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20 righe (per niente) facili di Pasquale Vitagliano

Vorrei dedicare queste righe ad un’intera collana di poesia. Curata da Luca Pizzolitto per la casa editrice PeQuod, mi ha interessato per la sua forte capacità di far (ri)emergere pezzi della migliore poesia italiana contemporanea. Non solo esordienti, ma anche autori e autrici che pur già affermati, conservano una brillantezza che li contraddistingue in un momento affollato per la produzione attuale, che per questo motivo rischia annebbiamenti. Si coglie l’intuizione di attingere ad un fondale (potenzialmente) inesauribile di valore poetico. A questo punto, va riconosciuto che difficilmente si sarebbe potuto trovare un nome diverso da Porto sepolto per intitolare la collana.

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Riccardo Bravi, “Train de vie”, con uno scritto di Daniele Piccini

di Alberto Fraccacreta

Riccardo Bravi, Train de vie, con uno scritto di Daniele Piccini, peQuod, 72 pagine, 14 euro 

 

Quando il flusso del tempo scorre inarrestabile e lascia le sue pieghe sul volto come ferite non rimarginate, la poesia può essere una cura, un lenitivo al dolore della perdita. Train de vie, seconda silloge del chiaravallese Riccardo Bravi dopo il virtuosistico Poesie di solitudine e di rivolta (Arcipelago Itaca, 2021), funziona come il Bildungsroman di un io lirico che sommuove e rimesta i momenti dell’esistenza alla ricerca di un accadimento, un incontro risolutore in grado di «risanare anni di strappi». Scrive Daniele Piccini nell’aletta di copertina: «Leggendo i testi di questo libro si ha la percezione di una sfocatura, come se l’autore stesse parlando in souplesse, per una sorta di distratta elencazione di stati d’animo, di cose viste e sentite, attraversate una volta e ritrovate in una specie di stato di semi-veglia. È come se l’autore stesse ripescando con noi fotogrammi perduti, attimi, durate brevi e definite (i mattini, i pomeriggi, le sere…: non giorni, ma frantumi)». Continua a leggere

Trasversalità, di Rosa Pierno. Gio Ferri

Gio Ferri L’appartamento, editrice L’Aquilone, 1975

 

Il poemetto di Gio Ferri, L’appartamento, editrice L’Aquilone, 1975, presenta una versificazione battente, quasi evocante lo spazio claustrofobico dell’appartamento nel quale si muove un autore irretito da tutto ciò che la connotazione negativa dello spazio abitativo borghese trascina con sé. Ferri, però, antepone al suo testo la seguente citazione tratta da Storia della civiltà borghese di Eros Borgesman: “… ne consegue che l’uomo borghese, grande o piccolo che sia, considera la propria casa il tempio del sano individualismo, della tranquilla coscienza e delle rimembranze, il luogo eletto dei sereni affetti, della continuità familiare e umana, insomma, del consorzio civile”. Ciò fa sì che l’attenzione sia diretta non tanto verso la contrapposizione tra stato borghese e stato rivoluzionario, quanto verso la necessità di uno scandaglio dello stato umano in generale, pur se permane in sottofondo la relazione con la condizione occidentale e contemporanea. Intanto, l’estrattore in grado di polarizzare tutte le evenienze negative che il contenitore abitativo può elargire sembra essere l’età avanzata, stato naturale, ma anche stato culturale. Che le stanze siano quelle poetiche, tanto per rafforzare il legame diretto tra esistenza e cultura, o quelle delle meraviglie, quei gabinetti delle curiosità, che potevano esibire qualsiasi cosa, di fatto pare che ciò che queste stanze proprio non contengono sia la giovinezza, la quale si trova citata sempre alla fine di ogni sezione (la camera da letto, il bagno, il salotto, la cucina, il ripostiglio) come un altrove: “ – apri! apri! – nelle strade affollate e vere fanciulle / vive canzoni d’amore e rivolta”. Continua a leggere

20 righe (per niente) facili di Pasquale Vitagliano

 

Chi nutre dubbi sulla possibilità che esista una via diversa da quella frammentaria e istantanea del selfie dovrebbe prima sfogliare e poi leggere questo libro su Prisco De Vivo, La radice delle cose – Interviste (1995-2020), Mimesis, 2023. Si tratta di un palinsesto nel quale si stratificano testi poetici, riproduzioni di opere pittoriche, fotografie e documenti. È possibile ricostruire l’opera e la figura di un artista ancora in attività e importante punto di riferimento contemporaneo.

