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L’adolescenza è un magma di sensazioni senza capo né coda: vuoi essere tutto e non sei nulla. Continua a leggere
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L’adolescenza è un magma di sensazioni senza capo né coda: vuoi essere tutto e non sei nulla. Continua a leggere
Un nuovo romanzo fra tragedia, noir contemporaneo, scuola lombarda
di Guido Michelone
Il tempo dell’innocenza del titolo si scopre solo alla fine del libro, in un paio di paginette riflessive che sono tra le più ispirate di un romanzo – il dodicesimo nella lista dell’autore bergamasco-milanese – foriero di svariati citazionismi. Qui Montanari sembra un po’ fare il verso a se stesso, riassumere nelle forme e nei contenuti, nelle trame e nei discorsi, ogni precedente sua opera narrativa, quasi a ripetere uno schema collaudato di romanzo in romanzo. Continua a leggere
Nota critica di Deborah Mega
Studi lirici di Francesco Palmieri, opera d’esordio edita da la Vita Felice nella collana Agape, raccoglie composizioni dedicate al sentimento d’amore, (solo parole d’amore) recita infatti il sottotitolo.
Il termine Studi richiama quegli approfondimenti di tecniche e strategie messe in atto per appropriarsi di una conoscenza specifica o delle relazioni che intercorrono tra una conoscenza e altre ad essa correlate. In questo caso materia di studio e di approfondimento è l’amore e, attraverso di esso, l’espressione di sé.
Quando si parla di lirica non si può non fare riferimento a G. Leopardi, che definì la lirica “espressione libera e schietta di qualunque affetto vivo e ben sentito dall’uomo” (Zibaldone, 15 dicembre 1826). “Non è facile parlare d’amore”, si scrive in prefazione proprio perché parlare d’amore significa aprirsi e dare sfogo alle proprie emozioni. Continua a leggere
di Chiara de Luca
Ho letto Fischi di merlo nel luogo in cui più vivi li senti risuonare, a Ferrara, dove riapprodo in seguito a vent’anni d’assenza, per ritrovare la mia città intatta, nella voce di Matteo Bianchi così come nell’attorno, così sospesa nell’eterno e bella al di fuori dello spazio e del tempo, città volante, per dirla con Roberto Pazzi, e città radente, come la bruma che iberna e che preserva il verde, città ragazza sempre, musa di De Chirico, a mostrare un volto perfetto e impenetrabile nell’abbraccio accogliente e al contempo straniante delle vie del centro. Continua a leggere
Negli ultimi 20 anni si è passati dalle permissive baby-pensioni al sistema previdenziale odierno, senza la benché minima valutazione della salute della più numerosa categoria professionale… Solo nel giro dell’ultimo anno si sono avuti: la cancellazione della dispensa dal servizio per i docenti inidonei all’insegnamento; l’abolizione del ricorso alla causa di servizio nel pubblico impiego; il demansionamento nel ruolo ATA sempre per gli insegnanti inidonei… Una sorta di accanimento – ai limiti dell’incostituzionalità – sui “deboli“, resi tali da malattie sviluppate durante il lavoro, dopo aver tolto loro anche la possibilità di richiedere un indennizzo a titolo di risarcimento. Una netta inversione di marcia deve essere attuata dalla politica governativa nei confronti della scuola e dei suoi protagonisti: gli insegnanti. (Vittorio Lodolo D’Oria)
Detachment – Il distacco: note su un film e su una malattia
di Renata Morresi
A metà del film c’è l’episodio del gatto. Il ragazzo con l’apparecchio – un ragazzo dolce, coi capelli mossi che gli cadono sulle spalle – lo prende in braccio con cura. È a scuola, all’aperto, davanti la palestra. Continua a leggere
Metronomo
Com’è dolce quella nota sconosciuta
che è la gioia ritmata
la terza via d’uscita
dal corpo dissacrato
la risata
che riporta l’universo
a se stesso.
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Quanto l’avrai fissato? Eri incantato di fronte ai rami dalle foglie sottili di colore indefinibile, tra l’azzurro e il verde. Continua a leggere
4.
Secoli degli splendidi spaventi,
secoli dei regni eletti,
divinità dell’età,
divinità della verità,
divinità di Via Melzi D’Eril,
voi siete
i calendari immortali.
Voi siete
i respiri degli imperi entusiasti
e la giovane perfezione
nelle memorie gloriose
tornate alla luce del sole.
Mia così vicina
algebra amica della nobile vita.
Mia nata un giorno
nella bellezza perfetta
che ora ti è maestra.
Mie lacrime al culmine del nome.
