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Poesia italiana del XXI secolo

Maria Pina Ciancio di origine lucana è nata in Svizzera nel 1965 e dopo aver vissuto tanti anni in Basilicata, si è è trasferita da circa due anni nella zona dei Castelli Romani. Viaggia fin da quand’era giovanissima alla scoperta dei luoghi interiori e dell’appartenenza, quelli solitamente trascurati dai grandi flussi turistici di massa, in un percorso di riappropriazione della propria identità e delle proprie radici. Ha pubblicato testi che spaziano dalla poesia, alla narrativa, alla saggistica. Tra i suoi lavori più recenti ricordiamo “La ragazza con la valigia” (Ed. LietoColle, 2008), “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro” (Fara Editore 2009), “Assolo per mia madre” (Edizioni L’Arca Felice, 2014). E’ presidente dell’Associazione Culturale LucaniaArt.
Poesia italiana del XXI secolo

Luciano Nota è nato ad Accettura in provincia di Matera. Docente di lettere, vive e lavora a Pordenone. Ha pubblicato sei sillogi poetiche. E’ laureato in Pedagogia ad indirizzo psicologico e in Lettere moderne. Intestatario di assenze, Campanotto 2008; Sopra la terra nera, Campanotto, 2010, prefazione di Giovanni Caserta, postfazione di Carlo Marcello Conti; Tra cielo e volto, Edizioni del Leone, 2012, prefazione di Paolo Ruffilli, postfazione di Giovanni Caserta; Dentro, Associazione culturale LucaniArt Onlus, 2013, prefazione di Abele Longo; La luce delle crepe, EdiLet 2016, prefazione di Dante Maffia, postfazione di Marco Onofrio; Destinatario di assenze, ArcipelagoItaca, 2020, nota di Anna Maria Curci. Sue prime poesie sono state pubblicate su varie riviste letterarie e in diverse antologie: “Solo buchi in un barattolo” (Ibiskos- Ulivieri 2011, a cura di Aldo Forbice); “Poesie del nuovo millennio” (Aletti 2011); “Arbor poetica” (LietoColle 2011); “Dedicato a…Poesie per ricordare” (Aletti 2011; “Parole in fuga” (Aletti 2011); “Tra un fiore colto e l’altro donato” (Aletti 2012); “Agenda 2012” (Ibiskos-Ulivieri): “Verba Agrestia” (LietoColle 2012); “Le strade della poesia ” (Delta 3 Edizioni, 2012); “Le strade della poesia” (Delta 3 – 2013 -); “La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio 1990 – 2012”, (Kairòs Edizioni, 2013, a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo); il saggio critico “Dopo il Novecento” di Giorgio Linguaglossa (Società Editrice Fiorentina, 2013); “L’Amore ai tempi della collera” ( LietoColle, 2014). Nella trasmissione di Rai RadioUno Zapping a cura di Aldo Forbice sono state ospitate molte sue liriche. E’ presente sul blog di Poesia Rainews24 a cura di Luigia Sorrentino; sul blog di Nazario Pardini “Alla volta di Leucade”; il blog “Poetrydream” di Antonio Spagnuolo; il blog “Moltinpoesia”; “LucaniArt Magazine”; “Il giardino dei poeti”; “WordSocialForum”; “Sagarana” rivista letteraria a cura diJulio Monteiro Martins; “Neobar”; “Poesia2.0”; “La Poesia e lo Spirito”; “Patria Letteratura”: Rivista internazionale di lingua e letteratura; “Poetarum Silva; 2 liriche sul sito di RaiRadioTre. Una sua lirica è stata ospitata nella trasmissione “L’uomo della notte” sezione “Poetando” condotta da Maurizio Costanzo.
Gianni Ruscio e Riccardo Renzi
a cura di Alberto Fraccacreta

