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da qui
Siete supini davanti alla finestra, sulla moquette nuova di zecca. Papà è felice come non l’hai mai visto. Non hai paura, per la prima volta. Non esagerare: vuoi dire che adesso ti sembra uno di voi, visibilmente soddisfatto per il nuovo acquisto. Gli inizi sono euforici: è lo stato nascente, come dicono. Della casa nuova, della moquette vellutata come un prato inglese, degli eucalipti dalle foglie lunghe e i fiori a disco, t’importa fino a un certo punto: ciò che conta è il sorriso di tuo padre; vorresti che il tempo si fermasse, che il trasloco rimanesse in sospeso, che la vita si concentrasse qui, come succede nell’intervallo tra un movimento e l’altro del concerto, quando il pubblico sfoga, tutti in una volta, i colpi di tosse che aveva trattenuto. Anche tu vuoi sfogare la tua tosse, concederti una pausa dalla tensione insostenibile d’essere all’altezza, di non poter fallire, di troncare sul nascere i tuoi sogni. Quella che contempli dal piano superiore non è la piazzetta di Casalpalocco, ma la tua vita in costruzione, piena di materiali di seconda mano, di slanci interrotti bruscamente, di rabbia che comincia a montare, senza che nemmeno te ne accorga. Ti sembra inverosimile uno sfondo senza la parrocchia dei santi Pietro e Paolo; ti chiedi dove andrete a giocare, visto che il campo del laghetto pare già d’un altro mondo; trasalisci al pensiero di perdere per sempre gli occhi verde smeraldo della Persighetti. Sei invaso da un vortice di sentimenti che non riesci a decifrare, come al solito: è come se trasferissero da un quartiere all’altro non più i letti, i mobili, gli armadi, ma i tuoi organi interni, il cuore che batte troppo rapido, come se temesse, gioisse, si stupisse, prima ancora che accadano gli eventi. La finestra in Via Nicostene è una soglia impercettibile tra due epoche diverse: alcuni episodi non sapresti collocarli; la famiglia di Sasà e Maria, che chiamavate zii, coi figli Alfonso e Carlotta appartiene alla stagione precedente? Sicuramente sì: perché, allora, li hai ignorati? I frammenti di memoria emergono da una nebbia fitta: una gita nel diluvio, la mattina del trasloco, in cui voi o loro facevate colazione con la zuppa di latte e i biscotti Gentilini (diventava una pappa dolcissima di cui eravate ghiotti). Ma questo non importa, ora che tuo padre è felice e sorridente e tu – esagera pure – non hai più paura. Ti sembra che il mondo giri dalla parte opposta, che tutto diventi miracolosamente chiaro, per un attimo.