Archivio mensile:Agosto 2023

Trasversalità, di Rosa Pierno. Gio Ferri

Gio Ferri L’appartamento, editrice L’Aquilone, 1975

 

Il poemetto di Gio Ferri, L’appartamento, editrice L’Aquilone, 1975, presenta una versificazione battente, quasi evocante lo spazio claustrofobico dell’appartamento nel quale si muove un autore irretito da tutto ciò che la connotazione negativa dello spazio abitativo borghese trascina con sé. Ferri, però, antepone al suo testo la seguente citazione tratta da Storia della civiltà borghese di Eros Borgesman: “… ne consegue che l’uomo borghese, grande o piccolo che sia, considera la propria casa il tempio del sano individualismo, della tranquilla coscienza e delle rimembranze, il luogo eletto dei sereni affetti, della continuità familiare e umana, insomma, del consorzio civile”. Ciò fa sì che l’attenzione sia diretta non tanto verso la contrapposizione tra stato borghese e stato rivoluzionario, quanto verso la necessità di uno scandaglio dello stato umano in generale, pur se permane in sottofondo la relazione con la condizione occidentale e contemporanea. Intanto, l’estrattore in grado di polarizzare tutte le evenienze negative che il contenitore abitativo può elargire sembra essere l’età avanzata, stato naturale, ma anche stato culturale. Che le stanze siano quelle poetiche, tanto per rafforzare il legame diretto tra esistenza e cultura, o quelle delle meraviglie, quei gabinetti delle curiosità, che potevano esibire qualsiasi cosa, di fatto pare che ciò che queste stanze proprio non contengono sia la giovinezza, la quale si trova citata sempre alla fine di ogni sezione (la camera da letto, il bagno, il salotto, la cucina, il ripostiglio) come un altrove: “ – apri! apri! – nelle strade affollate e vere fanciulle / vive canzoni d’amore e rivolta”. Continua a leggere→

Incontri XVIII

Ciò che gli occhi toccano

di Ruxandra Niculescu (Romania, 1949)

Il mondo morirà
quando non lo vedo più.

Ciò che i miei occhi
hanno toccato
lo porto con me.

Questo cielo
che si potrebbe spezzare
sotto il peso delle stelle.

Ci sei

di Hilde Domin (Germania 1909-2006)

Il tuo luogo è
dove occhi ti vedono.
Dove occhi si incontrano
sorgi tu.

Tenuto da un richiamo,
sempre la stessa voce,
sembra una sola
con la quale tutti chiamano.

Sei caduto,
ma non cadi.
Occhi ti tengono.

Tu ci sei
perché occhi ti vogliono,
ti guardano e ti dicono
ci sei. Continua a leggere→

Io luna


Le voci dei bambini ci raggiungono
da un altro mondo
dove il sole non ferisce come qui
dove gli uccelli hanno ancora la forza
di cantare
A messa rimangono i cadaveri
intonano salmi d’addio
mentre io benedico utilitarie
pagate a rate
Le nuvole cancellano l’azzurro
e solo allora capisci
che la gioia non ha a che fare
coi deliri del meteo
La pianta grassa ascolta
tutto quello che diciamo
Siamo involucri di plastica
abbandonati per strada
se manca l’altro mondo

l’altra vita

*

È questa la sfida
colorarsi d’azzurro rimandare
il compito di un’ora
ricordare la volta che sorsi all’orizzonte
come una donna ancora un po’ stordita
questo andare e venire
questo immane lavoro da sbrigare
il poeta mi aspetta come un nomade
alla fermata del bus
vorrei le ferie
convincervi che potete fare a meno
della mia faccia tonda io luna vi scongiuro
scordatemi per una notte sola
le poesie sbocceranno
da un albero di pesche
da un bambino che gioca con il cane
dalle bretelle dell’uomo troppo grasso
che spegne il sigaro guardando la partita
da tutto vi prego non da me
io
luna
fatta da Dio
dalle sue dita.

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La parola ai poeti. Sheila Moscatelli

Cos’è mai la poesia? Più di una risposta incerta è stata già data in proposito. Ma io non lo so e mi aggrappo a questo come alla salvezza di un corrimano. Wislawa Szymborska.

