Archivi categoria: Letture

Photoshopoem Luigia Sorrentino

Questo triptyque è apparso su Nazione Indiana. E’ nato su la poesia e lo spirito.
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Ogni cosa del fiume
di
Luigia Sorrentino

L’asse del cuore

I

con il mantello disteso sul petto
frantuma la roccia sotto il ponte
si tiene all’abisso come sponda
sommersa, come ogni sponda erosa
corre sotto, l’acqua, giù nell’abisso

non conosce nessuno, neanche
lo spirito del fiume
manto di bronzo abita l’esilio
e piange, la casa
ogni cosa del fiume è deserta
assente ogni cosa divina
fa ritorno alla terra di sempre
la terra che esalta ogni vivente
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La graphic novel di “Quattro giorni per non morire” di Marino Magliani

Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Marco D’Aponte, Andrea B. Nardi, Quattro giorni per non morire – graphic novel tratta dall’omonimo romanzo di Marino Magliani – ed. Transeuropa, € 12.90

E’ appena uscita con Transeuropa, la graphic novel di Marco D’Aponte e Andrea B. Nardi tratta dal romanzo di Marino Magliani Quattro giorni per non morire (ed. Sironi,2006) (il prologo è scaricabile da qui). Continua a leggere

Cadillac records: I’ve got the blues

di Mauro Baldrati

cadillacNegli anni Cinquanta Chicago era il cuore pulsante della black music americana. Il grande blues rurale, il Country Blues, cantato dai raccoglitori di cotone e poi dai vagabondi disoccupati (quei lonesome hobo cantati anche da Woody Guthrie), senza l’ausilio di strumenti, o col semplice accompagnamento di vecchie chitarre, tamburi rudimentali, che vide come interpreti indimenticabili artisti del calibro di Leadbelly, Blind Lemmon Jefferson, Charley Patton, iniziò a cedere il passo a una nuova generazione di musicisti afroamericani, che seguivano la grande migrazione dei discendenti degli schiavi verso i grandi centri urbani.
Il nuovo blues era elettrificato, suonato da gruppi completi di basso, batteria, armonica, fiati, e raccontava storie di amori disperati, di solitudine, di malavita, di lavoro in fabbrica, bordelli, alcol, locali notturni. Bluesmen come Muddy Waters, Bo Diddley, Sonny Boy Williamson, Willie Dixon, Howlin’ Wolf, John Lee Hooker, B.B. King influenzarono almeno due generazioni successive di giovani strumentisti, spesso bianchi, che andavano a Chicago, a Detroit, a Memphis per conoscerli, per suonare con loro in jam session memorabili. Senza la loro scuola forse non sarebbero mai esistiti Jimi Hendrix, Eric Clapton John Mayall, i Fleetwood Mac (leggendario un loro doppio album registrato a Chicago tutto di jam session coi maestri), i Rolling Stones e tutto il British Blues degli anni Sessanta e Settanta.

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Intervista a Lee Irwin: l'”alchimia dell’anima”

Testo introduttivo, intervista e traduzione dall’inglese di Giovanni Agnoloni

Oggi vi propongo il testo (in italiano e in inglese) di un’intervista che ho realizzato a Charleston, South Carolina, nel corso del mio recente viaggio in America, al Dr. Lee Irwin, Direttore del Dipartimento di Studi Religiosi del College of Charleston, ed esperto di religioni comparate e spiritualità. Grazie al suo collega docente e scrittore Massimo Maggiari, ho avuto il piacere di conoscerlo dopo aver letto il suo saggio The Alchemy of the Soul – The Art of Spiritual Trasformation (“L’alchimia dell’anima – L’arte della trasformazione spirituale”) (Lorian Press, 2007), imperniato sull’osservazione delle dinamiche interiori dello spirito umano come un processo creativo di continua evoluzione e trasformazione, integrato con il resto dell’universo. Continua a leggere

SE NULLA ERA SBAGLIATO.

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di Nadia Agustoni

Ma che sarebbero i prodigi in mare e in cielo

senza averti compagno al mio pensiero?”

John Keats , Sonetti

L’hanno definita una delle intelligenze più critiche e lucide degli states, ma nei due libri in cui racconta la morte del marito John e della figlia Quintana, avvenute a breve distanza una dall’altra, Joan Didion di sè dice che per un pò è impazzita e impietosa ci mostra la sostanza del dolore.