Mio Dio
mio Dio infinito
mio Dio infinito che ebbe inizio
sulla soglia della tua storia. Continua a leggere
La mostra rimarrà aperta dal 14 gennaio al 2 febbraio 2013
con i seguenti orari: martedì–sabato, ore 10.30-13.00 / 15.00-19.00. Inaugurazione il 14 gennaio 2013, alle ore 18,00
Presso Galleria Anna Maria Consadori, Via Brera 2, Milano
Contatti: 02.72.02.17.67, www.galleriaconsadori.com
Composizioni di incontri casuali
di Stefano Levi Della Torre
Consonni ha scoperto queste figure tra le cabine che fanno da retrovia alla spiaggia, in un tratto dell’ampia curva soleggiata del golfo tra Laigueglia e Alassio. Le ha scoperte passeggiando per abitudine, d’inverno. Che cosa ha fermato la sua attenzione, rompendo la distrazione di una passeggiata ripetuta, rivelandosi in forme, colori, materie, ritmi significanti? Continua a leggere
Se fossi papa, girerei in clergyman e porrei la sede in una parrocchia della Garbatella, lasciando San Pietro e il Vaticano per cerimonie speciali e come città-stato dei poveri più poveri. Durante il giorno visiterei i più miseri, che così sarebbero meno sfortunati, meglio alimentati e meglio vestiti, perfino rasati e pettinati e, magari, ma non vorrei esagerare, profumati. Mi lascerei prendere dall’entusiasmo, recandomi nei campi rom e nelle carceri, negli ospedali più malmessi e nelle scuole scalcinate. Continua a leggere
Non ci sono solo gli Stati Uniti. Anche l’Italia ha il suo baratro fiscale, come quello Usa di natura politica prima che economica. L’agenda Monti vi dedica ampio spazio, sebbene usi altri termini. In realtà il baratro l’ha aperto il Parlamento quando ha ratificato mesi fa – su proposta del governo Monti – il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento ecc. imposto da Consiglio europeo, Commissione e Bce. L’art. 4 prescrive: “Quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore.. del 60%… tale parte contraente opera una riduzione a un ritmo medio di un ventesimo all’anno”. Il Trattato è già in vigore, ma in base a un precedente regolamento del Consiglio, l’inizio della riduzione del debito verso la meta del 60 per cento dovrebbe aver luogo solo dal 2015. Continua a leggere
Gertrud Kolmar ( 10.12. 1894 – marzo 1943) cresce a Berlino in una famiglia della borghesia ebrea. Come tanti altri ebrei assimilati, scopre la sua fede e l’appartenenza al suo popolo proprio nel momento in cui cominciano le persecuzioni razziali. Continua a leggere
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Vorresti fermarti: più i ricordi si accavallano e si stipano nelle pagine del libro, più ti accorgi di quello che è mancato, dell’amore che hai sentito venir meno, giorno dopo giorno, e ti ha spinto a cercare appagamenti miserabili, avventure umilianti con le immagini di carta, l’uso del corpo come un’arma per trionfare sul disagio che covavi dentro e ti faceva arrossire se apparivi in primo piano. Più il tempo passava, più la condiscendenza si mutava in rabbia: diventava insopportabile mangiare insieme, bastava un nulla, un gesto, una parola, per indurre alla rivolta, come la sera che dicesti basta, me ne vado; prendesti il giubbotto e uscisti nel buio della piazzetta, nel mare umido di via Nicostene e poi di via Macchia Saponara, fino a via Prassilla, nella chiesa dove il prete che non t’era mai piaciuto – questo passava il convento fino allora – lasciò cadere un consiglio come un altro, per cui tornasti indietro con i pugni in tasca e il bavero alzato; la tua vita sarebbe diventata una lotta col destino: aveva la faccia del cugino-zio, qualche anno prima, ma adesso si specchiava in chi voleva ignorare il dolore che cresceva, costringendoti a fingere che tutto andasse bene, che tanto avevi un mare di ragazze che facevano la fila alla tua porta; ma tu stringevi i pugni, alzavi il bavero; avresti barattato il mondo intero per una sola carezza di tuo padre, una parola di stima di tua madre; temevano che t’insuperbissi, che salissi sull’ambone col soprabito attillato, davanti alle signore che guardavano ammirate e fra Serafino che assegnava pacche e pacche sulle spalle e confidava – a tutti -: ecco, quello l’ho tirato su da quando non era capace di parlare; e tua madre sembrava la padrona, nella chiesa semioscura, che in fondo preferivi all’astronave in cima allo scalone, dove un Dio troppo lontano non leniva la tua angoscia; stringevi i pugni e urlavi a mamma che non la sopportavi, non volevi più vederla, e lei piangeva, di nascosto, mentre fulminavi l’ennesima ragazza con lo sguardo azzurro e il ricciolo ribelle e ti chiedevi se da questo labirinto ci sarebbe stata, un giorno o l’altro, una qualsiasi via d’uscita.
