Gesù non solo accoglie e comprende i nostri errori, ma li prende su di sé, perché il Padre ci perdoni.
Kenneth Rexroth
di Giorgio Stella
“… quando vorrai distrarre tua madre dalla sua terribile solitudine, ti racconto cosa facevo io di solito, Che la portavo a fare una lunga passeggiata in campagna, a raccogliere fiori di campo, fermandoci sotto l’ombra degli alberi, tra l’armonia del vivido fiume e la tranquillità di Madre Natura, e io sono sicuro che lei ne sarebbe molto contenta, e che anche tu saresti felice. Non dimenticarti mai, Dante: nel gioco della felicità non usarla tutta solo per te, ma guarda appena sotto di te, al tuo fianco e aiuta i deboli che gridano aiuto, aiuta il perseguitato e la vittima; perché sono tuoi amici, sono i compagni che lottano e cadono come tuo padre e Bartolo lottarono e caddero ieri, per la conquista della gioia della libertà per tutti e per i poveri lavoratori. Così nella lotta per la vita tu scopri- rai più amore e verrai amato”.
Nicola Sacco al figlio Dante, 18 Agosto 1927
Angst und Gestalt und Gebet – Rilke Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
Il peso insopportabile
(m. rothko)
«In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». [Gv 16,12-15] Continua a leggere
Giorgio Scapigliati
di Giorgio Stella
Solo il mistero dell'amore, Dio,
sia la misura della mia miseria!
Come la fonte nascosta nell'ombra,
veramente riposa
la carne l'umor suo che non mentisce l'inganno;
ma lo spirito guarda,
Ti cerca non tace.
(Misericordes oculos tuos
ad spiritum meum defige...)
Se anche la buona memoria
rimorde nel porto delle ombre,
quassù coscienza a giorno si consuma
per afferrarTi il lembo di una fibra.
I soli
Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 3. Sophia de Mello Breyner Andresen
Sophia de Mello Breyner Andresen
Poesie da Come un grido puro (Crocetti 2013)
Le fonti
Un giorno spezzerò tutti i ponti
Che legano il mio essere, vivo e totale,
All’agitarsi del mondo dell’irreale,
E calma salirò fino alle fonti.
Andrò fino alle fonti dove dimora
La pienezza, il limpido splendore
Che mi fu promesso ad ogni ora,
E nel volto incompleto dell’amore.
Andrò a bere la luce e del sole il sorgere,
Andrò a bere la voce della promessa
Che a volte come un volo mi attraversa,
E là compirò tutto il mio essere.
Cuore
Gottfried Benn
C’è un giardino che ogni tanto scorgo,
a est dell’Oder, dove la pianura è grande,
un fosso, un ponte e io che sto vicino
a trepidi azzurri lillà.
C’è un ragazzo che ogni tanto rimpiango,
che va sul lago, tra le canne e i flutti,
ancora fermo il fiume di cui tremo,
che gioia si chiamava e poi oblio.
C’è un motto su cui spesso ho meditato,
che dice tutto poiché non promette niente
l’ho intessuto dentro questo libro
sta sopra una tomba: “tu sais” – tu sai.
Fame
Luigi Maria Corsanico legge Hermann Hesse. 2
La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Letizia Dimartino
Vorrei scrivere di olivi.
Bassi e con la chioma cadente.
Di foglie argentate e impolverate.
Di tronchi torti, di ombre
con sprazzi di luce.
Di un pianto, di un loro pianto.
Questa estate li guardavamo gli alberi antichi,
mio figlio ne scostava i rami fruscianti, pulendo il terreno sottostante.
Un uliveto va osservato tutto: dal cielo alla terra.
Lui ne parla ancora, come si parla
di parenti, di persone ferite,
nell’attesa della pioggia e mi chiede infatti la sera se è piovuto da noi,
mentre il mare è lucido e vicino. E la notte, se sentirà piovere sarà contento.
E dormirà più tranquillo.
L’umidità della terra va controllata,
mentre le gazze si aggirano
e si fermano nei punti più alti degli eucalipti,
e la cornacchia non si stanca mai di emettere il suo verso.
Oggi ho assaggiato l’olio nuovo, aveva l’aspro e il dolce dell’anno trascorso,
con i nostri pensieri e con l’amore.
Il pane di farina gialla inzuppato a pulire il piattino
e il tempo che si è fermato, bello.
