
Gabrielle dice a Gesù quali sentimenti vorrebbe avere al momento della morte. Lui la esorta a dirglielo ora, perché li prenderà come sono: nulla va dimenticato, nulla va perduto. Se è così, ci penso anch’io.

L’estate
L’estate crociata del gheppio pare ignota
ai giovinetti arbusti quando rade fugace.
E la nube che vede? Ha tante facce
la polla schiusa.
Forse nel guizzo argenteo della trota
controcorrente
torni anche tu al mio piede fanciulla morta
Aretusa.
Ecco l’omero acceso, la pepita
travolta dal sole,
la cavolaia folle, il filo teso
del ragno su la spuma che ribolle –
e qualcosa che va e tropp’altro che
non passerà la cruna…
Occorrono troppe vite per farne una.
Eugenio Montale, L’estate (Le occasioni), in Ossi di seppia, Le occasioni, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 199.

Io sono lo stesso Cristo che è in cielo, cerca di essere la stessa che sarai più tardi, dice Gesù a Gabrielle. Qui ci sono segreti decisivi. Dobbiamo credere, anche se tutto dice contro. Dobbiamo pensare alle cose di lassù, alla beatitudine che attende. Dobbiamo, come Abramo, sperare contro ogni speranza. Viaggiare, insomma, sempre e comunque, in direzione ostinata e contraria.
di Sofia Cavallari
sapete cosa mi manca di più?
mi manca tutto ciò che ritenevamo troppo faticoso, stancante o che davamo per scontato, mi mancano le corse la mattina per non perdere l’autobus, la paura di essere sempre in ritardo, la colazione mancata o fatta di fretta, la sveglia che suona in ritardo e che ti fa preparare velocemente. mi manca l’autobus pieno di gente, di cui ci lamentiamo tanto, ma dove spesso incontriamo gli amici e ci fermiamo a parlare e quasi ci scordiamo di scendere alla nostra fermata, mi manca la strada mezza addormentata la mattina per andare a scuola con le amiche, dove posso raccontare quello che mi è successo la sera prima e farmi quattro risate, o sfogarmi o arrabbiarmi e insultare il mondo, mi mancano le scale stancanti del Mosè e la mia piccola classe in cui entravo e potevo abbracciare tutti e urlare il mio ‘buongiorno’, giusto per svegliarli e vederli sorridere, mi mancano i compiti in classe in cui ci mettiamo d’accordo con i compagni per copiare, le chiacchierate all’intervallo, scendere per prendere la merenda, le battute sui prof e i litigi con loro, l’ansia pre-interrogazione e la soddisfazione di prendere i bei voti o di recuperare una materia, mi manca l’assembramento fuori dalla scuola e gli spintoni per uscire che ti fanno quasi cadere, mi manca aspettare l’autobus con le mie amiche e tornare a casa e trovare il mio cane a cui sono mancata e mi salta addosso, un pasto pronto e meritato dopo una giornata a scuola, spesso stancante e difficile, ecco, mi mancano Continua a leggere

Gesù sceglie. Si sceglie i Suoi. Come satana ha i suoi agenti, così anche Lui manda a diffondere il messaggio, un messaggio di gioia. Invita la Bossis a ricordare le reazioni dei guariti, sulle strade della Palestina. Questo è l’effetto dell’incontro, questo bisogna annunciare agli affaticati e agli oppressi della storia.

di: Guido Tedoldi
(dopo la lettura di «Tutto per amore», romanzo di Catherine Dunne, Guanda, 2011, pp. 358, € 18)
Per le donne l’amore è un nido, da condividere con una certa persona. Per i maschi l’amore è una persona, e non importa dove lei sia: si va e la si raggiunge.

“Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo confessandomi vinto, mi istituisco vincitore” (Pessoa, L’educazione dello stoico, ed. Einaudi 2005, trad. di Luciana Stegagno Picchio, p.77).
“I vincitori non sanno quello che perdono” (Gesualdo Bufalino, Calende greche (1992), ed. Bompiani 2009, Milano, p. 178)
“Prenderai quel cuor di cinghiare e fa’ che tu ne facci una vivandetta la migliore e la più dilettevole a mangiar che tu sai; e quando a tavola sarò, me la manda in una scodella d’argento” (Giovanni Boccaccio, Decamerón, 1349/1353)
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di Guido Michelone
Avrei voluto pubblicare queste mie riflessioni già a metà aprile con quella bella notizia – bella almeno per me e spero per tantissimi altri – che ha fatto il giro dell’Italia, dopo l’annuncio della riapertura delle librerie in tutt’Italia! Purtroppo so che alcune resteranno chiuse, come moltissime altre differenti attività, a causa dei risultati sulla pandemia, meno rosei del previsto, benché per alcuni versi incoraggianti.
Continua a leggeredi Serena Gerli
Caro professore,
ho trovato queste parole su internet. Ci tengo a precisare che, ovviamente, è un discorso generico che, però, esprime ciò che molti studenti provano in questo periodo così particolare. Certo, ci sono dei professori come Lei che hanno a cuore l’individualità dello studente. Ma purtroppo non è così per tutti.
Con queste parole (ripeto, non mie) non vorrei puntare il dito, ma invitare i professori a riflettere, in particolare coloro che non si interessano a nient’altro se non all’aspetto didattico.
In quarantena siamo privati di una cosa molto importante, considerando la nostra giovane età. Va compreso che vita privata e scolastica non sono due comparti stagni indipendenti, ma sono strettamente interconnessi, come ogni aspetto della vita di una persona, fa tutto parte della stessa realtà dell’individuo.
Ci sono ragazzi con parenti malati, con parenti lontani, con situazioni familiari complesse, con problemi di gestione di situazioni a volte molto difficili…
Io stessa sono tutt’altro che esente da queste problematiche.
Situazioni che influiscono sulla concentrazione e sulla serenità, e che non permettono ad uno studente di adempiere ai suoi obblighi scolastici come richiesto normalmente. Continua a leggere

di Raffaele Greco
Come sarà la vita dopo il covid-19? Cambieranno e in che modo le nostre precedenti abitudini?
Trascorso ormai molto tempo dall’inizio del “tutti a casa”, il desiderio di riacquistare la normalità di un tempo si associa a una diffusa sensazione che nulla potrà tornare a essere identico a prima.
Una percezione non necessariamente sfavorevole; anzi, sembra crescere l’idea di trovarsi di fronte a un’occasione da non sprecare, per provare a non ripristinare anche i non pochi aspetti negativi che caratterizzavano la nostra esistenza.
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Fotografia a colori
La vecchia sciacqua i cesti della vendemmia sulla spiaggia –
fazzoletto nero, vestiti neri in bel risalto
sull’azzurro del mare. Più avanti il forno
profuma di pane caldo. I giardini traboccano
di fiori rossi, gialli, viola. Foglie e acque
si scambiano messaggi, s’intrecciano, compongono
una piccola musica quasi erotica. Strano
che tu senta ancora, che odori, che tu veda ancora
e non ti salga alle labbra nemmeno una parola.
Gianni Ritsos, Il funambolo e la luna, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 167.
In questa puntata di vivalascuola presentiamo esperienze di didattica a distanza nella scuola primaria (Sebastiano Aglieco, Ginetta Latini, Mauro Presini), secondaria superiore (Fabio Cuzzola, Emanuele Rainone, Raffaele Salomone-Megna) e nei corsi serali (Marina Polacco), oggi denominati IdA (Istruzione degli Adulti). Da tutti gli interventi emerge che la DaD, imposta nell’emergenza sanitaria, ha reso evidente, se mai ce ne fosse stato bisogno, che alla base dell’insegnamento c’è la relazione. E in tutti s’impone una domanda spesso accantonata nella frenesia lavorativa che è diventata “normalità“: cosa è la scuola? Come è bene che prosegua dopo l’epidemia? La riflessione introduttiva di Giovanna Lo Presti coglie nei fatti di questi giorni i segni che “sulla scuola grava una minaccia tecnocratica, così come sul lavoro grava una ulteriore precarizzazione” e formula “una proposta per i tempi “normali”, nata nell’emergenza“.