Qualche oziosa considerazione sull’arte

Quando capita di conoscere un artista, è meglio non intervistarlo. Se proprio non si può fare a meno di avviare una conversazione, meglio farlo parlare di donne, di cibo, di sport, di qualunque cosa ma, per amor di Dio, non di arte. Almeno, non della sua.
Quando era già vecchio e piuttosto suonato, Manzù presentò al pubblico la sua ultima scultura. Era una maternità, e bastava darle un’occhiata per sentirsi trasportare in un mondo di idee platoniche. C’era anche la tv: il solito imbecille schiaffò il microfono sotto il naso dello scultore e gli chiese quale fosse il significato della sua opera. Manzù, serio serio, rispose che si trattava di una donna che teneva in braccio un bambino.
Mai chiedere a un artista di svelare il segreto della sua arte. Come potrebbe rispondere? Non lo sa neanche lui. Continua a leggere→

Blog e nuvole, un incontro tra scrittura e fumetto

 

Allo specchio, i doppi e le ombre.
La galleria del tempo, scarti temporali, memoria, futuro: diversi punti di osservazione.
Oggetti-anima, oggetti per un’esposizione.
Onirica, oltre il reale, straniamenti.
“Storie scalene”, storie, idee, la vita stessa, generate da differenze e squilibri.
Lucia Saetta

Blog&Nuvole

per un incontro tra la scrittura breve della rete e l’arte del fumetto.

1962 – La Rabbia (dedicato ad Abba di Cernusco)

Cos’è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità.
Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come “normale”, privo della eccitazione e dell’emozione degli anni di emergenza. L’uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è.
È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica. Ci sono stati degli avvenimenti che hanno segnato la fine del dopoguerra: mettiamo, per l’Italia, la morte di De Gasperi.
La rabbia comincia lì, con quei grossi, grigi funerali. Lo statista antifascista e ricostruttore è “scomparso”: l’Italia si adegua nel lutto della scomparsa, e si prepara, appunto, a ritrovare la normalità dei tempi di pace, di vera, immemore pace.
Qualcuno, il poeta, invece, si rifiuta a questo adattamento. Continua a leggere→

Immagini

di Arturo Fabra

Si pensa allo stesso tempo a “ciò che appare” e a “ciò che immaginiamo di…” quando si parla di “immagine”.

La prima conseguenza è che le due cose non coincidono mai.

Ci pensavo qualche sera fa, assistendo ad uno spettacolo di beneficenza nella mia città (Gubbio) dove veniva premiato, tra gli altri, Djivan Gasparyan, un ottantenne musicista di nazionalità armena.

Vederlo comparire sul palco, claudicante per una recente caduta, con un bel pancione e l’aria semplice mi ha fatto pensare ad uno dei tanti anziani che si possono cogliere fuori da un bar o da un osteria (dove ancora esistono, di quelle vecchie), insomma alla classica figura che la nostra mente colloca sullo sfondo di una qualsiasi scena quotidiana di provincia.

Eppure durante l’intervista, nonostante la barriera linguistica colmata da una traduttrice, questo musicista è riuscito a trasmettere serenità, ironia, pacatezza ed umiltà.Da qui è nata la riflessione. Quanto di quello che percepivo era “immagine” trasmessa da lui e quanto “immagine” composta estemporaneamente da me?

Capisco benissimo che è una domanda retorica (o quantomeno molto vicino ad esserlo) eppure questo mi ha portato a ricordare quelle volte che ho incrociato persone che possono essere definite famose in un qualche campo artistico (letteratura, fumetti, arti figurative, cinema, musica). Continua a leggere→

