
di Carmine Vitale
D’improvviso non si vedono più le nuvole. Sembra che l’orizzonte nasconda un altro cielo, al di là del confine del mare. Seduto sulla riva ascolto questo grande rumore del mondo e penso alle parole del libro che stringo nelle mani. Ci sono dei libri che ti vengono a cercare, si spostano dalle mensole di uno scaffale impolverato fanno capolino fin dentro di noi implorano formano anse rifugi aprono frontiere danno profondità alla luce. Questo libro è uno di quei libri. Il titolo è semplice impercettibile: Poesie.
Quelle che formano il corpus di questa raccolta di Czeslaw Milosz sono indiscutibilmente tra le più alte del novecento come afferma Iosif Brodskij nella presentazione scritta in occasione della consegna del Neustatdt Prize for Literature nel lontano 1978. Continua a leggere






Un libro prezioso quanto necessario, una perfetta mésaillance fra storia privata e pubblica, un lessico familiar-nazionale. Ma forse soprattutto una lezione di stile, la stessa del Truffaut de “I 400 colpi”(1959): abbassare la telecamera fino all’altezza degli occhi di una bambina che diventa adolescente per analizzare con spietata oggettività il mondo degli adulti. In questo bellissimo “Con un piede impigliato nella storia”, lo scarto, rispetto a quel capolavoro cinematografico, sta nel fatto che gli adulti, ritratti dalla focalizzazione-bambina, sono famosi e protagonisti di uno dei periodi più magmatici e tormentati della storia italiana contemporanea: gli anni ‘70 e ’80. Un libro-moleskine in cui autobiografia e politica si intrecciano inestricabilmente per ribadire che, come recitava un famoso slogan di quegli anni, “il personale è -sempre- politico”. 
