Archivio mensile:Dicembre 2023

Ottavo piano, Ematologia

di Alida Airaghi

Parcheggio la Polo cercando di intuire alla meglio dove si trovino le strisce bianche per terra.
È scuro, ormai, da più di un’ora, e l’aria brumosa della bassa confonde le poche luci dei lampioni coi fanali delle auto. Scendo dalla macchina per controllare se le ruote siano entro i limiti prescritti.
«Ciao» mi fa la voce del tunisino che ogni volta sbuca dal niente a offrirmi i suoi accendini.
«Buon Natale» sorride con tutti i suoi candidissimi denti, scuote il berretto di lana rosso.
«Anche a te» rispondo, e mi cerco nella tasca del cappotto le solite mille lire.
«Non torni a casa per Natale?» gli chiedo, e mi sento subito cretina; chissà se festeggia il Natale in Tunisia e lui, cosa mai dovrebbe festeggiare, poi…
«Dove casa? Dove casa?» ripete sorridendo.
Gli faccio un cenno, che vorrebbe essere di scusa, non solo per la mia stupidità, ma per tutto.
Capisce, sembra voglia suggerirmi che anch’io, forse, non sto tanto meglio di lui.
Passo davanti alla cabina telefonica dove di notte va a dormire: a fianco, per terra, c’è la sua borsa e una coperta.
Attraverso il piazzale deserto, poche sono le automobili in sosta; è una sera particolare, molti malati, quelli meno gravi, sono stati dimessi.
L’atrio dell’ospedale è un po’ più animato: una zingara s’è seduta proprio davanti al presepe e alla cassetta delle offerte, quasi a raddoppiare l’imbarazzo di chi volesse rendere omaggio alla Natività.
Ha anche lei il suo Gesù Bambino in braccio, biondo come nei quadri delle chiese, sporco e addormentato. Continua a leggere→

Pianure d’obbedienza di Marina Minet

a cura di Luca Pizzolitto

La raccolta “Pianure d’obbedienza” abbraccia la vastità poetica del cammino spirituale dell’autrice in tutte le sue forme. Tessuta alacremente fin dagli albori dell’infanzia, la gestazione si estende fino ad oggi, arricchendosi ulteriormente di studi e vissuti, che la poeta ha coltivato negli anni.
(…)
La sua poetica si muove in una terra metaforica che incanta,  per consegnarci un messaggio evangelico puro, totalmente fedele alla sincerità della parola. Leggendo questi versi si ha la sensazione che l’autrice sia riuscita ad accedere alla dimensione più profonda dell’esistenza. L’integrità di ogni concetto, sempre finalizzato al compimento, scorre sicuro, addentrandosi oltre, dove la poesia raggiunge le più alte vette dell’amore.

(Dalla “Nota a margine” di Maria Pina Ciancio)


Poesie da Pianure d’obbedienza (Macabor, 2023) Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


IV  d’Avvento Anno B

(2Sam 7,1-5.8b-12.14a.16; Rm 16,25-27; Lc1,26-38)

Dal deserto, una parola trova compimento. Dalla voce soffiata, urlata, al Logos, parola che si va compiendo, al “rema”, parola accaduta. “Accada di me secondo la tua parola accaduta”.

Quello Spirito che ha sovvertito l’architettura del deserto scompigliandone la sabbia e le rocce, che ci costituisce annunciatori di deserti fioriti, ora compie, e si compie compiendo, la sua parola.

Luca, nel passo del vangelo di oggi, usa sia il termine “logos” sia il termine “rema”. All’inizio del dialogo fra l’angelo e Maria, usa “logos”, poi, alla fine, usa “rema”.

La promessa si va compiendo. Continua a leggere→

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La parola ai poeti. Marco Mittica

Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
(Eugenio Montale)

Quella che sarebbe potuta essere la migliore delle mie poesie, e che in nessun caso avrei potuto trascrivere, mi è venuta in sogno.
(Lorenzo Calogero)

Finché ho scritto poesie di sfuggita le cose sono andate tranquille.
(Leonardo Sinisgalli)

Negli anni ’90, mio nonno e Vincenzo Sinisgalli (fratello del più noto Leonardo) decidono, dopo anni di peregrinazioni, di tornarsene a Montemurro e lì trascorrere, da pensionati, l’ultima stagione della vita: l’unica cosa che avevano in comune e che li affratellava in una breve (morirono entrambi nel 1999) ma intensa amicizia. Leonardo non ebbe questa fortuna e, anzi, fingeva di non volerla nemmeno, ma in cuor suo ha sperato fino all’ultimo di poter ritrovare una propria dimensione nel paese che era stato costretto a lasciare a soli nove anni: non gli fu concesso e ripiegò sull’alimentare il lato mondano del proprio personaggio, in una Roma che quel personaggio aveva contribuito a creare, forse ancor più che Milano. Ecco: chiamato a dire cosa sia per me la poesia, mi vengono in mente due anziani che si incontrano in piazza e che, invece di andare al bar da Mario o al circolo (due storiche attività di piazza Giacinto Albini a Montemurro, che ormai non ci sono più), prendono la via per Armento e se ne vanno a passeggiare fuori paese. Continua a leggere→

