25. A egregie cose

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Fatichi a scrivere di Casalpalocco, forse perché ancora devi farci i conti; tua madre è là, ci sono i tuoi fratelli, almeno in parte; è questo che ti spinge a parlare di vacanze estive o del mese in colonia con la Mobil: vorresti posporre all’infinito un confronto zeppo d’insidie e trabocchetti, in cui i piani temporali s’intrecciano e compongono grovigli inestricabili. Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.26: Amici, amanti e altre specie di esseri umani. Marco Piermattei, “I padri di Raul”

Marco Piermattei, I padri di RaulAmici, amanti e altre specie di esseri umani. Marco Piermattei, I padri di Raul, Firenze, Romano Editore, 2011

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di Giuseppe Panella

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Sulla copertina di questo primo romanzo di Marco Piermattei si vede, schizzata con mano sicura dal tratto di Marzia Pieri, una giovanissima donna seduta sulla tazza di quello che si intuisce essere un w.c., mentre mostra le sue mutandine abbassate, le mani incrociate sulle ginocchia e si vede distintamente che porta ai piedi un paio di squillanti scarpe rosse in bella evidenza.

E’ la scena centrale del romanzo, quella da cui partirà tutto l’intreccio psicologico e umano che contraddistinguerà le vicende narrate nella storia del desiderio triangolare vissuto da Danilo e Maurizio, amici per la pelle fin dall’infanzia, una conoscenza nata all’asilo, dove si sono conosciuti dopo una rissa, tanto breve quanto sanguinosa soprattutto per il morale del primo, risultato sconfitto, e Glenda, la bambina mostrata in primo piano e da loro contemplata con stupore proprio mentre si trova nel bagno della scuola. La vista della ragazzina affascinerà Maurizio per tutta la vita mentre lascerà (apparentemente) indifferente il più prorompente e vivace Danilo.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.25: Scheletri, pettegolezzi e vecchi orsacchiotti. Francesco Recami, “Gli scheletri nell’armadio”

Francesco Recami, Gli scheletri nell’armadioScheletri, pettegolezzi e vecchi orsacchiotti. Francesco Recami, Gli scheletri nell’armadio, Palermo, Sellerio, 2012

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di Giuseppe Panella

 

Tutto sembrerebbe essere rimasto immutato nell’edificio milanese in cui era ambientata l’azione tragicomica che aveva avuto luogo nel precedente La casa di ringhiera. Dopo il colpo di genio (o di fortuna?) che aveva permesso ad Amedeo Consonni, tappezziere in pensione e vedovo (non più troppo affranto) con un nipotino, Enrico, che la figlia gli appioppa quotidianamente utilizzandolo come baby-sitter, di risolvere il complesso caso poliziesco della Sfinge di Lentate (Brianza), tutto sembrerebbe essere tornato alla normalità.

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Naturalmente, Sirolo

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Tra il cielo e il mare, qui, non c’è nessuna
differenza: le stesse pieghe morbide
d’azzurro, lo stesso intarsio di chiari e
scuri, proprio come la vita, dirai:
come l’incanto che diventa presto
nostalgia di te, dello squillo acuto
della sedia a rotelle, il gesto svelto
di chi ha deciso che per ora può
bastare. A me non basta mai restare
qui, dove il silenzio lo rompevo io
per dire stupidaggini del tipo:
guarda che bello, immagina abitare
nella casa laggiù, a picco sul golfo.
Tu sorridevi dei miei sogni inutili;
ma il miracolo era che anche loro
si abbracciavano stretti alla realtà;
come tra cielo e mare,
non c’era più nessuna differenza.

Provocazione in forma d’apologo 236

Quando compì quarant’anni e per l’occasione invitò a cena qualche amico alzò leggermente il gomito. Non una vera sbronza, solo un’euforia moderata ma per lui comunque insolita. Quando lasciò la compagnia, non tardi ma tardi per le sue abitudini, s’incamminò verso casa da solo. Incrociava poche persone sotto i portici ben illuminati dalle luci dei lampioni e delle vetrine ancora accese, e a un certo punto fece un incontro per quell’ora abbastanza strano.
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24. La partita della vita

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E’ un posto tutto verde, con case dai colori sgargianti che affondano felicemente tra cespugli e alberi da frutto. La colonia è attrezzatissima: piscina, campo da calcio, lo scenario sognato da ogni adolescente. Ci sei venuto con due dei tuoi fratelli. Continua a leggere→

Vivalascuola. E cosa faccio adesso?

