Archivi categoria: Poesia

La parola ai poeti. Ezio Settembri


Credo a una parola poetica che assolva alla funzione archeologica che Remo Pagnanelli affidava alla poesia nel suo scritto
Punti per un’improbabile etica poetica, vale a dire nella duplice funzione di discorso del Principio e conservazione del senso, di ciò che è andato perduto o si sta perdendo nella società del rumore e del caos internettiano. In un altro suo scritto fondamentale, Paesaggio invernale (o quasi),  Pagnanelli parlava di una poesia capace di attraversare l’inverno-inferno della Storia, inteso come glaciazione provocata dall’atrofia immaginativa del Postmoderno e delle neoavanguardie. Questa la tensione di fondo dietro ai miei versi cadetti, maturati attraverso la frequentazione della bottega di Giancarlo Sissa, dopo alcuni anni di produzione di critica d’arte e sulla poesia. Credo a una poesia capace di risignificare le “trite parole che non uno/osava” di sabiana memoria, a una parola evocativa, in dialogo con il passato e con la tradizione, con il Grande Stile del 900. Da qui le ragioni della grande economicità di mezzi espressivi che ho messo in campo, in linea con la lezione di un grande maestro che ho avuto la fortuna di conoscere, Francesco Scarabicchi, la verticalità di una parola necessaria.    Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

Mara Venuto è nata a Taranto nel 1978, vive a Ostuni. Tra le sue pubblicazioni: i monologhi teatrali Leggimi nei pensieri (2008), The Monster (2015, testo finalista al Mario Fratti Award 2014 di New York per la drammaturgia italiana); le raccolte poetiche Gli impermeabili (2016), Questa polvere la sparge il vento (2019), La lingua della città (2021). Ha curato e pubblicato numerose antologie, tra cui un ciclo di volumi al femminile; è presente in molte opere collettive di poesia, prosa e teatro. È inclusa in una trilogia di monografie dedicate alla poesia italiana femminile contemporanea, a cura di Bonifacio Vincenzi (Macabor Editore, 2017); in un volume critico sulla poesia delle donne in Puglia, a cura di Daniele Giancane (Tabula Fati, 2022); in una ricognizione critica della poesia a Taranto dai primi del Novecento ad oggi, a cura di Silvano Trevisani (Macabor Editore, 2022); in un’antologia sulla nuova poesia pugliese, a cura di Antonio Bux (Marco Saya Editore, 2022). È stata ospite di Festival internazionali di Poesia, tra cui il IX Festival di Poesia Slava a Varsavia nel 2016 e il XV Festival Trirema e poezisë Joniane a Saranda (Albania) nel 2021. Suoi testi originali e corti teatrali sono stati rappresentati con buon riscontro di pubblico e critica. Sue poesie sono state tradotte e pubblicate in sette lingue.

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Chandra Candiani a Milano con i “Sogni del fiume”

Il 15 settembre alle ore 21 nel cortile interno di Palazzo Reale a Milano lettura di fiabe da Sogni del fiume (Einaudi 2022, con illustrazioni di Rossana Bassù) di Chandra Candiani in dialogo con i canti di Francesco Occhetto. Continua a leggere→

