLARI:Nessuno (almeno credo)
LO TROVATE SU: www.markelo.net
www.lapoesiaelospirito.wordpress.com

Cosa ti senti di essere, nella tua essenza più profonda?

Uno scrittore. Eclettico.

In quest’intervista parleremo del tuo ultimo libro, Un viaggio con Francis Bacon, uscito per Zona Editore nella collana Novevolt.Come definiresti il genere?

Un racconto-saggio. Un ibrido fra narrazione autobiografica e saggistica. In sostanza, un modo molto personale per parlare di un argomento (nel mio caso Francis Bacon). Come se avessi girato per i luoghi, le suggestioni, le parole e ovviamente le immagini di Bacon con una macchina da presa operante in soggettiva.

Attraverso le pagine compi un viaggio non solo artistico. Affronti la poetica dell’autore, penetri la scorza delle immagini ed approdi all’intimo sentire dell’uomo. E cosa trovi? Come tu scrivi: «Trovo dolore a migliaia di chilometri quadrati, deserti accesi di sole morente interi; e trovo rabbia e soprattutto disincanto, quest’ultimo nudo come un verme spellato vivo. Un disincanto, voglio dire, che non lascia nulla ai retrogusti agrodolci che restano anche nelle bocche più avvezze alla degustazione dell’amaro dell’esistenza umana. Potrei dire che il disincanto di Bacon è antecedente a qualsiasi incanto, e se lo chiamiamo così è perché, per dirla tutta, vogliamo renderlo in qualche modo meno terribile, metallico, odioso. Vogliamo nominarlo con qualcosa di diverso e meno repellente al palato dalla parola nullità.» Anche tu hai provato (o provi) lo stesso genere di disincanto?

Lo provo spesso. Il disincanto è una difesa provvisoria. Si stabilisce a seguire di una ferita, un fallimento, una disillusione. E’ una corazza che serve ai senza pelle. Ma, per quanto mi riguarda, è solo un rumore di fondo. Giusto, sano che sia tale. L’illusione, o meglio l’incanto, ricresce sempre, come la pelle nuova. Deve essere così. Continua a leggere

Intervista a Riccardo De Gennaro

Intervista di Marino Magliani

Riccardo De Gennaro è scrittore e giornalista professionista, ha lavorato per oltre vent’anni nelle redazioni di Repubblica e del Sole 24 Ore, occupandosi prevalentemente di economia e sindacato. Direttore per due anni della leggendaria rivista “Maltese narrazioni”, ha scritto il romanzo I giorni della Lumaca (Casagrande 2002) e il libro-reportage Mujeres. Storie di donne argentine (Manifestolibri 2006).
Nel 2008, per Camera Verde, ha pubblicato il libretto di aforismi “Taccuino metafisico”, di cui sono apparsi su La Poesia e lo Spirito alcuni estratti. Le ultime sue iniziative, editoriali e narrative, sono in ordine di nascita la rivista trimestrale “Il Reportage” e il romanzo La Comune 1871, uscito ora per Transeuropa.

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NON SONO MAI PARTITO. Intervista a Pietro Treccagnoli

Pietro Treccagnoli vive a Napoli e lavora a «Il Mattino». Ha scritto “Non lo chiamano veleno” (Avagliano, 2006). “Non sono mai partito” è il suo secondo romanzo (Cento Autori, pagg. 112, euro 10).
In questo nuovo libro, Treccagnoli “tratteggia un viaggio a cavallo tra i favolosi anni Sessanta e un ’77 troppo presto dimenticato, tra terroristi e figli dei fiori, tra un passato di rivoluzioni vere o sognate e un presente da reality show”.

– Pietro Treccagnoli, la prima domanda è d’obbligo e riguarda il titolo del libro: “non sono mai partito”. Che significa?
“Non sono mai partito” è tratto da un verso di “Grapefruit moon”, una canzone di Tom Waits. “Non ho mai avuto una meta, non sono neanche mai partito”. Gioca anche sul doppio senso di “partito”, inteso come partito politico, quindi vuole puntare sul “movimento” che allora, negli anni Settanta, era un totem e un sogno.
Quasi tutti i miei personaggi non partono. Lo fa solo Serafino, il più folle con il suo progetto folle. Serafino parte. Gli altri restano nel loro piccolo mondo.
Inoltre, quando ho scelto come titolo del romanzo “Non sono mai partito”, ho pensato anche a George Bailey di “La vita è meravigliosa”. Lui desidera fare l’esploratore, ma è costretto a non partire mai dalla sua piccola città americana.

– Guardo la copertina: vedo sangue, un’orma, la falce e il martello…
Non è un modo per calpestare un simbolo sicuramente glorioso e, in gran parte, vilipeso dei suoi stessi seguaci.
L’impronta vuole evocare una partenza.
Il sangue c’è, perché c’era.
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Vincenzo Pardini, lo scrittore che racconta la selvaggina umana.

Intervista a cura di Marino Magliani
(pubblicata l’11 aprile nell’inserto Scritture&Pensieri del Corriere Nazionale).