Anche io non lo so, e mi affido al corrimano per necessità, perché non posso farne a meno. La poesia fa parte del mio modo di vivere, riempie di senso il mio quotidiano. Mi consente di sentire che ogni cosa è più grande di quello che razionalmente possiamo capire. Di vivere seguendo tutti i sensi, anche il sesto. Di sperimentare quello di cui parla Peter Handke in Canto alla durata: “Mi venne così di descrivere la sensazione della durata come il momento in cui ci si mette in ascolto, il momento in cui ci si raccoglie in se stessi, in cui ci si sente avvolgere, il momento in cui ci si sente raggiungere da un sole in più, da un vento fresco, da un delicato accordo senza suono in cui tutte le dissonanze si compongono e si fondono assieme. Ci vogliono giorni, passano anni. La durata ha a che fare con gli anni, con i decenni, con il tempo della nostra vita: ecco, la durata è la sensazione di vivere”. Continua a leggere→

La via


Salvare anime: è il senso della vita, così chiaro e così dimenticato. Sarebbe bello chiedersi perché, nella nostra esistenza, ciò che conta si trascura. È una forza centrifuga che ci allontana da noi stessi, dagli altri, da Dio. Tornare al centro è la via.

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La parola ai poeti. Massimiliano Bardotti

La poesia è per me, da sempre, uno dei più grandi misteri della nostra esistenza, che è tutta permeata dal mistero. Una delle cose che più mi affascinano è proprio la relazione fra il poeta, la poetessa, e la poesia. Nelle tradizioni orientali simbolo della poesia sono le foreste di bambù. Quando soffia il vento le canne di bambù emettono suoni meravigliosi, un incanto che forse nessuno strumento musicale e nessun musicista sono in grado di eguagliare. Le canne sono vuote, e di per sé incapaci di emettere alcun suono. Il vento soffia dove vuole e quando vuole, ma sa trasformarsi in meravigliosa musica solo grazie alle canne di bambù.

Il bambù è il poeta. Il vento l’ispirazione.

Questo incontro capace di generare meraviglie non si può forzare, non si può esigere, si può solo provare a favorirlo. Continua a leggere→

Prima che l’universo finisca


di Fabrizio Centofanti

La Chiesa non dice più nulla
ha paura
altri predicano sui tetti
fanno sentire la voce del serpente
il sibilo antico
Non abbiamo più profeti
siamo carne da macello
in una società vegetariana
Non hai preso le pillole?
Una religione bipolare
mostra fantasmi logorroici
che arringano da pulpiti
lasciati deserti
Oggi colazione alle 5.00
Ricordati di chiudere la porta
L’apocalisse sarà domani all’alba
mentre dormi
se è possibile
attento a non svegliare i bambini

*

La religione è cielo nuvole acqua
è volo d’uccello all’orizzonte
silenzio irreale per noi macchine
Basta poco per ricordarsi la gioia
i passi tra la gente lo sguardo che si perde
in fondo alla via
La felicità è una vetrina
in cui ti vedi diverso
come fossi appena nato
Poi la vela si spiega
navighi con la forza del pensiero
e l’ombra del monte ti ricorda di Dio

*

Ho già avuto tutto
non sono come quelli
che chiedono
ho chiesto a suo tempo
quando ancora non esisteva
l’universo
con una voce chiara
inconfondibile
sapevi quello che volevo
e in barba alla logica
Tu che sei Dio
che vieni con l’alba
che io fotografo ogni giorno
per ricordarmi di Te
Tu che sei Dio puoi dare
a noi spetta chiedere
prima che sia tardi prima
che l’universo
finisca

