Archivi categoria: Letture

C’è una strada. Una poesia di Roberto Nassi

C’è una strada
di Roberto Nassi

C’è una strada inconsistente come le parole
che sono bit o esiguità d’inchiostro
fatta soltanto della sua direzione
come un pellegrinaggio

un filo incorporeo che ha un capo inchiavardato
alla tua carne e lo tessi istante su istante
nella tua natura di ragno itinerante
che non si sente a casa se non si muove su quel filo Continua a leggere

Viaggio tra il paesaggio e la memoria – Palazzo Strozzi, Firenze, 29 aprile

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Carissimi, Vi segnalo questo bell’appuntamento, al quale spero verrete numerosi. Potrebbe essere una bella occasione anche per incontrarci tra noi di LPELS!

Un caro saluto,
Giovanni A.

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GABINETTO SCIENTIFICO LETTERARIO G.P. VIEUSSEUX

Mercoledì 29 aprile 2009, ore 17
Firenze, Palazzo Strozzi, Sala Ferri

Viaggio tra il paesaggio e la memoria

Incontro sui volumi


La ballata della piccola piazza

di Elio Lanteri
(Transeuropa Edizioni)

La tana degli Alberibelli

di Marino Magliani
(Longanesi Editore)

Partecipano

Marino Magliani, Giulio Milani, Giuseppe Panella

Introduce

Giovanni Agnoloni

Informazioni
Centro Romantico del Gabinetto G.P. Vieusseux, Piazza e Palazzo Strozzi, 50123 Firenze
Tel. 055 288342, fax 055 2396743, e-mail [email protected]

Non c’è modo d’essere bambini

di Mohamed Altawil

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[credo che una spaventosa versione odierna della situazione di occupazione del proprio territorio natio da parte di un esercito straniero, che in Italia si concluse il 25 aprile 1945, sia questa narrata dolorosamente sulla propria pelle da Mohamed Altawil, che ora vive in Inghilterra, e che qui vi propongo. a.s.]

Sono un palestinese la cui famiglia è vissuta per generazioni nel villaggio di Al-Maghar. Sessant’anni fa, durante la Nakbah (catastrofe), i miei nonni furono espulsi con tutta la loro famiglia da Al-Maghar, sradicati e mandati tra le capanne e le stradine di un campo profughi distante 100 miglia. A tutt’oggi assaporano l’amarezza di quella perdita e restano a guardare inermi mentre le fiamme di quella tragedia bruciano ancora. Quando ero molto piccolo ero abituato a vivere in una delle capanne del campo, ma non appena crebbi e compresi l’infelicità della mia famiglia iniziai a tempestare mio padre di domande:

Perché non abbiamo un giardino?

Perché dal tetto piove in continuazione durante l’inverno?

Perché andiamo a scuola senza la colazione o qualche spicciolo in tasca?

Perché dormiamo tutti e dieci nella solita stanza? Continua a leggere

Luminismo – Mark Strand

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E sebbene fosse breve e modesto e niente
cui affidarsi molto a lungo, lo ricordo,
come se venuto da dentro, una della scene
che la mente sa allestire, notte dopo notte, solo
per lasciarsela lontano, veloce e senza avviso. Un tramonto
immenso sommerse la valle e arse le finestre cittadine
che davano a ponente. Le strade si screziarono di fiumi,
e alberi, cespugli e nuvole travolti dalla piena,
e niente tralasciato, né il divano ove stavamo,
né il tappeto, né gli amici, che ammiravano lo spazio.
Tutto affondava in quel fuoco dorato. Poi Filippo
appoggiò il bicchiere e disse: “Questa mano è solo una
di un’infinita serie di mani, pensate.” Continua a leggere

“Se la destra cita Gramsci. Invito alla battaglia culturale” di Davide Nota

 

 

“E ora che abbiamo perso, ci vuole Gramsci”. No, non sono le parole del compagno Paolo Ferrero dal palco del congresso nazionale di Rifondazione comunista, né si tratta di un intervento di Fausto Bertinotti dalle pagine di “Liberazione” a seguito della disfatta elettorale del 13 e 14 aprile 2008.

A scrivere che “ci vuole Gramsci, cioè che è necessario un progetto gramsciano anche nel centrodestra” è Angelo Crespi, attuale consigliere del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi, già docente di “Storia del giornalismo” presso l’Università Cattolica di Milano e collaboratore dei quotidiani “Il Giornale” e “Il Foglio”. Continua a leggere

Contro il giallo

di Alfio Squillaci

Non ho statistiche a disposizione ma tiro a indovinare che metà della produzione romanzesca di oggi in Italia è basata su intrecci di risoluzione: gialli, thriller, detective stories, noir che dir si voglia.