Quando ancora non avevo letto nulla di Vincenzo Pardini, e
sapevo di lui soltanto cosa si diceva, trovavo inquietante che
un autore potesse essere ritenuto un maestro assoluto del
racconto. Cosa significa? Quanti scrittori in Italia sono autori di splendidi racconti e raccolte, mi dicevo. Poi l’ho letto e
ho capito parecchie cose.
Una di queste è che non avevano ragione: Vincenzo Pardini
non è un maestro del racconto italiano, poiché un maestro dovrebbe dare un esempio, il suo narrare,in questo caso, diventare una
scuola, e questo è impossibile, i racconti di Pardini sono pezzi unici, non si smontano, e il suo stile, il suo taglio, le sue inarcature e
il suo passo sono inimitabili.
Anche stavolta, per non smentirsi, con La banda randagia, (Fandango 2010 euro, euro 15,00 ) Pardini ci dà prova della sua unicità. Continua a leggere

“Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese”


Stefania Nardini: “Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese” (Perdisa Editore, 2010) – € 14

(Recensione e intervista all’autrice di Giovanni Agnoloni)

Stefania Nardini Marsiglia l’ha conosciuta dopo aver sognato Jean-Claude Izzo che le diceva che la città le avrebbe parlato di lui. Ci è andata e se n’è innamorata, restandoci per quattro anni. Leggendo le pagine di questa ‘biografia di atmosfere’, si raccoglie come il precipitato di questa esperienza di vita. La scrittrice-giornalista romana, ma napoletana dentro, era la persona più indicata, per professione e cultura, a scavare nel percorso biografico e artistico di questo reporter-scrittore francese di origine – appunto – campana. Continua a leggere

Incontro con Tullio Pironti

Testo di Alberto Pezzini

Quando lo chiamo al telefono sento che parla con qualcuno. E’ il suo avvocato, e stanno giocando a scacchi. Stu’ avvocato è na scamorza, mi dice, con il suo accento napoletano avvolgente e da fumatore. E’ Tullio Pironti, faccia di cuoio e un cuore dolcissimo come il suo ultimo libro autobiografico, Il paradiso al primo piano” (Pironti Editore), in uscita a breve. Continua a leggere

“Nel sole, nel mare, nel verbo” – Intervista a Giuseppe Conte

Dall’ultimo numero della rivista Sincronie, in una sezione coordinata dall’ottimo Fabio Pierangeli.


Irene Baccarini

Nel sole, nel mare, nel verbo.

Intervista a Giuseppe Conte

«Io sono animato dal più umile dei propositi:
salvare quello che c’è di umano nell’uomo,
quello che c’è di divino nell’universo intero,
e il linguaggio è l’unico strumento che ho per farlo.»

Pochi autori riescono, pur parlando di se stessi e della propria opera, a parlare agli altri. Quando questo accade, vuol dire che ci troviamo di fronte ad un grande poeta, dalle cui parole sentiamo emergere verità profonde eppure… familiari, che aspettavamo ci venissero rivelate. È il caso di Giuseppe Conte: nonostante egli abbia sperimentato generi diversi, creando con materie sempre nuove, possiamo continuare a pensarlo come il Ragazzo che «vuole avere una voce» e che, discendendo nelle profondità oceaniche, come narra la leggenda irlandese che egli recupera ne L’Oceano e il Ragazzo, riporta sulla terra «un Canto / nato appena, invincibile».
Di questo canto, della forza e dell’entusiasmo – nella sua accezione etimologica dell’essere presi dal divino – con cui Conte crede nella poesia, della naturalezza con cui riscopre i valori più profondi della letteratura, come testimoniano le risposte che seguono, non possiamo che essergli grati. Continua a leggere

Massimo Lugli, «Il carezzevole» [Newton Compton]. Un’intervista.

È da lungo tempo che non pubblico un articolo su La poesia e lo spirito.
Ho scelto di parlare di e con Massimo Lugli, terzo classificato al premio Strega 2009, dopo aver seguito con interesse la sua partecipazione di qualche settimana fa al TG La7. In termini televisivi potrei dire che “buca lo schermo”. Mi è arrivato così nitido e intenso il suo amore per la scrittura, è così sincero e spontaneo il suo con, che non ho potuto fare a meno di mettermi in contatto con lui. Volevo conoscerlo meglio, come persona, come giornalista e come scrittore.
Massimo Lugli ha appena pubblicato l’ennesimo romanzo per Newton Compton. Inquietante il titolo: Il carezzevole. L’autore me ne ha spiegato il motivo nel corso dell’intervista.
Gli ho chiesto di inviarmi qualche riga bio-bibliografica. Ed è così che si è presentato. Da parte mia posso solo ringraziarlo per l’estrema gentilezza e per la disponibilità.
Ora, però, lascio spazio alle sue parole.

