Archivi categoria: Recensioni

Il disegno magico, di Raul Montanari

di Guido Michelone

Raul Montanari è ormai un romanziere seriale, nell’accezione buona del termine: da tre libri in qua, inserisce nel bel mezzo di una vicenda intricatissima, l’apparizione, come una sorta di deus ex machina, del buffo detective Velardi, che contribuisce a complicare ulteriormente il tema dal punto di vista narrativo, diventando alla fine, tuttavia, il personaggio risolutore decisivo, sulla scia dei migliori ispettori privati della moderna tradizione letteraria. Al di là di ciò, ogni nuova opera narrativa dell’autore milanese-bergamasco contiene sempre elementi di vera novità, accanto ai meccanismi oliati di fabula e intreccio, che gli consentono di iniziare e terminare la storia senza perdere un colpo, mantenendo viva l’attenzione del lettore (non sono un giallista) dalla prima all’ultima riga. 

Il nuovo è costituito, questa volta, dal racconto in prima persona di una figura femminile, che arriva casualmente a condividere le giornate col vicino in pieno lockdown; è questa donna giovane, affascinante, problematica, a chiedere e poi pretendere, dall’amico, il ricordo di un’esperienza traumatica accaduta circa vent’anni prima. Il romanzo procede a ritroso, come un lungo flashback, interrotto solo dai commenti (quasi sempre centrati) di una femmina ammaliante agli occhi del maschio, il quale, quando abbocca, regolarmente viene respinto. Oltre alla vicenda noir del ragazzo indirettamente complice dell’annegamento della fidanzata, il testo ha, come seconda chiave di lettura, la narrativa quale arma seduttiva: un esperimento di conquista amorosa attraverso la rievocazione delle tante disavventure del protagonista. 

Alla fine del libro si scopre perché la donna sia tanto interessata all’affabulazione dell’uomo: ma è un colpo di scena da non rendere noto, per lasciare il gusto della lettura di un romanzo intelligente e attuale, pur nella riproposizione di tic e cliché, topoi e vizi di uno stile riconoscibile e originale al tempo stesso.

Raul Montanari, Il disegno magico. Romanzo, Baldini+Castoldi, Milano 2023, pagine 287, euro 19.00.

Vittorino Andreoli, “Il Gesù di tutti. Viaggio nel mistero dell’uomo di Nazareth”

Vittorino Andreoli, Il Gesù di tutti. Viaggio nel mistero dell’uomo di Nazareth, TS Edizioni, 2023, pp.528, € 26,00


di Fabiano D’Arrigo

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Vittorini Andreoli è uno psichiatra che non disdegna scandagliare il mistero: quello della mente umana e quello di Dio.

Nel saggio Il Gesù di tutti. Viaggio nel mistero dell’uomo di Nazarerth, ridato alle stampe in questo 2023 che ormai volge al termine, l’autore intraprende un grandioso viaggio nella vita, nella personalità e nel mistero di Gesù di Nazareth, così si legge nel risvolto di copertina.

Questa riedizione del libro, senza modifiche né al titolo né al testo, viene fatta per soddisfare le richieste dei molti lettori che dal 2013 -anno della prima edizione- al 2023 si sono confrontati con lo scrittore Andreoli nelle conferenze tenute sull’argomento.

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Tempo, soltanto tempo, di Fabio Ciriachi

di Domenico Vuoto

Fabio Ciriachi
Tempo, soltanto tempo
(Il Labirinto, 2023)
Pag. 127    € 14,00

 

Già il titolo della raccolta in versi, Tempo, soltanto tempo, è suggestivo. E si presta a una certa varietà di interpretazioni che affidano all’autore dell’opera, lo scrittore e poeta Fabio Ciriachi, e al suo lettore una reciprocità mai scontata, suscettibile di interrogativi, inquietudine, dubbi, affrancamento da convenzioni e convenienze che sono la materia pulsante e il sale della vera poesia, e non solo della poesia. A lettura finita, si ha l’impressione ? che matura in convinzione ?, di trovarsi davanti a un testo importante (definirlo genericamente interessante o bello è come sminuirne il rilievo che acquista nell’ambito dell’odierna poesia italiana che si configura come decisamente asfittico, in un tempo oltretutto povero di stimoli culturali e, nel complesso turbolento e paludoso). Continua a leggere

