Archivi categoria: Recensioni

Due opere, un percorso – Fabrizio Centofanti tra Calvino e la vita

Recensione di Giovanni Agnoloni

    

Di solito le recensioni si fanno di un libro. Questa, se è una recensione, lo è di due. Ma forse non lo è nemmeno. È la fotografia di un percorso. Umano, artistico e spirituale.
Fabrizio Centofanti è uscito con un saggio su Italo Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata, ed. Clinamen, 2011 – prefazione di Giuseppe Panella e postfazione di Antonio Sparzani) e con una raccolta di pensieri, Non superare le dosi consigliate (Effata’ Editrice, 2011). Opere che sono un po’ la summa del suo itinerarium mentis (e direi anche cordis). Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.73: Le colline del ricordo. Paolo Carlucci, “Dicono i tuoi pettini di luce. Canti di Tuscia”

Le colline del ricordo. Paolo Carlucci, Dicono i tuoi pettini di luce. Canti di Tuscia, Roma, Edilazio, 2010

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di Giuseppe Panella*


«SAN PIETRO A TUSCANIA. Lento m’accosto al tuo occhio / di luce / che spazia l’infinito. // Dicono i tuoi pettini di luce, / vento d’arte di vetro, / il saluto commosso e fedele / dell’Apostolo al Signore d’estate, / al plenilunio / tra macchine in sosta» (p. 23).

I” pettini” di luce della chiesa sono l’aura che la poesia contribuisce a circonvondere alla sua bellezza strepitosa. Scrive Emerico Giachery nella sua ampia e compatta Prefazione al libro di poesie di Carlucci che “la Tuscia ha dunque trovato il suo poeta” e che inoltre:

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Giovanni Agnoloni e i tanti modi di parlare di Tolkien

Intervista di Roberto Paura, per il blog Fabbricanti di Universi (v. qui)


Giovanni Agnoloni è uno degli studiosi più attenti e originali dell’opera di Tolkien. Ai DelosDays ha presentato i suoi ultimi lavori. Partiamo da Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori, Galaad Edizioni. Il rapporto tra J.R.R. Tolkien e Edward Bach, il medico che ha dato il proprio nome agli effetti terapeutici di alcuni fiori, può sembrare un po’ spiazzante, ma qual è invece il collegamento?

E’ un libro che sicuramente vuol essere anche una provocazione, questo va da sé; al di là di questo aspetto, il nesso che ho individuato tra queste due figure è un nesso di natura filosofica, psicologica e spirituale. Ci sono certo anche circostanze biografiche in comune: Bach è nato a Moseley nel 1886, mentre Tolkien ha vissuto lì un breve lasso di tempo, tra il 1900 e il 1901, e il motivo dell’avvicinamento alla città (Moseley era ai margini della Birmingham di allora, mentre la ben più ridente Sarehole, dove i Tolkien avevano vissuto dal 1895, arrivando dal Sudafrica, era un po’ fuori), fu che il bambino doveva iniziare a frequentare la King Edward’s School. Sono quindi cresciuti nella stessa campagna, assorbendo le stesse “vibrazioni energetiche” dell’ambiente, e poi nelle loro vite ci sono tante coincidenze significative. Ma il vero nesso si basa sul tema degli archetipi, sul tema delle emozioni umane e dei modelli di comportamento che tutti gli uomini condividono alla luce della psicologia junghiana, in quanto tutti compartecipi di un inconscio collettivo da cui sorgono le immagini, i miti, che fin dai tempi più antichi danno espressione alla nostra parte profonda. Continua a leggere

“La patria è un’arancia”, di Félix Luis Viera

Introduzione di Giovanni Agnoloni

Félix Luís Viera, poeta dissidente cubano, oggi cittadino messicano, esce in Italia con le Edizioni Il Foglio, nella traduzione di Gordiano Lupi, con la raccolta La patria è un’arancia (commento critico di Patrizia Garofalo). Vi troviamo una serie di spaccati di vita, atmosfere e ricordi legati alla profonda crisi della Isla, dovuta agli abusi del castrismo e alla povertà. Ma, anche e soprattutto, un campionario di emozioni e visioni, che si estendono anche all’altra “città della vita” del poeta, ovvero Città del Messico.
È un distillato frutto della diaspora cubana. Come testimoniato dalle toccanti righe scritte all’autore da Manuel Parrado, una settimana prima che si suicidasse, con le quali si apre la serie di poesie di Viera, che sembra declinare il succo di quell’affranto rammarico. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.76: Nelle pieghe della storia: gli elefanti di Annibale. Chiara Prezzavento, “Somnium Hannibalis. L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue”

