Archivi categoria: Recensioni

“Due mondi”, di Francesco Verso

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Un racconto lungo, Due mondi di Francesco Verso, nuova pubblicazione di Kipple Officina Libraria, disponibile anche in lingua inglese (con il titolo di Two Worlds). Un felice tentativo di coniugare fantasy e fantascienza, per affrontare un tema – la crisi ecologica del pianeta – assolutamente attuale.

Una crisi climatica globale ha determinato l’innalzamento del livello dei mari, e le profonde trasformazioni del mondo si sono estese anche al genere umano, evolutosi in due distinte specie: Acquamanti e Aeromanti. I primi vivono sotto la superficie dei mari, i secondi sulle alte vette. Uno di loro, una giovane Aeromante, si spinge più in là di tutti i suoi simili, volando sull’oceano per compiere una missione fondamentale per il destino del mondo: raggiungere la Torre dei Semi, luogo remoto dove sono conservate delle sementi che devono servire a salvare la vita vegetale del pianeta. Ma crolla, stremata, fino a essere raccolta e soccorsa dagli Acquamanti, a cui chiederà aiuto per raggiungere il suo scopo.

Lo stile di Francesco Verso è semplice, come nelle fiabe più asciutte ed essenziali, in cui il significato emerge diretto, senza fronzoli. Accurato nelle spiegazioni delle dinamiche planetarie e suggestivo nella caratterizzazione degli ambienti, lo scrittore già Premio Urania per il romanzo E-DOLL ci offre qui un esempio di come la future fiction vada decisamente oltre le barriere di genere, in nome di una valorizzazione dei temi e delle ambientazioni. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.99: La Sicilia, il mio sangue. Salvo Toscano, “Sangue del mio sangue”

La Sicilia, il mio sangue. Salvo Toscano, Sangue del mio sangue, Palermo, Dario Flaccovio, 2009

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di Giuseppe Panella*

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Sangue del mio sangue, terzo episodio della saga dei fratelli Corsaro (dopo Ultimo appello del 2005 e L’enigma Barabba del 2006), coniuga polemica e rabbia nei confronti dei guasti commessi dalla casta politica di una Sicilia mafiosa e corrotta con una serie di variazioni sul tema dei rapporti tra fratelli nemici e l’”un contro l’altro armati” (ma che, alla fine, comunque, si riconcilieranno e torneranno felicemente a frequentarsi). I due fratelli Corsaro non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro. Roberto, avvocato rigoroso e innamorato della moglie che gli darà un secondo figlio nel corso della vicenda ma fortemente ipocondriaco e tendente a ricadere in abitudini noiose e poco stimolanti e Fabrizio, giornalista appassionato e incostante, con un folto carnet di conquiste femminili al suo attivo, sono in rotta e si frequentano il meno possibile (lo zio fa il suo dovere andando a trovare la nipotina Rebecca ma niente di più). In passato, i due fratelli erano stati assai più vicini di come sarebbe accaduto in seguito e avevano condiviso per molti anni la passione per gli stessi eroi e per gli stessi oggetti di culto (sarà, infatti, un film miticamente trash, Lo chiamavano Trinità di Enzo Barboni- E. B. Clucher con la coppia ormai leggendaria Terence Hill – Bud Spencer, a produrre l’effetto del necessario happy end che condurrà alla riconciliazione fraterna). Poi Nicasio Prestipino, capo dell’ufficio tecnico di Castelferro (ridente quanto immaginario paese sulle Madonie) viene assassinato. E qui comincia tutto:

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Luca BUONAGUIDI – I giorni del vino e delle rose

 

Come lava la scrittura di Luca Bonaguidi fissa un paesaggio emozionale e umorale nel tempo – il suo, anagrafico, interiore, e il nostro  – in cui tutto muta vorticosamente, e tutto, istante dopo istante, è già passato. La scrittura, con la vita che ingloba e rattiene, è presto concrezione; la sua lettura, anzitempo, archeologia.  Nell’“ostinata propensione” per dirla col prefatore “ a mantener viva la memoria.” Continua a leggere