Niente come prima. Il romanzo d’esordio di Mangiasogni

di Guido Michelone

Tra i romanzi italiani più originali, forse bizzarri o insoliti, usciti in questo 2023, va segnalato il Niente come prima (Mondadori) dell’esordiente Mangiasogni, alias Valerio Amilcare, ventinovenne (stabile da un lustro a Trieste), già molto famoso sul web: è un testo che potrebbe considerarsi quasi un diario autobiografico. Non è tanto la vita dell’autore a venire narrata quanto, piuttosto, di riflesso, le frustrazioni della generazione a lui prossima, i giovani nati poco prima del Nuovo Millennio, che si trovano a fronteggiare e condividere la pressoché totale mancanza di ideali. Continua a leggere

Cronache dalle rovine, di Emiliano Cribari

di Annalisa Ciampalini

La poesia è un continuo movimento.

Nota di lettura a “Cronache dalle rovine” (peQuod, 2023) di Emiliano Cribari

La nota biografica di Emiliano Cribari posta sul risvolto di copertina del libro inizia con la seguente frase: “Poeta, camminatore, cercatore di luoghi perduti”. E questi tratti biografici sono imprescindibili per chi voglia conoscere e apprezzare pienamente la scrittura del nostro poeta.  Molti testi raccolti in “Cronache dalle rovine” (Pequod, 2023, collana portosepolto) prendono vita grazie a un’osservazione diretta dei luoghi, i versi emergono mentre il poeta cammina, si sposta da un sentiero all’altro, si addentra nel bosco, raggiunge la radura, osserva gli alberi: “la poesia è un continuo movimento. Io non potrei / più scrivere seduto”.  Continua a leggere

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Il santuario delle ombre, di Amir Valle

di Riccardo Ferrazzi

Il santuario delle ombre,  di Amir Valle. Traduzione di Giovanni Agnoloni

Realismo sucio (letteralmente: realismo sporco) è la tendenza dominante fra gli autori della diaspora cubana, della quale Amir Valle è forse l’esponente di maggior spicco.

In questo Santuario delle ombre, Valle denuncia le efferatezze a cui giungono i trafficanti di esseri umani che si offrono di trasportare dall’Avana a Miami clandestinamente (e a caro prezzo) i cubani che preferiscono l’inferno capitalista della Florida al paradiso castrista. Ma non solo: dipinge anche la realtà, spesso retriva e conservatrice, di un regime ormai privo del suo caudillo (che lo reggeva a base di propaganda e repressione) e non sa fare altro che proseguire su questa strada anche in mancanza di un capo carismatico. Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Quanti tipi di famiglia ci sono? Il tema è attuale e quasi sempre divisivo. E’ un tema centrale, perché è un tema di civiltà. E interessa la letteratura, che è il luogo della libertà. Sulle pagine di un romanzo possiamo aprirci a riflessioni senza pregiudizi e senza partito preso. Da Tolstoj con Anna Karenina in Occidente (e la Russia stava e sta in Occidente) ci domandiamo se la famiglia sia una culla o una gabbia. A partire dalla famiglia naturale, per arrivare alle famiglie arcobaleno. Per esempio, il mondo in cui è cresciuto Alessandro Manzoni, figlio di Giovanni Verga e non di Pietro, conciliava il massimo della libertà sessuale con il massimo dell’ipocrisia convenzionale. Ho pensato a tutto questo leggendo il romanzo di Nicola Apollonio, Questione d’Amore (Edizioni EspressoSud, 2023).

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Claudio Bandera, Farina di pane

di Enrico Fraccareta

Il 24 novembre, per i tipi di Rossini Editore, esce il nuovo romanzo di Claudio Bandera, Farina di pane. Una specie di meteorite piovuto da chissà quale mondo in chissà quale luogo e, soprattutto, da chissà quale epoca, a rammentarci cosa significa il romanzo. Non il solito romanzo di genere, utile figliastro letterario; non l’improbabile trama involuta degli sfilacciati tempi odierni col suo ostinato cazzeggio linguistico, parente stretto del basso impero musicale e del social-delirio che ci pervade, ma semplicemente, sì semplicemente!, un prodotto dotato di stratificazione storica, letteraria. Un affresco, di mode, stili, attraversamenti generazionali, intersezioni linguistiche, coinvolgimenti emotivi forti; dove si intravedono il rosso e il verde della vera navigazione umana. Un romanzo corale di cui si era persa la semenza, una commedia umana che ci interroga, ci costringe a interrogarci, spingendo sulle leve della riflessione e della coscienza, che sempre più sembrano mancare nei poveri giorni d’oggi.  