Nelle pieghe della storia: gli elefanti di Annibale. Chiara Prezzavento, Somnium Hannibalis. L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue, Milano, Robin Edizioni, 2009

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di Giuseppe Panella*

Annibale (che significa Dono di Dio in lingua punico-fenicia) Barca (da Barak, soprannome dato a suo padre Amilcare, che vuole dire fulmine sempre nella stessa lingua) è in fuga. Dopo la sconfitta subita a Zama da parte di Publio Cornelio Scipione detto l’Africano e dopo un periodo in cui ha continuato a reggere le sorti militari e politiche della sua città Cartagine che lo ha eletto suffeto, ha dovuto lasciare la città natale per evitare di essere consegnato ai Romani che ne avrebbero voluto la testa per evitare di essere ancora insidiati aspramente dalla sua micidiale intelligenza bellica.

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Fabrizio CENTOFANTI – Non superare le dosi consigliate.

Le confessioni di uno sciamano

Di AUGUSTO BENEMEGLIO

1. La poetica degli altri
“ Non superare le dosi consigliate”di Fabrizio Centofanti , Effatà editrice, 2011,è un libro- diario, un “libro a venire” che cerca il senso della vita , come ha scritto Giuseppe Panella nella sua prefazione ; se vogliamo è un “classico” nel suo genere, per nitidezza di stile , precisione e pregnanza di concetti, e, come tutti i classici , cerca l’osso dell’osso , la nudità più sincera e spietata , insomma la sua morale, laica o religiosa, come in questo caso, trattandosi di un “cristiano-scrittore” , come lo battezzò Tiziano Scarpa, che ha sempre il coraggio di dire la verità: “Il male vero è il giudizio , sia nostro sia degli altri, l’occhio cattivo, impietoso, insofferente. Se il mondo precipita nel caos , invece di evolvere in fraternità , è a causa di uno sguardo di traverso , incapace di cogliere il bello della debolezza, la grazia struggente della fragilità” ( vds. pag134 “Muli di montagna”)….)
La poetica di Fabrizio Centofanti è , da sempre, la poetica “degli altri” , degli ultimi, dei drop out, dei barboni , dei diseredati , degli sporchi brutti e cattivi , di cui si occupa in modo fattivo, concreto , quotidiano , come Parroco di San Carlo da Sezze , parrocchia di estrema periferia . E’ la poetica dell’Evangelo, che ritroviamo intatta anche in quest’ultimo suo libro ,uguale e pur diverso dai suoi precedenti (“Guida Pratica all’Eternità”, 2009, e “Pret(re)-a-porter, la vita in cinque righe ,2010, della stessa casa editrice Effatà di Torino ).  Continua a leggere

Flora RESTIVO – DUDICI. Recensione di Marco Scalabrino

Con CIATU del 2004 e con PO ESSIRI del 2008 abbiamo conosciuto Flora Restivo quale Poeta. Sui temi e sulla forma, sulla progressione e sugli esiti della sua poesia sono stati spesi da più versanti autorevoli e lusinghieri giudizi. Nondimeno eccoci per le mani un suo nuovo lavoro: non poesia, come ci saremmo aspettati, bensì prosa, ancorché sempre in Dialetto. Questa virata merita un esercizio di decifrazione: la nostra è che, attraverso la breccia che la Poesia ha aperto, una regione dell’Autrice fino a quel momento segreta, recondita, inconfessata, quella regione carsica venutasi a creare in tutta una vita dalla sovrapposizione degli strati ancestrale, sociale, culturale, trascinando con sé custodite memorie, esperienze, sentimenti, si sia rivelata e, felicemente assistita dal suo genuino talento, abbia conquistato naturale, confacente sbocco. Una diversa cifra, quindi, una ulteriore opportunità, un aggiunto tramite mediante il quale svelarsi, ampliando l’orizzonte della sua comunicazione. E perciò nessun addio alla poesia, che peraltro ci risulta lei continui a frequentare con dedizione, quanto la chance per adempiere a una ritrovata occorrenza. Continua a leggere