Leggendo L’anno del pensiero magico (1) si prova simpatia per questa donna che combatte una battaglia contro la morte della figlia fino a quando le sembra fuori pericolo. Sapremo solo dopo qualche anno che le cose non sono andate a buon fine. La perdita improvvisa dei congiunti è ripercorsa di nuovo in un monologo con lo stesso titolo del primo libro: monologo serrato, dolente e asciutto, senza una sola parola che inviti a una facile pietas. (2)

A Broadway è Vanessa Redgrave a interpretarlo. Le serate fanno il tutto esaurito. (3) Continua a leggere

Anna Negri “Con un piede impigliato nella storia”: 400 colpi negli anni di piombo

i 400 colpiUn libro prezioso quanto necessario, una perfetta mésaillance fra storia privata e pubblica, un lessico familiar-nazionale. Ma forse soprattutto una lezione di stile, la stessa del Truffaut de “I 400 colpi”(1959): abbassare la telecamera fino all’altezza degli occhi di una bambina che diventa adolescente per analizzare con spietata oggettività il mondo degli adulti. In questo bellissimo “Con un piede impigliato nella storia”, lo scarto, rispetto a quel capolavoro cinematografico, sta nel fatto che gli adulti, ritratti dalla focalizzazione-bambina, sono famosi e protagonisti di uno dei periodi più magmatici e tormentati della storia italiana contemporanea: gli anni ‘70 e ’80. Un libro-moleskine in cui autobiografia e politica si intrecciano inestricabilmente per ribadire che, come recitava un famoso slogan di quegli anni, “il personale è -sempre- politico”. Continua a leggere

“La forgia del diavolo”

La forgia del diavolo (di Maurizio Lanteri e Lilli Luini – ed. Frilli 2009 – pagg. 321 – euro 12,90)

Recensione di Alberto Pezzini

Certo che creare un personaggio come un avvocato scrittore è un bel colpo. Non è banale come si potrebbe pensare. Pensate, che so, a Fred Uhlman, quello de L’amico ritrovato. Così ci capiamo subito.
Uno che scrive, ma intanto deve continuare a lavorare per sbarcare il lunario. Poi ti arriva un libro che parte dal basso, dalla Liguria più stretta e sale fino all’inevitabile Milano. E da avvocato degli zanza diventi subito un autore di culto, uno scrittore che fa deragliare i lettori dentro le librerie. A comando visivo dietro le vetrine dove i libri vengono impilati. Continua a leggere

Patrizia Valduga ai Giovedì di Turro

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domani, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Giovedì 14 maggio, ore 21.30, Circolo Arci Martiri di Turro, via Rovetta 14, Milano. Ingresso gratuito. PUNTUALI, LA SALETTA E’ PICCOLA.

Da presso al bello

di Lakis Proguidis

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[Lakis Proguidis è attualmente il direttore di L’atelier du roman, rivista di letteratura che si pubblica trimestralmente a Parigi dal novembre 1993. I numeri hanno spesso un tema dominante. L’ultimo (57), del marzo 2009, è molto felicemente dedicato alla bellezza: Du beau dans la poésie e dans le roman. Tra i molti articoli interessanti ho scelto di tradurre l’articolo dello stesso Proguidis, che ha volentieri acconsentito, dal titolo Auprès du beau, a.s.]

Due ipotesi: 1. Il dialogo estetico presuppone l’esistenza in un tempo precedente l’opera d’arte (tesi contro l’autonomia della critica); 2. Le parole acquistano significato soltanto all’interno della loro civiltà (tesi contro il primato della lingua).

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Omero che invoca la Musa. Per arrivare alla forma d’arte, per padroneggiare una materia caotica composta di parole, di immagini, di suoni, di ritmi, di significati contradditori, di opinioni di ogni tipo, di valori commoventi, di circostanze diverse, di casi, di gusti variegati e continuamente mutevoli, di fuggevoli ispirazioni, di sensazioni e di desideri insondabili, Omero implora la grazia di una potenza sovrumana.

Si noti che Omero, per fare quello che ha fatto, non ha ricevuto, per così dire, alcun ordine dall’aldilà. Continua a leggere

Marino Magliani, Elio Lanteri: un dibattito al Gabinetto Vieusseux

Testo introduttivo e filmati di Giovanni Agnoloni
Foto di Mauro Baldrati

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Il 29 aprile, al Gabinetto Vieusseux, presso Palazzo Strozzi (Firenze), si è tenuto un incontro sul tema “Viaggio tra il paesaggio e la memoria”, incentrato sui due romanzi “La tana degli Alberibelli” di Marino Magliani (ed. Longanesi) e “La ballata della piccola piazza” di Elio Lanteri (ed. Transeuropa). Continua a leggere

Brava gente

di Alessandro del Lago (Manifesto 7/5/2009)

Quando qualcuno, affamato, malato o bisognoso, bussa alla nostra porta, dovrebbe scattare un imperativo primordiale al soccorso. Questo almeno sostengono le mitologie religiose. L’umanità, prima ancora di un’astrazione filosofica, è l’espressione di questo riflesso. Continua a leggere

L’esperienza italiana di Ken Shulman

Articolo di Ken Shulman

Testo introduttivo e intervista finale di Giovanni Agnoloni

Ken Shulman è un giornalista e scrittore di Boston, che nel corso degli anni si è occupato di politica, sport e cultura in tutto il mondo per testate come Newsweek, The New York Times, The International Herald Tribune, BBC e Associated Press. Ha vissuto per 15 anni in Italia (soprattutto a Firenze) occupandosi del campionato italiano di calcio e scrivendo anche il libro “Anatomy of a Restoration”, (Walker and Co, 1991) saggio imperniato sul restauro della Cappella Brancacci. Come giornalista sportivo ha seguito tre Coppe del Mondo, e ha viaggiato e si è occupato delle realtà di paesi come Brasile, Israele e Palestina, Turchia, Russia, Liberia, Sierra Leone, Giappone, Sud-Africa e Cuba. Continua a leggere

Poeti-guitti, poeti-fosfeni

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Franco Cordelli, Il poeta postumo, Le Lettere, 2008, pag.265, euro 28,00.