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Trasversalità, di Rosa Pierno. Stefano Iori

Stefano Iori, Il tocco dell’ignoto, peQuod, Ancona, 2023. Con una nota introduttiva di Flavio Ermini

Il nuovo libro di poesie di Stefano Iori, Il tocco dell’ignoto, peQuod, Ancona, 2023, si dipana tra poesia e filosofia. Il libro infatti si compone di poesie e testi filosofici, ma il poeta non percorre campi mediani, nel senso che non effettua tra loro una sintesi e non ne scarta le differenze; piuttosto esegue un’interpolazione dei due estremi, ossia li collega e conserva entrambe le esperienze con i loro dettagli. È come se il poeta stringesse assieme le due forme del poetare e del filosofare, costringendole a procedere sempre unite, a tenere tutto l’orizzonte del possibile in una linea, non omogenea, naturalmente, in forza della specificità delle due risorse creative, eppure continua. Lo straordinario apporto di codesta scelta, creativa a tutti gli effetti, consiste nel fatto che non scompare l’abisso tra le due forme espressive; tuttavia, esse sono ritenute inscindibili anche dal lettore. Per poter ottenere tale risultato occorre affondare le mani nell’immaginazione e nella meraviglia, che sono gli ingredienti necessari e sufficienti. Nell’attuale fase storica, con la perdita di quelle certezze che implicano un ambiente stabile per l’essere umano, l’illusione diviene strumento di speranza e desiderio, si trasforma in un beneficio, facendo emergere il pensiero dalle acque stagne degli schemi preconfezionati. L’illusione è la risposta al tocco dell’ignoto. Il tocco dell’ignoto è forse qualcosa che ci sfiora dall’esterno, come i primi chiarori e i suoni sinestetici che sono latori, dopo la prima morte, di un’attenzione risvegliata, da che eravamo in letargo mentale e percettivo. Essere presenti alla vita è indispensabile per attingere all’oltre che ci riguarda. Continua a leggere

Anita Piscazzi, L’erranza

di Giannino Piana

ANITA PISCAZZI, L’erranza, peQuod, Ancona 2023, pp. 65.

          Poesia e mistica hanno una radice comune.  Ad accomunarle è il modo di guardare la realtà circostante, e ogni evento umano in particolare, non con gli occhi superficiali di chi ragiona in termini utilitaristi e strumentali, ma con un atteggiamento improntato alla gratuità, scendendo in profondità dentro la realtà per coglierne il senso vero e rispettarne il mistero che l’avvolge. Lo sguardo interiore risale poi nella mistica – è questa la sua specificità – fino all’ultima sorgente, al Dio della rivelazione che si manifesta nello splendore della natura e nell’intimità dell’io – l’intimior intimo meo di Agostino di Ippona – anticipando il momento in cui – come ci ricorda Paolo di Tarso – “Egli sarà tutto in tutti”.    Continua a leggere

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Le Reliquie di Gorret, le Cose di Borges e l’abuso di letteratura

di Augusto Pivanti

Daniele Gorret, Reliquie, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2023

L’itinerario immaginifico di Daniele Gorret – dalle Campagne e acque del suo esordio, nel 1984, fino alle odierne Reliquie – si snoda in un paesaggio rarefatto eppure denso di richiami e figure; un paesaggio nel quale – indifferentemente si tratti di poesia, di prosa o di mediazione omoritmica – il lettore viene indotto a interrogarsi su un senso laico di “(tempo)eterno” e di “(spazio)infinito”. 