Calvino impuro nella lettura spirituale di Fabrizio Centofanti

di Andrea Sartori L’opera letteraria di Italo Calvino è troppo complessa e articolata per essere etichettata come rappresentativa di un modo univoco di intendere la letteratura e il suo rapporto con la vita. Da qui l’insoddisfazione di Fabrizio Centofanti (Italo Calvino. Una trascendenza mancata, Clinamen, Firenze 2011) rispetto a quelle letture che schematizzano il lavoro di Calvino in due fasi tra loro non comunicanti, o che oppongono seccamente i suoi scritti «di carta e d’inchiostro» – come ebbe a dire Carla Benedetti – a quelli «di carne e di sangue» di Pier Paolo Pasolini (la gestazione dello studio di Centofanti risale a prima della pubblicazione del discusso Pasolini contro Calvino. Per una letteratura impura, Bollati Boringhieri, Torino 1998, ma è piuttosto chiaro che Centofanti già allora non avrebbe condiviso l’impostazione oppositiva, antagonista e a tratti manichea del pamphlet della Benedetti). Continua a leggere

“Si sta facendo notte” di Emilia Zazza

Un romanzo breve ma densissimo: la prima prova di Emilia Zazza non è affatto timida ma assertiva, e tocca temi grandi e forti, che fanno pensare. C’è un quartiere di Roma, che i romani riconosceranno essere  il Pigneto, zona ex proletaria che ora vira verso il radical chic, perdendo la sua anima popolare (“Un parco a tema. Questo ne faranno”). C’è l’anima popolare che si perde da sola nel conflitto con i migranti, gli “ex-noi” che forse vogliamo dimenticare di essere stati; c’è il conflitto e la distanza delle generazioni, i buoni e i buonisti, i “giovani” che intuiscono quale sarebbe la direzione giusta, ma non sempre riescono a prenderla, storditi dall’iperstimolazione di modelli mediatici; c’è l’amicizia tra loro, la forza che tende l’arco di quegli incontri, quella che tutto riscatta, alla fine, con la Maggica a fare da cemento e collante. Pino, Mustafà e il Moretto sono ragazzi veri, che se giri per le strade del Pigneto incontri a ogni angolo. C’è il desiderio di andare via da lì, come se il quartiere portasse dentro una condanna: “Chi restava sapeva che tra male e bene non c’era differenza, non in quei posti. Tra il male e il bene c’era solo il caso.”. Il quartiere di Don Camillo e di Peppone dove i ragazzi scelgono lo scoutismo o il centro sociale.

La storia si dipana in immagini che, soprattutto all’inizio, di capoverso in capoverso alternano il presente al passato, cucendo insieme trame, famiglie, anime: capoversi corali come storie ascoltate per strada, quasi rubate con le orecchie, e riferite fedelmente in un parlato realissimo, che Emilia Zazza ci fa ascoltare come l’avesse stenografato, con rispetto e con l’umiltà di chi in quelle strade non ci è cresciuto, ma le ha capite, le ha sentite nel profondo. E la sua presenza si adombra in un personaggio, Flaminia, presentata con le sue giuste contraddizioni.
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Sei cigni per Simone Weil

Il rapporto maestro-allievo sta alla basa della cultura occidentale. L’atteggiamento di Socrate, la sua generosità intellettuale, la sua dedizione gratuita al dialogo con i suoi discepoli,  in cui si dissolvono quasi le sue tracce, è il modello di insegnamento che ha determinato la nostra visione dell’uomo come un essere in continuo divenire. Tale modello culmina negli ideali dell’illuminismo: l’uscita dell’uomo dalle tenebre dell’ignoranza attraverso il processo di acculturazione, l’idea dell’uomo come una potenzialità che va sostenuta e guidata  nel suo sviluppo da una mente più evoluta, cioè un vero e proprio maestro. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.32: Le epifanie del gatto. Marina Alberghini, “All’ombra del gatto nero”

Le epifanie del gatto. Marina Alberghini, All’ombra del gatto nero, Milano, Mursia, 2011

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di Giuseppe Panella*

Apparentemente il gatto nero e le sue vicissitudini non sembrerebbero il soggetto adatto per una ricostruzione così a vasto raggio della cultura occidentale (fa eccezione il bel saggio che ricostruisce Il grande massacro dei gatti, opera di Robert Darnton, un pregevole storico dell’Illuminismo che rievoca questo episodio realmente avvenuto a Parigi a metà del Settecento). Eppure Marina Alberghini è riuscita, attraverso una vertiginosa carrellata che parte dall’antico Egitto e finisce praticamente ai giorni nostri, a trasformare la figura del gatto in una sorta di magico psicopompo che accompagna gli uomini e la loro esistenza dagli albori della loro storia fino ad alcune delle sue manifestazioni più recenti. Continua a leggere

Il Tempo prende, il Tempo dà… Ivano Mugnaini, “Il Tempo salvato”

Il Tempo prende, il Tempo dà… Ivano Mugnaini, Il Tempo salvato, prefazione di Luigi Fontanella, Piacenza, Blu di Prussia, Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella*

Posto sotto il segno salvifico di una citazione beckettiana (da En attendant Godot – p. 49), Il Tempo salvato di Ivano Mugnaini, scrittore pisano e già autore di molti testi in verso e in prosa, si confronta con la necessità di utilizzare il tempo che rimane della vita nella prospettiva di un suo riscatto mediante la poesia.