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Bisogna stare in piedi, la panchina
è bagnata; c’è un po’ di sole almeno,
stamattina, un fascio di luce abbaglia
il Conero. Gli uccelli si scambiano
opinioni sul clima, forse. E poi,
domani si ritorna. Ti domandi,
come sempre, se resisterai. Loro
ti aspettano, si aspettano che tu
risolva problemi, dica parole
capaci di trovare anche un motivo
soltanto per alzarsi la mattina.
E credere, ostinati, nella vita.
In fondo, se ti affacci in questo golfo
non è per crogiolarti in un ricordo,
e nemmeno soltanto per sperare
che passi il mal di testa. Questo raggio
di sole è il segno che nel tuo dolore
c’è un senso, che di là della barriera
delle nuvole qualcuno ti cerca
per dirti che una luce c’è, che vale
la pena continuare, oltre stasera.
di Gianni Fumagalli
SAL DES DE BEL KAFKA*
Questo non è un approccio padano allo scrittore praghese, neppure un adattamento leggero delle sue opere, ad uso bigino, semplicemente è la storia di un’anima candida finita in tragedia. Continua a leggere
IL BASSOTTO E LA REGINA di Melania G. Mazzucco
Quando si parla di fiabe e favole è abbastanza diffusa la convinzione che esse siano rivolte in via esclusiva ai bambini. È indubbio che, proprio nei confronti dei più piccoli, la fiaba (così come la favola) svolga un’importante funzione di intrattenimento e talvolta (più nella favola, che nella fiaba) anche di formazione, laddove troviamo – come spesso accade – una morale. Tuttavia, considerare fiabe e favole alla stregua di un prodotto letterario rivolto esclusivamente all’infanzia è un errore. Così come sarebbe un errore pensare che siano la stessa cosa. Nella lingua italiana le favole vengono distinte dalle fiabe (anche se entrambi i termini derivano dalla radice latina “fabula” – “racconto” – e i due generi hanno molti punti di contatto): la fiaba è caratterizzata dalla presenza di personaggi e ambienti fantastici, mentre la favola – di norma – è popolata da animali i cui vizi e virtù rappresentano quelli degli uomini.
A proposito di fiabe, di recente si è celebrato il duecentesimo anniversario delle “Fiabe del focolare” dei fratelli Grimm (dove, tra le altre, vengono narrate le storie di Biancaneve, Cenerentola, Pollicino, Cappuccetto Rosso, Barbablù). Persino Google, il più grande motore di ricerca del mondo, ha dedicato il 20 dicembre scorso un doodle (ovvero una versione speciale del proprio logo) alla fiaba di Cappuccetto Rosso per commemorare l’evento.
Parlando di favole, invece, va segnalato il nuovo bellissimo libro di Melania G. Mazzucco, intitolato “Il bassotto e la Regina” (Einaudi, pagg. 112, euro 10, illustrazioni di Alessandro Sanna), con cui questa grande autrice fornisce l’ennesima prova della capacità eclettica della sua scrittura. Continua a leggere
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Per oggi è tutto grigio, qui, sul golfo.
Il freddo è un colpo secco di rasoio,
un alito che penetra le ossa,
un cubetto di ghiaccio in fondo al cuore.
Ti aspetto per il nostro appuntamento
sotto il cotone sporco delle nuvole,
davanti al panno immobile del mare.
Il Conero muso-di-cane dorme,
in attesa che torni il suo padrone
da un lungo viaggio. Sogna il cielo blu
di qualche estate fa,
quando si arrampicava col Ducato
fino a questa terrazza:
sentiva la tua voce che diceva
di stare attento, che bastava nulla
per rompere la pelle ancora fragile,
come una lamina di vetro. Adesso
sono io che ti chiedo di andar piano,
di farmi una carezza sopra il muso;
perché il grigio che incombe lasci il posto
a una lama di luce. Perché il sogno
ritorni, che sia proprio la tua mano.
Non chiedo l’elemosina preferisco crepare piuttosto, me la cavo rovistando tra i secchi dell’immondizia, con le mani piene di avanzi, il più delle volte in decomposizione. Mi sento a mio agio tra le cose che stanno per ritornare a niente, questo mio padre non l’ha mai capito. Lui col culto del corpo e l’ego dello spirito non ha nemmeno lontanamente intuito che il mio amore era nel vederlo non uguale agli altri ma diverso, piegato, vulnerabile. Continua a leggere