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Claudio Bandera è scrittore, regista, musicista, produttore, direttore artistico di eventi di prestigio internazionale, nonché di note trasmissioni televisive. Ha lavorato a progetti cinematografici con produzioni di Roma, Parigi, Londra, New York, Los Angeles. Ha collaborato a lungo in passato con Enti, artisti, strutture didattiche di fama mondiale: dall’Opéra di Parigi al Teatro Bolscioi di Mosca, dal Teatro Nazionale di Kiev al Teatro alla Scala di Milano e La Fenice di Venezia. Autore con Francis Lai di Non Abbiate Paura eseguito presso la Sala Nervi, Vaticano, in occasione del Giubileo 2000 alla presenza del Papa, è produttore, ideatore e direttore artistico di svariati spettacoli teatrali ed eventi musicali.

“La lacrima della giovane comunista”, di Giorgio Bona

Recensione di Marco Candida

Giorgio Bona, La lacrima della giovane comunista, (Arkadia Editore, 2022)

Trama semplice e lineare e tono di narrazione pacato ed euristico, che ricorda i migliori narratori, ma la magia di questa perla di Giorgio Bona risiede davvero nel saper evocare in ogni capitolo scenari e cartografie di altri universi narrativi. La lacrima della giovane comunista contiene molteplicità di autori e romanzi e un tal gioco di prestigio a Bona riesce, in fondo, col descriverci in modo pacato, senza voli pindarici, ma puntuale, assai evocativo la città-dio Mosca. Forse questo, sopra ogni altra cosa, ci fa notare La lacrima della giovane comunista: tutti quegli intrecci di spie, quelle oscure faccende politiche, quell’incrociarsi di destini in opere narrative di matrice russo-britannico-americano ci hanno raffigurato nient’altro se non il volto immenso e plurimo di una città come Mosca. Continua a leggere

L’Atlante dantesco di Gianluca Barbera

Atlante dantesco di Gianluca Barbera
Una guida ai luoghi dell’Alighieri e della Divina Commedia

Intervista all’autore di Guido Michelone

In questi ultimi mesi lo scrittore reggiano Gianluca Barbera (classe 1964), oltre i romanzi in cui indaga le vite di celebri esploratori e i misteri dell’Italia contemporanea, si dedica anche ai due maggiori letterati del nostro Paese – Dante Alighieri e Alessandro Manzoni – analizzandoli secondo una prospettiva insolita almeno per quanto concerne la critica tradizionale, ovvero i posti abitati e gli spazi fisici sia concreti sia immaginati nel caso di Dante, che costruisce il proprio capolavoro – La Divina Commedia – architettando Inferno, Purgatorio e Paradiso mediante paesaggi fantasiosi anche se spesso crudamente realistici. Gianluca Barbera in quest’intervista inedita si rivela disponibile a raccontare il primo dei due volumi. Continua a leggere

Modus in rebus, di Riccardo Ferrazzi

di Fabrizio Centofanti

Riccardo Ferrazzi ha scritto il quarto romanzo. La notizia mi turba: so che dovrò recensirlo, anche se lui non me lo chiede, perché conosce la mia vita. Mia madre sta male, sono un prete badante, dove trovo il tempo per leggerlo sul serio? Comincio tra mille fastidi, mille impegni. Comincio. Il romanzo di Riccardo ha una particolarità: se lo cominci, sei costretto a finirlo. Obietterete: questo vale per tutti i romanzi degni di rispetto. Vero, ma qui la faccenda è diversa: non è il finale che mi intriga, è – come spiegarlo? – l’anima. Questo romanzo ha un’anima. Forse per questo Riccardo ha voluto che lo leggessi a tutti i costi: per svelarmi qualcosa di se stesso. Insinuerete: il solito romanzo autobiografico! Nemmeno per idea: l’autobiografia tende a slabbrarsi per un difetto di distanza, ma qui è diverso: il tono è perfetto, come scrissi in occasione della traduzione ferrazziana di Lorca. Forse comincio a capire perché questo romanzo mi costringe a rincorrere la fine. C’è una poesia del poeta andaluso in cui una cicala canta e muore. Questo romanzo è il canto di una morte. Ma – curiosamente – è pieno di vita, come se solo al cospetto della morte si potesse amare l’esistenza. Questo romanzo è un giallo: ti tiene col fiato sospeso fino all’ultima riga. Ma non arrivi lì per scoprire come va a finire, ma perché, come la cicala, intuisci che in quella morte c’è un cuore tutto azzurro, che canta con la vita che finisce, che esorcizza la fine con il canto. Forse ho capito. Posso fare anche questa recensione se sono certo di non fingere, se con la madre malata, l’ennesimo povero che irrompe nel confessionale per strapparmi un euro, la corsa nel traffico impazzito, ho capito qualcosa di più, di questa vita, grazie al mio amico. Stasera gli scriverò, glielo dirò: mi hai fregato un’altra volta.