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La parola ai poeti. Cristiano Poletti

Alcune parole

La mano e l’attesa: la mano tocca, sente, indica, stringe. Attendiamo con la mano ogni volta, infatti, di verificare vita e morte. San Tommaso insegna che la mano pretenderebbe addirittura di verificare la resurrezione della carne. Sarei orientato a considerarla, la mano, un’estensione dello sguardo essenzialmente, vero tramite percettivo del mondo: vorrei dire quasi uno strumento di religione, intesa nella sua accezione più terrena possibile, strumento cioè di verifica di quanto a lungo si è guardato con grande, acutissima attenzione, con lo scopo infine di unificarlo per sempre a sé.
Mano, attesa, sguardo: lo sguardo cerca sempre un punto, un punto di fuga, un punto di attenzione, un punto in un luogo. Cerca d’inquadrarlo e per farlo ha bisogno di darsi dei confini, di avere una cornice. Come dire, un quadro. Così come di confini e limitazioni molto chiare vive l’io. L’io è un episodio, un episodio che ha preso nome nell’arco della storia, ed è un luogo preciso, forse una casa; sì, una casa, o meglio un punto della casa, lì dove abbiamo una e una sola finestra per guardare. Riprendo volentieri un passaggio, mirabile, di una lettera che Hölderlin invia a Böhlendorff nel novembre del 1802: «Il temporale, non puramente nella sua massima manifestazione, quanto proprio in questo sguardo, come potenza e come figura (…) formante un modo del destino, il fatto che per noi è qualcosa di sacro, il suo impeto nel venire e andare, l’elemento caratteristico delle selve e il trovarsi insieme in una regione di differenti caratteri della natura, il fatto che ogni luogo sacro e la luce filosofica alla mia finestra è ora la mia gioia; che io possa serbare, come sono arrivato fin qui!». Continua a leggere→

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La necessità e il limite della connessione


di Raffaela Fazio

La presentazione dell’antologia “Connessioni” (Vita Activa Nuova, 2022), avvenuta a Roma a fine novembre 2023, mi ha spinta a proseguire la riflessione iniziata nel passato. Ho pensato che il tema potesse essere affrontato sia dal punto di vista della necessità della connessione (biologica ed esistenziale), sia dal punto di vista del suo limite (legittimo e naturale).

La necessità. Nasciamo dal e nel contatto. Nasciamo dal contatto tra due esseri umani. E cresciamo iscrivendoci all’interno di dinamiche relazionali. Attraverso il contatto e il confronto scopriamo parti di noi sempre nuove, e nuovi luoghi di appartenenza e di passaggio. Il contatto ci permette sia di conoscere i nostri confini, prendendo atto dell’alterità irriducibile dell’altro, sia di spingere più in là i nostri limiti, grazie all’apprendimento e all’arricchimento che proviene dall’esterno.  Continua a leggere→

La parola ai poeti. Gianluca Furnari

In questi mesi il mio lavoro consiste principalmente nel leggere le poesie di un autore latino del tardo Quattrocento, che qui chiamerò semplicemente X.
Il mio rapporto con X è una metafora del rapporto che mi lega alla poesia in genere: ogni giorno un testo nuovo, da esaminare verso per verso, ritrovando fili di pensiero, tracce emotive, memorie culturali sepolte da cinquecento anni.
Per X ho sviluppato un’attenzione più simile alla tenerezza fisica che alla venerazione, e la sua voce è diventata una funzione del mio sguardo. La rivivo mentre guardo gli alberi del parco, i corpi delle persone; la sento intrufolarsi nei miei sogni, nelle mie riflessioni, nelle parole che rivolgo ad amiche e amici. Sento che pian piano X mi sta plasmando.
Credo nella poesia come in un valore quando essa si compromette con la materia grafica, fonica, fisica e biologica: ai miei occhi di lettore/autore del terzo millennio, la poesia è una pratica artigianale che unisce gli esseri viventi in diverse stazioni del continuum, abolendo i confini fra il tardigrado e lo pterosauro. Continua a leggere→

Niente come prima. Il romanzo d’esordio di Mangiasogni

di Guido Michelone

Tra i romanzi italiani più originali, forse bizzarri o insoliti, usciti in questo 2023, va segnalato il Niente come prima (Mondadori) dell’esordiente Mangiasogni, alias Valerio Amilcare, ventinovenne (stabile da un lustro a Trieste), già molto famoso sul web: è un testo che potrebbe considerarsi quasi un diario autobiografico. Non è tanto la vita dell’autore a venire narrata quanto, piuttosto, di riflesso, le frustrazioni della generazione a lui prossima, i giovani nati poco prima del Nuovo Millennio, che si trovano a fronteggiare e condividere la pressoché totale mancanza di ideali. Continua a leggere→

La mano


Il valore comincia quando la virtù diventa carità. Senza la bontà, è un’esistenza da fantasmi. Maria incarna la bontà di Dio, è la mano che si posa sulla nostra testa, per orientarla al cielo.