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Frammenti di Cinema # 67

Chissà quando la società fluida arriverà a far crollare l’ultimo tabù dell’inclinazione sessuale. L’art 556 del codice penale punisce il reato della poligamia. Ecco, mi domando quando nascerà il primo movimento per l’abolizione. Davvero, già sul piano morale mi domando cosa separi questa pratica, tendenza, natura (?), da tutte le altre che già conosciamo. Chiaramente, mi riferisco anche alla poligamia femminile. Anzi, sul piano culturale sarebbe l’approdo alle colonne d’Ercole della parità di genere. Immaginate una struttura mentale che non associ più la promiscuità femminile al più turpe mercimonio ma, come per i maschi, ad una brillante attrattività di cui vantarsi. Sarei contento di scoprire che esista una Casanova. È curioso, d’altra parte, che proprio questo modello sia in crisi. Ne abbiamo già parlato, non credo sia un caso che Gabriele Salvatores associ la storia di un regista in cerca della propria identità perduta alla figura di Giacomo Casanova. Sul piano collettivo, Federico Fellini (1976) vi associa un passaggio d’epoca collettivo. Eppure, come sappiamo, il modello ha goduto, specie nelle culture mediterranee, di una grande fortuna. Il primo film su Casanova è del 1918 del regista tedesco Alfréd Deésy. Il primo film italiano, invece, è L’avventura di Giacomo Casanova (1938) di Carlo Bassoli. Da notare che il primo arriva alla fine della prima guerra mondiale, mentre l’altro a ridosso della seconda.

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Trasversalità, di Rosa Pierno. Alejandra Pizarnick

Trasversale, 30 dicembre 2011

Alejandra Pizarnick, “Poesia completa”, Lumen, Barcelona 2016, traduzione di Alessandro Ghignoli

È possibile riscontrare un particolare esempio di relazione tra poesia e prosa nel libro di Alejandra Pizarnick, “Poesia completa”, Lumen, Barcelona 2001, nella traduzione di Alessandro Ghignoli.  Alla prosa viene affidata l’espressione di una visione del mondo di fatto poetica e alla poesia numerose volte l’autrice fa riferimento come a un traguardo irraggiungibile:

“Sulla vetta dell’allegria ho dichiarato riguardo a una musica mai ascoltata. E cosa? Magari potessi vivere solamente in estasi, facendo il corpo della poesia con il mio corpo, riscattando ogni frase con i miei giorni e con le mie settimane, infondendo alla poesia il mio soffio man mano che ogni lettera di ogni parola è stata sacrificata nelle cerimonie del vivere”. Continua a leggere→

Poesia e Psiche, di Luca Buonaguidi


di Fabrizio Centofanti

C’è un libro che bisogna acquistare. Ecco, la solita pubblicità, dirà qualcuno.Tutto ciò che ha a che fare coi “consigli per gli acquisti”, da Costanzo in poi, non riusciamo a digerirlo. Ma qui c’è di più: è un libro che non dovremmo semplicemente acquistare, ma tenere sulla scrivania, a portata di mano, per lasciarci trasformare dal potere terapeutico della poesia, dalla sua capacità di suscitare o di risuscitare le risorse creative, di connettere il capire e il sentire, che dopo il tempo delle origini abbiamo drammaticamente separato. Continua a leggere→

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Incontri XVII

Metafisico

di Stefanie Golisch (Germania, 1961)

L’uomo molto alto cammina sulla terra, curvo
come un vecchio cameriere. Il cameriere ha
un paio di ali che ha dimenticato da qualche parte
nella vita. Non intende più volare, ma stare piuttosto
con i mortali, servendo loro zuppe e budini. Il
cielo è una margherita nell’insalata primavera,
una canzone per bambini sulla morte di un pesce
rosso, la somma di tutte le piccole cose tristi
che gli uomini si raccontano nell’attesa di
cose importanti

Senza titolo

di Bill Knott (1940-2014)

Dopo la tua morte,
Naomi, i tuoi capelli fuggiranno, trasformandosi
in un animale rotondo, senza nome.

Metaphysical

The very tall man is walking on earth, curved
like an old waiter. The waiter has a pair
of wings, forgotten somewhere in life.
He won’t fly anymore, rather stay with
the mortals, serving them soups and
puddings. Heaven is a daisy in the spring
salad, a children’s song about the death
of a goldfish, the sum of all little sad
things men tell each other while waiting
for more important things to happen

Untiteled

After your death,
Naomi, your hair will escape to become
a round animal, nameless.

Traduzioni di Stefanie Golisch
La foto è di Stefanie Golisch

Vocazione


Dove abitiamo? Ciascuno di noi ha una residenza, un posto del cuore; pensieri, emozioni, energie che tendono in un punto. Maria era così focalizzata con il Tutto che è stata assunta nell’interezza della sua persona. Averla come Madre vuol dire condividerne la vocazione di pienezza.