E come eterno
POESIA E POLITICA. 9. Barbara DELLA NOTTE

Invitiamo i poeti a proporci, sul tema, una o più poesie e una breve nota biobibliografica da inviare all’indirizzo: [email protected]
La luna nel lucernaio
È un mirino stanotte il lucernaio
Inquadra una luna che non danza
Tonda muta
Arresa
Oltre lo schermo
Gli afflitti
I senza niente Continua a leggere
Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 10. Eugenio De Signoribus
Eugenio De Signoribus, Ceneri germogli ceneri, Mondadori, 2025
Questa volta sarò davvero breve, perché così richiede l’occasione. E dico subito che Ceneri germogli ceneri di Eugenio De Signoribus, uscito in libreria a marzo di quest’anno è una vera e propria novità nel panorama della produzione poetica degli ultimi decenni. Infatti, siamo ormai abituati, negli ultimi anni, a poeti che pubblicano libri con testi più o meno del tutto inediti, oppure a poeti (o a chi per loro) che fanno una scelta dei loro testi editi in libri già pubblicati e in tal caso ne vengono fuori raccolte antologiche, che spesso sono implementate da sparuti testi inediti a conclusione del libro, che fanno da apristrada al nuovo libro inedito in divenire che verrà pubblicato di lì a poco (o a molto tempo dopo). Ecco, Ceneri germogli ceneri è invece un libro originale, sui generis direi, dal momento che il poeta “riscrive” un libro di poesia ex novo, avvalendosi, però, di testi già editi, ripresi pertanto da raccolte precedenti, ma che spesso sono rimaneggiati, rivisti e soprattutto spesso ri-scritti e modulati in una architettonica del libro a far sì che con l’innesto di alcuni testi del tutto inediti si ottenga un libro nuovo. Continua a leggere
Il vintage mortuario del Corriere della Sera
Ormai da tempo il Corriere della Sera dedica uno spazio a un memoriale sui generis: la rievocazione del passato di personaggi, più o meno famosi, che presentano episodi salienti legati al loro vero o presunto successo. L’operazione è piuttosto deprimente, perché fa capo a figure semisconosciute, il cui passato vincente interessa forse solo loro, e si risolve nel ricordo di un contatto fuggitivo con la star di turno. Altre volte, nel caso di “famosi di fatto”, mette in luce la natura effimera del successo stesso, che più è presentato come vivo più si percepisce come funebre: un necrologio di azioni e reazioni corrispondenti a ciò che nella Bibbia è definito havel, ossia vuoto. Vanità delle vanità, dice Qoelet, havel havelim, vuoto dei vuoti. Continua a leggere
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino
L’equivalenza etica/estetica è indiscutibile a parte subiecti, non obiecti, ossia nell’attività, non già nel prodotto.
Nessuno vorrà negare la santità, la profonda moralità dell’attività artistica: sovrana noncuranza del proprio utile, totale abnegazione (cfr. il sughero del malato cronico Proust e il sale dell’esule Dante), finalità antieconomica, ricerca pura (dell’universale, non del contingente).
Davvero
La scuola di Serena Bedini 6. Per mano a un personaggio
Iniziare a scrivere un romanzo significa porsi in ascolto e in osservazione della storia raccontata dai personaggi e da loro vissuta.
Henry James sostiene che per Ritratto di signora, prima ancora che la trama del romanzo, si presentò alla sua mente il volto di una donna, ossia la protagonista stessa. L’ispirazione – se così vogliamo chiamarla – segue vari canali che via via vedremo, ma uno di questi è proprio la capacità di lasciarsi trasportare dalla fantasia e consentire che siano i personaggi a condurci. Carlo Lucarelli, spiegando come è nato il suo celebre personaggio Coliandro, chiarisce che inizialmente lo aveva pensato come spalla di una protagonista femminile, salvo poi rendersi conto che tale era la vivacità che lo caratterizzava da guadagnarsi a poco a poco il ruolo principale, rubando la scena agli altri.
Il fatto è che ostinarsi per una strada in favore di quanto inizialmente stabilito da scaletta non può che dare pessimi risultati. Nel momento in cui cominciamo a delineare l’indole di un personaggio, a immaginarne le movenze e a studiarne le espressioni o il modo di parlare, diamo vita a un essere pensante, capace di prendere decisioni e fare scelte autentiche, sia pure nell’ambito di una storia. Forzarlo in un senso, costringerlo ad agire quando sarebbe più logico – stanti le sue caratteristiche – lasciarlo fermo o in attesa, indurlo a reazioni esagerate se ha un animo pacato o al contrario frenarlo se è un impulsivo porterà a una storia inverosimile, in cui il lettore non saprà immedesimarsi.
Lasciamo piuttosto che siano i personaggi a prenderci per mano e a condurci, lasciamo a loro il compito di mostrarci in che direzione preferiscono procedere perché in questo modo la narrazione diventerà fluida, priva di intoppi, la trama seguirà il suo corso che probabilmente si discosterà in parte dall’idea che avevamo in principio, ma sarà in grado di stupirci e divertire anche noi, primi lettori del romanzo che stiamo scrivendo.
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
Come vento, all’improvviso
(affresco-puzzle s. Maria di Cerrate)
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». [Gv 14, 15-16. 23-26 ]. Continua a leggere
Simone Weil in dialogo con San Francesco
Sabina Moser (1961), di formazione filosofica e teologica, studia da tempo la figura di Simone Weil, su cui ha pubblicato diversi saggi e volumi. Questo suo ultimo testo, uscito da Le Lettere con prefazione di Marco Vannini, esplora in maniera finora inedita il legame che ha unito la filosofa ebrea francese (1911-1934) a San Francesco, accostando la ricerca severamente razionale di lei, originale pensatrice laica novecentesca, alla fede immediata e limpida del frate di Assisi vissuto sette secoli prima: in entrambi ritroviamo infatti la stessa volontà di adesione alla parola di Gesù e la scelta di un cammino esistenziale di purificazione e riduzione all’essenzialità della vita. Continua a leggere

