Riccardo Ferrazzi, Modus in rebus, Milano, Morellini Editore, 2023.

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Bruno fasani, Quel prete è da fucilare


di Alida Airaghi

Bruno Fasani, Quel prete è da fucilare, Tau, Todi 2023, p. 252

Quarantacinque brevi capitoli e un’introduzione compongono il romanzo di Bruno Fasani Quel prete è da fucilare, recentementepubblicato dalla casa editrice umbra TAU.

L’autore ricostruisce avvenimenti storici accaduti nell’autunno del 1944, quando la guerra fratricida tra italiani seguita alla proclamazione della Repubblica di Salò insanguinava il paese, stravolgendo rapporti familiari e distruggendo amicizie di lunga data. Attraverso la formula della narrativa d’invenzione, Fasaniracconta le vicende della propria famiglia residente sulle montagne in provincia di Verona, così come gli erano statetramandate nell’infanzia, recuperate poi in età adulta dal diario dattiloscritto dello zio prete, in seguito pubblicato dall’Istituto Veronese per la Storia della Resistenza, con un commento critico che ne autentica l’attendibilità storica. Continua a leggere

Mario De Santis, Corpi solubili

di Andrea Temporelli

Mario De Santis, Corpi solubili, PordenoneLegge-Samuele editore, 2023

I versi di Mario De Santis, cronache da un desolato occidente votato alla consunzione, esistono mentre si negano nella loro natura poetica: evitano ogni eccesso, in obbedienza al clima (parola chiave) della nostra epoca. La poesia lancia gli ultimi barbagli luminosi mentre si scioglie nella prosa. Continua a leggere

Paolo Codazzi, Lo Specchio Armeno

di Riccardo Ferrazzi

Un romanzo che andrebbe prescritto a tutte le “scuole di scrittura” perché, diciamo la verità: non se ne può più della mania per la “paratassi”. Dopo aver sterminato gli avverbi, decimato gli aggettivi e abolito gli incisi, i romanzi sono composti ormai soltanto da frasi scheletriche, con soggetto, verbo e rarissimi complementi, dopodiché ci affretta a fare punto. Possibilmente a capo. Come nel gioco del calcio, dove gli allenatori hanno proibito il dribbling e guai a chi si permette di “andare all’uno contro uno”! 

Nel suo Specchio armeno Codazzi ci restituisce il piacere della retorica “asiana”, dei periodi simmetricamente costruiti, dove, intorno alla frase che dà il senso del discorso, si aggiungono le informazioni corollarie che i narratori “paratattici” (e gli sforbicianti editor) taglierebbero per principio. Eppure, quelle informazioni sono tutt’altro che inutili, anzi: inquadrano in modo coerente e articolato il mondo in cui si svolge la vicenda, allestiscono una Wunderkammer nella quale il lettore viene trasportato per vivere insieme ai personaggi. Non è proprio questo ciò che chiede il lettore? Ma, si obbietta, non siamo più abituati a questi periodi lunghi una pagina, dove si rischia di perdere il filo, di non capire più chi parla e a cosa si riferisce! Continua a leggere

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Maria Grazia Insinga, A sciame

Tra poesia e musica.

Non lo dirò con le parole

Maria Grazia Insinga

“A sciame, Arcipelago itaca Edizioni, 2023)