“Il cameriere di Borges”, di Fabio Bussotti

Recensione di Marino Magliani

La copertina di questo libro è una chiave di lettura; non importa se in realtà è una copertina alla quale manca proprio la chiave. Anzi, è molto importante che la chiave non sia al suo posto. Perché nel romanzo di Fabio Bussotti (Il cameriere di Borges, Perdisa pop, 2012) le cose si vedono così, come dal buco di una serratura. Si vedono di rapina. Non siamo a teatro, malgrado l’autore sia un gran nome del palco. Ma stiamo passando per una strada e una scena all’interno di una casa (minima; un vecchio che si prepara il caffellatte) cattura la nostra attenzione e ci blocca. Allora guardiamo attraverso i vetri, con quel senso di colpevolezza e di complicità. Oppure quella che guardiamo è una scena nient’affatto minima, è piuttosto un pezzo di storia, e noi siamo lì, tanti anni fa, in una foresta andina e umida, assieme a un uomo che ascolta il rantolo di un altro uomo che è diventato un’icona del nostro tempo. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.93: Cantico della solitudine. Francesco Bargellini, “Dresda”

Cantico della solitudine. Francesco Bargellini, Dresda, con una premessa di Fabio Flego, Viareggio (Lucca), Pezzini Editore, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Sono il vuoto, la solitudine, l’abbandono le Muse che presiedono alle operazioni di scrittura del quinto volumetto di versi del giovane poeta di Pistoia. Anche se la disperazione sembrerebbe avvolgere la sua lirica di una sorta di funereo manto, il sentimento che la salva è, alla fine, un’ironia di grana fine che lo porta a privilegiare i momenti di riflessione amara e desolata ma sostanziale sulla sua vita e sul mondo che lo circonda. La stessa Solitudine presa come punto di partenza esistenziale viene, alla fine, personificata e trasformata in un personaggio in cerca d’autore:

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Fabrizio De André, fra parole e musica

La bibliografia su Fabrizio De André (1940-1999) inizia ad arricchirsi in maniera quasi abnorme, dal punto di vista quantivativo, solo dopo la morte del grande cantautore ligure: da allora a oggi (e passano esattamente tredici anni) i volumi sull’arte del folksinger di scuola genovese si specializzano anche nel descrivere o analizzare momenti particolarissimi, riguardanti soprattutto gli aspetti della vita pubblica e privata e quelli legati al contenuto delle canzoni. In mezzo a tante belle biografie e a ottimi esempi di disamine critiche sulle ascendenze letterarie, religiose, ideologiche del geniale Faber, mancava un libro come questo, opera congiunta di un dottorando in musicologia e di una ricercatrice in studi italianistici. I due si sono per così dire suddivisi le parti: al primo l’esegesi dei testi lirici, alla seconda la lettura al pentagramma delle note che accompagnano brani memorabili (centotrenta in tutto quelli ufficiali, ossia pubblicati su disco in vita con approvazione dell’Autore). Il libro però è solo una sintesi, ovvero un buon manuale di come dovrebbe essere trattata l’opera omnia di un cantautore: e non a caso inaugura assieme ai volumi su Bob Dylan e Paolo Conte la sottocollana “La canzone d’autore fra musica e poesia” diretta da Stefano La Via nell’ambito dei celebri Quality Paperbacks dell’editore romano. Insomma Fabrizio De André. Cantastorie fra parole e musica mostra come va fatto un libro con pretese anche didattiche per la conoscenza e lo studio di un fenomeno, quello dei cantautori, dove il linguaggio verbale-poetico e quello sonoro-musicale non vanno mai disgiunti. Continua a leggere

Marina Torossi Tevini, L’Occidente e le parole

Pietas per l’Occidente
di Giovanna Mozzillo

L’Occidente e parole di Marina Torossi Tevini: una raccolta di racconti scanditi da continui interrogativi, interrogativi a cui l’autrice si impegna a dare risposta attraverso un inesausto spasmodico sforzo di indagine e riflessione. Uno sforzo in cui ella riesce a coinvolgere a pieno il lettore, dal quale è come se si facesse scortare passo dopo passo attraverso il processo conoscitivo e lungo l’avventuroso percorso che dovrebbe condurci a decifrare il mistero della condizione umana. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.98: Almeja che visse due volte. Marino Magliani, “La spiaggia dei cani romantici”

Almeja che visse due volte. Marino Magliani, La spiaggia dei cani romantici, Milano, Instar Libri, 2010

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di Giuseppe Panella*


«Life is as tedious as a twice-told tale, / Vexing the dull ear of a drowsy man»
(William Shakespeare, The Life and Death of King John)

 