L’adultera – Recensione di Marino Magliani

L’ADULTERA. ( Longanesi, collana Biblioteca dei narratori. ) di GIUSEPPE CONTE

Perché l’episodio dell’adultera, inizialmente, non era stato incluso nel Vangelo di Giovanni?
Forse a questo si puó rispondere che ai suoi inizi il potere eclesiastico non avrebbe potuto tollerare
l’adulterio.
Ma anche altrove, in questo racconto evangelico, si possono trovare significati importanti.
Ad esempio Scribi e Farisei non chiedono al Maestro di dire la sua per essere a loro volta consigliati
sul come comportarsi con la peccatrice, ma per indurlo a sbagliare. Già che se deciderà per il perdono trasgredirà egli stesso la legge di Mosé. Mentre se sarà d’accordo nel condannare l’adultera, verrà meno la sua dottrina votata alla misericordia. Il Maestro si mette si mette a fare dei segni sulla terra. Continua a leggere→

Oratio Dominica

Nella foto, il testo cimbro del Pater inciso sul bronzo in Val Terragnolo

Renato si divertiva spesso a ironizzare sui nostri piccoli riti domestici.

«Così mandi i tuoi figli a catechismo, ci tieni a dar loro una formazione religiosa. Non mi ricordo di averti mai visto esibire molta devozione da giovane», mi stuzzicava.

«Appunto, non ho mai esibito un bel nulla. Tu non hai bambini, non conosci i vantaggi dell’insegnamento religioso. E non intenderli in senso pragmatico. I miei figli cresceranno e potranno fare quello che piacerà loro, ma intanto la loro educazione sarà completa, avranno più scelte davanti: se uno dev’essere ateo, o pagano, come sono molti adolescenti, e sei tu, che lo sia con cognizione di causa, non per ignoranza assoluta». Continua a leggere→

Che cosa muore con DFW

Sostenere oggi, all’indomani del suo suicidio, che David Foster Wallace era un cercatore dell’infinito può sembrare un controsenso, magari addirittura una provocazione. Ma Infinite Jest era il titolo del suo romanzo-capolavoro, apparso nel 1996, quando Foster Wallace aveva soltanto 34 anni: oltre mille pagine di stile ineccepibile e visioni postmoderne, incentrate sulla critica del sistema economico-mediatico contemporaneo e attraversate da continui riferimenti all’Amleto di Shakespeare. A partire dall’espressione scelta per il titolo, quell’«infinita celia» che il dolce principe serissimamente rievoca facendo memoria di Yorick, il buffone morto. Un Moby Dick di fine millennio, si disse all’epoca della pubblicazione, lasciando intendere che anche Foster Wallace, come ogni grande autore americano, aveva una Balena che lo perseguitava, alla quale era obbligato a dare la caccia. Un male di vivere che – complice forse una malattia insidiosa – ha finito per raggiungerlo l’altro giorno nella sua casa di Clermont, in California, dove lo scrittore si è impiccato.

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Connettivismo 2: intervista a Sandro Battisti

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Continuiamo, dopo l’incontro con Giovanni De Matteo, con l’esplorazione dell’universo connettivista. Oggi vi propongo un’intervista a Sandro Battisti, scrittore e coautore del cortometraggio “La trentunesima ora”, nonché uno dei fondatori, insieme a De Matteo e a Marco Milani, del movimento letterario fantascientifico del Connettivismo.
Faccio precedere la serie di domande e risposte con l’autore da brevi estratti presi da un suo articolo, già circolato in rete. Continua a leggere→