Sugli scritti che seguono, soltanto due annotazioni, di segno opposto. La prima, ha a che fare con il ruolo della scuola che, sebbene con qualche critica, risulta essere stata per tutti e tre i ragazzi (nonostante tutto) positivo. La seconda concerne l’assenza (o la troppo vaga presenza) nei tre scritti di una possibile via d’uscita collettiva dalla condizione di impasse in cui il nostro Paese si trova. Chi ha vent’anni oggi ha assimilato per osmosi l’individualismo, l’egoismo sociale, la menzogna meritocratica. Ecco quindi un compito degno per i più adulti: ricordare ai ragazzi che l’uomo è una creatura politica e che l’indebolimento dei legami sociali e solidali e la loro sostituzione con l’arida contabilità del pareggio di bilancio dello Stato non porterà molto lontano. (Giovanna Lo Presti)

La scuola è finita, rimbocchiamoci le maniche
di Pierluigi Matozzo (neodiplomato Itis, Milano)

Era incredibile, sì, è successo solo qualche mese fa, ma ricordo vividamente come mi sentivo: l’apparente sensazione che tutte le mie preoccupazioni fossero finite, mi sentivo padrone della mia vita… Insomma, la libertà… Continua a leggere→

Il contro in testa e le prospettive future del mito anarchico carrarino

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Il contro in testa. Gente di marmo e di anarchia (Edizioni Laterza) l’ho letto nel giro di poche notti ma ci sono voluti mesi perché mi decidessi finalmente a scriverne. Un libro che parla della propria terra, e che lo fa alla maniera in cui è riuscito a farlo Marco Rovelli, ovvero con dedizione e rispetto, e poesia, e analisi critica e rabbioso disinganno, è un’entità difficile da approcciare, una madre su cui si fatica ad esprimere un giudizio e dalla quale si è quasi intimoriti, perché ogni frase nasconde un ricordo, ogni parola un’aspettativa, ogni descrizione un sogno e una speranza andate spesso, e come dire?, fatalmente, deluse.
Quando poi dalla propria terra ci se n’è andati, anche per i motivi di cui parla l’autore, e nondimeno ci si ostina a tornarvici, allora ogni tentativo di recensione diventa immersione in se stessi più che nelle pagine che ci stanno davanti, e l’analisi del testo si trasforma in ragionamento sui motivi che ne hanno resa necessaria la scrittura.
Rovelli conosce bene quello di cui parla, e ce ne fa racconto attento e affascinante, muovendosi in bilico tra coinvolgimento personale e distacco critico, con un approccio che potremmo definire ‘dialettico’ Continua a leggere→

Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria, di Rosa Salvia

rosa salvia

di Daniele Santoro

Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria (La Vita Felice, Milano, 2012) è il titolo dell’ultima raccolta di poesie di Rosa Salvia che riprende il primo verso dell’omonima poesia iniziale. Scelta non casuale e che impronta sin dall’incipit, all’insegna di una levità e grazia, questo canto dell’anima che si fa voce di un mondo interiore quanto mai ricco e variegato; canto che rende partecipe il lettore di quel capace immedesimarsi nelle cose quotidiane eppure solenni che solo sanno darci la varietà dell’essere umano, lo stupore della natura. Efficaci, incisive certe immagini poetiche che sincerano il frutto di una frequentazione della nostra (e anche classica) migliore tradizione quale si evince – sovente et scopertamente: da alcuni aulici lemmi (“agape”,“cinereo”); da certe costruzioni superlative (impreziosite da enjambement come in “bianchissimo buio”); da talune citazioni latine (“amica silentia lunae”); dagli espliciti richiami alla mitologia greco-romana (“nottola di Minerva”, “canto di Orfeo”); da certe descrizioni del paesaggio che non si risolvono mai in semplice bozzetto naturalistico, bensì invece in sintonico luogo dell’anima, come in questa strofa, per esempio: “uccelli d’anima che incidono / il pensiero / piegato al vento sacro della bellezza” dove l’isolata parola “pensiero” è incastonata efficacemente tra due quadri naturalistici. Continua a leggere→

23. Stigliano 2

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Ma il peggio doveva arrivare. Tutto era nato da un baratto, di quelli che si fanno tra bambini. I tuoi soldatini valevano di più; quelli di tuo zio – era più un cugino: uno o due anni più di te – erano dati in omaggio col formaggino Dofocrem, e consistevano in una sfoglia di materiale ignoto destinato a logorarsi in poco tempo. Continua a leggere→

Perciò veniamo bene nelle fotografie.

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Recensione di   Francesca Meneghetti.

Un poema punk sul disagio dei trentenni veneti nell’ex Eldorado.