«Sono nato a Roma il 9 maggio del lontano 1955. Ho iniziato a fare il giornalista a Paese Sera nel 1975 e 10 anni esatti più tardi sono entrato a Repubblica, dove lavoro ancora oggi. Ho vinto il premio nazionale “leader di cronaca” e ottenuto tre riconoscimenti al  “cronista dell’anno” nelle varie edizioni. Ho scritto Roma Maledetta (1998), La legge di Lupo solitario (2007), L’istinto del Lupo (2009) e Il Carezzevole (2010). Ho praticato judo, tae kwon do, karate (1 dan), un po’ di full contact e attualmente (da 20 anni) tai ki kung e wing tsun. Le arti marziali sono la seconda grande passione della mia vita. O forse la prima». Continua a leggere

LA RAGAZZA DI VIA MAQUEDA. Intervista a Dacia Maraini

Si intitola “La ragazza di via Maqueda” (Rizzoli, pp. 270, € 18,50) ed è la nuova opera letteraria pubblicata da Dacia Maraini. Si tratta di una raccolta di racconti (alcuni già pubblicati su riviste e giornali, altri inediti) che compone una sorta di geografia dell’anima dell’autrice.
Ci sono gli anni dell’adolescenza, qui. E quelli dei grandi incontri (Pasolini, la Callas, ovviamente Alberto Moravia). Ma è anche un libro che, mescolando la pura fiction con racconti della memoria, abbraccia i “luoghi per eccellenza” della Maraini: la Sicilia, Roma, l’Abruzzo.
Il primo racconto, quello che dà il titolo al volume (un racconto lungo ambientato a Palermo), stigmatizza una sorta di doppio abuso: quello dello smaltimento illegale di sostanze radioattive e quello della prostituzione minorile. Protagonista della storia è un ingegnere palermitano, indicato con le sole iniziali: D.B.
Pur essendo un uomo onesto, finisce con il rivelarsi come una sorta di inetto. Per certi è una vittima del sistema. Una di quelle vittime, però, che non avendo la forza e il coraggio di ribellarsi finiscono, loro malgrado, per diventare parti del sistema stesso. Ingranaggi. Anelli della catena.
L’uomo si trova costretto ad apporre la propria firma su un foglio che – di fatto – (come avrà poi modo di scoprire) consente alla ditta per cui lavora di procedere allo smaltimento illegale (e occulto) di materiale radioattivo. L’ingegnere, all’inizio, tenta una timida protesta… che non sortisce alcun effetto. Poi si trova a vivere un conflitto che potrebbe sintetizzarsi nella seguente domanda: decidere di denunciare l’illecito (rischiando di perdere il posto di lavoro), oppure non reagire (essendo lui stesso, in fondo, una vittima)? La sua strada, poi, incrocia quella di una prostituta bambina. Ne parliamo con l’autrice…

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Intervista a Microcenturie

Di Marino Magliani

La mia immaginazione, l’idea che ho della rete ha sicuramente qualcosa di infantile. Una grande piazza, luogo di incontri, da cui si avviano migliaia di vicoli. Tempo fa in piazza avevo incontrato Lucia Saetta e attraverso lei avevo conosciuto Blog & Nuvole. Si trattava, poiché questo era l’invito, di mandare un testo brevissimo che un disegnatore avrebbe illustrato. Una mini graphic novel in rete. Attraverso quel vicolo sono giunto a Microcenturie (www.microcenturie.it). Continua a leggere

“Gli occhi di Caino”, di Riccardo Ferrazzi

Recensione  e intervista di Giovanni Agnoloni

Riccardo Ferrazzi, Gli occhi di Caino, ed. Eumeswil (€ 13,00)

Se uno non fosse mai andato in Spagna, leggendo questo romanzo di Riccardo Ferrazzi si farebbe un’idea fedele delle sensazioni che questo paese dà. Gli occhi di Caino è un libro che ha per protagonista proprio un italiano, Vittorio Fabbri, un professionista che, un ventennio dopo un intenso periodo passato a Salamanca, fa ritorno, non senza difficoltà, nei luoghi che avevano conosciuto le sue passioni e i suoi tormenti giovanili. Continua a leggere

Intervista a Francesca Genti. Di Guido Tedoldi

(Francesca Genti. Poesia)

Intervista a Francesca Genti
di Guido Tedoldi.

Ciao Francesca,
di seguito nel testo trovi 3 domande che mi sono venute in mente dopo aver assistito al tuo reading del 15 ottobre all’Arci Turro. Non te le ho poste in quella sede perché, alla fine di un impegno durato tra una cosa e l’altra più di un’ora, mi è sembrato che avessi voglia di rilassarti più che di parlare (ancora e ancora) della tua arte. E poi per il motivo che porre domande scritte permette a me di essere più preciso e profondo, e a te di rispondere in maniera più pensata.

L’elemento notevole delle tue poesie, e che mi sembra interessante al punto da parlarne su LaPoesiaELoSpirito, è che alcune di esse raccontano storie. E queste mi sono sembrate le più riuscite. Altre, invece, descrivono sensazioni, e quelle mi sono sembrate più convenzionali…
…Ehm, forse è meglio che io faccia un passo indietro. Continua a leggere