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Clinicamente vivo     

di Riccardo Ferrazzi

Pomiciarono anche alla stazione, incapaci di staccarsi uno dall’altra. Sul treno mostrarono i documenti ai doganieri continuando a guardarsi in viso, come se si scoprissero in ogni momento per la prima volta. Erano universitari che rientravano da una vacanza clandestina.
“Confessa: non ti sei mai divertito tanto.”
Baci, mani sotto le felpe, brevi pause per calmare i bollori. Tra Arnhem e Francoforte lei gli chiese sottovoce:
“Piaciuta l’erba? Valeva la spesa, no?”
Lui scosse la testa. Lei gli mostrò la lingua.
“Va’ là che tra dieci anni sarai uno stimato professionista.”
Lo pizzicò sulle maniglie dell’amore.
“E sarai ancora più grasso.”
A Basilea lui voleva comprare un hot dog. Scoprì di non avere neanche un quattrino. Era convinto di averne ancora, ma il portafogli era vuoto. Tornarono nello scompartimento e non si baciarono più. Continua a leggere→

Salvatore Toma


Anche da morto
io sarò un ribelle
uno strano tipo
giacché non c’è altro modo
oltre la morte
di curare i rimorsi i dispiaceri
la noia dei soprusi
le bruttezze le violenze
i capogiri della vita.
Mi sentirò bene anche da morto
e puro e semplice e ribelle.

*

Spesso penso alla morte
al modo in cui dirò addio alla vita
a come avrò la bocca in quell’istante
le mani il corpo.
Vorrei morire mi dico
senza saperlo
a tradimento
in un momento
in cui non me l’aspetto.
Ma ecco che l’alba
riaffiora assurda
e la vita ridiventa
l’incontenibile gioco.

*

Il poeta esce col sole e con la pioggia
come il lombrico d’inverno
e la cicala d’estate
canta e il suo lavoro
che non è poco è tutto qui.
D’inverno come il lombrico
sbuca nudo dalla terra
si torce al riflesso di un miraggio
insegna la favola più antica.

 

La parola ai poeti. Lorenzo Mari


Per dare una risposta che probabilmente non è una risposta a una domanda che non è soltanto una domanda (ma anche
un segno di amicizia da parte di chi la estende, un segno che richiede e, soprattutto, che provoca gratitudine) su una questione, la “poesia”, che quasi sicuramente non è più tale (ovvero immediatamente o facilmente riconoscibile come tale), propongo un mio testo tratto daSoggetti a cancellazione (Arcipelago Itaca, 2022).

Non lo faccio con la sicumera – peraltro ampiamente legittima, nel caso specifico – di Giuseppe Ungaretti, al quale attribuisco, andando a memoria, l’aneddoto per il quale gli fu chiesto quale fosse il significato di una certa poesia e Ungaretti, per tutta risposta, rilesse quel testo per intero, senza commentarlo. Non lo faccio nemmeno con la sicumera, diametralmente opposta, di chi – non avendo, magari, nulla da dire – costruisce una dichiarazione di poetica che – magari, mantenendo le apparenze di un discorso super partes, o comunque che rifugge il gioco delle parti – difenda il proprio operato e quello del proprio circolo ristretto. Continua a leggere→

Saltando in paradiso


di Fabrizio Centofanti

Ricominciare a vivere
diventando piatti come ponti
mentre infuria il pensiero
il serpente nascosto nel cespuglio
Aggrovigliare il tempo
è il mestiere dei filosofi
mentre il poeta decide di sciogliere
i legami
di tagliare corto
coi concetti

*

Saltando in paradiso
trovi cose utilissime
gente che ti spiega la vita
e conosce il futuro
È bene fare sortite
incamerare più dati possibile
soprattutto in questi tempi infidi
in cui ogni parola può essere l’ultima
Io vado e torno
assaporando la calma nei momenti
più agitati
Nel cielo c’è una musica
che intercetta le anime
le fa ritrovare
per miracolo

*

La gente d’oggi
ha una passione morta
un vulcano spento
in attesa del tram
come se emettere l’ultimo respiro
fosse una pratica da compiere
per senso del dovere
Abbiate pietà del poeta
ha bisogno di sentire
La mattina fa il verso alle tortore
per sembrare meno solo

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