Considerare il Tempo come il nemico da sconfiggere durante la propria esistenza non è certo possibile ma non ci si può neppure affidare ad esso in modo totale, rinunciando a cercare una via di scampo o provare a gestirne l’angoscia e la sua prorompente volontà di azzerare ciò che è già accaduto confinandolo nell’oblio.

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Passaggi tra le righe caravaggesche di Mario Lunetta

di Antonino Contiliano

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Più il corpo è potente più la mente è libera.
Spinoza
Grande è il disordine sotto il cielo,
ma la situazione è ottima.
Mao

Leggere Invasione di campo. Proposte, rifiuti, utopie (Lithos, Roma 2002), e Depistaggi /fra critica e teoria (Onyx Editrice, Roma 2010) di Mario Lunetta – poligrafo lo dice Francesco Muzzioli che cura una nota a “Invasione di campo” – è come trovarsi, compagno “alieno”, davanti la devastante bellezza delle opere di Caravaggio: gli squarci lasciati dall’ascia della dialettica dello scontro tra luce ed ombra, i taglienti cromatici (variamente graduati e incrociati) che fanno terra bruciata, giustamente, di ogni camuffamento sublimante dei corpi offesi, quasi ai crocicchi dell’ingiuria, con tutto il peso e lo spessore della verità nuda della loro umana e terrena materialità.

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Non temere. Versi come consolazione : Poesie scelte di Hilde Domin

 

La voce della poetessa Hilde Domin (1909-2006) ci giunge da tempi remoti: versi apparentemente semplici, essenziali, colmi di esperienza vissuta. Poesie di vita e di morte, di gioia e di dolore che con un tono laconico, quasi sottovoce, girano intorno agli eterni temi della poesia.

La Domin, come lei stessa testimonia, è arrivata alla poesia quasi per caso. Infatti racconta di aver scritto i suoi primi versi subito dopo la morte della madre, quando si trovò in esilio insieme a suo marito – e grande amore della sua vita! – lo studioso e scrittore Erwin Walter Palm. Di origine ebraica, all’inizio della seconda guerra mondiale Domin aveva dovuto lasciato la Germania, trasferendosi dapprima in Inghilterra e, successivamente, nella Repubblica Domenicana, dove sarebbe vissuta per quattordici anni, prima di tornare in Germania nel 1954. Continua a leggere

Anna Maria CURCI – Inciampi e marcapiano

“Non si può scrivere/per salvarsi l’anima./Lei, data per persa, passa avanti e canta” è scritto nell’esergo di Maria Luise Kaschnitz, che apre la raccolta di Anna Maria Curci “Inciampi e marcapiano” (Lietocolle, 2011); mentre di quest’ultima leggiamo: “Ormai soltanto questa m’è rimasta/la libertà del folle, del giullare./Col cranio raso o le trecce da rasta/non può, non sa far altro che cantare” (Narrenfreiheit). Non si scrive dunque “per salvarsi l’anima”; il poeta, come il folle, canta perché “non sa fare altro che cantare”. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.72: Il viaggio nel mondo eventuale. Menotti Galeotti, “Versi e racconti”

Il viaggio nel mondo eventuale. Menotti Galeotti, Versi e racconti, con un’ Introduzione di Rodolfo Tommasi, Firenze, Polistampa, 2010

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di Giuseppe Panella*

Scrive simpateticamente Franco Manescalchi nella quarta di copertina dell’ultimo libro congedaro da Galeotti che in esso prosa e poesia hanno l’identica trasparenza, la stessa tessitura:

«Indubbiamente, Galeotti conosce il segreto che guida, romanticamente, l’homo viator nel divenire spazio-temporale della sua identità. Ma non c’è mai, qui, una identificazione narcissica, perché il poeta è mosso e commosso dalla tensione montaliana del “più in là”. La dialettica dell’altrove e verso l’altrove trova dunque una sua “onesta declamazione” – per dirla con una cifra stilistica secondo-novecentesca – e il lettore viene felicemente coinvolto in tratti di meta-storia condivisa o condivisibile».

