Ho letto con gioia le poesie di Gianfranco Morino, un uomo che dedica la sua vita ai malati delle baraccopoli di Nairobi, la capitale del Kenya.
Non sono un critico letterario, ma la lettura di questi poemi mi ha fatto capire meglio l’animus di questo uomo. In queste poesie scarne (com’è scarno Gianfranco!), ho sentito battere e pulsare il cuore ferito del continente nero.
In una delle prime poesie Salmo1 , scritta a Tigania nel 1989, quando Gianfranco era da poco arrivato in Africa, c’è tutta la tragedia di questo continente:una tragedia che lo ha toccato profondamente.Gli stessi sentimenti emergono nel poema:”Il bambino della foresta” ,scritto nello stesso anno sul lago Kivu. Continua a leggere
27. Parlare
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Le hai raccontato tutto, almeno credi, alla stazione di Parigi, tra la selva dei pali che reggono il soffitto, le vetrate ad arco che gettano luce sui binari, la gente che passa con la fretta dei rappresentanti, il fiato grosso dei vecchi, i bambini che fuggono ridendo dalle madri in ansia. Le hai detto dei viaggi in treno per raggranellare qualche offerta, dei quattrocentomila chilometri in macchina in un’Italia tutta da scoprire, del viaggio nella città assolata in cui cercavate un uomo di cui si sapeva solo il nome. Continua a leggere
Le donne di Gramsci
Di Augusto Benemeglio
Non era più desiderato da nessuno
Settantacinque anni fa , il 27 aprile 1937 , moriva in una clinica di Roma Antonio Gramsci. Al funerale non andò nessuno, eccetto la cognata , Tatiana , e la polizia fascista.(“ Non ci sono gloriose memorie, /né inespresse beatitudini a buon prezzo,/ma il mistero della luce e dell’ombra/ che vela e disvela parole”) Arrestato l’8 novembre del 1926 , era stato liberato definitivamente da soli tre giorni ( aveva ottenuto un paio di anni prima la libertà condizionale , per gravi motivi di salute , solo grazie ad un’intensa campagna di stampa , sviluppatesi soprattutto all’estero ) , ma era ridotto a “morto vivente”. (“Di che era maceria/ quel silenzio?/ della storia dell’uomo/perfino della sua ultima pagina bianca”). Ricoverato presso ospedali e cliniche , sfibrato , demolito , massacrato dall’ estrema durezza dell’infame carcere di Turi , dagli sbocchi di sangue , dall’”insonnia forzata” ( sono mesi che dormo solo 45 minuti per notte) , dai dolori alla schiena, alle mani, alle gengive, le nevralgie che lo assillavano già da anni , Gramsci aveva dovuto subire anche le incomprensioni , le critiche e il disprezzo degli stessi compagni del partito comunista italiano che aveva fondato e di cui era stato Segretario. (Sandro Pertini , che era stato rinchiuso nella stessa prigione disse che i carcerati comunisti gli tiravano palle di neve con dentro delle pietre, il tutto perché aveva osato criticare aspramente l’ascesa al potere di Stalin ). Continua a leggere
Njuz.net, quando il potere lo si prende in giro
Impostato come una vera e propria testata giornalistica online, di cui riproduce stile e linguaggio, il portale Njuz.net offre al lettore articoli di politica, di economia, di costume e sport. Se le notizie pubblicate chiamano in causa personaggi reali della vita pubblica serba, i contenuti sono invece sempre surreali e grotteschi. Un vero e proprio fenomeno che sta spopolando non solo in Serbia
La satira sta vivendo un periodo di grande rilancio anche grazie alle potenzialità del web 2.0, basti pensare a realtà come Spinoza.it, uno dei blog più seguiti e premiati in Italia negli ultimi anni. Si tratta di un fenomeno di scala mondiale che sta in qualche modo trasformando i rapporti tra la satira ed i diversi sistemi di potere, con la prima non più ridotta agli spazi offerti dai mezzi di comunicazione tradizionale, ma in grado di sfruttare canali propri e godere di livelli di libertà e di divulgazione impensabili fino a pochi anni fa. Continua a leggere
26. Il disegno
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Dovresti descriverla sul letto sospeso, tra il sonno e la veglia, col viso d’angelo che non diresti mai capace di ammazzare; indovineresti i suoi pensieri, la lotta tra l’abbandono fiducioso e la resistenza orgogliosa all’impulso di parlarti, di baciarti. Continua a leggere
Mia sorella Emanuela
Segnalo questo evento, dedicato alla presentazione del libro Mia sorella Emanuela di Pietro Orlandi e Fabrizio Peronaci (Edizioni Anordest), sulla triste e misteriosa vicenda di Emanuela Orlandi.
Mercoledì 11 aprile alle ore 17,30 a Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 1, Firenze (Sala Luca Giordano).
Coordinerà il giornalista Mario Bonciani e saranno presenti i due autori.