In una Bustina di Minerva (“Ma glielo abbiamo chiesto noi” del 21 dicembre 2011) Umberto Eco introduce una schematica, ma efficace, distinzione tra prosa e poesia.
La prima parla di cose: “possiedi bene quello di cui vuoi parlare e poi troverai le parole adatte.[…] In poesia accade invece tutto l’opposto, prima t’innamori delle parole, e il resto verrà da sé, “. Ma si potrebbe anche parlare di una prevalente intenzione etica (o di contenuto) nella prima contro una prevalente intenzione estetica, o formale nella seconda.
Il secondo libro di Francesco Targhetta, essendo il primo, “Fiaschi”, una raccolta di poesie, pone al lettore Continua a leggere→

Axis Mundi. Racconti della Brianza

gusto

 

di Gianni Fumagalli

GUSTO

 

Ti raggiungeva prima la sua risata, fragorosa, modulata e sempre in levare, poi vedevi il capannello degli astanti, otto dieci persone tra le quali due tre fedelissimi, sovrastato dalle lunghe e gesticolanti braccia dell’oratore. B. Agostino, per tutti Gusto, era un tipico figlio della laboriosa Brianza dalla quale aveva ereditato quei sacri valori che hanno resistito ai cambiamenti e alla più dissacrante delle rivoluzioni, la globalizzazione, ma tutti rovesciati di segno. Era indolente fino all’immobilità salvo animarsi di una vitalità incontenibile quando dava sfogo all’affabulazione o alla retorica del sesso; aveva un’idea del lavoro fondata sul principio che il denaro deve fruire in un rapporto inversamente proporzionato al tempo, molti soldi in poco tempo; sprezzante verso ogni forma di risparmio, specie coi soldi degli altri, provava orgasmi da scialo compulsivi; eludeva le leggi dello scambio e delle relazioni commerciali percepite come orpelli da dribblare in cento modi; con simpatia obliqua, competenze fasulle, promesse inverosimili. Continua a leggere→

22. Stigliano

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E’ un altro episodio che non sai bene dove collocare: ma che importa? La campagna assolata ha un suo fascino a prescindere, soprattutto se a due passi da lì comincia il bosco, coi segreti che fanno paura, almeno a te, che avverti rumori impercettibili, e se vedi una beccaccia che si sveglia, con un battito d’ali, senti subito il cuore che impazzisce. Continua a leggere→

“LO HOBBIT – UN VIAGGIO INASPETTATO”, DI PETER JACKSON

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Non pensavo, andando a vedere il primo atto della trilogia filmica de Lo Hobbit di Peter Jackson (Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato), di fare il confronto con il libro di J.R.R. Tolkien. Speravo piuttosto di ritrovarvi lo spirito, la gemma di energia che anche nel romanzo era presente, e che Il Signore degli Anelli avrebbe poi portato a piena maturità. E il film non mi ha affatto deluso.

Mi chiedevo come si potesse dividere efficacemente in tre parti una storia ricca e intensa, sì, ma non lunga e articolata come quella del capolavoro del Professore di Oxford. E invece Peter Jackson (senza dimenticare gli sceneggiatori Guillermo del Toro, Fran Walsh e Philippa Boyens), ha fatto un lavoro egregio. In nessun momento del film, che si sviluppa dall’inizio del libro di Tolkien al momento in cui le Aquile salvano Bilbo e i suoi compagni dagli Orchi e dai Mannari, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un “brodo allungato”.

Bilbo (Martin Freeman) (da cultura.panorama.it)

Gran parte del merito di ciò è dovuto alle sapienti ricuciture e inserzioni, che ricollegano gli eventi de Lo Hobbit al suo magistrale seguito (penso alle prime scene, con Ian Holm – Bilbo anziano – ed Elijah Wood – Frodo – che si preparano al compleanno di Bilbo) e approfondiscono nessi e interazioni con lo scenario più ampio degli eventi della Terra di Mezzo, nell’epoca di transizione in cui l’Ombra di Sauron (il Negromante) torna a manifestarsi nell’Est del mondo (in questo senso, penso soprattutto all’ampio ruolo svolto da Radagast, lo Stregone “Bruno” – interpretato da Sylvester McCoy e qui, diversamente dal romanzo, un personaggio-chiave – che protegge le creature del bosco e percepisce per primo l’energia oscura proveniente da Dol Guldur). Peter Jackson rispetta e riproduce – pur prendendosi varie libertà, relativamente alla trama – i vari livelli di lettura dell’intero Legendarium tolkieniano, con cenni anche agli eventi della Prima Era (e dunque al Silmarillion: rinvio a una possibile futura serie di film ispirati al grande “libro dei libri” del Professore?). Continua a leggere→

21. Ti chiamo, Chimera

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Cosa sentivi, dentro, cosa spingeva per uscire sotto forma di parola, ma sbatteva sempre contro un muro, la durezza degli altri, l’incomprensione di tuo padre e di tua madre, l’eterna lotta per rimanere a galla, per opporsi al mal di testa che già allora dilagava nel confronto fra i tuoi sentimenti e la faccia della gente che incontravi? Continua a leggere→

Gast

 

smith_children_walking

 

di Manfred Streubel ( Germania, 1932-1992)

Bitte komm herein.
Kalt war es uns beiden.
Will nicht mit Dir leiden.
Mitleid macht uns klein.