Gianni Ruscio, Mutazioni, Terra d’ulivi Edizioni
Mi accarezzavi le pupille
e da loro apparve un abbraccio
luminosissimo. Poi ti scioglievi
nel gioco
scappando qua e là
per nasconderti.
Risalivi la spuma che ti rideva
nel grembo
e così era alito di mare
nelle tue manine
di sabbia. I capelli al vento
rinascevano
in una brezza oltremare.
Luigi Maria Corsanico legge Mario Luzi. 20
La parola ai poeti. Lucianna Argentino
Ogni poeta ha con la poesia un legame unico, profondo e personalissimo che sfiora l’indicibile e per descriverlo ci si serve di parole che mai riescono a dirne la pienezza. La poesia è dunque qualcosa che vive nelle profondità della mia anima e la apre alla molteplicità e alla complessità della realtà. Qualcosa di intimo e personale che, tuttavia, amplia e feconda il rapporto con il mondo e con gli esseri che lo abitano, uno stare esposta a quanto del e dal mondo mi giunge. Mondo che pur essendosi fatto più piccolo non ha però diminuito la distanza tra gli esseri umani. Distanza che ha molte fisionomie, alle quali la poesia tenta di dare un volto in cui poter rispecchiare il nostro volto e sentire che quelle distanze sono fallaci creazioni della stupidità umana, di dirci che non è lì che sta la nostra umanità, la nostra verità di esseri umani chiamati alla fratellanza, alla sorellanza
La parola ai poeti. Luca Pizzolitto
La parola poetica è una parola che, all’interno del mio personale percorso di scrittura, ha la propria gestazione e nasce dal silenzio, dall’approssimarsi al vuoto, alla solitudine, alla mancanza; la parola poetica diventa, in questa misura, un qualcosa di imprescindibile, necessario.
La parola poetica, come scrive in maniera stupenda Bonnefoy, “avvicina soltanto ma è, nello stesso tempo, quella parola che salva il mondo dall’abbandono, trasforma l’esilio in speranza, ritesse il filo spezzato della vita.”
La parola ai poeti. Pietro Romano


Oggi gli eventi sono prospettati in un flusso di continua imminenza. Tutto è ora, in uno scorrere privo di scarti tra passato e futuro, poiché così deve essere: l’uomo contemporaneo, e mi riferisco a quello occidentale in particolare, deve essere posto dinanzi al disfacimento costante dell’attimo. L’istante non è colto nella sua significazione epifanica, ma scarnificato e ceduto a uno sguardo provvisorio. L’uomo di quest’epoca non crede nel futuro, perché ha smesso di ascoltare l’effimero.
L’effimero ha espressione nel canto, ma luogo nell’esperienza. È un rimosso di cui la poesia costituisce un segno parziale. E tuttavia, il poeta se ne fa custode, lo evoca a suggello della propria lingua, prova a rimarginare una perdita per sua natura irredimibile.
La parola ai poeti. Domenico Lombardini
C’è un fenomeno della biologia che prende il nome di ipertrofia compensatoria: se una regione dell’organismo – un rene, una parte del cervello, un muscolo – viene meno o per qualche motivo non funziona come prima, allora un’altra parte dell’organismo, ipertrofizzandosi, ne assume le funzioni. Persone colpite da ictus reimparano a parlare, arti anchilosati riprendono a camminare. La poesia è ed è stata per me la stessa cosa. L’incapacità a comunicare in maniera adeguata ha causato l’ipertrofia di un’altra parte. Il ritiro dal mondo, a cui indulgevo da bambino, ha prodotto la poesia. Non c’è nulla di notevole in tutto questo: è fisiologia. Avrei preferito di gran lunga comunicare come fanno gli altri. La poesia è, infatti, un buon modo per complicare il pane (Samuele Bersani). Pian piano mi accorsi che avrei potuto far finta di essere come gli altri: I’m not like them, but I can pretend (Kurt Cobain). La poesia è il mio modo elettivo per simulare una comunicazione. Non c’è nulla di amabile in un mezzo che complica il pane e che simula, complicandola, una comunicazione altrimenti semplice, come il pane. A che pro questa inutile sofisticazione? Avrei preferito abbracci.
[Poesia come sintomo].
E il mezzo è il messaggio (Marshall McLuhan): leggi un verso e non lo capisci. Lo rileggi e credi di capirlo. Pensi: non avrebbe potuto scrivere semplicemente così e così? Il mezzo è la poesia, il messaggio è: devi sforzarti di capire. Nessuno ha così tanta pazienza. Ci limitiamo ad aspettare il nostro turno. E spesso capire non basta. La poesia non è un mezzo per comunicare: la poesia è un gioco linguistico.
Avete mai fatto caso ai bambini immersi nel gioco? Ecco, la poesia, che è gioco linguistico, è come l’ipnosi del fachiro sul serpente. Il fachiro, solo e povero (dall’arabo faqir significa appunto “povero”), ipnotizza il serpente con l’oscillazione del suo flauto. Il poeta, diverso e solo, giocando con le parole ipnotizza e ammansisce il bambino che lo abita.
[Poesia come autismo].
Padre Elia Spezzano. Due poesie

