Senza di Lanfranco Caminiti (minimum fax, 2021)

“Se non raccontiamo l’inverno, non arriverà mai primavera”. Parto da qui, da questo post che Lanfranco Caminiti ha lasciato in bacheca il 1 gennaio.
Dicono che un lutto vada “elaborato”. Credo invece che vada attraversato, e questo piccolo e prezioso romanzo ne è la dimostrazione nero su bianco.
Attraversare un lutto significa prendere coscienza del “fatto” che la persona amata non ci sia più, che non si possa più parlare con lei (con Paola, nel suo caso), abbracciarla, programmare il futuro, anche quello più prossimo e in apparenza banale, come andare a fare la spesa insieme.
Quindi, è utile ripercorrere la strada prima del lutto, senza dimenticare che “quel” cammino è finito e si deve scegliere un altro sentiero. Impervio, accidentato, ma necessario.

Mia nonna diceva sempre: “Amaru a ccu mori? Amaru a ccu resta!”. Chi resta deve infatti fare i conti con il vuoto, che si riempie solo di mancanza; un puzzle di tutti i momenti passati insieme, scampoli di vita che si cercano di mettere da parte, e a volte si tracciano, nero su bianco, come fossero puntini da unire per rileggere il passato e cercare di immaginare un futuro anche “senza”. Ed è quello che fa Lanfranco Caminiti in questo romanzo molto atteso: traccia una mappa della mancanza e racconta la trasformazione di un’unione, un matrimonio, in vedovanza.

Il romanzo inizia con uno spartiacque, tangibile, concreto, fra la vita “con” e la vita “senza”:

L’avrebbero vestita le sue nipoti. Io diedi loro l’abito che aveva comprato da poco e una camicia di percalle. L’abito era rosa antico e smanicato. E Paola non girava mai a braccia nude, le sembrava poco elegante.

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Per Alessandro Baricco


A raccontare è il migliore. Certo, García Màrquez, Vargas Llosa…ma quando legge L’infinito, o parla della mappa mentale di Alessandro Magno, o del paesaggio della domanda da preferire alla prevedibilità delle risposte, non può non incantarti. Baricco ha una leucemia aggressiva. Penso si possa fare molto per guarirlo. L’aiuterà l’amore per la bellezza, la frequentazione dei grandi, la forza intrinseca della letteratura. Mi auguro che ritrovi la salute, che torni prestissimo a sedersi nei palchi dei teatri con quella faccia sognante capace di evocare sogni. Mi auguro che ritrovi, anche, la salvezza, il fascino di quello che non passa, la musica che nasce dalla fine di tutte le illusioni. Perché possa tornare a regalarci storie, a incantarci con mappe e paesaggi, col bagaglio inesauribile del narratore che ha una trama fantastica in più, da raccontare.

Su “A grandezza naturale. 2008-2018” di Raffaela Fazio

Su “A grandezza naturale.2008-2028” di Raffaela Fazio, Arcipelago Itaca, 2020. Nota di lettura di Carlo Giacobbi

Nella silloge in commento, Raffaela Fazio opera una sorta di redde rationem della sua produzione poetica intercorsa tra il 2008 ed il 2018.

Un decennio, dunque, che ci consente di sviluppare un’indagine diacronica sugli aspetti contenutistici e formali assunti dalla poetessa a cifra stilistica della propria versificazione.

A voler effettuare una sorta di sistemazione dei topics rinvenibili nel macrotesto, con tutti i limiti insiti in ogni intento classificatorio, si potrebbero utilizzare tre categorie ontologiche: a) l’essere in mundo (di cui alle sezioni “Il senso e l’andatura” e “Cento modi per chiamare o nessuno”); b) l’essere pro mundo (pertinente alle sezioni “Voci abitate”, “Prospettiva inversa” e “Tra visione e forzatura”); c) l’essere ultra mundo (relativo alla sezione “Altro da Te”). Continua a leggere

Adesso e nell’ora della nostra morte


Il criterio più importante della vita è nascosto nell’Ave Maria, la preghiera più semplice di tutte. C’è un passo che ricorda l’essenziale: “adesso e nell’ora della nostra morte”. Se riusciamo a collegare l’adesso col momento della morte, abbiamo risolto ogni problema. Nell’ora della morte svanisce il superfluo, che appesantisce il momento che viviamo. Collegare il presente con la morte libera dalla zavorra del non senso.