Emergono evidenti – in Gorret – i risultati di un (peraltro dichiarato) “abuso di letteratura”, condizione che porta ad un parallelismo stringente con la testimonianza di Jorge Luis Borges (le vaghe ore, la memoria impura, il lungo abuso di letteratura e al termine la misteriosa morte). Continua a leggere

 Massimo Morasso, Il sogno di Zhuangzi   

di Rosa Salvia

La letteratura è un gioco? Jorge Luis Borges in “Finzioni” (I edizione Oscar Mondadori
gennaio 1980), al fondo del suo sistema letterario e affabulatorio, la pone come una
inconfutabile verità. Scrivendo, egli gioca con l’eternità, con la realtà, con i miti, con
i labirinti, perché la sua fantasia ubbidisce al gioco e non alle convinzioni.
Le ipotesi della sua metafisica non sono oggetti di fede, ma semplici possibilità,
ciascuna delle quali, anche la più inverosimile, entra nelle regole del dado, dell’azzardo.
E fa parte della sua eresia il concetto (che lo accomuna al contemporaneo portoghese
Fernando Pessoa) che il testo definitivo non appartiene alla letteratura, bensì all’artificio,
al paradosso (che ci riporta a Kierkegaard…), alle domande più che alle risposte, al sogno. Continua a leggere

Olivia Crosio, “La mentalità della sardina”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Olivia Crosio, La mentalità della sardina, Arkadia Editore, 2022

Il nuovo romanzo di Olivia Crosio La mentalità della sardina è stato per me una piacevolissima scoperta degli ultimi mesi (anche se è uscito nel settembre 2022). Non solo per la gradevolezza dello stile e della storia – il viaggio lungo la Via Francigena di una donna insoddisfatta della piega che, dopo tanti anni, il suo matrimonio ha preso –, ma per la capacità che ha di calare i lettori nei singoli luoghi e situazioni. È quasi un’opera teatrale in movimento, con molteplici incontri e confronti tra tipi umani diversissimi, scenari attinti dalle ultime tappe del cammino – dalla Garfagnana a Roma – e micro-angoli d’Italia che diventano come palcoscenici di una rappresentazione viandante.

Per quanto, indubbiamente, figlia dell’oggi, delle sue noie e delle sue tentazioni di “fuga”, quest’opera ha, come nascosta in sé, un’anima medievale, che trasuda dalle pagine quasi come se le pietre delle mura e delle case che costellano il percorso sporgessero dalla carta, portando i lettori nel – o meglio, nel qui – non solo della narrazione, ma della dimensione senza tempo che è propria dei gioielli d’arte sparsi perfino nei punti meno noti del territorio italiano. Continua a leggere

“Gli altri”, di Ignacio Carral

Recensione di Giovanni Agnoloni

Ignacio Carral, Los otros, ed. I Libri di Mompracem, 2023

Frutto di un’inchiesta giornalistica condotta dall’autore in prima persona all’inizio degli anni ’30 e uscita a puntate sulla rivista “Estampa”, Gli altri (Los otros) di Ignacio Carral, qui tradotto da Riccardo Ferrazzi, è un esempio di narrativa di grande vividezza e carica realistica, perché nasce dall’impasto stesso della vita più dura, quella degli ultimi – l’altro lato della Madrid benestante di quel periodo, immediatamente precedente il precipitare degli eventi che nella seconda metà di quel decennio avrebbe condotto alla guerra civile.

L’autore – morto di arresto cardiaco nel 1935, a soli trentotto anni – entra in quel mondo di miseria senza filtri o scappatoie. Patisce le stesse condizioni impietose dei senzatetto della capitale iberica, conoscendo il freddo, la mortificazione e la perenne stanchezza, oltre naturalmente all’onnipresente fame, sia pur temperata, a tratti, da pasti rimediati qua e là. E tutto questo lo restituisce con incandescente immediatezza e – combinazione quanto mai rara – con uno stile asciuttissimo, privo di ornamenti di sorta. Un perfetto esempio di giornalismo che si fa letteratura, in controtendenza rispetto a tanta tradizione ampollosa del tempo, com’è stato messo in luce in occasione della presentazione fiorentina del volume, cui sono stato lieto di assistere. Continua a leggere

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Annalisa Ciampalini, “Tutte le cose che chiudono gli occhi”.

di Franca Alaimo

Annalisa Ciampalini Tutte le cose che chiudono gli occhi, peQuod Edizioni, 2022

 