Amore del mio ottobre, sei luce
Che a sera accarezza i colli
E poi cede la scena alla notte
Celandosi in un mucchio di stelle.
Sei la pioggia sottile al mattino
Che cade con piccolissime gocce
Ed irriga e feconda la terra
Arata e seminata da poco.
Sei le foglie che si posano mute
Sulle strade dove l’uomo cammina
Intessendo un tappeto dorato,
Volandogli attorno con il vento.
Sei l’odore secco del melograno,
Il suo sapore dolce e asprigno.
Il muschio che cresce sulla corteccia
Delle piú alte centenarie querce.
Il contorto ulivo che matura
E si incorona di perle nere.
La nebbia che si alza silenziosa.
Il colore di un cielo che varia
Di continuo, passando d’improvviso
Dal grigiastro al limpido azzurro.
Amore d’ottobre, nel mio silenzio
Sei voce amabile e nascosta,
Nel fondo dell’anima che sussurra,
Tutto ció che io vorrei sentire.
E sei speranza che i nostri giorni
Siano sempre lieti e sereni,
Che vivendo alla tua presenza,
Scopra quant’é bella ogni stagione.
Luigi Maria Corsanico legge Mario Luzi. 19
La parola ai poeti. Annelisa Addolorato
La poesia… dello spirito?!
La poesia è sia uno spiraglio di luce che un orizzonte illimitato di chiaroscuri. È un perpetuo ringraziamento che fa eco al vivere, al sentire, e si rifrange come onda sulla battigia di verso, universo, multiverso. Il testo poetico è come il tessuto leggero, l’abito sottile, la veste leggiadra, eppure scalda e ricopre, accoglie e modella; e diviene anche filtro per la luce, in ogni respiro si espande e condensa, sulla pagina, nel cuore.
Si arriva al limite del giorno, a percepirne nuovo afflato.
La poesia accompagna ed è accompagnata. Sorge e vive nel pensiero e nelle cose. È natura, alba, spirito.
La poesia è un’ancora leggera, di macramè e pizzo delicato, e anche acciaio e metalli nobili insieme. Ondeggia nella vita e nell’oceano dei pensieri. Tra studium, condivisione (senza la quale non esiste, come ci ricorda Aurora Luque, Premio Nacional de Poesía, Spagna 2022), conoscenza e sensibilità affini o distanti come catene montuose lontane. Una vista attenta all’altro, sguardi sottili che comunicano con parole e pensieri mai fermi. Altibajos della coscienza, specchio stabile, fluido fiume che sfocia in un mare senziente. Dialogo tra credo e storie personali, tra spiritualità e religione: i legami delle parole, con la musica incontrano l’anima e diventano poesia. Sicuramente con occhi e anima, meridiani energetici e mudra, mani giunte e sguardo che si alza, grato e spontaneo come il sorgere del sole, come l’onda che nasce e il vento che fa sorridere ogni gesto e oscillare con grazia ogni pianta. Continua a leggere
La parola ai poeti. Rita Pacilio


Attraverso la poesia mi educo e incoraggio a non temere la debolezza, ma, anzi, a farne una forza per rifondare la comunità dei viventi. La parola poetica si rigenera di continuo, con una forza che non si arrende: mi interrogo incessantemente sul tempo, sull’assenza, sulla compassione, sul perdono, sull’amore e sul dolore. Diverse, dunque, le tematiche sottese tra scienza e coscienza: la solitudine e la frustrazione dell’ammalato, l’indifferenza sociale, la dimenticanza correlata ad alcune patologie cliniche che mettono a dura prova quella parte del cervello che custodisce la memoria a breve e a lungo termine e, inoltre, l’amore, in tutte le sue forme, amore come vera e unica motivazione di vita: testamento simbolico e spirituale per l’umanità intera. Continua a leggere
Su “Sogni del fiume” di Chandra Candiani
Il fantastico poetico nei Sogni del fiume di Chandra Candiani
di Giorgio Morale
Sogni del fiume è il titolo della raccolta di quindici racconti di Chandra Candiani appena pubblicata da Einaudi, con una bellissima copertina e bellissimi disegni di Rossana Bossù. Per chi conosce la poesia di Chandra Candiani (Io con vestito leggero, Campanotto 2005; La bambina pugile, Einaudi 2014; Bevendo il tè con i morti, Interlinea 2015; Fatti vivo, Einaudi 2017; Vista dalla luna, Salani 2019; La domanda della sete, Einaudi 2020), questi racconti presentano attraverso figure e azioni le stesse emozioni e lo stesso mondo della sua poesia. Continua a leggere
Poesia italiana del XXI secolo