Frammenti di Cinema # 47

 

Il cinema è per sua natura claustrofobico e corale. A differenza del teatro, per esempio, è raro vedere film interamente girati al chiuso e con un solo personaggio. Quando avviene, infatti, ci troviamo di fronte a sperimentazioni o a prove d’attore (o d’attrice). E lo spettatore, in genere, è diffidente. Ad esempio, molte attrici si sono misurate con un testo teatrale (appunto) di Jean Cocteau del 1930, La voce umana. La prima è stata Anna Magnani nel 1948 nell’omonimo episodio de L’amore di Roberto Rossellini.  Tutto il film ruota sul personaggio di una donna che parla al telefono con l’amante che l’ha abbandonata. Nel 1966 con questa prova si cimentò anche Ingrid Bergman in una versione di Ted Kocheff per la televisione britannica: un vero e proprio duello a distanza tra le due, dopo essersi contese il grande regista del neo-realismo. Nel 1988 ci provò anche Ornella Muti in Codice Privato di Citto Maselli. E per ultimo Tilda Swinton in The human voice, cortometraggio in inglese di Pedro Almodòvar del 2020. Alle prese col telefono sono Tom Hardy in Locke (2013) di Steven Knight e Jake Gyllenhaal in The guilty (2021) di Antoine Fuqua, remake de Il colpevole del 2018 esordio dello svedese Gustav Moller. Entrambi sono una riflessione sulla colpa e la responsabilità, il primo girato in tempo reale, senza stacchi di telecamera; il secondo interamente girato all’interno di un centralino di smistamento di chiamate urgenti della polizia. Infine, Colin Farrell riesce persino ad interpretare un thriller restando al telefono nel film In linea con l’assassino (Phone Booth) di Joel Schumacher (2002).

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Poesia italiana del XXI secolo

Rosa Salvia è nata a Picerno (PZ) nel 1952, ma vive a Roma dal 1986. Insegnante di filosofia e storia nei licei, ha esordito con il romanzo breve La parabola di Elsa, Osanna Edizioni 1991). Tra le sue successive pubblicazioni in versi: Intermittenze, Aletti Editore 2003, Luce e polvere, Aletti Editore 2005; Le parole del mare, LietoColle 2007, Premio Cinque terre – Siro Guerrieri; Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria, La Vita Felice 2012, finalista Premio Alda Merini – Brunate 2017; Dolore dei Sassi, puntoacapo 2015, menzioni speciali al Premio Lorenzo Montano e al Premio Thesaurus – Matera 2016); Il giardino dell’attesa, Samuele Editore 2017, Premio Massa San Domenichino 2018, terza classificata, menzione speciale Premio Lorenzo Montano 2018; Tempo innocente, LietoColle, dicembre 2019, menzione d’onore Premio Lorenzo Montano 2019, finalista inediti Premio Europa in versi 2019; Premio Luciana Notari 2020, terza classificata; Quella strana assenza di gravità, Giuliano Ladolfi Editore, maggio 2021, Premio Arti Letterarie Metropoli di Torino 2021. Sue poesie edite e inedite nonché racconti e recensioni a testi di poeti contemporanei sono stati pubblicati in diverse antologie e riviste letterarie on line quali “La poesia e lo spirito” o cartacee quali “L’immaginazione” e “Poesia”.

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Risposte

Non domandiamo abbastanza, per Gesù. Vuole che chiediamo di più, anche se sembra non sentire. Le preghiere sono provocazioni dirette al Suo Cuore ultrasensibile: risponde a modo Suo, ma risponde, non possiamo dubitarne.

Lucianna Argentino, La parola in ascolto

 

Lucianna Argentino, La parola in ascolto, Manni 

di Alberto Fraccacreta

 

Il libro si configura come poesia in forma di prosa raccolta in stanze sul concetto di silenzio.
Ogni stanza racchiude una voce. Il significato del termine silenzio viene così declinato in sfumature che chiariscono, costruiscono, creano un dialogo anche di preghiera.
La parola poetica scandaglia il mistero e il potere creativo del silenzio attraverso riflessioni scaturite dagli studi, dalle letture, dalla musica, dall’arte e dalla vita stessa.
Lucianna Argentino intesse un intimo dialogo con autori che hanno arricchito il percorso umano e poetico tenendo sempre presente che, anzitutto, il silenzio è un intimo dialogo con sé stessi. (Dalla quarta di copertina) Continua a leggere

Il regno della pace


Gesù ci dona la pace: è il Suo testamento, una realtà profonda, non la tregua che ogni tanto riusciamo a ottenere con gli altri e con noi stessi. Il regno della pace è dove Lui è presente, dove dispensa il miracolo di un amore indefettibile.

Le ragazze romane in apnea

Lo scandalo delle baby squillo del 2013

di Rebecca Giusti*

Inizia tutto nella capitale italiana circa otto anni fa. Piano piano, la storia viene fuori e diviene un fatto chiacchierato, discusso, su cui tutti riflettono, ma temo anche, terribilmente imitato da moltissime altre ragazze.