Chi avrebbe potuto concepire un explicit più folgorante? Quale allegoria più potente e abbacinante di quello sfascio di tubi Innocenti e di assi di legno che, nella sua distruzione, racchiudeva la fine di un’epoca, di un movimento, del ‘sogno di una cosa’? Ma forse persino di una generazione, se si riflette su come poi sono andate le cose. Continua a leggere

Una gita a Croisset – con appunti di narratologia sulla descrizione

di Alfio Squillaci

Il treno fila via liscio sulla dolce pianura normanna costeggiando per alcuni tratti la Senna che qui s’allarga e si distende nell’ultima corsa verso l’Atlantico. Ci lasciamo alle spalle Parigi ed abbiamo per meta Croisset, sobborgo di Rouen, dove Flaubert visse la maggior parte della sua vita, scrisse i suoi capolavori narrativi e quelle stupende “Lettere” che non finiscono mai di sorprendere.

Il paesaggio è dolce e pervaso da quella malinconia che nei viaggi non sai mai se attribuire alle cose o all’occhio che le scorge, benché la giornata risplenda di piena luce primaverile. « È soprattutto quando si viaggia che si sente profondamente la malinconia della materia, che altro non è che la nostra anima proiettata sugli oggetti » dice Flaubert in una lettera. Ecco, questo è uno scrittore, grande o piccolo non sappiamo dire, ma nostro: colui che ricostruisce con nitida esattezza ciò che è un nostro confuso pensiero. Ed è proprio a partire da questo muto dialogo fra i nostri e i suoi pensieri che si stabilisce il primo riconoscimento, e, in seguito, al ripetersi dell’esperienza, l’attaccamento affettivo e il travaso da una sensibilità all’altra. Continua a leggere

“Lupi contro un duca”, di Alberto Pezzini

Sono dovuto partire di notte. Al freddo. Eravamo inseguiti dagli uomini del Duca. Mia moglie aveva rifiutato di concedersi la prima notte a lui. La prima notte di nozze. Io non ce l’ho fatta. Sembravo un uccello impazzito. Ardevo di rabbia. E’ quella che mi ha permesso di prendere quattro stracci, mia moglie, bella come una luna fiorente nel cielo, e salire verso il passo.
Di notte è dura. La luna ci ha fatto da battistrada. Era grossa, piena, estiva. L’aria faceva da contraltare. Fredda come una lama. Bruciava come il ghiaccio. Sarà che eravamo giovani e
neanche i lupi mi spaventavano.
Siamo finiti al Pian delle Gorre. Lì abbiamo lasciato i cavalli. Li abbiamo
abbandonati a loro stessi. Volevo ucciderli ma mi è mancata la mano. Uno dei due, Luce, mi
ha cresciuto. Continua a leggere

Da Le finestre Verdi

di Fabrizio Falconi

Mare verticale

Incanta l’onda, irretisce
gli sguardi prima che il sole
declini
a Occidente, rosso come sipario:
mare
mosso e mai stanco
mare madre e mare vulcano
mano di Dio, e Dio nella mano.

 

Lontananze, madre,
ne ho attraversate,
e teneri addii, pallidi
arrivederci,
mesti ritorni,
perdite, mancanze,
ironiche attese
sparsi giorni tinti di ricordi,
mancavano i tuoi,
mancano anche oggi
quel che eri, quel che sei
il nastro di organza,
il ditale, la spilla. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.6: Professore di desiderio – i due tempi di Gianni Conti: “Odiata Claudia ti amo…” e “Il professore”

conti-il-professoreNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

6. Professore di desiderio – i due tempi di Gianni Conti: … odiata Claudia ti amo …, Firenze, Morgana Edizioni, 1993; Il professore, Firenze, Polistampa, 2008

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1. Quindici anni prima

Il primo tempo di Gianni Conti professore di desiderio è rappresentato proprio dalla sua prima prova narrativa (che data ormai a quindici anni fa) che arriva a sorpresa dopo una serie di scritti di più stretta osservanza storico-storiografica. Esso si pone, fin dall’inizio, sotto il segno di una dimensione scolastica che l’autore sembra, da un lato, disdegnare come non-luogo della vita perduta e, dall’altro, invece, assumere come metafora dell’esistenza (sua e altrui). Ciò è evidente in …odiata Claudia ti amo…. Continua a leggere