La spiaggia dei cani romantici è, in prima istanza, un omaggio alla poesia di Roberto Bolaño (Los perros romanticos è una raccolta di poesie del 2000 dello scrittore cileno ancora inedita in Italia). Ma della scrittura di Bolaño, così volutamente complessa e così piena di echi letterariamente esibiti e voluti (giusta la lezione compositiva di Jorge Luis Borges), il romanzo di Marino Magliani non ha molto. Va detto, però, che la scrittura volutamente serrata e discorsiva dello scrittore di Imperia nasconde una strategia di narrazioni e di intrecci di echi letterari molto più fitta e molto più culturalmente mossa di quanto sia confessabile a una prima lettura. La storia stessa di Almeja, ad esempio, rivela un intreccio di riferimenti che va al di là del puro e semplice aneddoto. La storia di Wakefield, protagonista di uno dei più noti e più bei racconti di Nathaniel Hawthorne ed eroe eponimo del testo contenuto nei Twice-Told Tales del 1837-1842, ricorda molto quello che capiterà al giovane Luis Enrique Dronero detto Almeja (cioè vongola) per la sua mancanza di collo e che lui vorrà coscientemente che gli accada, per delusione circa il suo destino (la donna che lo aveva seguito da Lincoln in Argentina fino a Bastieto in provincia di Imperia lo abbandonerà per andare a vivere con il cugino Ferruccio che li aveva ospitati nella sua casa) e per volontà di disincantamento nei confronti delle proprie possibilità di vivere nel mondo. Come racconta con precisione Borges in Altre inquisizioni (una raccolta di racconti che sia Bolaño che Magliani conoscono assai bene):

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Narda FATTORI – Le parole agre

L’ultima raccolta poetica di Narda Fattori, edita da L’Arcolaio di Gianfranco Fabbri, Le parole agre, richiama forse intenzionalmente, nel titolo, il noto romanzo di Bianciardi; esprimendo in effetti, in misura marcata, una visione sconsolata della vita, anche se non in modo assoluto. Come osserva Ivano Mugnaini nella sua prefazione vi “domina, certo, l’asprezza delle immagini e delle situazioni. Al suo fianco però, tenace, quasi tenuta in vita controvoglia, come qualcosa che ci esprime e ci sostenta quasi nostro malgrado, c’è, a volte, ostinata, riconoscibile al di là di ogni crepuscolo, una forma di speranza, una luce che emerge dall’ombra.” Le parole, infatti, come è dato osservare già dai primi testi, esprimono anche dell’altro: “Io gioco con le parole e con le parole/canto e rido e faccio convito/ballo la loro musica sempre variata…”  E non è poco: cosa sarebbe l’urgenza espressiva senza la gioia intima del dire, del gioco con le parole? La poesia, e l’arte in genere, non possono essere solo coercizione.  “Parlare, ascoltare. Trovare racconti mai narrati, dirli con gioia. Scoprire l’altro nelle storie che racconta” scriveva Sergio Atzeni (Passavamo sulla terra leggeri). Il gioco è anche gratuità, dedizione totale di sé stessi. Ed ecco anche la speranza a cui accenna  Mugnaini: “Ma io so che/la forza di una sola goccia/scava abissi crea stalagmiti//dentro quella goccia attendo/il diluvio che laverà via/il belletto degli istrioni/e finalmente contro il nuovo sole/solo innocenza e gratuità del fare.” Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.92: L’altra faccia della luna. Roberta Degl’Innocenti, “I graffi della luna”

L’altra faccia della luna. Roberta Degl’Innocenti, I graffi della luna, prefazione di Paolo Ruffilli, Venezia, Edizioni del Leone, 2012

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di Giuseppe Panella*

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I graffi della luna, pubblicato dalle Edizioni del Leone nel 2012 con una prestigiosa Prefazione di Paolo Ruffilli, è un libro “capitale” (secondo una definizione che campeggia nella quarta di copertina). Il libro continua la linea descrittiva presente in D’aria e d’acqua le parole (uscito sempre presso le Edizioni del Leone nel 2009). Di quella prova lirica conserva il nitore e la passione struggente, il languore del ricordo, la manutenzione della memoria. Ma ora il mondo intorno sembra essere più aperto e meno sfumato nel tratto, i colori più intensi, l’occhio più vivo e meno velato dalle lacrime. La luna, nume tutelare dei poeti, non è soltanto la guardiana silente degli amori degli umani ma è anche un personaggio teatrale di cui ci si può garbatamente prendersi gioco nel descriverla:

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Il ‘tentativo’ di George Perec

di Guido Michelone

In occasione del trentennale della scomparsa dell’Autore, l’editrice Voland pubblica Tentativo di esaurimento di un luogo parigino. Telp.1, uno scritto di George Perec inedito per l’Italia: si tratta forse del modo migliore per ricordare un grandissimo poeta e romanziere, forse tra i massimi rappresentanti della nuova letteratura novecentesca, scuramente tra le personalità di genio sia dell’avanguardia internazionale sia della cultura francese.
La traduzione e la curatela da parte di Alberto Lecaldano, che firma anche un’esauriente postfazione, rendono quindi un ottimo servigio alla memoria di uno scrittore ancora in parte sconosciuto o sottovalutato nel nostro Paese, benché le sue opere perlopiù narrative – tutte edite nel giro di tredici anni tra il 1965 e il 1978 – siano tradotte e pubblicate anche da noi: Le cose, La scomparsa, W o il ricordo dell’infanzia, Mi ricordo, La vita istruzioni per l’uso. Magari il fatto che George Perec non sia vissuto a lungo – nasce nel 1936 e muore nel 1982 – conducendo una vita tranquilla (le cui stravaganze restano solo nella scrittura e nel taglio di barba e capelli, a differenza di tante esistenze sregolate e perciò idolatrate dai giovani lettori, a cominciare da arcinoti beatniks) o che la sua prosa non risulti facile o accomodante, non lo rende certo uno scrittore di moda né allora né oggi. Continua a leggere

“La moglie del colonnello”, di Carlos Alberto Montaner

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Con La moglie del colonnello, del celebre scrittore cubano Carlos Alberto Montaner, parte una nuova e interessantissima collana di narrativa latinoamericana delle Edizioni Anordest, a cura di Gordiano Lupi: Célebres Inéditos.

Per la traduzione di Marino Magliani, questo romanzo, scritto da un autore di fama internazionale, che vive tra la Spagna e la Florida perché esiliato dal regime castrista, è un’analisi intima delle dinamiche di lacerazione e solitudine indotte dal pensiero unico e totalitario, sia pur poggiato su un ideale in origine genuino.

È fondamentalmente la storia di una donna, Nuria, sposata a un colonnello dell’esercito, Arturo Gómez, impegnato in missioni internazionaliste in Africa. Viene fuori che Nuria ha tradito suo marito. Una colpa imperdonabile, in un orizzonte mentale profondamente segnato dal machismo. Nuria è una docente universitaria di psicologia, e nella sua vita ha amato moltissimo il suo uomo, ma è anche stata marchiata da un grande dolore: la perdita di una figlia, malata di leucemia. E allora lui non c’era, perché era impegnato a combattere per gli ideali rivoluzionari nel mondo. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.97: Michelangelo, Leonardo, Machiavelli e Fracastoro contro il Male. Bruno Vitiello, “I delitti dell’anatomista”

Michelangelo, Leonardo, Machiavelli e Fracastoro contro il Male. Bruno Vitiello, I delitti dell’anatomista, Milano, Edizioni Della Vigna, 2010

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di Giuseppe Panella*

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Che la Firenze rinascimentale del 1504 vedesse all’interno delle mura della sua Repubblica da poco restaurata una concentrazione inusitata di grandi artisti e di personaggi destinati a trasformare in profondità la storia materiale e la cultura intellettuale dell’Occidente modernizzato è ben noto a tutti. Meno conosciuta è la natura dei rapporti reciproci tra di essi e la qualità della loro esistenza di esseri umani al di fuori della produzione sterminata e mirabile delle loro opere artistiche (soprattutto di quelle oggi più famose e presenti alla mente di tutti e non solo dei turisti che gremiscono i luoghi deputati della città medicea). In questo romanzo noir di Bruno Vitiello i quattro protagonisti dell’inchiesta che riguarda gli spaventosi delitti perpetrati da un misterioso assassino che, oltre a uccidere le proprie vittime, le fa a pezzi con abilità consumata ed è in possesso di conoscenze anatomiche precise e raffinate del tutto inusuali, sono quattro esponenti fondamentali della cultura rinascimentale fiorentina: Michelangelo Buonarroti[1], Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli e Girolamo Fracastoro da Verona, medico celebre al tempo suo soprattutto per una poema sulla sifilide, le sue cause e i suoi effetti, il De Morbo gallico, che all’epoca dell’indagine, tuttavia, non è ancora stato pubblicato (fu scritto nel 1521 ma stampato solo nel 1530) e i suoi studi sul contagio da parte di germi portatori di determinate malattie (anche se lui li chiamava “corpiciattoli”).