In Italia fino a pochi decenni fa siamo stati refrattari a questo genere di procedimento narrativo per la ragione che la nostra letteratura è stata sempre “exclusive” (Arbasino dixit) ossia “alto di gamma”, preziosa, ricercata, mandarinesca, destinata agli happy fews; di fatto priva, almeno fino agli anni ’60 del secolo scorso, di un pubblico di massa, cui rivolgersi anche con una letteratura di genere. Ma c’è stato anche un impedimento, diciamo così, “antropologico” alla diffusione del giallo. Il poliziesco si basa su una preoccupazione protestante: assicurare alla giustizia di un Dio veterotestamentario il colpevole, mentre nel nostro Paese cattolico e indulgente c’è sempre stata una complicità antropologica col reo, col “Caino che nessuno deve osare toccare”, figurarsi a metterlo al centro di una caccia, foss’anche narrativa. Continua a leggere

Certi giorni sono peggiori di altri giorni

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Piccola cronaca di un’amicizia mancata

Ho una memoria guasta, sbagliata. Chi a suo tempo si è occupato di confezionare la scatola nera del mio cervello deve aver dimenticato – per noia, per distrazione, o addirittura (ma è solo un malizioso sospetto) per scherzo, qualche passaggio essenziale, qualche rotella indispensabile perché il meccanismo funzionasse a dovere. Il risultato ultimo ha qualcosa di grottesco, che si presta con prepotenza alla materializzazione di lacune più o meno insormontabili contro le quali affronto ogni giorno battaglie irreali, faticose, ai limiti del ridicolo. Per scongiurare il rischio di inciampare in pericolose gaffes, ritardi maldestri, e imperdonabili equivoci posso solo fare affidamento su appunti, note a margine dell’agendina, soprattutto su un intricato sistema di simbologie laterali selezionate di volta in volta cui spetta il recupero dei momenti degni di essere rievocati per un motivo o per un altro. Non troppo menomata sul breve periodo, la mia facoltà di imprigionare dettagli a lungo raggio si fa via via più debole, inconsistente, e obbedisce a leggi tutte sue, completamente svincolate da logiche razionali. Continua a leggere

Francesco FORLANI, “Autoreverse”. Recensione di Pasquale VITAGLIANO

Moby Dick e la vita. Chiamatemi Angelo. Angelo Cocchinone, di Casapulla, anzi di Casagiove, portiere di notte. L’Hotel Roma è una nave, il Pequod alla ricerca del mistero della balena bianca. Angelo lavora a Torino, ma è laureato in lettere. Lui è esperto di storie, così come Ismaele era esperto di cetacei, da quelli più comuni, a quelli più rari e leggendari. Mi domando se sia un caso che Cesare Pavese amasse la letteratura americana, che si deve a questa sua passione, coltivata meticolosamente nell’officina dell’Einaudi, se il capolavoro di Melville venne portato in Italia? Certo questa suggestione che sale dalla lettura delle pagine di Autoreverse trascina come un’onda marina. Le notti dei portieri d’albergo sono notti marine. Scrutano le anime dei viaggiatori come in cielo si inseguono le stelle alla ricerca della rotta polare. Continua a leggere

Marino Magliani, “La tana degli Alberibelli”

Recensione di Alberto Pezzini

Marino Magliani, “La tana degli Alberibelli” – ed. Longanesi, 2009 – pagg. 329 – euro 18,00

Parlare, o scrivere di Marino Magliani, è semplice. Uomo è di alba, o di tramonto, ma anche di sera. E’ un uomo complicato. Perché nella sua estrema semplicità possiede cento anime. Tutte chiare, sbozzate alla luce del mare, senza complicazioni. Ha fatto di tutto nella vita. Quello che non smette di fare, è lo scrittore. Oggi molte persone scrivono. Più di quanti non leggano. E’ un refrain assurdo ma vero. Continua a leggere

Storie del personale viaggiante:la vicevita.

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Valerio Magrelli “La vicevita”, Laterza, 2009, pag.104, euro 9,00.