L’ultimo viaggio di Richard Wright

Richard Wright, 28 luglio 1943 – 15 settembre 2008

I Pink Floyd. Gruppo tra i più discussi, con l’album The Dark Side of the Moon così criticato, da alcuni giudicato il peggiore, eppure che ha venduto quaranta milioni di copie; con le svolte epocali, psichedelica, rock, e il proseguimento, il rifiuto di sciogliersi, la decisione di invecchiare in pubblico, come i Rolling Stones, le riconversioni con The Wall, gli abbandoni degli affezionati, le accuse, l’acquisizione di nuovi fans, e poi i film, i video, e l’impossibilità di decidere se erano diventati commerciali, se avevano dimenticato la loro storia, le loro avventure; me li ricordo, i Pink Floyd, nel 1970, o 1971, in un grande teatro circolare, senza sedie, tutti noi sdraiati sul pavimento ammassati perché turbinava la musica di Ummagumma, un viaggio mentale e nervoso nello spazio, con Richard Wright barbuto che si accaniva sull’organo, girava una strana manovella e il suono iniziava a vorticare nelle casse disposte lungo la circonferenza del teatro, correva in circolo, incrinava l’equilibrio, confondeva la luce; erano un gruppo compatto, anche se Richard Wright era in contrasto ideologico-emozionale con Waters, e fu allontanato per nove anni, pur continuando a esibirsi nei concerti; un gruppo che sperimentava, anche se la sua era una sperimentazione armonica, poco conflittuale coi gusti del pubblico; una sperimentazione che mirava a soddisfare, più che sfidare; che cercava la melodia, più che la distorsione.
Dopo Syd Barret, che contribuì a creare il mito, con la sua pazzia, la sua sofferenza, la sua fragilità, è partito Richard Wright; forse ha seguito la scia delle note in viaggio di Ummagumma, verso l’ignoto. Have a Good Trip, Richard.

Matteo De Simone, L’età adulta

immagine di  Luca Dalisi

 

Non è che le prendevamo, le andavamo a vedere per farci un’idea.

L’aveva pensata Fede. Ci piacevano le case vuote del centro, i palazzi minimo anni ’20, con le porte intagliate liberty, i palchetti fighetti lucidati antichi, ci sono le case del ‘700, spettacolari, soffitti a volta affrescati, soffitti a cassettoni, il camino, le porte autochiudibili inclinate sui cardini, ci piacevano le case così, andare a vederle vuote, fare finta che potevamo averle, arredarle da Ikea.
Vedevamo solo le case grandi perchè l’idea era di spendere sui mille mensili in quattro, avevamo visto che nel rapporto dimensione prezzo convenivano le grandi, un monolocale zona stazione 35 mq 450 mensili, meglio 100 mq diviso quattro, zona quadrilatero, 250 a cranio. Continua a leggere→

La sera del prima e del dopo

Quella sera lui era nervoso. In genere era a suo agio nella guida: amava guidare e non si stancava mai. Anche sua madre – generalmente critica nei confronti dell’universo – aveva ammesso che il suo ragazzo era affidabile e coscienzioso.
Però quella sera era agitato: dava colpi di clacson, guidava a scatti, frenava e ripartiva e lei era stufa di sentirsi sballottata avanti e indietro sul sedile. Era l’11 novembre 1992. Stavano andando a cena fuori Roma da alcuni parenti di lui.
Ma perché è così nervoso? Non stiamo nemmeno litigando…, il che era davvero una novità per loro.
Lui imboccò la Flaminia. Sarebbero arrivati di lì a un’ora. Lei aveva fame: l’unico motivo per il quale era felice di essere stata invitata a casa della zia del suo ragazzo era esattamente quello: sapeva che la cena sarebbe stata notevole, e aveva intenzione di approfittarne.
Si ritrovò a testa in giù senza nemmeno sapere perché. Penzolava – e in una frazione di secondo pensò che si sentiva un salame, un prosciutto, un insaccato, e che aveva messo la cintura, cosa che non faceva mai, e che quindi non sarebbe potuta cadere, e che non stava gridando, e che il suo ragazzo la cintura non l’aveva, e che stava vedendo le scintille che schizzavano dalle lamiere, e che se le scintille avessero raggiunto il carburatore sarebbero morti bruciati, e pensò, anzi no, vide sua madre e suo padre davanti alla televisione, e il gatto, il suo splendido gatto bianco di due mesi raggomitolato sul divano, e le venne da piangere al pensiero che non l’avrebbe più baciato, né accarezzato, e che sarebbe morta proprio ora che aveva un gatto, dopo averlo tanto desiderato, pensò che quando si è in punto di morte si vede tutta la propria vita come in un film, ma lei vedeva solo sua madre e suo padre davanti alla televisione e il suo gattino bianco raggomitolato sul divano. Continua a leggere→

Viva la scuola. Maestro unico e grembiulino

Un confronto, una testimonianza di Franco Arminio, un po’ di numeri, due appelli

Decreto 137 del 1/9/2008, art. 4 “… le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola”.