Nota di Maria Allo

Il percorso sperimentale, fin dai suoi primi lavori (Persica, Ophrys, Tirrenide, etc.), porta Maria Grazia Insinga, musicista e musicologa a cercare sonorità diverse e particolari in questa nuova opera. Alla base della essenza e della ricerca della “poesia” di Insinga interessa mescolare suoni che appartengono all’universo delle note da lei utilizzate come fonte timbrica da esplorare e adottare nella creazione artistica. L’autrice concentra dunque la sua ricerca in particolare sulla voce e studiandone a fondo le potenzialità espressive, utilizza le principali risorse della sperimentazione per modulare in musica il suo impegno. I suoi testi e i titoli delle sezioni infatti riflettono le complesse intenzioni compositive dell’autrice che adotta quelli che sono i suoi criteri personali e ciò implica la necessità dell’autrice di fornire alcuni chiarimenti così da consentire una lettura globale della sua scrittura che per le sue peculiarità, risulta di difficile traduzione (1). Strumenti musicali diversi suonano una nota di uguale altezza e intensità in questa nuova opera, “A sciame”, e riproducono un procedimento ritmico secondo cui il suono è emesso su un tempo debole e tace su quello forte (contrattempo). In quel suono enigma, “il non comprensibile dentro la ragione/non rende comprensibile niente e qui/si affermano minuscole lame di selce” (p.17), o “senza immersione non vieni alla luce” (p.23), si avvertono gli echi di una raffinatissima memoria letteraria e di una sensibilità linguistica, dal momento che implica la commistione di codici linguistici diversi e di un pensiero policentrico. “Starci dentro è stare sempre fuori” (p.20) e anticipa la resurrezione vocale dell’altra/nell’una: il suo gesto precede la musica” (p.20) testimoniano il desiderio dell’autrice di dare voce al silenzio: “Impara ad ascoltare il silenzio e scoprirai che è musica” esorta uno scrittore del Mali, perché ogni cosa attorno a noi cerca di comunicarci uno stato d’essere che misteriosamente arricchisce e preserva la creatività poetica della letteratura, sembra dirci Maria Grazia Insinga. Nel carattere polifonico del poemetto “A sciame”, il non detto può essere percepito e custodito nel respiro di quella “voce inumana (p.45), invisibile, fulminea, spesso oscura, (non spiegabile con parole comuni, ma interpretabile) che, nel suo svanire, rivela un senso nascosto più critico, acuto e incisivo della realtà.  Il leitmotiv di “A sciame” e di tutta la produzione di Insinga è in quel “dire”: “la parola che non dice dice” (p.52, sez. La testa che parla) o “senza immersione non vieni alla luce” (p.23) anche se “rientra nei difetti della vista/persino la luce” (p.24) o “è necessario mescolarsi:/solo ibridi e serenelle sopravvivranno” (sez. La stanza dell’acqua). Forse in questo apophainethai (mostrare) disvelare e dunque ritornare al nostro stesso dire implica la nostra capacità di ascolto “nella fessura fatta ad arte affinché/nessuno l’altra divina se ne accorga” (p.79) con l’auspicio dell’elaborazione di un nuovo linguaggio capace di rappresentare la nuova realtà, estremamente complessa e indecifrabile. In questa prospettiva, da questo poema sinfonico che va pertanto tracannato tutto d’un sorso, come dice nella preziosa prefazione Giuseppe Martella, emerge un inedito sperimentalismo volto alla ricerca di nuove strutture espressive e alla scoperta di nuovi impasti stilistici aperti alle contaminazioni più ardite: “ai piedi del rogo accendo il pescheto” (p.80), non un atteggiamento di rinuncia alla comprensione e alla resa al labirinto. Non è forse questo il valore razionale e conoscitivo della letteratura, alla quale è affidato il compito di non accettare il labirinto della non “significazione”?

(1) https://www.theserendipityperiodical.it/2021/09/19/tirrenide-intervista-a-maria-grazia-insinga/

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Isabella Bignozzi, Memorie fluviali

di Rosa Salvia

Isabella Bignozzi, Memorie fluviali, MC edizioni, Milano 2022

 

La poesia di Isabella Bignozzi è calda, delicatissima e quasi violenta nell’amore che esprime.

Originale nella percezione e nella formulazione delle sue metafore, unisce un vivo sentimento

del reale a un teso ascolto della sua raison de coeur.

Un “quaderno di spine” che si dipana attraverso un dire sottratto al tempo, forma accertata e durevole da opporre agli eventi ambigui e precari dell’esistenza.