Francesco MAROTTA – ESILIO DI VOCE
così la grazia delle immagini
rovesciate nel palmo venute via dall’ombra
che ora ricordi accampata da sempre
alla tua soglia ma
si trattava di attese esercizi
privi di simboli come adornare sbrinati
specchi col battito salino
di una pupilla naufragata
25. Come va a finire
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Hai deciso di fare ancora un giro sulla litoranea, prima di partire. I ricordi ti entrano dentro come sabbia negli occhi. Ogni centimetro di strada ti ricorda qualcosa, ogni cespuglio, ogni tratto di mare che appare all’improvviso tra un corbezzolo e un pino. Compi i gesti di allora, sbirci verso gli occhi di lei che regge sconsolata le birre acquistate chissà dove, eri già brillo prima di comprarle. Continua a leggere
PASQUA DI RISURREZIONE
di Guglielmo Spirito
Il giovedì santo la chiesa aveva posto a suggello della celebrazione del triduo pasquale l’affermazione del vangelo di Giovanni: “Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). Certamente non vuol significare solo che Gesù starà fedele al suo amore fino alla morte, ma più precisamente che va incontro alla morte perché si sveli in tutto il suo splendore l’amore che lo muove rispetto al Padre e a tutti noi. Nella stessa celebrazione, con l’istituzione dell’eucaristia e la lavanda dei piedi, l’amore era definito nel suo mistero di dono (“questo è il mio corpo, che è per voi”) e di servizio (“Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”). La posta in gioco è ‘aver parte con lui’. Accogliere il servizio di Gesù e non praticarlo al fratello significa non riconoscere quel ‘corpo, che è per noi’, tanto il mistero dell’amore parla di Dio e dell’uomo insieme. Continua a leggere
Shabbat
24. Il limite
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Quanto tempo è passato? Hai dormito? E’ ancora lì, con la camicia azzurra. Chi può essere, con un nome così strano?
– Non l’ho mai sentito.
– Cosa?
– Un nome come il suo.
– C’è qualcosa di normale nella vita? Continua a leggere
Luca BUONAGUIDI – I giorni del vino e delle rose
Come lava la scrittura di Luca Bonaguidi fissa un paesaggio emozionale e umorale nel tempo – il suo, anagrafico, interiore, e il nostro – in cui tutto muta vorticosamente, e tutto, istante dopo istante, è già passato. La scrittura, con la vita che ingloba e rattiene, è presto concrezione; la sua lettura, anzitempo, archeologia. Nell’“ostinata propensione” per dirla col prefatore “ a mantener viva la memoria.” Continua a leggere
A non farlo cosa si rischia?
Ma chi è questa gente?
Questi intoccabili. Questi custodi di privilegi ancien regime, questi Luigi XIV del XXI secolo, questi proclamatori di sacrifici dalla busta paga assicurata che non hanno corrispettivi in nessun’altro Paese d’Europa e in pochi altri (soprattutto Regimi) del mondo?
C’è chi scrive, che a denigrare i partiti e la politica si rischiano svolte autoritare. Perché: non è già autoritaria la politica in Italia?
Adesso che grazie alla campagna ‘Parlamento WikiLeaks’ promossa dai Radicali sono stati resi disponibili i dati su quanto costa ai contribuenti l’assistenza sanitaria integrativa dei deputati Continua a leggere
23. Ai confini del paradiso
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Vi state guardando: siete imbarazzati. Vi chiedete come sia possibile che i racconti nascano dal nulla, in un viaggio a Parigi dove pare di trovare una risposta, perché la vita è una domanda e a un certo punto s’intuisce un segno, un’indicazione misteriosa che viene nel sonno, cadute le difese che impediscono d’identificarti nelle storie altrui, come quando lo scrittore è davanti alla pagina e sente che le parole arrivano, da dove non si sa, le annota in fretta, perché se gli sfuggissero finirebbe tutto, e basta niente per distrarlo: un rumore, il chiacchiericcio delle donne che preparano il pranzo per la pasqua, mentre lui trasforma desideri e incubi nelle file uguali delle lettere, incompreso, perché nessuno può capire chi capisce tutti, chi è in attesa di uno sguardo, un gesto sottratto all’attenzione, un ti amo sussurrato nel buio galeotto di una sala; mentre gli altri si agitano sul palcoscenico, lui origlia alle porte, capta i segnali, coglie al volo gli oggetti che a un altro non direbbero nulla, ma a lui dicono tutto: Continua a leggere
Per uno stile di militanza
Per uno stile di militanza
di COLLETTIVO UNINOMADE
La natura a suo modo costituente dell’azione del capitale finanziario si sta dispiegando completamente: in quanto sussume industria, servizi e lavoro sociale in generale, dà ormai prova di essere immediatamente politica. Perciò esso esercita una governance finanziaria sulla nuova composizione sociale del lavoro e trasforma quindi i governi in organi di esecuzione del suo comando diretto. L’attacco a quanto rimaneva, sul terreno del welfare, delle conquiste strappate dalle lotte dei decenni precedenti, è ora presentato esplicitamente, senza neppure più nascondersi dietro le retoriche del galateo costituzionale, come comando dei mercati finanziari, al quale non resta altro che adeguarsi. Continua a leggere
“Bar Atlantic”, di Bruno Osimo
Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni
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Bruno Osimo
Bar Atlantic
(ed. Marcos y Marcos)
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Un’opera brillante ma dalla sostanza profondamente seria. Bar Atlantic di Bruno Osimo – studioso di lingua e cultura ebraica e traduttore – è un romanzo edito da Marcos y Marcos che ha per protagonista Adàm, un docente universitario parcellizzato fra tante sedi accademiche sparse per il Nord Italia. Tante quanti i sono i giorni lavorativi della settimana.