Confronti

Torino 1886
Oggi primo giorno di scuola… Tutte le strade brulicavano di ragazzi… Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve, tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell’altra, empivano la stanza d’entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d’entrare in un teatro. Lo rividi con piacere quel grande camerone a terreno, con le porte delle sette classi…
(Edmondo De Amicis, Cuore) Continua a leggere→

Le sincopi, #2 [di Marina Pizzi]

fui col sasso a farmi una scampagnata
così per fiorire il latte senza la carne
le piante grasse con gli artigli pieni
ogni punta una rotta da respingere.
fui la pelle della rema
nel pianto di un corallo
lapidario. fui profanata dal
taglio della spada, donna già
nata con il fatto dentro.
ottusa dalla perla della luna
le credetti per perdermi devota
al tarlo della nuca che non guardo.

[da L’eremo del foglio, 2008]

Una poesia di Villa Dominica Balbinot


L’ARRASAVA COME IL CRANIO

Quell’anima era solo una animuncola
(aveva fallito il suo destino, aveva)
sbandava, e fin infebbrava poi,
da una certa sua contrazione nera,
lì nell’inghiottitoio,
tra i brevissimi furiosi feticci,
e con quei pochi inesausti a torturare.
(lì ,sulla soglia del grado vuoto,
nel grande spazio nudo
e di un cielo scavo) Continua a leggere→

David Foster Wallace

David Foster Wallace (1962-2008),
ha concluso la sua breve, intensa, prolifica vita (ma non sono tutte
brevi, le vite degli uomini?) nella sua dimora in California. Parecchi
titoli al suo attivo tra racconti brevi e romanzi, una decina
tradotti in italiano. Il più noto, Infinite jest, uscito nel 1996,
conta circa 1080 pagine (un centinaio solo di note). Pubblicato in
Italia con lo stesso titolo per Fandango nel 2000, a cura di Edoardo
Nesi (riproposto da Einaudi nel 2006).
Wallace insegnava nel Dipartimento di Inglese di un piccolo college di
Claremont (nei pressi di L.A.).

Nino Savarese: I fatti di Petra

di Mauro Mirci

Quando Leonardo Sciascia si dedica alla stesura del suo Le parrocchie di Regalpetra, la citazione de I fatti di Petra, di Nino Savarese, è esplicito. Sciascia colloca altrove la sua città immaginaria, la identifica con Racalmuto, la immagina intessuta di strade a lui ben note. Nino Savarese, invece, immagina la sua Petra nell’entroterra. E’, in realtà, un entroterra ben strano, non troppo lontano dal mare (a sole cinque miglia), ma sul quale il mare ha poca influenza. Curiosamente la Petra di Savarese, ha alcune peculiarità, – inerenti la sua collocazione geografica – che l’avvicinano molto più a Racalmuto che a Enna, città nella quale Savarese nacque nel 1882.
Dedicarsi ancora a questo gioco di parallelismi e identificazioni rischia però di divenire un’attività sterile. Petra e Regalpetra sono città immaginarie come lo sono tutte le città immaginarie che si rispettino. Adempiono al loro compito principale, che è quello di non consentire a chicchessia – nemmeno all’autore, credo – di affermare con sicurezza dove si trovino, perché esisteranno sempre incongruenze e contraddizioni che frustreranno qualsiasi tentativo di collocazione certa.
“I fatti di Petra” rappresenta per il lettore, quindi – quanto meno il lettore che conosca l’interno della Sicilia – anche un tentativo di lettura in trasparenza delle vicende e dei personaggi che hanno ispirato il romanzo.
La storia di Petra parte da lontano, dall’epoca mitica degli dei e dei semidei. Erano i lestrigoni che occupavano le terre sulle quali sorse Petra – ci narra Savarese -, questi esseri antropofagi dalle dimensioni colossali, fuggiti dalle regioni dell’Etna, che scorazzavano liberamente tra la costa e il piano, costringendo i sicani tra i monti, nelle caverne. E’ Ercole che finalmente, approdato sulla costa, con la clava e la pelle del leone Nemeo gettata sulla spalla, li libera dalla minaccia dei lestrigoni alla maniera degli eroi omerici. Infine chiama attorno a sé i sicani. Continua a leggere→