La parola ai poeti. Roberto R. Corsi


«La poesia – | ma cos’è mai la poesia? | Più d’una risposta incerta | è stata già data in proposito. | Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo | come alla salvezza di un corrimano». Apparirà scontato, ma questa famosissima strofa di Szymborska (qui tradotta da Pietro Marchesani) pare ancora indicarmi, dopo quindici anni di versi e annotazioni, l’atteggiamento più salubre e proficuo. Un socratico sapere di non sapere cosa sia la poesia permette di percorrere un lungo e solido corrimano di possibilità, sia come poeta (trovo che “eclettico” sia il complimento più bistrattato del mondo), sia come recensore (arengo nel quale non mi esprimerò mai in termini di poesia o non-poesia, ma ragioneremo insieme “solo” di buona o cattiva qualità). Occupiamoci, allora, del sedicente poeta. Dal primo libro, del 2007, ho cambiato modalità espressive più volte, attraverso raccolte dal verso ora controllato, ora lunghissimo al punto di richiedere l’impaginazione in orizzontale; per approdare (con La perdita e il perdono, 2020) a una coesistenza pacifica di varie forme, inclusi squarci di prosa; però recuperando, in prevalenza, il piacere di un libero gravitare in versi attorno alla naturalezza dei metri tradizionali. Quanto all’io lirico, al “noi” e alla loro composizione, ho prima giocato a nascondermi dietro i miei totem culturali (la musica classica, per esempio), visti però come qualcosa di vivo e anche plasmabile a piacere per rappresentarmi; poi ho impugnato la pistola della poesia confessionale, della chiarezza autobiografica estrema. Nel tragico, ha fatto gradualmente capolino una sua occulta e intima compagna: la componente grottesca e comica. Talora provo a sdraiarmi sulla poesia civile, conscio della sua importanza (se bramiamo di esser letti oltre la bolla degli addetti ai lavori, dovremo pur occuparci di ciò che “là fuori” accade!) ma non ignaro del fatto che, a motivo della mia personalissima situazione, essa rappresenta un letto di Procuste. Oggi, continuando a non avere certezze, penso alle mie prove poetiche migliori come a qualcosa che da un particolare, spesso insignificante per i più, induce una stralunata ma affascinante massima; oppure avvia uno scavo interiore di violenta trasparenza. Proponendo un’idea “filosofica” vicina all’accezione antica di arte del vivere al meglio, o piuttosto alla meno peggio, inclusa la medicina amara di essere il più possibile sinceri sul teatrino umano e poetico; scettica per temperamento sull’attuale “accanimento metafisico” con cui si imbrigliano i corsieri del sensibile e del razionale. Probabilmente il corrimano del dubbio mi sta già portando per altre rampe. Certo, a prescindere da tematiche e modalità, mi piacerebbe che la mia poesia realizzasse, anche nei suoi momenti più sarcastici, il risultato supremo di far sempre sentire chi la legge un fine, mai un mezzo. Questa, almeno, è l’intenzione.

—

(480.)

Un picchio verde.

Giochiamo a un-due-tre-stella!

Muovo un gomito e fugge.

Voi oggi insisterete, come sempre,

che la poesia è ritrovo, gridare, strofinarsi.

[immagine: Karsten Madsen]

Poesia italiana del XXI secolo

Marco Marangoni è nato nel 1961 a San Donà di Piave, per la poesia ha pubblicato cinque raccolte: Tempo e oltre (Campanotto Editore, 1994, Prefazione di Giuseppe Conte), Dove dimora la luce ( I quaderni del Battello Ebbro, 2002, Prefazione di Tomaso Kemeny), Per quale avventura ( Raffaelli Editore, 2007, prefazione di Milo De Angelis), Congiunzione amorosa ( Moretti &Vitali, 2013, prefazione di Giancarlo Pontiggia e nota critica di Maurizio Cucchi); La passione degli anni, Stampa 2009, Prefazione di Maurizio Cucchi) . E’ membro della giuria scientifica del Premio di poesia San Vito al Tagliamento, ha ideato e cura, con Alberto Bertoni, Ossigeno nascente/Atlante dei poeti contemporanei , on-line ( Università di Bologna). Collabora a poesia.blog.rainews.it. Su di lui hanno scritto: G. Conte, T. Kemeny, M. De Angelis, G. Pontiggia, M. Cucchi, E. Golino, A. Bertoni, D. Rondoni, G. Lauretano, M. Morasso, S. Aglieco, P. Di Palmo, S. Vitale, N. Bultrini.