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“Il Cristo zen” – Intervista a Raul Montanari

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Il Cristo zen è un saggio di Raul Montanari edito da Indiana, di grande profondità e originalità. Segue qui la mia recensione, precedentemente uscita su La Poesia e lo Spirito, unita poi, per Postpopuli.it, a un’intervista all’autore, che ringrazio per la disponibilità.

Certi libri sono perle di saggezza, e ti fanno chiedere se l’autore, che si professa ateo, non abbia invece scoperto l’essenza stessa della fede. Penso a Il Cristo zen, di Raul Montanari (Indiana Editore, 2011), opera che accosta temi e passi della tradizione cristiana e di quella del buddhismo zen, dopo un’illuminante introduzione sulle varie scuole della spiritualità orientale. Continua a leggere

I paradossi dell’amore. Aa. Vv. “Love Out”, a cura di M. Baldrati

I paradossi dell’amore. Aa. Vv. Love Out, a cura di M. Baldrati, Massa, Transeuropa, 2012

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di Giuseppe Panella

L’amore – dice il poeta – “ move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, canto XXXIII, v. 145). Ma è altrettanto noto che “ognuno uccide ciò che ama” (Oscar Wilde, Ballata del carcere di Reading). L’antologia progettata e promossa da Mauro Baldrati si muove tra questi due poli (l’amore, l’odio) e cerca di comprendere all’interno di questo perimetro tutte le possibili sfumature, tutti i probabili aspetti e momenti, tutte le imprescindibili angosce ed esaltazioni che il sentimento d’amore potrebbe produrre, indurre, suscitare. L’amore porta alla felicità (momentanea) degli amanti e, allo stesso modo, li conduce alla soglia della morte. Ma amare non vuol dire soltanto “non dire mi dispiace” (Erich Segal, Love Story) ma può rendere il sentimento che costringe ineluttabilmente a prendere in considerazione come necessario e inevitabile uno spietato meccanismo che stritola e polverizza chi ama (o, vicendevolmente, anche chi non prova un’analoga passione).

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Le teorie selvagge di Pola Oloixarac

di Guido Michelone

Questo romanzo, uscito in Italia nel febbraio scorso, arriva in Argentina nel 2008 quando l’autrice – laureata in filosofia, studiosa dei rapporti arte/tecnologia, curatrice di un blog seguitissimo – ha da poco trentun anni: è un esordio clamoroso, che fa gridare al capolavoro e che, per molti critici di letterature ispaniche, risulta fin da subito un capolavoro tout court, non solo della giovane narrativa latinoamericana, al punto che viene prontamente tradotto in francese, olandese, finlandese, portoghese.
In effetti, letto anche in italiano, nella puntuale raffinata traduzione di Anita Taroni, si conferma un testo stupefacente per la maturità già presente su vari fronti, primo su tutti quello della consapevolezza e della scrittura nel padroneggiare una trama complessa e una prosa fantasmagorica, che a sua volta denota immense conoscenze ed erudizioni quasi maniacali. Il tutto è poi condito da citazioni dottissime, esercizi funambolici, riflessioni metatestuali, in un turbinio espressivo che riprende le migliori radici surreali della tradizione argentina novecentesca (Jorge Luis Borges in primis, non a caso evocato anche in copertina).
Le teorie selvagge è impossibile da riassumere per quanto riguarda i contenuti nello sviluppo tra fabula e intreccio, perché il punto di vista oscilla tra la weltanschauung dell’autrice e la visione dell’alter ego, la studentessa universitaria Kamtchowsky, detta K con esplicito richiamo a Franz Kafka, così come l’amico Pablo detto Pabst evoca il grande regista espressionista). Continua a leggere

La giusta collera. Scritti e poesie del disincanto. Recensione di Marco Scalabrino.

La giusta collera

 

Scritti e poesie del disincanto

 

a cura di Gianmario Lucini

Èpos Collana di poesia politica e sociale

Edizioni CFR – Piateda (SO) 2011

di Marco Scalabrino

Cade anche oggi il disgusto …

lo raccolgo, a volte …

pregando Dio che …

mi faccia crescere artigli di demenza,

denti di rinuncia e la risata insana

del folle che corre ignudo

a squartare leoni.