La sua vita è un mosaico di momenti vissuti al volo, tra carrozze ferroviarie, amanti diverse in città diverse e un beato stordimento, che lo porta a lasciarsi andare a questo flusso ininterrotto di esperienza con ironia e spirito giocoso. Lo stesso che l’autore mette nelle spassose note a pie’ di pagina, che costellano il libro con un tocco che mi viene spontaneo associare ad alcune delle uscite più felici di Woody Allen.
Ma i temi, dicevo, sono seri. Su tutti, il precariato; lo spaesamento che induce in chi lo vive e si ritrova spezzettato in una serie sfilacciata di momenti. Manca un baricentro. Per Adàm il surrogato di questo ancoraggio interiore è l’adorata moglie, che pur cornifica abbondantemente, e anche il bar del titolo dell’opera, dove si consuma una confortante ritualità di gesti. Continua a leggere
22. Ferite
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Non riesci a vedere in lei una terrorista, eppure è così, ne sei sicuro. Sei bloccato al primo capitolo del tuo romanzo: potresti dargli una svolta, una deviazione dal percorso; un pentimento per l’omicidio in banca, la clandestinità, la fuga perpetua da investigatori e polizia. Possibile che pensi solo alle azioni proletarie, alla battaglia contro i mulini a vento della finanza mondiale? Continua a leggere
Ora rimane la sera. Una nota su Effekappa (Zona Editrice.)
di Fabio Franzin
Non conosco di persona Franz Krauspenhaar, ma mi sono emozionato, qualche anno fa, leggendo il suo romanzo Era mio padre, dove l’autore ricercava, dentro la sua scrittura, le radici di un amore profondo, pur nel passato scomodo del genitore.
Non lo conosco di persona Franz, dicevo, ma so, per via del web dove ogni tanto mi rifugio – rete che tutto imbriglia e tira su, che tutto pesca nei suoi mari ora calmi, ora burrascosi, e sempre più spesso così inquinati dall’invidia e dal rancore, da discussioni insulse –, che anch’esso è una personalità scomoda, capace di attirare a sé simpatie e antipatie, di essere persino frainteso, credo.
A me, a pelle, sta simpatico. Sarà quel suo nome che è già più di metà del mio cognome, sarà che alcuni amici, in tempi per me più felici, mi chiamavano proprio Franz. Sarà… quella sua aria da sborone nelle foto che lo ritraggono – che ho trovato sempre nella rete, fra cozze e perle –; ne ho incontrati tanti con quell’aria: prima mi stavano un po’ sulle palle, poi, conoscendoli meglio, siamo diventati sempre ottimi amici; perché dietro la maschera c’è sempre l’uomo, con le sue lacrime, le sue fragilità. È dietro le facce serie e per bene che spesso si cela il farabutto. Continua a leggere
Antipasqua
di Cristina Bove
Scusami, don,
se non festeggio
se me ne sto aggrappata alle radici
d’un baratro affrescato__sembrebbe
d’azzurro
invece è più profondo del mistero
cui pertanto non credo
io so di luce amara
sporgersi dalle ciglia degli umani
quelli che a dirsi angeli non so
se appartengono ai cieli
o se viaggiano altrove travestiti
da comuni mortali
però vorrei che fossero tra noi
scarpe da tennis pattini e chitarre
e sapessero quanto costa agli uomini
vivere senza ali
E invece di campane__sulla terra
rintoccassero i battiti dei cuori
di tutte le creature del pianeta
condannate alla morte già nel nascere
immemori d’origini immortali.
“Il cameriere di Borges”, di Fabio Bussotti
Recensione di Marino Magliani
La copertina di questo libro è una chiave di lettura; non importa se in realtà è una copertina alla quale manca proprio la chiave. Anzi, è molto importante che la chiave non sia al suo posto. Perché nel romanzo di Fabio Bussotti (Il cameriere di Borges, Perdisa pop, 2012) le cose si vedono così, come dal buco di una serratura. Si vedono di rapina. Non siamo a teatro, malgrado l’autore sia un gran nome del palco. Ma stiamo passando per una strada e una scena all’interno di una casa (minima; un vecchio che si prepara il caffellatte) cattura la nostra attenzione e ci blocca. Allora guardiamo attraverso i vetri, con quel senso di colpevolezza e di complicità. Oppure quella che guardiamo è una scena nient’affatto minima, è piuttosto un pezzo di storia, e noi siamo lì, tanti anni fa, in una foresta andina e umida, assieme a un uomo che ascolta il rantolo di un altro uomo che è diventato un’icona del nostro tempo. Continua a leggere