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Luigi Romolo Carrino: “Acqua storta”. Per una regola di sopravvivenza

L. R. Carrino, Acqua storta, Editore Meridiano Zero, 2008, pp.123, € 9,50

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di Giovanni Inzerillo

Nello scenario di una Napoli stordita dai rumori degli spari e dalle colorite voci chiassose di chi la abita si sviluppa la vicenda e prende corpo una storia d’amore di cui è necessario preservare il silenzio. D’altronde è facile che le più nobili emozioni possano attecchire, con maggiore forza che non altrove, proprio laddove tutto ha silenzio di paura e di morte. Non stupisce dunque che sentimenti di amore incondizionato nascano proprio dietro al tabù del bigottismo e dell’oppressione e che sia possibile “dare ragione al male” persino dove tutto è imbrattato da “bicchieri di plastica, carta di giornale sporche di merda e siringhe usate”.

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“I diari di Rubha Hunish”, di Davide Sapienza – Recensione e presentazioni

Testo introduttivo e recensione di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza è riuscito con un libro che entra nelle ossa e nel respiro. Lo sta presentando ancora in queste settimane. Prima di passare alla recensione, due dei prossimi appuntamenti in cui ne parlerà:

sabato 18 giugno alle 11.30 al Circolo Arcibellezza, in occasione del dibattito Terra incognita: Incontro su viaggio e letteratura, con Gianni Biondillo, Francesca Matteoni e Filippo Tuena, nell’ambito della seconda Festa di Nazione Indiana;

venerdì 22 luglio alle 21.00, a Bormio, nell’ambito del Festival della Cultura di Montagna intitolato La Magnifica Terra e organizzato da Alpinia.net e dai Comuni di Bormio e Valdisotto (SO), in Alta Valtellina, con Filippo Zolezzi come moderatore. Per maggiori informazioni su questi e altri incontri, v. il sito di Davide Sapienza.

Davide Sapienza, I Diari di Rubha Hunish

Galaad Edizioni, 2011

Una raccolta di racconti? No. Un romanzo? Neanche. Un mémoir di viaggio? Forse.
Ingabbiare I Diari di Rubha Hunish di Davide Sapienza (riedito da Galaad in una versione integrata con nuovi, bellissimi scritti) in una definizione di genere è impossibile. La sua parola d’ordine è “flusso”. Di coscienza e di luoghi. E soprattutto di risonanza tra l’intimo dell’animo del narratore e il mondo. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.75: Cannibale ai Tropici. Gordiano Lupi, “Una terribile eredità”

Cannibale ai Tropici. Gordiano Lupi, Una terribile eredità, Bologna, PerdisaPop, 2009

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di Giuseppe Panella*


«Namibe era una città moderna costruita nel deserto. Sabbia e caldo, un caldo secco, asfissiante, specialmente d’estate. Alcuni compagni di guarnigione dicevano che l’Angola non era tutta così, c’erano anche foreste tropicali e vegetazioni selvagge, però nell’interno, molto lontano da noi. E’ stato là che la mia vita è cambiata. E adesso dicono che sono pazzo e mi tengono rinchiuso in quest’ospedale, dove gente strana vaga da una stanza all’altra con sguardi allucinati ed espressioni inebetite e spente. Loro sono pazzi. Non certo io. Io sono solo un soldato che ha fatto una sporca guerra. E di quella regione dell’Africa che non avrei mai voluto vedere ricordo soltanto un deserto infinito» (p. 13).

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Gianfranco Palmery

Gianfranco Palmery, Compassioni della mente, Passigli 2011.

di Domenico Vuoto

Bisognerebbe stabilire una volta per tutte che l’organo infido per eccellenza del corpo umano non è certo il cuore, da sempre fatto responsabile di slanci e devozioni e però anche – e soprattutto – di inganni, abiure e catastrofi sentimentali. È il cervello. Del resto, non è necessario un suo studio approfondito (in riproduzione o dal vivo) per accertarsi della sua inaffidabilità: un intrico di circonvoluzioni che i solchi cerebrali rendono più nette nella loro impressionante morfologia labirintica. La mente è qui, qui sono il pensiero e gli impulsi che si irradiano in un organismo determinandone stabilità o vacillamenti, effimere ricomposizioni o conclusive disfatte. Continua a leggere