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Immaginare
Massimiliano DAMAGGIO. Io scrivo nella tua lingua. Nota di Giovanni Nuscis

Massimiliano DAMAGGIO
Io scrivo nella tua lingua
Poesie – Testo greco a fronte, traduzione di Giorgia Karvunaki
Editrice ZONA
Collana Rossocorpolingua
Nota critica di Mia Lacomte
Rielaborare la propria infanzia, il proprio vissuto è ciò che tutti, in varia misura e modo, proviamo a fare. Talvolta edulcorando ricordi per nulla sereni e gioiosi, e viceversa. Continua a leggere
Pace
La parola ai poeti. Antonio Fiori
La poesia è un’infermiera, ovvero colei che somministra il farmaco. Ci viene in soccorso per lenire il dolore delle ferite della vita, quelle che non guariscono, quelle che restano sempre oscenamente aperte, che tentiamo di nascondere, di cui cerchiamo di ricordare l’origine. È dunque un’infermiera che non può curarci realmente, né tantomeno salvarci l’anima ma può offrirci, questo sì, un unguento prezioso che ci aiuta a sopravvivere, ad avere il coraggio di guardare e interrogare la ferita. Lei è l’infermiera di chi scrive ma si prende anche cura di chi legge, proponendo lo stesso unguento anche al lettore (quando parlai di questa infermiera a Vivian Lamarque durante la presentazione del suo libro più intimo – Madre d’inverno, Mondadori, 2016 – ne rimase colpita e condivise con entusiasmo). Continua a leggere
Il canale
Peninsulario, di Marino Magliani, recensione di Riccardo Ferrazzi
È uscito, per i curatissimi tipi di Italo Svevo, prelibata casa editrice triestina, un libro di racconti (o forse sarebbe più corretto dire: novelle) di Marino Magliani. La dotta prefazione di Filippo Tuena mette in luce i punti di contatto della poetica di Magliani con la lezione di Calvino, scava nella psicologia del ritorno al luogo natale (il nostos) e nella punta di amaro che ci sgomenta ogni volta che torniamo alle nostre Itache. Continua a leggere
Riposo
A cosa servono i poeti [E. Montale, A. Zanzotto, A. Gatto, S. Penna, G. Ungaretti] (Interzona)
Al più presto
Poesia italiana del XXI secolo

Ilaria Seclì, salentina nata a Ginevra, laureata in Letteratura moderna e contemporanea, insegnante, ha pubblicato D’indolenti dipendenze, Besa, 2005; Chiuderanno gli occhi, Diario a due voci con Federico Federici, Quaderni di Cantarena, 2007; Del pesce e dell’acquario, LietoColle, 2009; La sposa nera, I libri del’Arca, Joker, 2016; L’impero che si tace, Giuliano Ladolfi Editore, 2019. Ha collaborato, nel 2004 e nel 2005 in performance dal vivo, a Lecce e a Bologna, con Giovanni Lindo Ferretti. È stata ospite, nel 2005 a Ginevra, a la 5^ edizione della “Settimana della lingua italiana nel mondo”. Del 2007 è lo spettacolo teatrale La sposa nera con Adamo Toma. Suoi scritti sono presenti, oltre che sui maggiori siti italiani di letteratura, anche in varie antologie, tra le quali: Poeti Circus, I nuovi poeti intorno ai trent’anni a cura di Giuseppe Goffredo, Poiesis edizioni, 2006; Il segreto delle fragole, a cura di Giampiero Neri e Fabiano Alborghetti, LietoColle, 2006; A sud del sud dei santi. Sinopsie, immagini e forme della Puglia poetica. Cento anni di storia letteraria, a cura di Michelangelo Zizzi, LietoColle, 2013), Come una mezza luna nel sole di maggio, Ricognizione della poesia pugliese (1975-1994), Fallone Editore, 2017. La silloge Finché vivrò non passerete è stata pubblicata sulla rivista online La foce e la sorgente, a cura di Marco Ercolani, 2018. Nel 2014 è stata premiata con l’Apollo d’argento dal centro di cultura e Archivio storico “Il laboratorio” di Parabita. Continua a leggere
Riconciliazione
Intervista a Manuel Lantignotti
Il segreto
Frammenti di Cinema # 56

In letteratura si è discusso in passato sul perché non sia sorta in Italia una tradizione del genere giallo. Poi, dagli anni ’90 del secolo scorso sono arrivati i magistrati, ed è nato il giallo italiano. Nel cinema, analogamente, ci si chiedeva come mai, pur avendo una storia nazionale ricca di spunti avventurosi, dal brigantaggio alla criminalità organizzata, non fosse nato un genere proprio di action movie, come il western nel cinema americano. Chiaramente gli spaghetti western non possono entrare in questa considerazione, perché lo scenario storico resta immutato, essendo stati solo riprodotto e riadattato con mezzi e stili italiani. Forse, l’unico regista italiano che ha tentato di costruire un’epica cinematografica con la nostra storia è stato Pasquale Scimeca (I briganti di Zabut, 1997).
Luigi Maria Corsanico legge Giuseppe Ungaretti. 9
Frutti
Poesia italiana del XXI secolo

Maria Pina Ciancio di origine lucana è nata in Svizzera nel 1965 e dopo aver vissuto tanti anni in Basilicata, si è è trasferita da circa due anni nella zona dei Castelli Romani. Viaggia fin da quand’era giovanissima alla scoperta dei luoghi interiori e dell’appartenenza, quelli solitamente trascurati dai grandi flussi turistici di massa, in un percorso di riappropriazione della propria identità e delle proprie radici. Ha pubblicato testi che spaziano dalla poesia, alla narrativa, alla saggistica. Tra i suoi lavori più recenti ricordiamo “La ragazza con la valigia” (Ed. LietoColle, 2008), “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro” (Fara Editore 2009), “Assolo per mia madre” (Edizioni L’Arca Felice, 2014). E’ presidente dell’Associazione Culturale LucaniaArt.
Vivere
Si vis pacem, para pacem. “Ma dove è il pericolo, cresce / anche ciò che salva”

In caso di conflitto nucleare generalizzato le vittime ammonterebbero a circa 34 milioni solo nelle prime ore. Eppure gli USA inviano altre armi, l’Ucraina invoca la no-fly zone sui suoi cieli e la fornitura di missili a lungo raggio Atacms, mentre Mosca annuncia il ricorso al nucleare nel caso queste richieste venissero accolte. A quel punto sarebbe da attendersi un intervento degli Stati Uniti: con armi convenzionali o nucleari? Le bombe russe potrebbero puntare su obiettivi strategici anche in Italia, come le basi aeree e navali e i comandi Nato. Prime nel mirino sarebbero le basi Nato di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone), che ospitano circa 40 testate nucleari. Altri bersagli, le basi e i comandi militari Nato a Vicenza, Livorno, Gaeta, Napoli, Taranto, Sigonella. In Italia il bilancio ammonterebbe ad almeno 55.000 morti e oltre 190.000 feriti. Come scrive Franco Toscani in questa puntata di Para Pacem: “Dovremmo sempre tener presente quella che Primo Levi chiamò la ‘memoria dell’orrore’, che non serve per restare paralizzati, ma per scongiurare il peggio”. Continua a leggere