Annalisa Ciampalini ama la matematica e la poesia. Secondo un pregiudizio diffuso, due cose quasi inconciliabili, sebbene non manchino esempi nella storia della letteratura anche recente. Ricordo di avere letto tempo fa sul quotidiano “Il Corriere della sera” un articolo di Umberto Curi che prendendo le mosse dalla distinzione tra nous e metis  (le due forme d’intelligenza secondo il mondo greco antico, la prima contemplativa, la seconda attiva-creatrice) osserva che «ciò che nella nozione originaria di metis appare ancora implicito ed indistinto» esplode «nella cultura moderna e contemporanea talora in forma di contrapposizione insanabile», per poi subire un simmetrico rovesciamento dopo l’affermarsi della Gestaltpsychologie e del cognitivismo, secondo i quali «non l’arte, ma la scienza, non gli affetti, ma la razionalità, costituiscono il terreno di espressione della creatività».  Continua a leggere

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Racconti incantevoli di Tommaso Braccini dall’antichità ad oggi


di Sabatina Napolitano 

Molti racconti nei libri di Tommaso Braccini sono incantevoli ma altri no, parlo di alcune storie che fanno riferimento allautostoppista fantasma, alla morta innamorata e altre leggende a noi contemporanee che parlano di ragazze morte o presunte morte o spose giovani morte poco prima di consumare il matrimonio. Lo studio delle urban legends è affrontato nel libro Miti vaganti. Leggende metropolitane tra gli antichi e noi(Il mulino, 2021).

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Sandra Sabattini, “Il diario di Sandra”

Sandra Sabattini, Il diario di Sandra, Sempre Editore, Rimini, 2021, terza edizione.


di Fabiano D’Arrigo

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Il Diario di Sandra è un testo lineare, scritto a mano, quasi di getto, su fogli di protocollo ed in agende scolastiche (i fogli verranno poi raccolti, sistemati cronologicamente e pubblicati nel 1985 da don Oreste Benzi), al quale vengono affidati prima i pensieri brevi e semplici di una bambina; poi le riflessioni intime e profonde di una ragazza impegnata nella società e nella Chiesa lungo tutto il percorso della vita.

Al di là dello spessore lirico di alcuni passi, il Diario appare un testo fresco, spontaneo, intriso di religiosità, aperto alle problematiche sociali. Un testo autenticamente giovanile, che riflette un intenso cammino di crescita interiore.

Per questo la lettura è particolarmente consigliata ad un pubblico giovanile.

Chi era Sandra Sabattini?

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Marco Marziali, Suites francesi


di Fabrizio Centofanti

Con il suo nuovo romanzo, le Suites francesi, Marco Marziali ci fa il dono di un dialogo. Non importa tanto con chi – il padre defunto, i pazienti da assistere, i figli, la musica, se stesso -, perché è il dialogo in sé che è indicatore di una forma di vita, di una nota musicale, l’ispirazione di fondo che dà colore e sapore a ogni cosa e ogni persona: la relazione è vita, tutto il resto è un virus che corrode, distrugge, come la decisione di chiudere una struttura sanitaria che è salvezza per tante persone. Il medico-scrittore, che vorrebbe compilare una “breve storia della musica a modo suo”, riesce nel suo intento creando uno spartito che è quello della vita, come testimonia l’originale copertina del libro, una Lettera 35 che al posto del solito A4 ha appunto uno spartito musicale. Continua a leggere

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20 righe (per niente) facili di Pasquale Vitagliano

Devo dire la verità. E’ più facile scrivere poesia che leggerla. Nonostante, come ripeto spesso, sono più orgoglioso delle cose che ho letto che di quelle che ho scritto, mi sta diventando faticoso leggere la poesia. E’ accaduto come se mi fossi anestetizzato. Qualcosa deve accadere tra me e il testo perché riesca a scriverne. Ecco, così mi è capitato leggendo Passeggeri solitari (Edizioni La Gru, 2022) di Stefano Lorefice. Intanto, questa raccolta è un esempio raro di poesia-in-prosa. Mi faccio aiutare dal saggio di Claudio Crocco e, infatti, trovo conferma che la “poeticità” non deriva dalla presenza del verso ma dal “contenuto e dalla struttura enunciativa del testo.”