Rinvii ed echi si diramano da profondità e sapienze ancestrali, da un’innata vocazione alla classicità, fino a coniugare versi di sofferta consapevolezza (sulla scia di poeti quali Paul Celan): […] non cercare il guado indenne / l’astro, il chiarore / canta il velo che sbiadisce / la ruggine sul fondale / la spina del cardo // se vuoi esser (poeta) / con quelli tesi alla bellezza salvifica dell’amore in senso lato (dove Amore e Divino rappresentano un corpo unico come per Cristina Campo): […] lo vedi amore mio / con questa preghiera selvaggia fiamma libera / come saliamo in alto sopra il taglio e la tregua / com’è avvolta di salvezza ogni nostra cura // e queste nere piccole morti / che provano a stringerci i polsi / non hanno più la via né le mani / diventano giorno diventano acqua // ora che tutto schiarisce e aiuta / le persiane che biascicano il buio / fanno estate dolce, nave che salpa, vela pulita / fanno luce di alba buona.  Continua a leggere

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Per custodire il fuoco, di Luigi Maria Epicoco

di Alida Airaghi

Mantenere acceso il fuoco

 

L’epigrafe tratta dal Vangelo di Luca, 12 49, “Sono venuto ad appiccare un fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già divampato!”, bene riassume l’appassionata sollecitazione che Luigi Epicoco suggerisce nel suo saggio einaudiano Per custodire il fuoco. Vademecum dopo l’Apocalisse. All’umanità di oggi manca il fuoco, che erroneamente si è sempre accostato all’immagine dell’inferno, mentre l’incandescenza, l’ardore, la luminosità della fiamma sono simboli di vita, di slancio, di passione, laddove invece è il ghiaccio che meglio rappresenta l’isterilimento di qualsiasi desiderio, l’assenza di energia, la mortificazione di ogni aspettativa. Continua a leggere

La linea d’ombra di Ezio Settembri

di Angelo Restaino

La prima raccolta poetica di Ezio Settembri (Macerata, 1981), D’altra luce, edita da peQuod, collana portosepolto di Luca Pizzolitto, nel 2023, è un libro che tutti i poeti almeno per tirocinio dovrebbero provare a scrivere. Chiunque faccia poesia dovrebbe provarci perché vi si pone in versi in modo esemplare un tema lirico di partenza, la ricognizione del manifestarsi dei segni familiari nella memoria e nel sangue, l’usarli come rampa di lancio per il volo futuro che ci si sceglie. Settembri ha saggiamente posto questo tentativo all’inizio del suo pubblicato, riuscendoci completamente e confezionando un esordio che si pone come un solido e visibile riferimento nel (fortunatamente, per chi scrive: a chi legge, poi, tocca il piacere di sceverare) tanto che si scrive e pubblica “andando a capo”. Continua a leggere

Trasversalità, di Rosa Pierno. Robert Walser

La scrittura a matita su volatili reperti: “I microgrammi” di Robert Walser

Un succulento libro/catalogo quello ordito in occasione della mostra, tenutasi nel 2015/2016, presso la Casa Croci Mendrisio, a cura di Antonio Rossi, con la collaborazione di Anna Fattori e di Simone Soldini, di parte dei “microgrammi” dello scrittore bernese Robert Walser: circa cinquecento piccoli fogli riempiti da una grafia minutissima al punto da risultare apparentemente illeggibile. È questa davvero un’occasione ghiotta e irripetibile per conoscere alcuni testi, ma soprattutto le modalità dello strabiliante progetto a cui Walser si è dedicato negli ultimi anni della sua vita (1924-1933). Non senza però dimenticare i due studiosi Bernhard Echte e Werner Morlang, i quali per anni hanno lavorato con acribia su questi testi, curando la prima edizione dei Microgrammi in 6 voll. uscita negli anni 1985-2000 con il titolo “Dal territorio alla matita”, e gli studiosi del Robert Walser-Zentrum di Berna, la cui collaborazione si è mostrata preziosa. Continua a leggere

Trasversalità, di Rosa Pierno. Marco Vitale

Marco Vitale Gli anni, Nino Aragno editore, 2018

Gli anni (Aragno editore, 2018) raccoglie tutte le raccolte poetiche di Marco Vitale dal 1993 e mai titolo fu più onnicomprensivo visto che il tempo è il principio costitutivo della scrittura del poeta. Il tempo viene osservato sia nella diacronia sia nella sincronia offerta dalla memoria; rispettivamente, quel filo apparentemente continuo e quella serie di frammenti da cui non è più possibile ricomporre alcuna continuità. Le sue occorrenze sono raccolte dal poeta con la certosina accuratezza del filologo, sempre attento a che, sull’acqua stagna della pagina, non se ne fissi mai una definizione, che ne raggelerebbe lo scorrere, che negherebbe il gioco inesausto della scrittura stessa. E, nonostante tutto, è un tempo non cronologico. Continua a leggere