Cinzia Demi, Laurea Magistrale in Italianistica, nata a Piombino vive a Bologna. Dirige con G. Pontiggia la collana Cleide (Minerva), cura la rubrica Missione Poesia, Altritaliani. Pubblicazioni con Pendragon, Prova d’Autore, Raffaelli, Fara, Puntoacapo, Carteggi Letterari, Minerva, Interno Libri,: Incontriamoci all’Inferno; Il tratto che ci unisce; Incontri e Incantamenti; Caterina Sforza. Una forza della natura fra mito e poesia; Ersilia Bronzini Majno. Immaginario biografico di un’italiana fra ruolo pubblico e privato; Ero Maddalena; Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri; Nel nome del mare; Voci Prime. Antologie: Tra Genova e Livorno: il poeta delle due citta?. Omaggio a Giorgio Caproni; Amori d’Amare; Ritratti di poeta. È tradotta in inglese, francese, romeno, ungherese, arabo, spagnolo, è traduttrice per la Puntoacapo. Tra gli eventi: Un the? con la poesia, Bologna; Festival Piombino in Arte. Tra i riconoscimenti: 2019, Acade?mie Mihai Eminescu Craiova: Me?daille pour ses me?rites dans la diffusion de la culture universelle e Prix Special pour l’excellence de sa cre?ation; 2020, Nomina a membro titolare de l’Acade?mie Tomitane di Costanza; 2021, Premio Inter.le Camaiore a Corpo impossibile di Attila F. Bala?s, da lei tradotto; 2021, Premio Narrativa INPS per Voci Prime e video su Rai Cultura Letteratura.
Luigi Maria Corsanico legge T. S. Eliot. 2
La parola ai poeti. Lucetta Frisa

Quante volte mi hanno chiesto cosa ne penso della poesia. Non ricordo più, ma ricordo di avere sempre risposto: non lo so. Ancora adesso -e sono passati tanti anni dalla mia prima poesia e dalle mie prime riflessioni sulla poesia– non sono in grado di dare una risposta, non sono in grado di dire nulla a proposito di questa domanda che continua a inquietarmi.
Eppure qualcosa devo dire. La poesia è stata ed è la mia vita, mi ha accompagnato sempre, mi ha consolato sia scriverla che leggerla. Quando non la scrivo mi sento senza colonna vertebrale, come perdessi me stessa, mi svuotassi, dimenticassi il mio nome, la mia stessa identità.
Se non ho saputo farmi conoscere, vincere premi,intrallazzare per ottenere qualcosa che giovi alla mia visibilità, almeno ho scritto davvero poesie, e per tanto tempo.. Questo filo non si è ancora spezzato, così mi consolavo Continua a leggere
Poesia italiana del XXI secolo

Francesco Tomada è nato nel 1966 e vive a Gorizia. Ha pubblicato le raccolte L’infanzia vista da qui, Sottomondo, 2005, A ogni cosa il suo nome, Le Voci della Luna, 2008, Portarsi avanti con gli addii, Raffaelli, 2014, Non si può imporre il colore ad una rosa, Carteggi Letterari, 2016, Affrontare la gioia da soli, Pordenonelegge/Samuele, 2021. Per la collana Autoriale, Dot.Com Press, è stata edita nel 2016 una sua antologia ragionata. Ha curato un volume sulla produzione letteraria della Provincia di Gorizia dal 1861 ad oggi; è coinvolto in diverse iniziative di divulgazione della cultura ed è redattore del sito web “Perigeion” e della rivista “Smerilliana”. I suoi testi sono stati tradotti in una quindicina di lingue straniere. Una selezione dal titolo “Questo è il mio tempo” è stata edita dalla casa editrice Scalino di Sofia. Nel 2022 è stato pubblicato Il figlio della lupa, Bottega Errante Edizioni, un romanzo scritto a quattro mani assieme a Anton Špacapan Von?ina.
La parola ai poeti. Marcello Comitini.
Dicono che le mie poesie sono tristi, che dimentico felicità e speranza, che il mio motto “il disinganno prima dell’illusione” è una negazione del sentimento umano. Dicono che il mondo non è come lo vedo io. Ma com’è il mondo? Felice e ebbro? Felice e ebbro di una gioventù che esiste soltanto in chi è giovane di età, che peraltro non è perciò stesso felice.
Un mondo felice e ebbro della bellezza mostrata dalle pubblicità, una bellezza desiderata ma impossibile da raggiungere, anche per coloro che dicono pubblicamente d’averla raggiunta: ricatti e umiliazioni gravano sulle loro spalle. Continua a leggere