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20 righe (per niente facili) di Pasquale Vitagliano

 

L’amicizia con Abele Longo non mi inibisce dallo scrivere della sua ultima raccolta Scrittura con vista (Edizioni Terra d’Ulivi, 2023), a dieci anni da Reversibilità. Me la sono, infatti, goduta, trovando conferma che la poesia, come riteneva Ezra Pound, è una conversazione tra persone intelligenti (con l’augurio che possa valere anche per me). L’obiezione di autoreferenzialità è subito smarcata. Questo piacere è sempre plurale, anche quando è un dialogo. La sua poesia è a dialogica, che nel sentirsi parte di un tutto comprende anche chi non c’è più, scrive Doris Emilia Bragagnini nella prefazione.

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20 righe (per niente) facili di Pasquale Vitagliano

Il centro angolare della raccolta di Giulio Laurenti, In circostanze normali (Ensamble, 2023) è il paradosso di Zenone che lui riprende in uno dei suoi pezzi. La poesia è la tartaruga. Lei è lenta ma ha lo spazio che gioca in suo favore. Achille, per quanto possa correre non la raggiungerà mai. Eppure, corre lo stesso. Questo è quello che conta. Perché il desiderio vuol crederlo lesto. L’esperienza di incompiutezza di Achille dovrebbe essere propria di ogni poeta onesto. Senza effetto di frustrazione. Anzi, con una ironica consapevolezza che lo rilancia nella sua corsa. In me svanisce tutto il ciarpame/ trabocco di gioia per la sua gioia/ restando con la faccia d’un salame.

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20 righe (per niente) facili di Pasquale Vitagliano

Qual è l’Etica della parola dolce (Arcipelago Itaca, 2023) di Claudia Fofi? Non certo la consolazione. Che a questo ci pensa il sole e il mare. La poesia, questo è l’assist dell’autrice, deve fare il suo lavoro di sommossa. Deve scoperchiare il mondo, immergersi nel sale delle nostre vite, muoverci dalle nostre posture ingobbite dall’immobilità. Deve aiutarci a restare umani. Ma che significa essere umani? Amare le canzoni, forse. E per farlo non aver paura di scrivere poesie divertenti nelle quali la vita si alterna con la cottura del carciofo, la sciandone intravedere la forma corrucciata. Ancora una volta, m’imbatto in poesie senza maiuscole e capoversi. Sarà che si tratta di poeti-musicisti. Qui è il corsivo che distingue l’incipit di questo album di parole liberate e cantate.

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Biagio Accardo, Luce del più vasto giorno


di Giannino Piana

La raccolta di queste splendide liriche di Biagio Accardo presenta una ricchezza di motivi accomunati da un coinvolgimento personale, nel quale trova espressione, con rara finezza, il mondo interiore del poeta. La poesia è sempre, al là dei temi affrontati (anche di quelli apparentemente lontani da questa finalità), la “cifra” di una tensione esistenziale della persona. Ma nel caso di Accardo essa presenta connotati del tutto particolari, e non solo per l’insistenza con cui tale tensione ritorna – vi è qui un continuo, diretto riferimento a vicende personali – ma anche (e soprattutto) per l’esistenza di un “filo rosso” che attraversa l’intera narrazione e che forma l’ordito di un tessuto che ha per oggetto il “sacro” nelle sue più variegate manifestazioni. Continua a leggere

Buona lettura 32: “La donna con la pistola” di Bruno Vallepiano

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Il lettore ormai sa che il professore di filosofia Mauro Bignami possiede un’innata curiosità per il mistero e non resiste alla tentazione di pescare nel buio.

E quindi non si stupisce se l’incontro con un’anziana signora – Lorenza Borghelli, che mostra a Bignami un revolver dopo avergli chiesto un’informazione e confessato di aver ucciso un fantomatico “Tarcisio” – non lo abbandona, diventando vera e propria ossessione quando la donna viene trovata morta. Suicidio? Omicidio? Si scatena così lo spirito indagatore di Mauro Bignami che lo porta a scoprire un torbido passato.

In La donna con la pistola (Golem edizioni) Bruno Vallepiano ci regala una storia dinamica, che incuriosisce e gioca tra avvenimenti, coincidenze e misteri del passato, in un ritmo che cresce di pagina in pagina verso il finale rivelatore di scomode verità: uno spaccato di una vicenda di malagiustizia che, a partire dal mistero da risolvere, si dipana attraverso sorprendenti colpi di scena.

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