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Chandra Candiani, Sogni del fiume

E’ in libreria da oggi Sogni del fiume di Chandra Candiani. Quindici storie che formano un’educazione sentimentale e ci parlano di solitudine e fame d’amore. Di vita che scorre incessante. Con illustrazioni di Rossana Bossù. In attesa di parlarne diffusamente, propongo un brano dall’Introduzione dell’autrice e auguro buon viaggio a questi Sogni! Continua a leggere→

Alberto Toni, “Tempo d’opera”. Introduzione di Roberto Deidier

[Pubblichiamo l’introduzione di Roberto Deidier al volume di poesia Tempo d’opera, da poco uscito per Il ramo e la foglia. Ringraziamo l’editore. Tempo d’opera è il libro postumo di Alberto Toni, scrittore e drammaturgo, esponente della scuola romana, morto nel 2019].

Alberto Toni, Tempo d’opera, a cura di Roberto Deidier, Il ramo e la foglia, p. 108, 13 euro


di Roberto Deidier

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In un pomeriggio del 1988 (l’estate si era conclusa da poco, ma il caldo non cessava) entrai nella vecchia Feltrinelli di via del Babuino, libreria piuttosto accogliente verso la poesia, anche quella dei piccoli editori. All’uscita avevo con me due volumi, uno considerato già un classico, l’altro dal titolo che segnava l’avvio di un percorso certo. Si trattava di Ora serrata retinae, con l’inconfondibile copertina gialla della collana curata da Valerio Riva, e di Partenza, nell’elegante confezione editoriale di Empirìa, che richiamava un sano artigianato tipografico. Sulla copertina grigia, che mi fece pensare alle Occasioni di Montale nella prima edizione degli anni Trenta, c’era una finestra socchiusa, che dava un’impressione di penombra. La poesia romana degli anni Ottanta mi veniva così incontro attraverso i suoi autori: li rivedo in una fotografia, Valerio Magrelli con gli inconfondibili baffi dietro cui camuffò a lungo i suoi vent’anni, e accanto a lui Alberto Toni, di tre anni più grande ma che sembra il più giovane tra i due, in una tenuta ancora adolescenziale e lo sguardo smarrito dietro i grandi occhiali, mentre il sorriso accennato di Valerio ostenta una sicurezza sorniona malcelata dalla timidezza.

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La parola ai poeti. Gian Piero Stefanoni


C
redo, semplicemente, come autore ma soprattutto come uomo in una parola e in un ascolto che sia al centro delle cose e del mondo, a partire dunque dalle dinamiche che ci determinano a noi stessi e agli altri. Soli non siamo nulla, mi ripeto e avverto continuamente. Soli non ci salviamo. E se la verità dell’uomo è nella condivisione, la natura e la forza di ogni vera poesia è dare dignità e racconto a questo vincolo fatto del medesimo respiro e del medesimo tormento. Io provo a muovermi in questa direzione, conscio della cura e dell’amore ma soprattutto della responsabilità che abbiamo negli accenti che andiamo a riporre nel percorso. Continua a leggere→

Lirico terapia. David Maria Turoldo

E dunque

Anche se il Nulla ti circonda come un oceano,

anche se mai la Nube si scioglierà

e nessuno mai a occhio nudo

ti potrà vedere,

ti raggiunga il canto del cuore,

il canto colmerà l’abisso.

***

La cosa che vale è che Tu ci conosci

come noi non ci conosciamo:

Tu, luce della nostra coscienza.

Anche di amarti a noi è negato

se Tu non semini in noi l’amore,

sola fine della tua e nostra solitudine.

 

***
L’illusione dell’autosufficienza svanisce con naturalezza nei “Canti ultimi” di Turoldo: la saggezza monastica del memento mori diventa respiro quotidiano.