(da Il disgusto) Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.96: Fiori mortali. Andrea Gamannossi, “Sangue di rose. 3 noir e 13 ricette a base di fiori”

Fiori mortali. Andrea Gamannossi, Sangue di rose. 3 noir e 13 ricette a base di fiori, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2011

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di Giuseppe Panella*

«I fiori, nell’immaginario collettivo, sono quasi sempre associati all’amore. Questi variegati e multicolori prodotti della natura fanno parte di un binomio inscindibile fra il sentimento dell’uomo e il gentil sesso. Ma i fiori sono soltanto un simbolo di tenerezza? Oppure rappresentano anche qualcosa di veramente profondo, che va al di là della cognizione umana? Durante i funerali le chiese sono adornate di corone di crisantemi, rose, gigli e tantissime altre specie. Dunque il connubio fiori e amore non è l’unico e forse nemmeno così indissolubile. Forse ce n’è un altro

dal legame ancora più forte, un’attrazione quasi magnetica: fiori e morte. Amore e morte appartengono al destino di ognuno di noi e i fiori, forse, sono il filo conduttore del cammino terreno. L’amore e la morte. La vita e la morte. Tutti elementi essenziali che racchiudono in essi l’essenza pura del genere umano» (p. 7).

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Narda FATTORI – Le parole agre. Recensioni di Bruno Bartoletti e Franco Casadei

Le parole agre di Narda Fattori

Riflessioni di lettura di Bruno Bartoletti

Con questo ultimo libro, Le parole agre, pubblicato da L’arcolaio, Narda Fattori compie il suo percorso di ricerca, una ricerca che fa della parola la sua essenza, il suo pensiero dominante. Un percorso che parte da lontano, già dalle sue prime pubblicazioni, direi da sempre, se compito del poeta è quello di “dare il nome alle cose”, secondo un antico principio di Mario Luzi. In uno dei suoi primi libri, L’una e i falò, pubblicato da Il Vicolo nel 1998, già Narda Fattori sentiva urgere questo rapporto come essenziale del fare poesia (“chiamare le cose per nome / è dirti presente in un luogo”) in un procedimento che tende a scardinare, a prosciugare per mostrare il pensiero nella sua nudità; così in Cronache disadorne la parola si faceva essenziale, asciutta, scarna, rigorosa. Continua a leggere

Amsterdam che luce c’era?

Introduzione di Giovanni Agnoloni, testo narrativo di Marino Magliani

Da Postpopuli.it

Prendete questo testo sulla luce di Amsterdam, di Marino Magliani – autore italiano nato nell’entroterra di Imperia ma residente da molto tempo ad IJmuiden, vicino ad Haarlem – come un’introduzione o un’ouverture del suo romanzo Amsterdam è una farfalla (Ediciclo): una storia che ha per protagonista quello che è un suo doppio, un alter ego letterario che dopo tutto è lui, incaricato, com’è veramente successo, di scrivere un libro sulla sua città. Così si è immaginato immerso in tante diverse sfaccettature e direi quasi rifrazioni luminose della capitale olandese, con i suoi canali, la sua pioggia e i suoi squarci di luce. Guidato dal suo Virgilio-Caronte, un traduttore espertissimo di storia locale, in sella a una bicicletta.

Una storia ardita e lumpen, archeologica e bolañiana, degna di una penna raffinata, che, dopo aver prodotto opere del calibro di Quella notte a Dolcedo, La tana degli Alberibelli (entrambe edite da Longanesi) e La spiaggia dei cani romantici (Instar), con questo libro torna a uscire dal suo universo d’elezione, la Liguria della sua infanzia rivisitata da lontano, per immedesimarsi in quel mondo, l’Olanda, che la vita lo ha portato a scegliere, così diverso, con la sua orizzontalità, dalle terrazze delle colline liguri.

Ne risulta un itinerario parzialmente dentro, ma soprattutto fuori dagli schemi, che lambisce la Amsterdam turistica per immergersi in luoghi che i più non conoscono, svelando retroscena storici, architettonici, sociali, urbanistici e gastronomici di quella che resta una delle capitali europee più affascinanti e imprevedibili.

Accompagnano queste righe delle foto di vari scorci di Amsterdam scattate da Bart Bokslag, fotografo olandese.

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