Lo scandalo dei Parioli è ancora oggi attualissimo, simboleggia una generazione cresciuta male, la gioventù bruciata del ventunesimo secolo. Sulla scia di “Bling Ring” e “I ragazzi dello zoo di Berlino”, queste due ragazze cresciute in un quartiere della Roma bene, che studiano rispettivamente al classico e ad un’altra scuola privata rinomata nella città, si spengono e decidono che la luce dell’infanzia ormai è da archiviare, non fa più per loro.

Prima della maggiore età, prima di sapere che cosa ne sarà della loro vita e del futuro che si prospetta davanti a loro, o di essere semplicemente anche solo più consce di sè stesse, cominciano a prostituirsi. Da marzo del 2013 (la più piccola delle due comincerà a svolgere lo stesso lavoro solo da maggio) fino all’inverno dello stesso anno, le due tirano su un impero basato su nomi fittizi e montagne di banconote, uno stipendio per un lavoro a tempo pieno.

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Doni


Tutto è di Dio: ciò che gli offriamo è una restituzione, che gli è gradita, però, come un regalo. Gesù non sa come darci più di quanto meritiamo. O meglio, lo sa bene, per questo il cuore è pieno al di là di ciò che accade.

OSIP MANDEL’STAM. QUADERNI DI MOSCA

Osip MANDEL’STAM

Quaderni di Mosca

Giulio Einaudi editore 2021

A cura di Pina Napolitano e Raissa Raskina

 

*

 

Armenia

11

Mai più ti rivedrò,

miope cielo armeno,

non guarderò più a occhi stretti

la tenda da viaggio dell’Ararat,

e mai più aprirò

nella biblioteca di autori vasai

il libro cavo della terra stupenda

su cui studiarono le prime genti. Continua a leggere

Lirico terapia. Fernanda Romagnoli


Sobillazione

Nei ghetti del mio corpo, certe notti,

i cinque sensi circolano cupi

sobillando lo Spirito: «A che vale

il tuo slancio di fiamma, sempre eluso,

i rossi rami che s’agitano e attorcono

tribolati in abbracci di se stessi

– mentre il buio si svincola illeso

e ripropone il dilemma -.

Far barriera ai lupi, che ti vale.

All’alba sarai fumo».

 

In quelle notti di congiura e d’odio

la fiamma geme, s’accuccia nel suo grumo

di braci: e invoca che su lei s’affretti

la pietà della cenere, l’assedio

d’occhi fermi in circoli

sempre più stretti.

Straordinaria questa descrizione della lotta fra la carne e lo spirito di Fernanda Romagnoli: interpella chi legge con una domanda tanto implicita quanto decisiva.

Presenza


Gesù è presente in ogni Ostia della terra: un Dio che è qui, non come gli idoli muti degli antichi, né come i segni della superstizione d’ogni tempo e paese. Pronto ad accoglierci nel Suo mondo d’amore, a salvarci dall’oblio.

Su Piergiorgio Viti, “Quando l’aria aveva paura di Nureyev”, Edizioni Terra d’ulivi, 2021.

di Carlangelo Mauro

 

Piergiorgio Viti è un poeta marchigiano che ha all’attivo cinque raccolte di poesie ed è animatore a Recanati di “Versus”, rassegna di confronti poetici. Nel 2021 ha pubblicato due libri per le Edizioni Terra d’Ulivi: “Ritratti senza andare a capo” (con illustrazioni di Peter Bartlett) e “Quando l’aria aveva paura di Nureyev”. In questa sede mi soffermerò su quest’ultima raccolta, sapientemente organizzata, divisa in 10 sezioni. La prima: “Un dovuto amore” e l’ultima, “Ti chiedo scusa”, insistono circolarmente sul tema principale del libro: l’amore. L’amore legato alla tenerezza, alla leggerezza, al rispetto, ai valori di chi vuole vivere «in punta di piedi», espressione che ricorre nella dedica del volume al celebre danzatore russo e ad  un pubblico di lettori ‘concretamente ideali’. Gli fa da pendant nel libro l’espressione «in punta di cuore». In questo ambito di delicatesse, di attenzione continua all’altro, di parole sussurrate o scritte alla persona amata, viene riscattato in un senso più alto tutto un registro di ciò che è consueto, comune, come il semplice chiedere scusa:  Continua a leggere

Se

Siamo il frutto della misericordia, il prodotto del perdono.  Se siamo ancora vivi, se continuiamo a sperare, se non ci arrendiamo di fronte all’evidente insufficienza delle nostre risorse, è perché Dio ci guarda dall’alto del Suo amore,  e scende nel baratro della nostra debolezza.