Bleib nicht arm und bloß.
Laß mich’s nicht bereuen.
Will mich mit dir freuen.
Freude macht uns groß.

Fordre nicht zuviel.
Weder Zweck noch Ziel
laß uns werden. Bitte:

sei nicht allzu scheu.
Nähe macht uns neu.
Für die nächsten Schritte. Continua a leggere→

La casa in fiamme

La mafia non va in vacanza, l’indignazione per il suo operato neanche. Riporto il racconto di un ennesimo atto di intimidazione nei confronti di Giovanni Giovannetti, giornalista e scrittore, blogger (Il primo amore e Direfarebaciare) e fotografo, che da anni conduce una necessaria denuncia di affari sporchi nella città di Pavia. A lui e agli altri impegnati nella stessa battaglia la massima solidarietà. L’informazione, come sempre, è temuta dalle associazioni criminali.

di Giovanni Giovannetti

“Ladri” nuovamente in casa mia, anzi piromani. E se la notte tra il 30 e il 31 dicembre le fiamme non hanno avvolto l’intera abitazione lo si deve al tempestivo allarme dato da un vicino: fuoco nel seminterrato, la porta che dà sul cortile spalancata (in modo che non restassero dubbi sulla natura dolosa dell’incendio) così da rendere visibili le fiamme. Se l’allarme fosse scattato con qualche ritardo, se le fiamme si fossero via via propagate all’intero seminterrato, ora non saremmo qui a lamentare danni in fin dei conti contenuti (qualche centinaio di libri andati in fumo e poco più). Continua a leggere→

20. Per un attimo

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Siete supini davanti alla finestra, sulla moquette nuova di zecca. Papà è felice come non l’hai mai visto. Non hai paura, per la prima volta. Non esagerare: vuoi dire che adesso ti sembra uno di voi, visibilmente soddisfatto per il nuovo acquisto. Gli inizi sono euforici: è lo stato nascente, come dicono. Della casa nuova, della moquette vellutata come un prato inglese, degli eucalipti dalle foglie lunghe e i fiori a disco, t’importa fino a un certo punto: ciò che conta è il sorriso di tuo padre; vorresti che il tempo si fermasse, che il trasloco rimanesse in sospeso, che la vita si concentrasse qui, come succede nell’intervallo tra un movimento e l’altro del concerto, quando il pubblico sfoga, tutti in una volta, i colpi di tosse che aveva trattenuto. Anche tu vuoi sfogare la tua tosse, concederti una pausa dalla tensione insostenibile d’essere all’altezza, di non poter fallire, di troncare sul nascere i tuoi sogni. Quella che contempli dal piano superiore non è la piazzetta di Casalpalocco, ma la tua vita in costruzione, piena di materiali di seconda mano, di slanci interrotti bruscamente, di rabbia che comincia a montare, senza che nemmeno te ne accorga. Ti sembra inverosimile uno sfondo senza la parrocchia dei santi Pietro e Paolo; ti chiedi dove andrete a giocare, visto che il campo del laghetto pare già d’un altro mondo; trasalisci al pensiero di perdere per sempre gli occhi verde smeraldo della Persighetti. Sei invaso da un vortice di sentimenti che non riesci a decifrare, come al solito: è come se trasferissero da un quartiere all’altro non più i letti, i mobili, gli armadi, ma i tuoi organi interni, il cuore che batte troppo rapido, come se temesse, gioisse, si stupisse, prima ancora che accadano gli eventi. La finestra in Via Nicostene è una soglia impercettibile tra due epoche diverse: alcuni episodi non sapresti collocarli; la famiglia di Sasà e Maria, che chiamavate zii, coi figli Alfonso e Carlotta appartiene alla stagione precedente? Sicuramente sì: perché, allora, li hai ignorati? I frammenti di memoria emergono da una nebbia fitta: una gita nel diluvio, la mattina del trasloco, in cui voi o loro facevate colazione con la zuppa di latte e i biscotti Gentilini (diventava una pappa dolcissima di cui eravate ghiotti). Ma questo non importa, ora che tuo padre è felice e sorridente e tu – esagera pure – non hai più paura. Ti sembra che il mondo giri dalla parte opposta, che tutto diventi miracolosamente chiaro, per un attimo.