Like a prayer

Sarah carissima,

scendendo dall’aereo ho avuto una strana sensazione. Non sono una superficiale: quello che faccio è pubblicità, e lo so bene; corrisponde all’immagine fabbricata da un’équipe di sociologi e psicologi di massa; ma, scendendo dall’aereo, ho avuto una sensazione diversa dalle solite. Ho pensato che la gente potrebbe fare a meno di me, poche ore dopo il mio ritiro: ascolterebbe ancora la mia musica, ammirerebbe i video, acquisterebbe i gadgets. Ma farebbe a meno di me, e questo mi tormenta. Voglio metterti in guardia. Stai scendendo in campo per difendere un’idea, che spero sia radicata in te, profondamente. Ogni tua parola, ogni tuo gesto, sono pilotati da un’équipe di specialisti. Ma potrebbe esserci qualcosa al di là della rete di mosse già decise. E’ quello che conta. Se quello non ci fosse, Sarah carissima – ti consiglio, ti supplico – lascia perdere l’impresa. Con i concerti ho chiuso. La sensazione che ti dicevo non mi lascerà più scampo: ho tentato di aggirarla in ogni modo, ma è sempre lì, che aspetta, ovunque sia, e in qualunque condizione io mi trovi. Non potrò più indossare il body nero, nè riuscirò a sedermi sul trono tutto d’oro; non accetterò più che la mia immagine, già duplicata nella vita, sia decuplicata sullo schermo; nemmeno potrò credere alle urla dei miei fans, nè sopporterò più a lungo la montagna di dollari investita in effetti ultraspeciali. Sarah, sto male a pensare che sono stata questo, fino a oggi. Pensa a te: all’immagine che ti hanno progettato, e che potrebbe saltare con una semplice gaffe, come quella del tuo diretto concorrente. Pensaci, Sarah. Io ci ho pensato. D’ora in poi sarò me stessa. O almeno cercherò. Provaci anche tu. E’ un consiglio disperato. Come una preghiera.

Ti voglio bene.

Veronica

Dal ponte sconfinato della poesia

Dal ponte sconfinato della poesia

I testi dei sette autori che di qui a poco vi troverete a conoscere, sono il risultato di un’agile selezione della ricca antologia poetica sul ponte sconfinato di Limey e altre poesie, edita recentemente da Lampi di stampa. Diverse le proposte di questi, chi più chi meno qui esorditi, scrittori – eppure stranamente coese: come fossero gli elementi di un improvvisato ensemble alle prese coll’accordatura. La curatela è di Valentino Ronchi, già vincitore del Premio Baghetta (prima edizione, 2007) con il suo prezioso Canzoni di bella vita (Lampi di stampa, Milano 2007), ora fresco di ristampa (riveduto e ampliato). Sua è anche la direzione della giovane collana di poesia “Festival” di Lampi di stampa, figlia di un fine e importante lavoro di ricerca di testi e autori: contraddistinta – diciamolo – da una rara qualità nelle proposte (fin qui i volumi di Raimondo Iemma, Lorenzo Carlucci, Silvia Monti e Federico Zuliani).
sul ponte sconfinato di Limey è il quarto tassello di questo “Festival”, che ci auguriamo possa avere un lungo e altrettanto felice futuro.

aditus
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