Con questo suo “La vicevita”, nell’ottima collana “Contromano” della Laterza, Valerio Magrelli alla sua seconda felice incursione nel campo della prosa dopo “Nel condominio di carne” ( Einaudi 2003), più che sui treni ha scritto un libro su quelli che, volentieri o a malincuore, li abitano e li affollano. Poiché le storie su viaggi e corpi sono i due nuclei attorno a cui si struttura quest’opera, si può affermare che questo è un libro sul ‘personale viaggiante’, riciclando così una grigia espressione burocratizia che, un tempo, concerneva solo quelli che esplicavano la propria attività professionale su treni e vagoni. Continua a leggere

“Buen vivir meridiano” di Antonino Contiliano

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di Antonino Contiliano

Pensiero meridiano vuol dire fondamentalmente questo.
Restituire al Sud l’antica dignità di soggetto di pensiero,
interrompere una lunga sequenza in cui è stato pensato da altri..
F. Cassano

Il 2008 licenzia due libri che, in certo qual mondo, si completano. Parlano del Sud, dei rivolgimenti provocati dal neo-liberismo capitalistico e della riconversione postfordista della sua macchina economico-sociale, e ciò senza intaccare la norma del valore di scambio come legge immutabile dell’economia mondiale, sì che l’accumulazione e il profitto risultano ancora legati alla creazione di sacche di povertà, disoccupazione, conflitti di classe e guerre sempre più estese e “terroristiche”.

E, in questo contesto, alcune costanti, quale l’appropriazione del “sapere sociale” o del general intellect, soprattutto nell’attualizzazione del mercato mondiale, come aveva previsto Marx, continuano ad alimentare, unico combustibile, i cambiamenti come incremento di automazione tecnologica sofisticata e deterritorializzata per sottrarsi alla creatività “operaia”, al suo conflitto di classe e assoggettarla, così come tende, egualmente, a neutralizzare ogni singolarità soggettiva umana e sociale al Sud come al Nord del mondo.

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L’orologio di Josè Saramago

omegadal blog Quaderno di Saramago traduzione autorizzata del blog di José Saramago a cura di Massimo Lafronza

Uno dei miei più recenti amici mi ha appena regalato un orologio. Non uno qualsiasi, ma un Omega. Mi aveva promesso che avrebbe smosso cielo e terra per trovarlo, e ha mantenuto la parola. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.2: Dio e i volontari. “Acasadidio” di Giorgio Morale

copertina_acasadidioNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P.)

di Giuseppe Panella

2. Dio e i volontari. Giorgio Morale, Acasadidio, San Cesario di Lecce, Piero Manni, 2009

Non è un romanzo tenero e sentimentale, questo di Giorgio Morale, bensì duro come un martello e incalzante come il respiro affannato di chi teme di perdere il treno. E’ lucido e spesso cattivo (ma con incursioni continue in un mondo parallelo di sofferta solidarietà e pura passione) come deve esserlo un libro che fin da subito si pone sotto l’egida di un romanzo feroce come Le anime morte di Nikolaj Vasil’evi? Gogol’. Il suo esergo, infatti, recita distintamente: Continua a leggere

Stabat mater di Tiziano Scarpa

wuzbb2Tiziano Scarpa, Stabat mater, Einaudi, pag.143, euro 17,00.

Si sa: quelle che pensiamo siano semplici e mere coincidenze si rivelano spesso come premonizioni e segni che la vita s’incaricherà di spiegarci, in maniera più o meno plausibile. Non certo casuale appare, da questo punto di vista, la singolare unità di luogo- l’antico orfanotrofio della Pietà a Venezia- attorno a cui si concentra, quasi per intero, la storia narrata in questo sorprendente ultimo libro di Tiziano Scarpa. Continua a leggere

Dublino resta in bilico tra passato e futuro

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=xIIiDq6xOMs]

Vi segnalo questo mio pezzo sulla Dublino dei nostri tempi, uscito per la prima volta su Alibionline, il sito creato e curato da Saul Stucchi.