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Frammenti di Cinema # 71

Killers of the flower moon (2023), l’ultimo film di Martin Scorsese, ci insegna qualcosa di drammatico sulle guerre che sono riesplose in tempi recenti. Certo, è terribile. Ma se i nativi non fossero stati piegati, anche l’America oggi sarebbe ancora in fiamme. Il finale sembra alludere all’ascolto giovanile del regista del racconto radiofonico della storia della tribù degli Osage. Questo ricordo sentimentale addolcisce appena il senso di colpa di una nazione che viene ancora una volta evocato. Sono passati 53 anni da Soldato blu (1970) di Ralph Nelson. Questo film ha spezzato la narrazione tradizionale degli indiani cattivi, assegnando loro il giusto e autentico posto di vittime della colonizzazione, come quella che si stava tentando in forme nuove in Viet-Nam in quegli stessi anni. È curioso notare che anche nel mio immaginario giovanile, quello che più plasma la nostra identità futura, gli indiani hanno occupato un ruolo importante.

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La parola ai poeti. Anna Rita Merico

Xene, Filelfo, Aetherios, il Salmista e gli altri…

“…Il sapore arcano dell’antico, il desiderio di salvaguardia per
quanto affidato alle menti e nascosto
nel cuneiforme di un Eufrate del pensiero… tutto a
oriente lì dove s’impastano gli est di mediterranei
lucori…”

Verso quale tonalità mi dirigo nell’atto dello scrivere poesia? Sento la scrittura poetica come atto capace di coinvolge l’intero essere. Essa è in grado di attivare infinite tonalità e miriadi di intensità sensoriali. La sua potenza è nella capacità che ha di risvegliare saperi, immagini, costrutti di pensiero a partire da un progetto che è un sentire in grado di trasformarsi in parola. Continua a leggere→

Marco Salticchioli Ramana (Dwija)

 I.

Oh voi, belle ragazze
che camminate fiere errate
sui marciapiedi del Settantotto,
                  del Novantatré

	
	oggi nei cieli
	    ghirlande festeggiate
		e accarezzate un cane

                    più leggiadre et umìli.





              II.

Oh voi, belle ragazze
    che camminate altere fiere errate
	
	  sui marciapiedi e sugli asfalti
	del Settantasette, e del Novantaquattro

       oggi anche in tubini e come in castigati mezzi sacchi
               non più conturbanti, semi-nude, esposte

                  oggi nei cieli ghirlande festeggiate
                                      e accarezzate un cane

                     più leggiadre più fresche ed umìli.	

La parola ai poeti. Daniele Ricci

È difficile dare una definizione esatta ed esauriente di “poesia”. “La poesia – disse Mario Luzi – è imprendibile, perché c’è sempre qualcosa che rimane inespresso. Tutto sommato è la vita al suo più alto e intenso grado di partecipazione intima”.
La poesia nasce da un’urgenza profonda. Come scrisse Paul Celan in un testo poetico programmatico, è un “Canto d’emergenza dei pensieri/ nato da un sentimento, // che ha/ dei nomi svegliati dal canto/ non molti…”.
Una poesia è un insieme di parole ordinate secondo un ritmo che è quello dell’anima del poeta. Il poeta è un’“anima musicale”. La poesia è creazione e ricreazione di un’esperienza interiore in parole ordinate musicalmente; è un’esperienza di profondo sentire, è vivere creativamente la realtà quotidiana: un’esperienza “poietica”. Continua a leggere→

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Il Padre


Chissà perché è così facile dimenticare il Padre. Gesù lo sentiamo vicino, Maria è la Madre che non ci lascia soli. E il Padre? È arrivato il momento di dargli più attenzione, perché è Lui la fonte della Vita.

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Cronache dalle rovine, di Emiliano Cribari

di Annalisa Ciampalini

La poesia è un continuo movimento.

Nota di lettura a “Cronache dalle rovine” (peQuod, 2023) di Emiliano Cribari

La nota biografica di Emiliano Cribari posta sul risvolto di copertina del libro inizia con la seguente frase: “Poeta, camminatore, cercatore di luoghi perduti”. E questi tratti biografici sono imprescindibili per chi voglia conoscere e apprezzare pienamente la scrittura del nostro poeta.  Molti testi raccolti in “Cronache dalle rovine” (Pequod, 2023, collana portosepolto) prendono vita grazie a un’osservazione diretta dei luoghi, i versi emergono mentre il poeta cammina, si sposta da un sentiero all’altro, si addentra nel bosco, raggiunge la radura, osserva gli alberi: “la poesia è un continuo movimento. Io non potrei / più scrivere seduto”.  Continua a leggere→

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