Poesia italiana del XXI secolo

Carla Saracino è di Maruggio (Taranto).  In poesia ha scritto I milioni di luoghi, LietoColle,  2007 (Premio Saba Opera prima), Il chiarore, LietoColle, 2013, Qualcosa di inabitato  insieme a Stelvio Di Spigno, Edb, 2014, Paesaggio, Gattili, 2018. Ha scritto anche dei libri per bambini, tra cui Gli orologi del paese di Zaulù, Lupo, 2012, Fiabe lombarde, Pane e Sale, 2018, Il mare è…, Kurumuny, 2021, Un giorno come gli altri, Kurumuny, 2021,Scrive per la rivista digitale Monolith monolithvolume.com.

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Lirico terapia. Calogero Bonavia


I servi

Una notte – avevo lasciato la finestra aperta –

un lampo entrò nella mia stanza.

Dio mi chiama – dissi – poiché sapevo che i

lampi sono parole di Dio.

E mi levai prestamente.

 

Un’altra bianca fiammata venne ad abbagliarmi

gli occhi.

Dissi: – Forse gli angeli passano giù per la via.

E m’affacciai.

 

Lungi, nella campagna nera, splendeva una catena

di lampade.

Erano figli d’uomini, erano i servi dell’uomo,

quelli che conoscono l’alba,

erano quelli che non comprano il pane, ma lo

scavano sotterra con affanno, tra i macigni

di gesso e di zolfo.

I servi camminano nella notte – pensai – perché 

innanzi a loro sta il Pane.

I servi camminano soli nelle tenebre

perché innanzi

a loro sia l’Alba.

 

Da allora non temo le tenebre, e cammino solo

nella notte, sicuro che tu mi sia innanzi, o Signore

– come a tutti i servi – col Pane – e col Calice.

***

Un’immagine potente, che fa emergere gli ultimi: quelli che, a detta del Vangelo, saranno i primi.

Lirico terapia. Zoì Karelli


Favole del giardino

Il roseto rampicante

veste di bianco, sempre di bianco, e bianco è il suo vestito.

Si stende, si distende al sole,

dal quale aspetta baci

per le piccole rose, ubriacature

d’oro e di fuoco dolce,

finché quelle rosseggino

del suo amore immenso.

***

Aspettarsi baci dal sole: con un’immagine sola, Zoì Karelli ha detto tutto.

Poesia italiana del XXI secolo

Fabiano Alborghetti è nato nel 1970. Ha scritto di critica, fondato riviste, creato programmi radio, progetti in carceri, scuole e ospedali ed è promotore culturale. Collabora inoltre come consulente editoriale per case editrici e riviste sia in Svizzera che all’estero. È nella commissione di programmazione di diversi festival ed è presidente della Casa della Letteratura per la Svizzera italiana. Nelle vesti di autore, rappresenta la lingua italiana e la Svizzera nel mondo su mandati ufficiali e traduzioni di sue poesie sono apparse in volume, riviste o antologie in più di 10 lingue. Ha pubblicato 6 raccolte di poesia tra le quali Maiser (Premio Svizzero di Letteratura 2018) poi prodotto integralmente come radiodramma dalla RSI Radiotelevisione della Svizzera Italiana. Dal 2017 è al lavoro per un romanzo in versi basato sulla comunità Walser (Borsa letteraria UBS Cultura e Borsa di creazione della Fondazione Landis & Gyr). Corpuscoli di Krase è la sua ultima raccolta, pubblicata per i tipi di Gabriele Capelli Editore (Mendrisio, Svizzera) nel 2022. http://www.fabianoalborghetti.ch.

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Lirico terapia. Giorgio Caproni


Il Pastore

“Proteggete il nostro

Protettore. Salvate

il Salvatore morente”.

Così predicava il Pastore

nel gelo della chiesa vuota, al lucore

dell’ultima bugia rimasta

accesa sull’Altar Maggiore.

***

Giorgio Caproni ci mette davanti a contraddizioni e aporie che richiedono una nostra decifrazione sempre ardua.