Vi troverete anche altri filmati realizzati da me e dalla mia ragazza, Agnieszka Moroz, impareggiabile compagna di viaggio. Continua a leggere

Cappuccino&Mercatini – Note sul carattere nazionale italiano

di Alfio Squillaci

Pochi hanno riflettuto sul carattere straordinariamente simbolico del “cappuccino” (sì, la bevanda servita nei nostri bar) in relazione al carattere nazionale italiano. Il cappuccino assomma alcune caratteristiche: innanzitutto l’elemento di civilizzazione culturale cattolica italiana. La bevanda fa riferimento all’ordine francescano dei Cappuccini (cappuccino è fra’ Cristoforo dei \”Promessi Sposi\”) molto popolare nel nostro Paese, e reca con sé, se non un principio di irrisione, certamente una bonaria presa in giro: il cappuccino-bevanda richiama scopertamente il colore caffellatte del saio dell’ordine francescano mentre la schiuma la barba bianca che solevano portare i frati. Gli italiani d’altronde hanno irriso, con forme di anticlericalismo gastronomico, anche i preti secolari, dedicando loro qualche piatto: “strozzapreti a Roma. In secondo luogo, il cappuccino richiama il carattere furbesco e un tantino fraudolento dei connazionali. La schiuma infatti nasconde un principio di frode: è sì la “barba” del frate, ma anche un netto risparmio sul latte… Ciò, nell’Italia povera di sempre, aveva un suo impatto nelle tasche dei gestori dei bar; oggi è puro e gradevole folclore. Ma non era così agli inizi quando il cappuccino venne inventato. Cattolicesimo, inventiva furbesca e frode: non ci sono già gli italiani tutti interi e appena svegli, in questa gustosissima e italianissima bevanda? Continua a leggere

Inno alla matematica

di Antonio Sparzani

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Giorgio Cicogna muore improvvisamente a causa di uno scoppio nel laboratorio di Torino, dove stava sperimentando un nuovo motore a razzo di sua invenzione e progettazione, nel 1932. Singolare personaggio di scienziato e di poeta, non è mediamente ricordato dalle antologie della nostra letteratura – il Meridiano curato da Pier Vincenzo Mengaldo Poeti Italiani del Novecento (I ed. 1978) non ne fa menzione – né da quelle della storia della tecnica, ancorché alla sua morte immatura (aveva 33 anni) abbia ottenuto lodi per la sua opera d’inventore da Guglielmo Marconi in persona, all’epoca assai in auge. Molti elogi riceve invece da Alfredo Galletti, autore del volume il Novecento della gloriosa Vallardiana, la Storia della Letteratura Italiana, uscita sul finire degli anni 30 per l’editore Francesco Vallardi, mentre poi il suo nome viene mediamente dimenticato. Fortunatamente sopravvive nel sito di liberliber dove lo potete trovare. Continua a leggere

LA RAGAZZA DI CASALMONFERRATO di Giuseppe Bonaviri

Giuseppe Bonaviri, scrittore nato a Mineo (Catania) l’11 luglio del 1924, è morto la sera del 21 marzo 2009, prossimo agli 85 anni d’età. L’avevo incontrato di recente – nel mese di maggio dell’anno scorso – presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. In quell’occasione ho avuto modo di videoregistrare alcune sue dichiarazioni (disponibili su YouTube): sono le ultime immagini pubbliche di Bonaviri. Inserisco il video di seguito a questa breve nota.
Giorno 19 marzo l’aspettavamo al Palazzo della Cultura in Via Museo Biscari, a Catania, per un pubblico omaggio organizzato in occasione della pubblicazione de «La ragazza di Casalmonferrato» – romanzo del 1954 – edito da “La Cantinella” (2009, p. 213, € 20) e curato da Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla. Le condizioni di salute non gli hanno consentito di essere presente.
Con Bonaviri se ne va una delle ultime e più autorevoli voci del Novecento letterario italiano. Rimangono vive le sue numerose opere: tra cui il romanzo d’esordio, “Il sarto della stradalunga” (Einaudi) e “L’infinito Lunare” (ri-edito da Bompiani nel 2008).

«La ragazza di Casalmonferrato» che è uno dei primi scritti di Bonaviri, diventa anche il suo ultimo romanzo pubblicato in vita. Era già apparso una prima volta nel 1998 in appendice al volume «Bonaviri inedito» (La Cantinella), “grazie all’affettuosa amicizia di Lina” – scrivono Sarah ed Enzo Zappulla – “che, mettendo finalmente a tacere l’antica, mai sopita gelosia, ce ne ha fatto generoso dono”. Ma l’autore aveva sempre manifestato il desiderio di vedere quel romanzo autobiografico (frutto di una giovanile esperienza dell’autore) in una pubblicazione autonoma.

È possibile richiedere il volume scrivendo a: [email protected]
La casa editrice “La Cantinella” e i due curatori del volume mi hanno concesso la possibilità di pubblicarne la prefazione (potete leggerla di seguito) in esclusiva per La poesia e lo spirito. Li ringrazio di cuore.
Massimo Maugeri
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